Tempa Rossa, parco serbatoi raffineria Eni Taranto
Foto: Parco serbatoi raffineria Eni Taranto // Daniela Spera

Taranto, il governo sblocca Tempa Rossa

in Racconti fossili di

Il Consiglio dei ministri dà il via libera definitivo al progetto Tempa Rossa nella città pugliese. È l’ultimo tassello di un puzzle – considerato strategico per l’Italia – che prevede l’adeguamento e la realizzazione di vecchie e nuove infrastrutture nell’area portuale tarantina, destinate a stoccare (prima) ed esportare (dopo) il greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa di Corleto Perticara, in Basilicata.

Tempa Rossa si farà. Per il progetto della Total – che prevede di stoccare in Puglia, per poi esportarli, i 50 mila barili di greggio che la multinazionale francese estrarrà dall’omonimo giacimento della valle del Sauro, in Basilicata – sembrerebbe essere tutto pronto. Almeno secondo le ultime notizie che arrivano da Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri, infatti, il 22 dicembre ha deliberato, su proposta del premier Paolo Gentiloni, le autorizzazioni necessarie all’esecuzione del progetto. Lo ha fatto, come si legge in un comunicato ufficiale, ai sensi dell’articolo 57 della legge n.5 del 9 febbraio 2012 – il cosiddetto decreto “Semplifica Italia”, convertito nella legge n.35 del 4 aprile 2012 – e dell’articolo 14-quater della legge n.241 del 7 agosto 1990 (“Nuove norme sul procedimento amministrativo”).
Il governo si è appellato al “superamento della mancata intesa” con la Regione Puglia, “in considerazione della grande rilevanza strategica dell’opera per le politiche energetiche nazionali […]”.
L’epilogo della vicenda Tempa Rossa non è del tutto imprevisto e le responsabilità per l’ennesimo programma petrolifero calato dall’alto vanno divise equamente tra amministratori locali e nazionali. Le colpe, in sostanza, sono a Roma, a Taranto e a Bari.
Nel maggio del 2016, in “Tempa Rossa, storie di ordinari favori”, abbiamo sottolineato che l’obiettivo del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è sempre stato quello di far cadere l’intesa. E così è stato.
Ricordiamo che il 30 novembre 2015 il ministero dello Sviluppo economico – con determinazione conclusiva del procedimento, attivato su istanza della società Eni per l’autorizzazione e l’adeguamento delle strutture di logistica presso la raffineria Eni di Taranto – dava esito positivo, concludendo che “sussistono pertanto i presupposti per l’emanazione del relativo provvedimento di autorizzazione, previa intesa della Regione Puglia, ai sensi dell’articolo 57 del decreto legge n.5 del 9 febbraio 2012, convertito nella legge n.35 del 4 aprile 2012.
Il governatore pugliese, per tutta risposta, non si pronuncia, commettendo l’errore di sottovalutare la questione che presto gli sarebbe esplosa tra le mani. Il 28 dicembre 2015 il Comune di Taranto convoca i comitati locali. Il Comitato Legamjonici elenca una serie di iniziative da mettere in campo. La più urgente riguarda l’impugnazione del provvedimento di non assoggettabilità a Valutazione d’impatto ambientale, rilasciato dal ministero dell’Ambiente, relativo all’impianto di recupero vapori connesso al progetto Tempa Rossa: le società non avevano mai specificato quali idrocarburi avrebbero recuperato e quali sarebbero stati immessi in atmosfera. Il timore è che nell’aria vadano a finire quelli aromatici, i più pericolosi. Legamjonici, infine, invita il Comune di Taranto a chiedere il pronunciamento della Regione Puglia in risposta al ministero dello Sviluppo economico. Il Consiglio comunale, accogliendo le richieste del comitato, vota una delibera. Allo stesso tempo prende atto della decisione del Tribunale amministrativo regionale che dà ragione ai ricorrenti e abbandona l’ascia di guerra, anche temendo una richiesta di risarcimento danni da parte delle compagnie petrolifere.
Il progetto Tempa Rossa, negli ultimi anni, è stato contemporaneamente caso mediatico – con il coinvolgimento dell’ex ministra allo Sviluppo economico, Federica Guidi, nell’inchiesta Oilgate – e caso politico, con la paventata possibilità da parte di Total di trasportare il greggio lucano su autobotti in caso di mancate autorizzazioni. Ma Tempa Rossa è anche e soprattutto un caso ambientale, l’ennesimo per Taranto, di cui però quasi nessuno parla.

Lascia un commento

Your email address will not be published.