Intervista alla sindaca di Sulmona, Annamaria Casini
Foto: Annamaria Casini, sindaca di Sulmona // Facebook

Centrale gas di Sulmona. Si va al ricorso al Tar

in Alla canna del gas/L'intervista di

La realizzazione dell’hub del gas passerà anche, e soprattutto, dall’Abruzzo e dalle infrastrutture di “servitù” locali. Infatti, da qualche settimana, l’attenzione è particolarmente viva su Sulmona, a seguito della decisione della prima cittadina di rassegnare le dimissioni in segno di protesta contro il governo, che – con un colpo di coda – ha autorizzato la centrale di compressione gas della Snam.

Per il Comune di Sulmona il limbo amministrativo è durato venti giorni. Il 15 gennaio, infatti, la sindaca Annamaria Casini, in carica dal 2016, ha revocato le dimissioni formalizzate – il 27 dicembre 2017 – in opposizione alla decisione della presidenza del Consiglio dei ministri di deliberare a favore della realizzazione della centrale di compressione gas Snam.
Il 22 dicembre il governo, avocando a sé le competenze autorizzative, ha scavalcato il volere dei territori e ribadito “[…] la rilevanza energetica e il carattere strategico dell’opera, necessaria per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici a livello italiano ed europeo.
Per capire qualcosa di più, su quanto accaduto nell’ultimo periodo, abbiamo contattato telefonicamente Annamaria Casini.

Dottoressa Casini, alla fine, ha ritirato le dimissioni…
Sì, la revoca è stata protocollata la mattina del 15 gennaio.

E il giorno dopo – martedì 16 – è stata di nuovo a Roma, a Palazzo Chigi. Cosa le ha detto la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi? È rientrata in Abruzzo con qualche rassicurazione?
Preciso che quello con la sottosegretaria Boschi è stato un incontro interlocutorio, al quale hanno partecipato anche il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso. È stata ribadita la piena contrarietà di tutto il territorio alla realizzazione di queste infrastrutture energetiche. E sottolineo che tutti i soggetti in causa hanno espresso la propria contrarietà. Contestualmente abbiamo comunicato di aver dato mandato ai nostri legali di intraprendere la strada del ricorso al Tar contro la deliberazione del 22 dicembre scorso.

E la Boschi…
La Boschi non ha assunto nessun impegno particolare, se non quello di assumere, eventualmente, un ruolo di intermediazione tra il territorio e il governo, che ha centralizzato ogni decisione.

In questo momento il governo del Paese c’è e non c’è; manca un mese e mezzo alle elezioni politiche del 4 marzo; il clima che si respira è quello di una campagna elettorale permanente: non ha il sospetto che questa propensione all’ascolto sia un atto dovuto, contingente al momento, nonché strumentale? Un po’ per placare gli animi…
Questo non glie lo so dire. Posso solo sottolineare che se, oggi, siamo arrivati a questo punto, tutte le parti in causa hanno avuto delle responsabilità precise. Tutte le parti politiche hanno giocato un ruolo di responsabilità in questa vicenda. Dal mio punto di vista, l’interlocuzione politica è un atto dovuto. Faremo tutto il possibile ed andremo avanti su questa strada.

Ma magari, considerando il passato, andrebbe fatto anche uno scatto in avanti.
Certamente la battaglia va combattuta anche su altri fronti: da una parte quello legale; dall’altra quello della massiccia mobilitazione dei comitati. Oggi bisognerebbe fare qualcosa di più incisivo. Ad esempio, coordinare la mobilitazione di tutti i territori, non solo di quello abruzzese, ma anche lungo tutta la dorsale adriatica. Perché, l’interlocuzione di un singolo sindaco – per quanto pressante – non è sufficiente. Non posso fare tutto. Alzare il tiro e mettere insieme più elementi.

Al primo incontro romano, con la presidenza del Consiglio, erano presenti anche altri sindaci. Lei dice di non poter fare tutto da sola. Si sarebbe aspettata di più dai suoi colleghi? Delle dimissioni collettive?
Ho chiesto loro di fare altrettanto e non giudico chi ha deciso di non farlo. La mia è stata una scelta personale. La mia è stata una scelta forte, ma capisco le scelte contrarie. Ho comunque trovato sindaci solidali che mi hanno accompagnato e che ci sosterranno. Ad esempio alcune amministrazioni comunali – ora non so dirle quante e quali – faranno ricorso al Tar ad adiuvandum, sostenendo quindi le ragioni del Comune di Sulmona.

Come imposterete il ricorso al Tar? Su quali punti verterà…
In tal senso non posso dire molto. I legali sono a lavoro. Certamente impugneremo anche la delibera del 22 dicembre e i punti di merito del ricorso saranno la sicurezza sismica e la salubrità del territorio. Stiamo conducendo una strategia coordinata con la Regione e con la Provincia. Nei prossimi giorni si svolgeranno diversi incontri tecnici tra gli avvocati dei tre enti coinvolti, in quanto ci stiamo muovendo con loro su alcuni punti congruenti.

Mettendo da parte i meriti del ricorso al Tar. Fuori dai denti, mi dica su cosa si fonda la sua contrarietà al progetto.
Due cose mi hanno colpito. Siamo di fronte ad un’opera, grande ed impattante, che noi ci troviamo a subire e che, fino in fondo, non conosciamo ancora molto bene. Sono molto preoccupata per la sicurezza del mio territorio. Che è un territorio fragile. In cui il ristagno di inquinanti nell’atmosfera può essere molto pericoloso. E questo è un punto complesso. L’altro punto è che mi sembra assurdo che non ci sia mai stato un confronto con il territorio. Il sindaco non ha voce in capitolo. Non sono stata informata della delibera del 22 dicembre, per intenderci. È inaccettabile che un territorio non possa essere ascoltato. Già i sindaci hanno strumenti esigui per amministrare i comuni, tra lacci e lacciuoli, limiti economici e di risorse umane. Se poi ci escludono da scelte importanti per le comunità, come queste, siamo nell’impossibilità di fare il lavoro di sindaco.

Impossibilità di fare il lavoro di sindaco: concordo. Di fronte a questa sua riflessione non posso non chiederle del decreto-legge Sblocca Italia e del dibattito politico che ne è scaturito. Un provvedimento di fatto sostenuto dagli ultimi governi in quota Partito democratico, come del resto parte della sua coalizione. Cosa ne pensa? Secondo lei verso quale direzione andremo?
Preciso che sono stata eletta con un lista civica. Una lista civica composta da varie personalità. Una lista eterogenea. Premesso questo, sottolineo che il provvedimento del 22 dicembre è pronto da 2 anni, ma è stato bloccato dal diniego della Regione Abruzzo. E infatti, il Consiglio dei ministri ha agito scavalcando i territori. La centrale di compressione della Snam è strettamente legata ad un’altra infrastruttura, che è il metanodotto Sulmona-Foligno. Due opere con due procedure procedure differenti. Sul metanodotto Sulmona-Foligno ci sono elementi rilevanti che la Regione sta valutando, come la legislazione sugli usi civici. La centrale è in fase più avanzata, il metanodotto, invece, necessita di altri provvedimenti.

Cosa vuol dire con questo…
Voglio dire che se non sarà possibile revocare l’atto autorizzativo della centrale di compressione, speriamo di bloccare la procedura del metanodotto, che mostra falle evidenti. Realizzare un’opera, a fronte della bocciatura di un’altra opera correlata, sarebbe un danno erariale importante, da tenere in considerazione.

Il giorno in cui ha ritirato le dimissioni, ha dichiarato – vado a memoria – che il suo gesto ha avuto il merito di aumentare l’attenzione sulla questione. Da anni, invece, cittadini e comitati sono impegnati in un’azione quotidiana contro il progetto Snam ed altre vertenze. Serviva un gesto politico, simbolico, per aumentare l’attenzione sulla questione? In realtà, proprio grazie alla pressione dei comitati sono arrivati gli atti di contrarietà degli enti locali.
Il ruolo dei comitati è stato ed è fondamentale. Hanno tenuto alta l’attenzione sul tema. Hanno consentito di ritardare ed ostacolare i vari procedimenti. Se non ci fossero stati i comitati molti risultati non si sarebbero ottenuti. In questa fase, però, le dimissioni hanno avuto una valenza importante. Ma le due cose devono essere portate avanti insieme. Da sola non sono riuscita a fermare nulla. Alzare l’attenzione, questo sì. Mamme, genitori, figli, nonni, insieme ce la possiamo fare e, ribadisco, ancora: azione politica, legale e convergenza di obiettivi tra associazioni e sindaci.

Il ruolo degli amministratori locali, nei suoi discorsi, è ricorrente e imprescindibile, come ovvio che sia. Prima ricordava che il provvedimento del 22 dicembre era pronto da 2 anni. Se la stessa deliberazione fosse arrivata 2 anni fa, cosa avrebbe fatto chi l’ha preceduta?
Non tutti hanno assunto posizione nette. Ci sono state fasi in cui i procedimenti sono andati più spediti. Questo devo dirlo. Ma non dobbiamo più guardare al passato. Ricordare quello che è stato deve servire alla gente che tiene a cuore questa tematica, di chi sono le responsabilità. Dobbiamo guardare al futuro e mettere da parte le polemiche sterili. E con le polemiche sterili ci si divide. Dobbiamo mettere da parte le giacchette.

Vorrei ritornare sul progetto. A margine dell’incontro di martedì, a Roma, ha accennato a delle alternative a livello di localizzazione. Quali sarebbero queste alternative?
Negli anni si è parlato di spostamento della centrale sulla costa, in situazioni meno impattanti. Ci sono stati anche alcuni territori ad aver dato il proprio consenso. Modificare il tracciato e trovare un’altra soluzione. Se il metanodotto Sulmona-Foligno non potrà passare in quest’area per gli usi civici, si sposti anche la centrale.

Mi scusi, ma come la prenderebbero i territori?
Parlo solo di territori disponibili.

Quindi, per lei, in caso di realizzazione necessaria, la centrale dovrà sorgere solo in territori disponibili. Dovrà essere pertanto un’opera concertata…
Sì, esatto.

Ha intenzione di incontrare i comitati? Quali sono i prossimi passi?
Al momento sono molto impegnata nella chiusura della fase di presentazione dei ricorsi. Incontrerò i sindaci e vorrei stabilire una connessione con gli altri territori e coordinare con i comitati, un discorso congiunto. Inizialmente, i comitati non hanno apprezzato le mie dimissioni, ma ora cerchiamo di recuperare il rapporto. Ci sono tante anime. Costruire un rapporto di fiducia non è semplice.

A proposito di fiducia, anche se invita a guardare al futuro, il passato serve per ricordare che onestamente il ruolo della Regione Abruzzo non è stato proprio limpido. Ci sono stati degli atti formali, ma a livello politico è mancata la pressione, che probabilmente in alcuni frangenti sarebbe servita di più.
Ci sono due piani: uno è quello formale. Dagli atti che ho visto mi risulta che la Regione sia stata chiara a dire di no. Sul fatto che l’azione non sia stata particolarmente efficace, se guardiamo l’esito attuale, evidentemente sì, non lo è stato. Non so quanto abbia potuto pesare il peso politico locale, che ha un valore importante. È per questo motivo che sto cercando l’interlocuzione con il governo. Lo farò anche con il prossimo, di qualunque colore politico. Parliamo di opere con un interesse più grande.

Quello di Snam. Snam l’ha mai contattata?
Mai sentito Snam, per il momento.

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Giornalista, direttore del periodico Terre di frontiera. Premio internazionale all'impegno sociale 2015 Livatino-Saetta-Costa e Reporter per la Terra 2016. About me

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