di Comitato professionisti avvocati Bellizzi, Romano, Viggiano e ingegnere Alberti

Centro olio Viggiano, intervenga la Magistratura

Dopo la notizia che la Regione Basilicata ha deliberato la sospensione di tutte le attività del Cova (Centro olio Eni di Viggiano, ndr), il comitato di professionisti costituito dagli avvocati Giovanna Bellizzi, Antonio Grazia Romano, Rocco Viggiano e dall’ingegnere Antonio Alberti, non abbassa la guardia e ritiene che questo provvedimento sia scaturito tardivamente e sia stato adottato solo dopo che la situazione si sia rivelata in tutta la sua gravità.

Comunque esso è solo il primo passo che occorre fare per evitare il disastro ambientale e per evitare che il fermo del Cova si trasformi in una crisi lavorativa per i tanti che lavorano nel settore petrolifero. Riteniamo che la semplice sospensione delle attività del Cova possa essere addirittura un’azione inutile, se non supportata da successivi ulteriori provvedimenti.

Gli obiettivi che le autorità dovrebbero perseguire in questo momento, riteniamo siano più di uno: Arginare la diffusione del petrolio per evitare la contaminazione del fiume Agri e degli acquiferi coinvolgendo, se necessario, anche professionalità nel settore idrogeologico esterne all’Eni ed alla Regione;
Progettare ed effettuare interventi di adeguamento del Cova, valutati da una Commissione tecnica comunale a cui dovrebbero partecipare anche rappresentanti delle Associazioni ambientaliste, affinché gli interventi risultino incisivi ed esso possa funzionare in sicurezza;
Concertare, insieme ad Eni, un piano per utilizzare il personale anche, e soprattutto, nelle attività di bonifica del territorio e durante i necessari e importanti lavori di adeguamento alle norme di sicurezza del Centro olio;
Disporre l’interdizione della Zona industriale all’insediamento di nuovi impianti, fino alla completa bonifica del territorio, affinché non si rischi di insediare attività – per esempio l’impianto Simam – che costituiscano altri motivi di preoccupazione e di impatto ambientale.

Chiediamo quindi che la Regione Basilicata disponga, con decreto, l’incompatibilità ambientale di tutti i progetti che potrebbero avere effetti impattanti per una zona – quella dove è insediato il Cova – già a rischio di disastro ambientale anche in considerazione dell’effetto cumulo e, quindi, che si disponga il rigetto del progetto Simam.
Inoltre chiediamo che la Procura di Potenza e le Prefetture competenti dispongano tutti gli accertamenti del caso per verificare le eventuali violazioni della legge compiute e quindi chiediamo che l’autorità giudiziaria disponga provvedimenti volti a garantire il fermo del Cova sino a quando non sarà accertata con sicurezza la causa del danno e la sua effettiva portata, oltre a individuare con precisione le responsabilità per fatti e omissioni in merito a quanto accaduto.
Chiediamo anche che il ministero dell’Ambiente disponga in merito al fermo del Cova, con proprio provvedimento a supporto di quanto disposto dalla regione Basilicata, atteso che l’impianto rientra tra quelli soggetti alla direttiva Seveso III e classificati impianti industriali a rischio incidente rilevante.

Il nostro comitato, nato spontaneamente e come unico scopo la salvaguardia del nostro habitat e dell’interesse collettivo, non vuole solo essere critico nei confronti delle istituzioni, ma vuole soprattutto lavorare insieme ad esse per trovare le migliori soluzioni a questi scottanti problemi. Ma, soprattutto, in tempo utile e non a scoppio ritardato come avvenuto finora.

Pertanto invitiamo il sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, di farsi promotore di un incontro con il nostro comitato per vagliare le nostre proposte e portarle nelle sedi opportune affinché vengano attuate. In effetti, avendo compreso la portata del potenziale pericolo avevamo già chiesto la chiusura del Cova con un comunicato stampa del 31 marzo scorso, ed ora arriva il provvedimento della Regione Basilicata.


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