ARTICOLO di Daniela Spera / Foto: Wikipedia Commons

Ambiente Svenduto, ultima udienza prima dell’estate. Facciamo il punto

Si è conclusa ieri (27 luglio) a Taranto l’ultima udienza, dinanzi la Corte di Assise, sul processo Ambiente svenduto. Una parte del collegio difensivo degli imputati ha chiesto l’esclusione delle parti civili motivandone nel dettaglio le ragioni.

Le richieste appaiono, per molti, improponibili soprattutto nei confronti degli allevatori che, nel corso dell’incidente probatorio, hanno fornito un enorme contribuito all’inchiesta, avendo messo a disposizione le prove della contaminazione dei propri terreni e dei capi di bestiame. Una parte attiva fondamentale, dunque, che ha consentito agli esperti e ai tecnici di parte di acquisire dati importanti per la stesura della perizia chimico-ambientale che ha incastrato l’Ilva. Una tre giorni all’insegna di eccezioni prevedibili. Già ampiamente smontate dalla difesa delle parti civili. Un migliaio in tutto, costituitesi soprattutto nei confronti delle tre società coinvolte – Ilva spa, Riva Fire (Finanziaria industriale Riva Emilio), Riva Forni Elettrici – ma anche contro alcuni dei principali imputati in base alla legge 231/2001.

Il processo vede sotto accusa 47 imputati, tra cui 44 persone fisiche e 3 società. Tra gli imputati figurano ex dirigenti Ilva, politici, ex e attuali amministratori tra cui l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, e l’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido. Numerosi i capi di imputazione: disastro ambientale, avvelenamento di acque e sostanze alimentari, omicidio colposo, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e concussione. Nel frattempo, nella stessa giornata di ieri (27 luglio) è stata approvata la conversione in legge del decimo decreto Salva Ilva – con modificazioni, del decreto-legge 4 dicembre 2015, n.191, in merito alle disposizioni urgenti per la cessione a terzi dei complessi aziendali del Gruppo Ilva – che, in sostanza, consente ai nuovi acquirenti l’immunità penale e la possibilità di modificare il piano ambientale industriale.

Le prossime udienze sono previste per il 21, 27 e 28 settembre, per poi procedere ad ottobre con la fase di dibattimento. Anche da Strasburgo c’è attesa. È fissata per il 30 settembre, infatti, la data entro la quale l’Italia dovrà consegnare le proprie osservazioni alla Corte Europea dei Diritti Umani. Il Governo italiano è chiamato a rispondere alle accuse mosse da 52 tarantini, che, con il primo ricorso collettivo presentato nel 2013 sul caso Ilva – promosso dal comitato Legamjonici – si sono rivolti al Tribunale dei diritti umani per violazione del diritto alla salute. Entro la stessa data l’Italia dovrà rispondere ad altri 130 tarantini che, nel 2015, hanno presentato analogo ricorso. La Corte ha accorpato le due trattazioni.

Per domani (29 luglio) è invece atteso a Taranto l’arrivo del premier Matteo Renzi per l’inaugurazione dell’ampliamento del MarTa, il Museo archeologico nazionale di Taranto. Per l’occasione è prevista una manifestazione organizzata da un gruppo di giovani attivisti. Nella nota che accompagna l’evento si legge: “Un appuntamento privato in un luogo di tutti, che si presenta come passerella da parte del Governo rispetto agli scempi provocati dopo anni di decreti autoritari e di scelte scellerate (vedi progetto Tempa Rossa), riempiti con la solita retorica del ricatto occupazionale e del ‘non c’è alternativa’. Dopo anni di commissariamento governativo, tutelato da immunità penale, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: si svende a nuovi acquirenti lo stabilimento siderurgico senza averlo mai espropriato, socializzando le perdite prodotte ma privatizzando i profitti, e in barba alle prescrizioni della magistratura si rinvia nel tempo il piano di bonifica e riconversione di fabbrica e città, in nome di presunti interessi strategici nazionali, garantendo la continuità produttiva a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.

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