ARTICOLO di Alessio Di Florio / Foto: Touring Club

Emergenza idrica Teramo, scatta controllo su enti

Prima importante svolta nella vicenda che riguarda l’emergenza idrica in provincia di Teramo: il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, ha annunciato un nuovo protocollo d’intesa con i Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso e Strada dei Parchi. Dal 15 giugno entrambi “avranno non soltanto l’obbligo di comunicare quello che fanno, ma soprattutto dovranno avere la nostra autorizzazione”, ha dichiarato Lolli.

La Regione Abruzzo è orientata a mettere sotto stretta osservazione entrambi gli enti indiziati per la non conformazione dell’acqua distribuita l’8 maggio scorso in tutto il teramano. Anche se entrambi hanno dichiarato di non avere nessun ruolo nell’emergenza. Nonostante questo, appare però sempre più lontana ogni possibile schiarita sull’intera vicenda. Anzi, aumentano i punti oscuri. Secondo il direttore dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare, Stefano Ragazzi, manca una mappa dettagliata della rete idrica che attraversa i laboratori. La stessa Ruzzo Reti spa, aggiunge Ragazzi, sarebbe al buio e la mappa potrà essere realizzata solo basandosi su “indizi”.

Gli unici che hanno messo dei punti fermi alla vicenda sono cittadini e ambientalisti. Il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua pubblica e la Stazione ornitologica abruzzese hanno reso pubblici alcuni documenti. Sotto il Gran Sasso i Laboratori utilizzano mille tonnellate di acquaragia e 1.250 di trimetilbenzene. “Un eventuale incidente all’Infn – rende noto Augusto De Sanctis, attivista del Forum e presidente della Stazione – contaminerebbe l’acqua delle province di Teramo, L’Aquila e Pescara, in quanto tutto è collegato al Gran Sasso”, lasciando almeno 700 mila cittadini senza approvvigionamento idrico per anni. Il toluene trovato ad inizio maggio, ci dice ancora De Sanctis, non poteva venire dai Laboratori (l’acqua era “a scarico”) ma “probabile legata alla verniciatura all’interno del traforo.

Una nota della Asl del 10 ottobre 2016 riporta che, dopo il caso del trimetilbenzene (2002), ci sarebbero state altre “problematiche di contaminazione”. Problemi di cui non si è mai avuto notizia. Un altro punto oscuro di tutta questa vicenda. Il 3 e il 5 maggio l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) ha riscontrato presenze di toluene, etilbenzene e xilene. Alla Asl la notizia è stata trasmessa l’8 maggio, ponendo l’accento sulla possibile correlazione con i lavori di verniciatura nelle gallerie autostradali. Un’eventualità che Strada dei Parchi, il 10 maggio, ha definito “ridicola”, aggiungendo che “le quantità di solventi contenuti nelle vernici sono davvero infinitesimali”. Tracce di toluene sono state riscontrate il 5 e 8 maggio anche a L’Aquila, dove c’erano state segnalazioni di “cattivo odore”. Aurelio Melaragni, direttore tecnico della Gran Sasso Acqua – che gestisce il servizio idrico all’Aquila e in altri 35 Comuni – rese noto che le analisi confermavano la potabilità dell’acqua. Nell’occasione lo stesso Melaragni ha ipotizzato – testualmente – “interferenze durante lavori stradali”.

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