I Laboratori del Gran Sasso
Foto: I Laboratori del Gran Sasso // Infn

Esperimento nucleare sul Gran Sasso?

in Territori di

Lo scorso 11 novembre, a Teramo, migliaia di persone, hanno manifestato per scongiurare la minaccia dell’esperimento nucleare Sox nel Laboratori di fisica del Gran Sasso. Dopo l’emergenza idrica dei primi mesi dell’anno, sembra non esserci pace per le falde acquifere della montagna abruzzese.

Quasi quattromilapersone hanno accolto l’invito a manifestare lo scorso 11 novembre a Teramo, lanciato dall’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, promosso da WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, Pro Natura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai.
Il cartello di associazioni punta, innanzi tutto, sulla richiesta di massima partecipazione negli iter autorizzativi. L’Osservatorio, infatti, ha chiesto alla Regione Abruzzo di aprire e partecipare ad unTavolo tecnico sulla sicurezza dell’acqua del Gran Sasso, sul quale dovrebbe ricadere l’onere della Valutazione d’incidenza ambientale, e garantire un esame approfondito e accurato degli impatti dell’esperimento Sox sull’acquifero e sugli habitat tutelati da un Parco nazionale e da Siti di interesse comunitario appartenenti alla Rete natura 2000 dell’Unione europea.
E si richiama proprio al tavolo il vice presidente della Regione Lolli.
Il sistema adottato – come dichiarato in una conferenza stampa dal vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli – non è sicuro ed occorrono lavori costosissimi per mettere in sicurezza la rete delle captazioni idriche. Fino a quando questo non avverrà, e il tavolo tecnico sulla sicurezza non sarà coinvolto, l’ente regionale chiederà sempre procedure aggiuntive, non per bloccare le attività dei Laboratori ma a tutela di territorio delicatissimo. È quindi necessario “che i sistemi di sicurezza siano più penetranti anche a costo di prevedere una ridondanza di attenzione.
La stessa attenzione che, sulla vicenda, stanno ponendo i 29 sindaci della provincia di Teramo, pronti a ricorrere alle vie giudiziarie contro gli atti autorizzativi dell’esperimento Sox, e quella che si chiede ai parlamentari abruzzesi, sollecitati dall’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso a fare pressioni sul governo al fine di trovare una soluzione definitiva sui rischi. Intanto, il 22 novembre la Commissione regionale sulle Attività produttive ha approvato all’unanimità una risoluzione del Movimento 5 Stelle, che impegna presidente e Giunta ad attivarsi per l’interruzione dell’esperimento Sox.

IL SOX IN BREVE
Il Sox – sigla che sta per Short distance neutrino Oscillations with BoreXino (Oscillazioni del neutrino a breve distanza con BoreXino) – si interessa di anomalie nei neutrini, utilizzando due generatori di neutrini e antineutrini. Obiettivo primario dell’esperimento è verificare la possibile esistenza di nuovi neutrini non ancora conosciuti, che interagirebbero con le materie ancor più debolmente di quelli già conosciuti. Sox dovrebbe studiare le oscillazioni dei neutrini conosciuti e la trasformazione l’un l’altro. Un fenomeno che presenta alcune anomalie, tra le quali il numero di neutrini che produce, inferiore a quanto atteso.

LE PREOCCUPAZIONI DI AMBIENTALISTI E CITTADINI PER LA RADIOATTIVITÀ
L’avvio dell’esperimento Sox è stato reso noto circa due mesi fa dalla stampa locale, dopo che il 10 ottobre la Prefettura dell’Aquila ha autorizzato il trasporto di un carico di materiale radioattivo proveniente dalla Francia. Materiale che sarebbe solo una prova della sorgente radioattiva che dovrà arrivare nell’aprile 2018 per l’esperimento. Dai Laboratori di fisica nucleare dichiarano che è stata posta la massima attenzione al rispetto delle leggi e che “tutto è fatto nel rispetto delle norme e con le autorizzazioni necessarie”. Secondo l’ente scientifico Sox non sarebbe un esperimento nucleare con manipolazione degli atomi ma “un esperimento scientifico che usa una sorgente radioattiva sigillata”. E non ci sarebbe nessun rischio. Pertanto, ogni allarme sarebbe irrealistico.
Ma i dubbi e le perplessità sull’iter autorizzativo – e i timori per possibili rischi – sembrano aumentare di settimana in settimana. Soprattutto da parte di cittadini e associazioni ambientaliste che, come accaduto già in passato per vicende che coinvolgono le sorgenti del Gran Sasso, sono le uniche che continuano a rendere pubbliche notizie e documenti.
L’attività radioattiva della sorgente – secondo Augusto De Sanctis rappresentante della Stazioneornitologica abruzzese e del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua – è pari a circa un quarto del Cesio 137 radioattivo emesso nell’oceano da Fukushima”. In questo caso, di fronte ad un incidente verrebbe raggiunto il Mar Adriatico, le cui dimensioni sono ridottissime rispetto all’Oceano Pacifico. Nel caso del Sox la sorgente è tra 100.000 e 150.000 curie, ovvero tra 3,7 e 5,55 Petabecquerel (PBq). A Fukushima, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, per il Cesio137 finito in mare esistono diverse stime che oscillano tra i 2,7 e i 5,7 Petabecquerel. E, secondo gli ambientalisti, le rassicuranti dichiarazioni pubbliche dell’Istituzione nazionale di fisica nucleare sarebbero imprecise. In un recente comunicato è stato dichiarato l’uso di 40 grammi di Cerio 144; una quantità che nella documentazione ufficiale è pari a 50 grammi. “Una differenza enorme di un quinto, pari a circa 1,2 Petabecquerel, dieci volte la radioattività della nube di Rutenio106 che sta facendo parlare tutta Europa.
Eppure il decreto legislativo n.152 del 2006 impone il divieto di stoccaggio di materiale radioattivo nelle vicinanze di punti di captazione idrica.
Secondo il direttore dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, Stefano Ragazzi, il trasporto di ottobre “è soltanto la primissima di una serie di verifiche, procedure, autorizzazioni, per cui se esistono condizioni di sicurezza adeguate, si fa, altrimenti no”.La sorgente radioattiva è stata acquistata dal Cea – ente di ricerca pubblico francese – che potrebbe decidere di sfruttarla altrove, anche se per l’esperimento, in tutti i documenti, è citato solo il Gran Sasso. Per di più, 1,8 milioni di euro dei complessivi 2,9 milioni dei costi sono a carico dei Laboratori.

ITER AUTORIZZATIVO NEL MIRINO DELLE CRITICHE. OMISSIONI NELLA DOCUMENTAZIONE?
L’utilizzo della sorgente radioattiva è stata autorizzata dal Ministero dello Sviluppo economico, in accordo con il ministero dell’Ambiente, il 19 febbraio 2016. Autorizzazione che, ai sensi dell’articolo 28 del decreto legislativo n.230 del 1995, può essere rilasciata solo coinvolgendo gli enti locali, Regione ed Agenzia per la tutela dell’ambiente, “in relazione all’ubicazione delle installazioni, all’idoneità dei locali, delle strutture di radioprotezione, delle modalità di esercizio, delle attrezzature e della qualificazione del personale addetto, alle conseguenze di eventuali incidenti nonché delle modalità dell’eventuale allontanamento o smaltimento nell’ambiente dei rifiuti radioattivi”.Per conoscenza, invece, l’autorizzazione deve essere inviata sempre alla Regione, al sindaco competente, al prefetto e al comando provinciale dei Vigili del fuoco. La Regione Abruzzo ha rilasciato il suo parere positivo il 31 luglio 2015.
Quella stessa Regione che, come denunciano le associazioni, è in ritardo di 11 anni nella predisposizione della “Carta delle aree di salvaguardia”. Un provvedimento che dovrebbe portare a definire ampie perimetrazioni delle zone di rispetto delle captazioni. Zone che la legge genericamente stabilisce in almeno 200 metri. Ma che, tenendo conto della situazione specifica, dovrebbe almeno essere quantificata in chilometri.

L’ESCLUSIONE DELL’ASL DI TERAMO E LA MANCANZA DI TRASPARENZA
All’appello manca il coinvolgimento dell’Asl di Teramo, competente per territorio, finora l’ente più attivo nell’individuare le criticità dell’acqua potabile. Nella documentazione esaminata dagli attivisti “manca totalmente qualsiasi riferimento alla presenza di acquedotti” e ai riferimenti del Testo unico sull’ambiente alle aree di salvaguardia.
Forti critiche vengono rivolte anche all’attuale mancanza della Valutazione d’incidenza ambientale e alla gestione del Piano di emergenza esterno. “Non risulta essere stata attivata alcuna modalità di trasparenza e partecipazione del pubblico nonostante gli obblighi della Convenzione di Aarhus, che è legge dello Stato”, sottolineano gli attivisti, nonostante i Laboratori siano collocati all’interno di un Parco nazionale e Siti natura2000. I Laboratori del Gran Sasso, proprio per la gran quantità di sostanze pericolose presenti, sono considerati “impianti a rischio di incidente rilevante” ai sensi delle direttive europee Seveso. È quindi obbligatorio un Piano di emergenza esterno che, però, risale al 2008, mai citato nell’autorizzazione ministeriale all’esperimento Sox e “non […] redatto attraverso la consultazione della popolazione come prevede la legge e la direttiva comunitaria in materia.
Nella documentazione resa nota dall’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sassotroviamo anche un riferimento al rischio di terremoti. Un rischio poco probabile, secondo gli estensori, nel limitato periodo necessario all’esperimento. Nelle settimane successive alla redazione di questa frase ci fu il terremoto nel Centro-Italia dell’agosto 2016. Ma, considerato tutto “poco probabile”, non si ha menzione dello schema geologico del Gran Sasso: si presume non sia stato esaminato. Secondo l’Istituto nazionale di fisica nucleare il cilindro di tungsteno che conterrà la sorgente è indistruttibile e la resistenza è stata certificata “secondo studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti”. La prova di resistenza – sottolineano gli attivisti – sarebbe stata realizzata simulando la caduta da 2 metri su un tappetino elastico di 11 centimetri. E in una di queste prove sarebbe stata riscontrata deformazione dell’anello di acciaio che tiene il tappo del cilindro di tungsteno.
Definendola una nota di colore, gli ambientalisti sottolineano che nella documentazione hanno trovato una certificazione scritta in cirillico. E non risulta essere mai stata tradotta. Come è stato possibile sottoporla all’attenzione degli enti autorizzatori?

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