Area industriale di Viggiano
Foto: Area industriale di Viggiano // Pietro Dommarco

Il Centro olio di Viggiano va chiuso di nuovo

in Racconti fossili di

Si è svolto a Viggiano il 7 settembre 2017 un incontro-dibattito, organizzato dall’ingegnere Antonio Alberti e dagli avvocati Giovanna Bellizzi, Antonio Grazia Romano e Leonardo Pinto, per illustrare ai cittadini l’istanza di annullamento, in via di autotutela, della delibera n.733 del 17 luglio 2017 adottata dalla Regione Basilicata, con la quale ha autorizzato la riapertura del Centro olio Eni di Viggiano (Cova).

L’incontro-dibattito – così come la richiesta notificata alla Regione Basilicata di annullare la delibera che ha consentito la riapertura del Cova, è stata promossa su sollecitazione di numerose associazioni ambientaliste, alcune di queste direttamente rappresentate dagli istanti.
In effetti, forte è la preoccupazione dei cittadini in merito alla salvaguardia dell’ambiente, alla sicurezza degli impianti e alla salute ed incolumità pubblica.
A questo punto è importante che la Regione, in sede di autotutela, annulli la delibera che autorizza la riapertura del Cova e deliberi subito la sospensione di tutte le attività del Centro olio Eni di Viggiano.

Durante l’incontro sono state esposte le ragioni della richiesta che possono così essere sintetizzate: le indagini sul terreno di fondazione dei serbatoi vengono ritenute non rispondenti alle richieste di Arpab e CTR, e non conformi alla normativa nazionale sulle costruzioni in zona sismica;
la mancanza del progetto esecutivo dei basamenti di fondazione dei serbatoi depositato presso l’Ufficio sismico della Regione a seguito degli interventi strutturali eseguiti sui serbatoi e, quindi, la mancata verifica sismica delle strutture di fondazione;
l’inidoneità del documento di Ispra che, a seguito delle dichiarazioni di Eni di presenza dei bacini di contenimento dei serbatoi di stoccaggio, non ha però verificato in loco l’effettiva continuità del bacino anche sotto i fondi dei serbatoi;
la mancata accettazione da parte di Eni della prescrizione di Arpab di effettuare il controllo delle condizioni dell’oleodotto entro novembre 2017;
la riapertura del Cova autorizzata senza che il Piano di sicurezza fosse prima aggiornato e integrato con le procedure che prevedono le misure da adottare in caso di nuovo sversamento incontrollato di petrolio dagli impianti e/o dai serbatoi di stoccaggio;
l’inadeguatezza del Piano di manutenzione dell’Eni quando è rientrata in esercizio.

Nel frattempo, Eni spa ha formalizzato alla Regione Basilicata la richiesta di avere copia dell’istanza di annullamento – in via di autotutela – della delibera n.733; a tale richiesta si comunicherà alla
Regione Basilicata ampia disponibilità da parte dei firmatari.

Durante l’incontro, ascoltati i cittadini e le numerose associazioni ambientaliste che hanno dato supporto all’iniziativa, si è anche deciso di presentare una formale denuncia al ministero dell’Ambiente, ai sensi dell’articolo 309 del Codice dell’Ambiente, affinché il ministero
dell’Ambiente, nel caso di inadempienza della Regione Basilicata, intervenga con un atto che fermi il Cova e si proceda ad effettuare tutti i controlli e le opere necessarie a rendere l’impianto sicuro e non dannoso alla salute dei cittadini.

(*) Comitato professionisti avvocati Bellizzi, Romano, Viggiano, Pinto e ingegnere Alberti

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