Ilva di Taranto
Foto: Ilva di Taranto // Comitato Legamjonici

Piano ambientale Ilva di Taranto, Regione e Comune impugnano il decreto

in Territori di

La Regione Puglia e il Comune di Taranto hanno impugnato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre scorso, che ha modificato il Piano ambientale dell’Ilva di Taranto. E scoppia la bagarre politica a colpi di ricatti.

Alla fine lo stop per il nuovo Piano ambientale dell’Ilva di Taranto è arrivato. A mettersi di traverso il massimo ente regionale e l’amministrazione comunale. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, considera illegittimo il decreto del governo perché “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali di cui alle prescrizioni Aia già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate.”

L’azione legale ha scatenato l’ira del ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, bollata come “irresponsabile ostruzionismo”. Dai piani alti del ministero avvertono che l’impugnazione del decreto potrebbe mettere a rischio la vendita dello stabilimento. Parole che al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sono risuonate come un vero e proprio ricatto. ”Caro ministro – sottolinea il primo cittadino in un tweet – io rispondo alla mia coscienza e ai tarantini, non al portafogli di qualche lobbista. Se l’acquisizione non rispetta l’ambiente e le nostre priorità, è un problema di chi l’ha permessa. Taranto non si fa violentare più, i ricatti non ci spaventano.”

Secondo il governatore Emiliano il governo “ha totalmente ignorato le osservazioni della Regione Puglia formalmente presentate nell’ambito del procedimento concluso con il decreto del presidente del Consiglio dei ministri impugnato, senza alcuna giustificazione, agendo in violazione dei più elementari principi di pubblicità, trasparenza e imparzialità e in spregio al dovere di leale collaborazione istituzionale che dovrebbe ispirare il comportamento della Pubblica amministrazione.”

A sostegno del ministro Calenda è intervenuto duramente anche il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, che trova “singolare fare ricorso contro un decreto che, prescrivendo la copertura integrale dei parchi minerali e innovazioni tecnologiche di avanguardia, risolve alla radice i problemi ambientali dello stabilimento di Taranto”, aggiungendo che si tratta di “una scelta contro i cittadini e i lavoratori”.

È dunque scontro aperto tra amministrazioni locali e governo centrale su una questione che ancora per molto tempo resterà al centro dell’attenzione dei tarantini che si interrogano sul futuro dello stabilimento siderurgico. L’Ilva, attualmente in amministrazione straordinaria, è destinata a cambiare gestione. La società individuata come idonea è Am InvestCo Italy srl. Ma, ad oggi, non è nota la data esatta in cui il contratto di gestione diverrà effettivo. Fino ad allora ad occuparsi dell’attuazione degli interventi ambientali previsti saranno i commissari straordinari, a decorrere dalla data di approvazione del nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri.
Il decreto, discusso a Roma a più riprese, ha suscitato diverse polemiche anche tra gli ambientalisti che lo considerano l’ennesima beffa ai danni di una città. Uno degli aspetti più contestati è la proroga dei tempi di attuazione di diverse prescrizioni: entro il 23 agosto del 2023. Un ritardo che si va ad aggiungere ad ulteriori rinvii, già concessi, che non fanno altro che aggravare la situazione ambientale della città ionica.

La situazione è particolarmente critica al rione Tamburi dove i residenti sono costretti a barricarsi in casa, specie nei giorni di vento sfavorevole, per ripararsi dalle polveri provenienti dalla zona industriale. Il fenomeno è noto come Wind day, giorno di vento intenso con direzione di provenienza compresa tra i settori Ovest e Nord. L’evento ha un impatto negativo sulla qualità dell’aria che, in quel giorno, è particolarmente carica di pm10 e benzo(a)pirene, due agenti inquinanti dannosi per la salute umana, cause di patologie cardiocircolatorie e respiratorie, acute e croniche, di tumori, a lungo termine, e responsabili di danni genotossici e malattie autoimmuni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.