ARTICOLO Testo e foto di Emma Barbaro

L’eolico, l’Irpinia, gli indifferenti e il pizzo

Prorogare la moratoria sull’eolico in Campania. Questa la risultante di un summit svoltosi domenica 18 settembre a Lacedonia, a cui erano stati convocati ben ventinove amministratori locali dell’Alta Irpinia. Presente il primo firmatario della proposta di moratoria in Regione Campania, il consigliere regionale Carlo Iannace.

Fin qui lo scenario sembra ripetersi identico. C’è già stata un’assemblea congiunta lo scorso ottobre 2015 a Bisaccia. In quell’occasione i sindaci si sono espressi a favore di una moratoria che sospendesse le autorizzazioni a nuovi parchi eolici nell’Irpinia d’Oriente. Nell’incontro di Lacedonia tutto, nella forma, sembra procedere allo stesso modo. Ma, nella sostanza, qualcosa è cambiato. E non solo perché dei ventinove comuni convocati (Andretta, Aquilonia, Bagnoli Irpino, Bisaccia, Cairano, Calabritto, Calitri, Caposele, Cassano Irpino, Castelfranci, Conza della Campania, Frigento, Guardia dei Lombardi, Lioni, Montella, Monteverde, Morra de Sanctis, Nusco, Rocca San Felice, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Scampitella, Senerchia, Teora, Torella dei Lombardi, Trevico, Vallata, Vallesaccarda, Villamaina) solo diciassette hanno risposto positivamente all’appello. Oggi, la moratoria promulgata dalla Regione Campania – in scadenza il prossimo mese di ottobre – non sembra aver portato ad una “identificazione delle cosiddette aree non idonee a nuove installazioni”. La situazione è pertanto critica. Non bastano più le promesse: ci vogliono i fatti. E i sindaci dell’Alta Irpinia, che si gonfiano il petto con la qualifica di “sentinelle del territorio”, non si tirano certo indietro. Si autoconvocano per un conclave aperto alla cittadinanza attiva e si lasciano andare a dichiarazioni altisonanti volte a rinsaldare il patto di fiducia col territorio. Con la differenza che stavolta il territorio non applaude. Fischia.

Del resto, la location scelta per l’appuntamento non lasciava troppo spazio all’immaginazione. Un teatro comunale, con tanto di amministratori sul palcoscenico e sipari da chiudere all’occorrenza. Tra chi afferma di voler entrare a far parte della Commissione di Valutazione d’impatto ambientale regionale, chi grida di voler essere protagonista nella stesura del Piano energetico ambientale regionale, chi propone palliativi, chi tenta di rimediare ad anni privi di programmazione urbanistica o energetica comunale e chi addirittura vorrebbe andare a discutere della situazione direttamente con l’Anev, ente che di fatto rappresenta tutte le maggiori industrie dell’eolico operanti sul territorio nazionale.

Un cenno a parte meritano le parole del sindaco di Marcello Arminio, sindaco di Bisaccia e neo presidente della Comunità Montana dell’Alta Irpinia. Il primo cittadino afferma che “il problema vero è che la Regione Campania ha da tempo deciso di dare le autorizzazioni e non tenere conto del nostro territorio. L’autorità decide anche sulla testa dei sindaci stessi. A ottobre abbiamo deliberato una sospensione delle autorizzazioni in attesa del Pear. Ma i sindaci, pur facendo il loro dovere, molto spesso non raccolgono quanto di buono hanno seminato”. Fin qui nessun problema. O quasi. Non si può far altro che cogliere una sottile vena di nichilismo nelle parole del primo cittadino di Bisaccia. Le affermazioni successive, invece, suscitano parecchio scalpore. Fanno riferimento agli episodi criminali connessi all’eolico verificatisi in Irpinia d’Oriente su cui ha manifestato interesse persino la Commissione Parlamentare Antimafia. Per dovere di cronaca abbiamo deciso di riportarle per intero. “Quando dicevo un anno fa, e lo dico anche adesso, che si trattava di scaramucce tra ditte in cui c’erano situazioni criminali connesse ai campi eolici, non avevo torto. Erano scaramucce tra ditte. Perché chi sparava, chi creava terrore nei campi eolici, erano banditelli di Foggia che sono stati presi tre mesi fa. Quattro erano quelli che creavano problemi nelle zone nostre e altri sei, in tutto dieci, erano quelli che facevano attacchi a furgoni postali e furgoni portavalori. Era criminalità locale. Stop. Banditelli di Foggia che fanno questo da una vita. Ora basta. E se tu – afferma all’indirizzo di un dissenziente tra il pubblico – apri una sala da gioco, ci sarà certamente qualcuno che ti verrà a chiedere il pizzo. Cioè, voglio dire, è una situazione di normalità”.

Cos’è la normalità? Vuol dire accettare episodi criminali, qualsiasi sia la matrice, e assumerli come una costante quotidiana, una sorta di abitudine o, meglio ancora, un postulato? Per noi, non è così. Quando si spara con i kalashnikov ai centri di connessione in rete per interrompere un certo flusso di immissione energetica piuttosto che un altro, quando si colpiscono le sottostazioni, quando si piazzano ordigni rudimentali, quando si incendiano le rotoballe nel campo di un consigliere comunale “troppo indisponente” , quando si colpiscono indirettamente taluni amministratori locali – proprio qualche giorno fa il sindaco di Sant’Andrea di Conza, Pompeo D’angola, ha dichiarato pubblicamente che alcuni degli atti intimidatori verificatisi nell’ultimo periodo nell’area del suo comune sono di matrice criminale e connessi all’affaire eolico – noi pretendiamo di sapere il perché.

Ci spieghi allora il sindaco Marcello Arminio a chi erano collegati questi “banditelli” di Foggia. Se si tratta per caso degli stessi che hanno mandato a fuoco anche i mezzi di una ditta del novarese che si era aggiudicata un subappalto per gestire la costruzione di taluni parchi eolici in Alta Irpinia. Ci spieghi la ratio del gesto, se è stato un atto dimostrativo o una rivendicazione; e nel secondo caso, ci dica per conto di chi. Ci chiarisca come possano dei semplici “banditelli” possedere dei kalashnikov. Ci esponga come mai diverse Procure sono state investire degli atti e perché il vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Claudio Fava, ha ritenuto indispensabile venire a monitorare personalmente la situazione. Persino il presidente dell’Anev Simone Togni (da noi intervistato) si è detto seriamente preoccupato di una vicenda poco chiara. E anche quando a tutti questi quesiti ci sarà una risposta, anche quando tutti sapranno quel che è realmente accaduto, in ogni caso non potremo accettarlo. Vorrebbe dire cedere al ricatto, qualunque esso sia e chiunque sia ad offrircelo. Il pizzo, non può essere la normalità. Non è accettabile. Non è dignitoso. In nessun caso. Allora forse è meglio chiudere il sipario su una pagina davvero poco edificante. Chiudere il sipario di una scena già vista, su un teatro spento, in cui la gran parte degli attori interpreta forse con troppa leggerezza il mandato affidatogli dal destino.

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