Ilva di Taranto
Foto: Ilva di Taranto // Comitato Legamjonici

Taranto e Ilva, chiudere tutte le fonti inquinanti

in Territori di

Vorremmo ricordare che a Genova, accogliendo una sentenza della magistratura, che definiva l’area a caldo incompatibile con la vita umana, avete collaborato alla stesura di un accordo di programma finalizzato alla chiusura e alla riconversione della città salvaguardando posti di lavoro, reddito e salute. Ci chiediamo e vi chiediamo perché a Genova sì e a Taranto no? Perché a Genova l’area a caldo è stata chiusa mentre all’Ilva di Taranto dobbiamo morire di tumore e di fame? Perché a Genova la Fiom ha occupato la fabbrica per difendere l’accordo di programma e a Taranto parlate ancora di risanamento?

Avremmo voluto fare questo intervento in fabbrica, davanti ai due segretari e alla presenza di tutti i lavoratori che ogni giorno vivono sulla propria pelle il decadimento dello stabilimento, così come abbiamo richiesto in occasione dell’ultimo sciopero.
Avremmo voluto farlo in un incontro pubblico coinvolgendo anche i cittadini di Taranto che, insieme ai lavoratori, subiscono la prepotenza della politica di palazzo. È doveroso, in questa sede, ribadire la nostra posizione su ciò che riteniamo essere l’unica speranza per Taranto: ossia la chiusura di tutte le fonti inquinanti, smantellamento, decontaminazione, bonifiche e riconversione.
In questi anni la situazione è peggiorata ogni giorno di più, con gli impianti che cadono a pezzi e rischiano di crollare sulla testa dei lavoratori, con una gestione commissariale fallimentare, il cui unico scopo è stato quello di cercare di liberarsi di una patata bollente, svendendo ancora una volta (come successe con i Riva) lavoratori e città al primo offerente interessato.
Nel frattempo domani (14 dicembre, ndr) ci sarà un altro Wind day, e le scuole del quartiere Tamburi saranno nuovamente chiuse: ancora una volta di fronte ad un diritto costituzionale che dovrebbe essere garantito per legge si preferisce tutelare la produzione; ancora una volta un intero quartiere sarà prigioniero in casa propria e i tarantini, per evitare i problemi connessi al Wind day, saranno costretti a non uscire: stanno imparando sulla propria pelle i comportamenti corretti da utilizzare in queste giornate.
Chiediamo al sindaco: perché invece di chiudere le scuole non ferma la produzione durante i Wind day? E chiediamo alla Fiom perché, a seguito del rifiuto dell’azienda di affrontare la questione Wind day, non proclama uno sciopero, e non lo faccia ogni volta che questo evento si presenta.
A partire già da giovedì 14 dicembre vi invitiamo a indire uno sciopero, invitiamo i 2 segretari a fermarsi a Taranto a provare cosa significa. Si badi bene che la nostra non è una provocazione ma un vero e proprio invito. Forse solo così potrete capire che significa, e magari allora manterrete la promessa di salire sui tetti e occupare la fabbrica, perché siamo sicuri ne rimarreste sconvolti. Oppure dobbiamo pensare che avete timore della riuscita dell’occupazione?
La Fiom ha richiesto che venga inserita nell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) la valutazione del danno sanitario e sappiamo tutti i risultati dello studio condotto dall’Arpa: ad Aia applicata 12 mila persone rischierebbero di ammalarsi. Ci chiediamo e vi chiediamo quale sia il rischio accettabile considerato che il picco di tumori arriverà fra qualche anno? Per noi non è più ammissibile che un solo tarantino possa ammalarsi a causa dell’Ilva. Per noi un caso di tumore in più non è una minchiata.
In questi ultimi giorni ne abbiamo sentite di tutti i colori. Da Calenda a Melucci, fino ad arrivare ai sindacati. Tutti mentono sapendo di mentire: si mente sui parchi che sappiamo benissimo che non possono essere coperti; si mente sulla riconversione a gas che non è fattibile da un punto di vista economico e tecnico; si mente su Arcelor Mittal che ha dimostrato di non avere alcuna considerazione per la tutela della vita e dell’ambiente nei paesi in cui sorgono le sue acciaierie, mentono i sindacati che solo a parole dicono di voler coniugare ambiente salute e lavoro, ma nei fatti illudono operai e cittadini, sostenendo un progetto di ambientalizzazione impossibile. Vorremmo ricordare che a Genova, accogliendo una sentenza della magistratura, che definiva l’area a caldo incompatibile con la vita umana, avete collaborato alla stesura di un accordo di programma finalizzato alla chiusura e alla riconversione della città salvaguardando posti di lavoro, reddito e salute.
Ci chiediamo e vi chiediamo perché a Genova sì e a Taranto no? Perché a Genova l’area a caldo è stata chiusa mentre all’Ilva di Taranto dobbiamo morire di tumore e di fame? Perché a Genova la Fiom ha occupato la fabbrica per difendere l’accordo di programma e a Taranto parlate ancora di risanamento?
Chiedete alla città di essere unità e di lottare al vostro fianco. Ma per cosa esattamente? Chiamate in causa la cittadinanza solo ed esclusivamente per difendere i lavoratori in esubero e la vostra posizione contrattuale, non vi si è mai visto lottare per salute e ambiente, giustizia e diritto di cittadinanza. Noi riteniamo che l’unica lotta che si possa fare per salvare salute e lavoro è lavorare tutti insieme su un accordo di programma che preveda la chiusura di tutte le fonti inquinanti con relativo impiego degli operai nelle opere di smantellamento, decontaminazione e bonifica; la possibilità di beneficiare degli incentivi per l’amianto ai fini pensionistici, proprio come fu fatto in occasione della svendita dell’Italsider. Quanto pensate possa durare una persona a lavorare in quell’inferno? La riconversione economica dell’intera provincia jonica.
Se questo è il momento della responsabilità e della trattativa, come Landini ha dichiarato pochi giorni fa, allora dimostratelo questo senso di responsabilità, smettete di difendere l’impossibile: mettere a norma ciò che la magistratura ha dichiarato fuori legge è impossibile. Se continuate a parlare di ambientalizzazione vuol dire che non conoscete questi impianti e allora vi chiediamo di seguirci e di permetterci di mostrarvi i reparti che ogni giorno mettono a rischio la vita dei lavoratori.
Dimostrate di essere responsabili analizzando obiettivamente, insieme a noi, gli incidenti mortali accaduti dal giorno del sequestro ad oggi, guardandoci negli occhi esprimete la vostra opinione in merito e sappiate ascoltare la nostra.
Forse solo confrontandoci apertamente e aspramente e producendo soluzioni condivise e disinteressate potremmo superare il tempo dei tribunali e della magistratura. Fino ad allora però, caro Landini, solo le leggi scritte e la costituzione italiana potranno tutelare il nostro diritto di cittadini e lavoratori. Quindi non chiederci di andare oltre la legge, tu stesso, la Fiom, la Cgil dovreste difendere la legalità; perché non avete proclamato uno sciopero contro l’assurda concessione dell’immunità penale concessa a commissari e nuovi acquirenti? Come spiegherete alle famiglie dei vostri tesserati che grazie a questa immunità non potranno mai intentare nessuna causa contro Ilva, in caso di morte sul lavoro?
È dal due agosto 2012 che lo diciamo, il tempo dell’acciaio a Taranto si è esaurito. Prima gli attori di questa vicenda se ne renderanno conto e prima potremo riscrivere il futuro di questa città. La fantomatica copertura dei parchi non risolverà nessun problema se alla base non si capisce che quelle montagne di minerale dovranno sparire una volta per tutte.
I tempi per un accordo di programma sono maturi, bisogna solo capire cosa volete difendere: il lavoro o questo lavoro a tutti i costi. Perché il lavoro lo si difende anche riqualificando le maestranze e avviando la più grande bonifica e decontaminazione mai fatta in Italia.
Una scelta che oltre a tutelare i lavoratori attuali, aprirebbe le porte del mondo del lavoro a una parte delle migliaia di disoccupati di questo martoriato territorio.

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