ARTICOLO di Alessio Di Modica / Foto: Wikipedia Commons

Il cielo intorno Polizzi

Polizzi Generosa è una cittadina di poco più di 3000 anime nel parco delle Madonie, in provincia di Palermo. La sua piazza è un palco sulle montagne. Ha una vista suggestiva ma quando cala la maretta – così i suoi abitanti chiamano la nebbia – diventa un palcoscenico sul mondo.

Sembra di poter essere e poter arrivare molto lontano, in qualsiasi luogo. Tutto sembra sospeso. Se cammini sulle stradine che dal paese portano alla piazza sembra di camminare verso il cielo. Polizzi è a un passo dal cielo. Il suo nome secondo diverse tesi ha origine greca, normanna e latina. Nel 1234 Federico II attribuisce alla città di Polizzi, in quanto demaniale, il titolo di Generosa. Anni fa alcuni anziani che abbiamo incontrato ci hanno detto che l’appellativo generosa nasce perché la città pagava ricchi tributi a Federico II, ma queste sono voci di strada.

Nel 2013 il Comune di Polizzi Generosa è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Il decreto della Presidenza della Repubblica diceva “I lavori svolti dalla commissione d’indagine hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, il contesto ambientale ove si colloca l’ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le cosche locali ed hanno evidenziato come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi.” In questo luogo parlare di cultura e di memoria è una necessità, una esigenza precisa ma soprattutto una scelta. In questo palco sul mondo nasce la cooperativa “Eco Culture e Viaggi”, che promuove lo sviluppo locale e valorizza il patrimonio materiale e immateriale del territorio. Insomma promuove la vita sostenibile a misura d’uomo. I princìpi che la animano sono la tutela dell’ambiente e il recupero della memoria storica. Ogni anno studenti da tutta Italia attraversano lo stretto per salire sulle Madonie per incontrare Roberta e Francesco che li conducono in un viaggio nelle pieghe della storia dell’antimafia siciliana.

Da Portella della Ginestra a Cinisi gli studenti conoscono una storia moderna e la toccano con mano. Vanno in luoghi e sentono nomi che ancora non sono presenti nella maggior parte dei libri di storia. Ascoltano racconti di lotte entusiasmanti e spesso drammatiche di questa terra, di questa mischia di lutto e luce, di magia e ragione (Gesualdo Bufalino). Possono sentirne l’eco incontrando i protagonisti, come i superstiti di Portella. La conoscenza della Sicilia diventa autentica, va al di là del folclore e dell’immagine di un’isola dove il turismo di massa si ferma alla coppola, al vulcano, alla siccità e al traffico. Però il mare è bello. Ecoculture li porta in cammino nella storia quotidiana, nelle realtà locali, nella memoria e nel presente di questo popolo. Un popolo che è stato raccontato in migliaia di modi, ma c’è solo un modo per conoscerlo veramente: ascoltarlo mentre racconta se stesso. La memoria qui a Polizzi ha un sapore. Quello del fagiolo tipico che la cooperativa ha recuperato e messo sul mercato: il fagiolo a Badda, detto così per la sua forma arrotondata, diventato da diversi anni presidio Slow Food. A Polizzi ci sono stato soltanto d’estate, diverse volte. Mi piaceva passeggiare di notte per guardare il buio che si infrangeva sulle montagne, dopo pranzo quando la luce rende tutto rarefatto, in pieno giorno, quando passando dai barbieri e salutando puoi anche guadagnarti un bicchiere di liquore locale rigorosamente distillato in casa e qualche buona storia da conservare. Qui sembra che vicende di esseri umani, personaggi inventati – e della storia – possano convivere in uno scenario di contadini, di natura, di fiabe, di inganni, di corruzione moderna e antichi scenari. Se dovessi usare il titolo di un’opera da darle direi Sogno di una notte di mezza estate (William Shakespeare, 1595). Perché nonostante tutto in questo luogo è ancora possibile sognare, scoprire e innamorarsi del mondo.


Tratto dal numero 1 anno 1 / marzo 2016 / Pagina 50


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