ARTICOLO di Pietro Dommarco

Il petrolio sporca

Un terremoto quello che ha investito la Basilicata ed il più grande giacimento di greggio in terraferma d’Europa. Ipotesi disastro ambientale. Coinvolte Total ed Eni, le due principali multinazionali petrolifere che da anni operano in territorio lucano. Sequestrati alcuni impianti con conseguente blocco della produzione di idrocarburi. Le risultanze delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura di Potenza hanno portato alle dimissioni del ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, a seguito del coinvolgimento nell’inchiesta del suo compagno, Gianluca Gemelli, imprenditore e commissario di Confindustria Sicilia.

Sessanta indagati, sette arresti, un divieto di dimora, impianti petroliferi e di smaltimento rifiuti sequestrati, bloccata la produzione di idrocarburi. Sono questi i numeri e gli avvenimenti della maxi-inchiesta coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalla Procura di Potenza che dal 31 marzo 2016 sta facendo tremare multinazionali, imprenditori, amministratori locali, ministri e sottosegretari. Ad emettere i provvedimenti cautelari – eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Caltanissetta, Genova, Chieti e Grosseto – è stato il gip del Tribunale di Potenza, Tiziana Petrocelli. L’inchiesta – partita nel febbraio del 2014 – è divisa in due filoni. ”Siamo di fronte a una organizzazione criminale di stampo mafioso, organizzata su base imprenditoriale.” Queste la parole del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, a commento dell’inchiesta, che si sta espandendo a macchia d’olio. Emergono presunti coinvolgimenti del capo di Stato maggiore della Marina e collaboratori della Camera di Commercio.

L’Eni, i rifiuti e le emissioni
Il primo filone d’inchiesta riconduce al Centro olio Eni di Viggiano, in provincia di Potenza, localizzato nella valle dell’Agri. Dove attualmente la multinazionale di San Donato Milanese estrae una media giornaliera di 82 mila barili di greggio, ed ha già ottenuto le autorizzazioni necessarie all’aumento della produzione, fino ad un massimo di 104 mila barili di greggio al giorno. La concessione è denominata “Val d’Agri”. Le indagini, affidate al Nucleo operativo ecologico (Noe) dell’Arma dei carabinieri, riguardano il presunto smaltimento illecito di rifiuti industriali (comprese le acque di strato derivanti dalle attività produttive, non accuratamente trattate e reiniettate nel pozzo Costa Molina 2) presso alcuni impianti, compresa l’azienda Tecnoparco di Pisticci scalo, in provincia di Matera. L’accusa è di aver gestito illecitamente questi rifiuti pericolosi come non pericolosi con il fine di ottenerne un vantaggio economico. “Condotte ed attività – si legge nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare del 29 marzo 2016 – che in definitiva, attraverso sia il risparmio dei costi ottenuto grazie alla reiniezione dei reflui nel pozzo Costa Molina 2 che quello raggiunto smaltendo i rifiuti liquidi con un CER non corretto, permettevano all’azienda petrolifera di incamerare un profitto ingiusto di valore compreso tra i 44.282.0711 euro ed i 114.216.971 euro.” Inoltre, l’altra contestazione riguarda la falsificazione dei dati sulle emissioni in atmosfera prodotte dal Centro olio. In base a quanto accertato da parte dei Noe di Potenza, e dalla lettura delle intercettazioni, “i vertici del Centro olio […] decidevano deliberatamente ed in diverse occasioni di comunicare agli organi pubblici di controllo l’avvenuto superamento dei parametri, usando una condotta fraudolenta consistente nel fornire una giustificazione tecnica non corrispondente al vero e diversa da quella (effettiva) utilizzata nelle precedenti comunicazioni. Tanto, al fine evidente di nascondere le reali cause del problema e celare le inefficienze dell’impianto.
Per questo filone d’inchiesta gli indagati sono 37, gli arresti 5 e un divieto di dimora nel capoluogo lucano per Salvatore Lambiase, dirigente dell’Ufficio compatibilità ambientale della Regione Basilicata. Al momento risultano sotto sequestro alcune parti del Centro olio di Viggiano ed il pozzo Costa Molina 2. Che di fatto bloccano la produzione del greggio lucano.

La Total, gli appalti, il ministro Guidi e il decreto-legge “Sblocca Italia”
Il secondo filone d’inchiesta riconduce, invece, all’altro giacimento lucano – quello di Tempa Rossa – localizzato nella valle del Sauro. Titolare della concessione – denominata “Gorgoglione” – è la Total (con Shell e Mitsui) che a Corleto Perticara, in provincia di Potenza, sta realizzando un nuovo Centro olio, per il trattamento di 50 mila barili di greggio da estrarre quotidianamente a partire dal 2017. Ed è proprio in conseguenza di questa inchiesta che, il 31 marzo 2016, il ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, ha rassegnato le proprie dimissioni. Dalle intercettazioni emerge il coinvolgimento del suo compagno, l’imprenditore e commissario di Confindustria Sicilia, Gianluca Gemelli. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare del 23 marzo 2016 emerge che Gianluca Gemelli avrebbe sfruttato la “convivenza che aveva con il ministro allo Sviluppo economico” al fine di ottenere Giuseppe Cobianchi – dirigente della Total – le quali che necessarie per entrare nella “bidder list delle società di ingegneria” della multinazionale francese, e “partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa.
Per questo filone d’inchiesta gli indagati sono 23, gli arresti 2, tra cui l’ex primo cittadino di Corleto Perticara, Rosaria Vicino.

Secondo l’accusa gli amministratori locali coinvolti avrebbero chiesto ed ottenuto dalle aziende coinvolte nel progetto Tempa Rossa assunzioni varie. Clientele insomma. Ricordiamo che i vertici Total sono già stati al centro di un’inchiesta del 2008 – il famoso Totalgate, del pm Henry John Woodcook – che ha visto rinvii a giudizio, condanne, ricordi, sospensioni dei lavori per illeciti, blocco e ripresa degli espropri dei terreni per pubblica utilità. Tempa Rossa – secondo le stime fatte dal sito inglese della Mitsui, co-titolare del progetto – è un affare da 1,6 miliardi di euro. Già quasi completamente coperti grazie all’intervento del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), che con una deliberazione del marzo 2012 (n.18 del 23 marzo 2012) ha stilato un programma d’investimenti pari a 1,3 miliardi di euro. In quanto considerato strategico.

Tempa Rossa non è solo Basilicata, però. Anche Puglia e soprattutto Taranto. Scelta come terminale del progetto. A Taranto, infatti, dovrebbe arrivare il greggio estratto in Basilicata, da stoccare e da inviare a diversi impianti di raffinazione. Proprio dal fronte pugliese, negli ultimi anni, si sono registrate le maggiori opposizioni alla Total che hanno provocato diversi ritardi nell’esecuzione dei lavori. Evidentemente da sbloccare, con l’aiuto del ministro allo Sviluppo economico.

L’emendamento alla legge di Stabilità sul progetto Tempa Rossa
Ad inguaiare il ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, sono alcune intercettazioni aventi oggetto l’inserimento di un emendamento alla legge di Stabilità “che avrebbe agevolato l’iter autorizzativo necessario alla completa realizzazione del progetto Tempa Rossa.” A tal proposito, in una comunicazione intercettata con il suo compagno Gianluca Gemelli, il ministro Guidi riferiva che “[…] poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Maria Elena (Boschi, ministro per le Riforme costituzionali, ndr) quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte! Rimetterlo dentro alla legge con l’emendamento alla legge di Stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa […] dall’altra parte di muove tutto!” Appresa la notizia l’imprenditore Gianluca Gemelli comunicava il tutto all’ingegner Giuseppe Cobianchi, di Total, che “pare che oggi riescano ad inserirlo (l’emendamento, ndr) nuovamente al Senato […] ragion per cui se passa […] e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni […] perché la Boschi ha accettato di inserirlo […] è tutto sbloccato!”. E Giuseppe Cobianchi chiede “lei mi sta parlando di Taranto? […] quella situazione di Taranto? […] ah, ah bene!

L’emendamento in questione è il 223-bis, riguardante la semplificazione della realizzazione di opere strumentali alle infrastrutture energetiche strategiche, tra le quali inserire anche le “opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro di concessioni di coltivazione […]” Tempa Rossa, versante Taranto, appunto.

Si ha l’impressione che questa inchiesta sia destinata ad allargarsi a macchia d’olio. Nelle ultime ore – come riporta l’Ansa – i magistrati di Potenza ascolteranno i ministri Guidi e Boschi. Chiamato in causa anche Giuseppe De Giorgi, il capo di Stato maggiore della Marina, “indagato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze e per concorso in abuso d’ufficio in un filone siciliano dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata. La notizia ha trovato conferme in ambienti giudiziari. Secondo quanto si è appreso, De Giorgi è indagato nell’ambito di accertamenti sull’attività dell’Autorità portuale di Augusta insieme a Gianluca Gemelli, al dirigente Total, Giuseppe Cobianchi, all’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, all’imprenditore Pasquale Criscuolo, a Nicola Colicchi, collaboratore Camera di Commercio di Roma, e al presidente del Collegio dei Revisori dei conti della stessa Camera di Commercio, Valter Pastena.


Tratto dal numero 2 anno 1 / aprile 2016 / Pagina 8


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