di Associazione “Io voglio restare in Irpinia”, Comitato “No eolico selvaggio” Bisaccia, Comitato “V.O.R.I.A.” Vallata, Associazione “Info Irpinia”, Comitato “Nessuno tocchi l’Airola” Andretta, Gruppo consiliare “Castelnuovo Aria Gentile”, Comitato Civico PRO Sant’Angelo dei Lombardi, Comitato “Piazza Libertà” Monteverde, Comitato per la tutela del paesaggio dell’Alta Irpinia Aquilonia (Foto: Emma Barbaro)

“Sfiducia per il presidente Comunità montana”

Domenica 18 settembre a Lacedonia si è svolta un’assemblea presenziata da diciassette sindaci dell’Alta Irpinia per discutere di eolico selvaggio. Che Terre di frontiera ha seguito, con diversi strascichi, politici e sociali: le associazioni del territorio chiedono la sfiducia del presidente della locale Comunità montana.

L’assemblea aveva lo scopo di richiedere la proroga della moratoria Iannace-Bonavitacola in vista della redazione del Pear (Piano energetico ambientale regionale) che la Regione Campania stenta a concretizzare. Attualmente la questione ambientale in Alta Irpinia è diventata una vera e propria emergenza, non solo per le richieste di autorizzazioni di impianti eolici che arrivano quasi ogni giorno, ma anche per il numero di attentati di stampo mafioso che si sono susseguiti. In particolare, negli ultimi mesi, a Sant’Andrea di Conza ad essere attaccata è stata – per la prima volta – l’istituzione comunale.

Neanche questi attentati, però, sono serviti ad allarmare il presidente della Comunità montana dell’Alta Irpinia e sindaco di Bisaccia, Marcello Arminio, che durante l’assemblea del 18 settembre ha esordito dicendo: “Quando dicevo un anno fa, e lo dico anche adesso, che si trattava di scaramucce tra ditte in cui c’erano situazioni criminali connesse ai campi eolici, non avevo torto. Erano scaramucce tra ditte. Perché chi sparava, chi creava terrore nei campi eolici, erano banditelli di Foggia che sono stati presi tre mesi fa. Quattro erano quelli che creavano problemi nelle zone nostre e altri sei, in tutto dieci, erano quelli che facevano attacchi a furgoni postali e furgoni portavalori. Era criminalità locale. Banditelli di Foggia che fanno questo da una vita. Ora basta. E se tu -afferma all’indirizzo di un dissenziente tra il pubblico- apri una sala da gioco, ci sarà certamente qualcuno che ti verrà a chiedere il pizzo. Cioè, voglio dire, è una situazione di normalità.

Come si fa a parlare di “scaramucce” tra ditte quando si attaccano le istituzioni, quando si incendiano le rotoballe di un consigliere comunale, quando si incendiano camion della nettezza urbana, quando esplodono ordigni rudimentali? Come si fa a definire “banditelli” chi usa kalashnikov? Queste sono affermazioni sconcertanti, sono affermazioni che non si possono accettare, soprattutto perché dette dal presidente della Comunità montana dell’Alta Irpinia. Il “dissenziente” che, udendo tali affermazioni, ha urlato “vergogna” ha chiesto scusa per aver utilizzato toni poco ortodossi, ma non di certo per il senso dell’esclamazione. Le scuse del presidente Arminio, invece, non sono ancora arrivate. Se si fanno determinate dichiarazioni significa che non si vuole capire realmente la gravità della situazione. Noi crediamo che non si possa considerare “normalità” la richiesta di pizzo. Non si possano considerare “normalità” la camorra e le sue guerre per la gestione del territorio. Non si possano considerare “normalità” la devastazione ambientale, lo scempio paesaggistico, il profitto di poche società private a discapito di intere comunità.

Crediamo che, in una fase complicata come quella che stiamo vivendo, non ci debba essere spazio per le ambiguità o per le “uscite infelici”, ma ci sia bisogno di una presa di posizione chiara e netta contro le mafie, soprattutto da chi è alla guida delle istituzioni e degli enti locali. Per questo, chiediamo ufficialmente ai membri del Consiglio della Comunità montana Alta Irpinia di attuare una mozione di sfiducia nei confronti del presidente Arminio.


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