ARTICOLO di Daniela Spera / Foto: Wikipedia Commons

La Puglia pronta a disciplinare le emissioni odorigene

Dopo il rinvio di un anno, sancito a febbraio del 2016, la Regione Puglia è pronta a disciplinare le emissioni odorigene e stabilire i nuovi termini per gli adempimenti. In attesa di approvare il disegno di legge n.42/2017, è in corso di stesura un nuovo provvedimento legislativo – il n.43/2017 – che dovrebbe concedere ai gestori di impianti un’ulteriore proroga dei termini di adeguamento alla legge regionale n.23/2015.

Per farlo lo scorso 15 giugno è stata organizzata un’audizione in V Commissione, nel corso della quale sono intervenuti comitati jonici, associazioni ed enti. Confindustria in prima fila (già ascoltata nel marzo scorso). A vigilare, invece, il “popolo degli inceneritori e delle discariche joniche”, molto critico sull’assenza delle amministrazioni comunali.
AttivaLizzano, Beni Comuni Taranto, ISDE Medici per l’Ambiente Taranto e ISDE Medici per l’Ambiente Massafra, Madre Terra Massafra, Vigiliamo per la discarica di Grottaglie e Territorio Bene Comune di San Marzano, in una nota stampa congiunta, hanno commentato l’avvenuto incontro, sottolineando come “finalmente è stata data voce al popolo delle discariche e degli inceneritori, da molti anni vessato dall’enorme disagio costituito dalle nauseabonde emissioni odorigene prodotte quasi ininterrottamente da questi impianti. È parso subito evidente […] che, oltre ai suddetti comitati jonici e al comitato Operazione aria pulita di Barletta, erano stati invitati con convocazione distinta, anche Confindustria, Cnr, Arpa Puglia, Asl Bari ed altri enti. Con sorpresa e una certa inquietudine, i Comitati jonici hanno constatato l’assoluta assenza dei rappresentanti delle amministrazioni locali interessate da tali fenomeni olfattivi. Eppure gli argomenti trattati erano di vitale importanza per i cittadini ed interventi tecnici, quali quelli di Arpa e Asl Bari, li hanno direttamente chiamati in campo. […] Non meno rilevante l’assenza dell’Asl di Brindisi e dell’Asl di Taranto.

Un’assenza, quella delle amministrazioni comunali, di fatto pesante. Perché, in caso di emergenza, sono proprio i sindaci i primi responsabili della salute dei cittadini, competendo loro poteri e doveri di tutela. Inoltre, il sodalizio di cittadini ed associazioni ha fatto notare l’importanza e l’urgenza di una normativa in materia di emissioni odorigene per i territori interessati. “Un esempio è dato dalla chiusura della discarica per rifiuti speciali sita in territorio di Lizzano, effettuata dopo i controlli eseguiti a seguito della mobilitazione della popolazione, che per anni ha denunciato il disagio e il pericolo per la salute causati dalle esalazioni maleodoranti. Quanto tempo è stato necessario per la validazione delle denunce dei cittadini? È stata sollecitata la fine di ogni proroga; l’attuazione di una normativa che si prefigga come fine la tutela della salute e stabilisca controlli rigorosi sui luoghi di incenerimento e di smaltimento nonché sui mezzi di trasporto dei rifiuti; l’adeguamento della nuova legge regionale alle direttive europee di recente emanazione; la fine immediata del commissariamento della Regione Puglia.
Sul piatto anche le proposte avanzate dal comitato Operazione aria pulita di Barletta, che ha ribadito “la necessità che la Regione stabilisca i modi di reperimento di adeguate risorse economiche affinché le istituzioni preposte recepiscano in tempo reale le denunce di puzze da parte dei cittadini e prendano i dovuti provvedimenti.
Il comitato Territorio Bene Comune di San Marzano si spinge addirittura oltre proponendo “una pianificazione razionale del rapporto abitanti-realtà industriali (ivi comprese le discariche), una legge speciale per Taranto che ponga il divieto di realizzazione e ampliamento di discariche e ogni attività che determini emissioni odorigene nella Provincia di Taranto, l’istituzione di un Osservatorio permanente sulla qualità dell’aria in Puglia, la mappatura delle aree interessate da società la cui attività comporta emissioni odorigene e della direzione dei venti, e la localizzazione di centraline permanenti di rilevazione lungo tali correnti”, sottolineando la necessità di “trasparenza in tutta la fase della segnalazione delle emissioni odorigene e degli atti consequenziali, l’istituzione di un numero verde regionale o presso altro ente pubblico e realizzazione di una app istituzionale per le segnalazioni; un questionario di rilevazione inviato ai cittadini che subiscono le emissioni maleodoranti.
Lo stesso comitato ha, inoltre, evidenziato la necessità che Arpa Puglia esegua in autonomia i controlli – anziché convalidare, come avviene ora, gli autocontrolli dei gestori – e ridurre il termine proposto dei sei mesi per la trasmissione dei dati da Arpa alle Autorità competenti.

Arpa Puglia e Asl Bari – specificano le associazioni – hanno parlato di “binomio inscindibile e non di dicotomia ambiente-salute”, dal momento che il negativo impatto odorigeno può avere conseguenze negative per la salute. Gli stessi enti, inoltre, hanno fatto riferimento alle recenti sentenze che riconoscono il reato penale di “molestie olfattive”, ribadendo la necessità che di tali molestie olfattive (che la popolazione subisce) debbano essere sempre informati anche i sindaci, in quanto primi responsabili della salute dei cittadini.

Angelo Del Vecchio (AttivaLizzano), Antonia Ragusa (Vigiliamo per la discarica di Grottaglie), Concetta Laura Baglivo (Territorio Bene Comune di San Marzano), Giovanni Vianello (Beni Comuni Taranto), Alida Solabate (Madre Terra Massafra), Maria Grazia Serra (ISDE Medici per l’Ambiente Taranto), Maria Antonietta Perniolo (ISDE Medici per l’Ambiente Massafra), ricordano che l’iter legislativo è entrato nella fase finale, dal momento che martedì 20 giugno è scaduto il termine entro il quale la V Commissione può recepire emendamenti. “E per giovedì 22 giugno l’avvio dell’esame dei due disegni di legge – il n.42 e il n.43 del 20 aprile 2017 – prima che essi siano portati in Consiglio regionale.” I
ntanto dopo la prima proroga di un anno, scaduta il 22 aprile scorso, un’altra proroga di 4 mesi è stata concessa ai gestori per adeguare gli impianti alla nuova normativa. “Occorre osservare la dissonanza rispetto ad una politica regionale che, a livello nazionale, appare porsi a tutela dei cittadini e dell’ambiente e prendere le distanze dalle aziende inquinanti.
Questa nuova legge sarà poi approvata alla fine di agosto in Consiglio regionale?” Chiedono le associazioni. Qualora malauguratamente ciò non dovesse accadere si continuerebbe con le proroghe e con le puzze. “Si assisterebbe, ancora una volta, ad un lasciar continuare a fare”, concludono.

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