ARTICOLO di Alessio Di Florio

Incendiata discarica abusiva a Vasto

Il 10 febbraio scorso un enorme incendio ha bruciato un quantitativo imprecisato di rifiuti abbandonati a Vasto, in provincia di Chieti, sotto un cavalcavia dell’autostrada A4. Miasmi insopportabili, mal di testa, nausee, sensazioni di vomito ed aria irrespirabile per molte ore dopo l’accaduto.

Il fortissimo odore avvertito da alcuni residenti di contrada Salce fa pensare alla presenza di solventi. Probabilmente contenuti in quattro bidoni da 200 litri – di cui tre arrugginiti – rinvenuti nel mese di dicembre 2016, completamente anonimi e senza alcuna indicazione. Da anni i cittadini denunciano l’abbandono di rifiuti ingombranti di tutti i tipi e lastre di eternit. Rifiuti ammucchiati sotto al sole, alla pioggia e alla neve, soprattutto quella dell’ultima emergenza che ha messo in ginocchio l’Abruzzo.

Dopo il ritrovamento dei bidoni le locali Guardie WWF hanno presentato una denuncia documentata e circostanziata al Corpo forestale dello Stato, invitando ad una rapida bonifica “soprattutto per impedire che le sostanze dei fusti continuino a fuoriuscire contaminando il terreno e le acque circostanti”. Nei primi giorni di febbraio Corpo forestale dello Stato e l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) hanno effettuato un lungo e approfondito sopralluogo. Ma lo scenario non è cambiato.

PeaceLink Abruzzo, in un articolo del lontano 25 maggio 2009, denunciava che “le discariche abusive vengono scoperte secondo ritmi altissimi, mostrando una corona che cinge d’assedio l’intera periferia cittadina”. Sono passati ormai otto anni e ci troviamo costretti a raccontare di un rogo di rifiuti tossici, in una discarica alimentata da anni. Una delle tante. Non è la Terra dei Fuochi campana, non è Napoli, non è Caivano o Afragola. È l’Abruzzo del malaffare ambientale, della pluridecennale presenza delle ecocamorre. È l’Abruzzo dei fuochi, della monnezza che assedia e minaccia la salute dei cittadini ed il territorio.

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