ARTICOLO di Pietro Dommarco / Foto: Wikipedia Commons

Le nouveau tour dei bisonti Total

Oltre alla Raffineria di Roma, il greggio estratto in Basilicata dal giacimento Tempa Rossa, potrebbe finire anche alla Raffineria di Falconara Marittima. Sempre in autobotte. La multinazionale francese, in difficoltà, tenta di sbloccare al più presto il progetto lucano che continua a trovare resistenze a Taranto, che il governo tenterà di risolvere con i soggetti pubblici e privati durante l’incontro romano previsto l’11 settembre.

Negli uffici Total, probabilmente, hanno lavorato anche ad agosto. E lo hanno fatto con celerità. Così come negli uffici del ministero dell’Ambiente. Infatti la multinazionale francese ha depositato martedì 8 tutti gli incartamenti relativi alla “realizzazione baie di carico auto-cisterne per trasferimento greggio stabilizzato dal Centro oli Tempa Rossa e posa di due condotte interrate di collegamento”. Che vuol dire, tutto e niente. La relativa procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) – come opera rientrante nella legge Obiettivo n.443/2001 – è stata avviata giovedì 17. La fretta pare sia dovuta ai tempi previsti per la messa in produzione del giacimento, al fine di evitare possibili penali per i finanziamenti pubblici – della legge Obiettivo – stanziati dal governo per Tempa Rossa sia a Taranto, sia a Corleto Perticara.

Tre ipotesi per un tour dei bisonti del petrolio ad alternativa zero
Total chiede le autorizzazioni ministeriali per realizzare alcune opere accessorie accanto al Centro olio di Corleto Perticara, “a causa del ritardo nell’avviamento dei lavori di adeguamento degli impianti della raffineria Eni di Taranto”. Si tratta di 12 baie di carico per l’approvvigionamento del greggio estratto da parte di 170 autobotti, ogni giorno, con varie destinazioni. Oltre alle baie, il progetto prevede di realizzare una condotta per il trasporto del greggio dal Centro olio al punto di raccolta di Corleto Perticara ed una condotta per il trasporto delle acque reflue in direzione opposta: dalle baie all’impianto di trattamento del Centro olio.
Per Total non esistono alternative possibili a questi interventi, considerando che lo sviluppo del progetto Tempa Rossa ha raggiunto “un elevato grado” di rischio di fallimento. Pertanto c’è la necessità di far partire ad ogni costo almeno sulla carta il trasporto del greggio prodotto. Lo stallo delle autorizzazioni dal fronte pugliese, inoltre, impone “il completamento del progetto con l’esecuzione e l’avvio delle attività in studio”, altrimenti si correrebbe il rischio di vanificare “la valorizzazione delle opere già realizzate e delle perforazioni già eseguite per le quali il territorio ha già anticipato un prezzo”.
La Total intende fare subito. Il tempo stimato è di 28 settimane, considerando che il “periodo di indisponibilità delle opere previste dal progetto Tempa Rossa, necessarie ad accogliere i volumi di olio prodotto presso la Raffineria Eni di Taranto. Si stima che detto periodo sia di circa 36 mesi dall’entrata in produzione di Tempa Rossa.” Tre anni ancora di attesa sono tanti, e Total intende bypassarli con opere da realizzare in 7 mesi. Dopodiché possono partire le autobotti.

In attesa di Taranto il greggio va a Roma e Falconara Marittima
Non c’è solo Roma, come già raccontato da Terre di Frontiera, tra le destinazioni pensate per accogliere il greggio di Tempa Rossa. Nel nuovo progetto presentato per la Via al ministero dell’Ambiente, infatti, è spuntata anche un’altra ipotesi: la raffineria Api di Falconara Marittima, nelle Marche. Che di problemi ne ha già tanti. In provincia di Ancora dovrebbe arrivare, presumibilmente, il 25 per cento delle 170 autobotti in partenza dalla Basilicata: almeno 40 autobotti al giorno, o forse più. Anche se mancano numeri precisi.
L’azienda ha stilato alcune ipotesi che, seppur approssimative, fanno comprendere tutta l’assurdità di un progetto che rischia di penalizzare ulteriormente più territori che pagheranno un alto prezzo o che hanno “già anticipato un prezzo”, come direbbero alla Total.
Il tour dei “bisonti del petrolio” potrebbe svilupparsi lungo “tre percorsi stradali possibili”: uno Corleto Perticara-Roma passando per la fondovalle dell’Agri, gli altri due – alternativi – Corleto Perticara-Falconara Marittima.
Per Roma la “route du pétrole” della Total seguirebbe in senso opposto la rotta del petrolio estratto in Val d’Agri da Eni, dirigendosi verso l’ex autostrada del Sole, oggi battezzata Autostrada del Mediterraneo, via Atena Lucana, nel Vallo di Diano.
I due percorsi per Falconara Marittima, invece, prevedono rispettivamente o il passaggio per Taranto (direzione Bari e l’Adriatica) oppure per la Basentana o verso Melfi e poi per Foggia e l’Adriatica.
In poche parole “le nouveau tour” dei bisonti Total promette di estendere gli impatti del greggio sulle strade della Basilicata e poi di mezza Italia, con lo scopo di orientare in modo grossolano l’opinione pubblica italiana e lucana – ma soprattutto tarantina – sulle reticenze in atto nella città dei due mari, tentando di far passare il progetto originario (presentato agli inizi degli anni 2000, con oleodotto e raffinazione a Taranto) come meno impattante delle 170 autobotti previste per Roma e Falconara Marittima. Per non perdere i fondi il progetto deve partire.
Si parlerà anche di questo l’11 settembre a Roma nel corso del tavolo tecnico tra ministero dello Sviluppo economico, Regione Puglia e Comune di Taranto? Al momento all’incontro non partecipa la Regione Basilicata, la cui adesione a qualsiasi ipotesi è evidentemente data per scontata dai ministeri competenti, considerato anche il ruolo di mediazione assunto dal governatore Marcello Pittella. E le comunità? Sempre più relegate ai margini di progetti, la cui partecipazione alle procedure di Valutazione di impatto ambientali è considerata mera formalità. Per il governo, invece, di prioritario c’è il prevalente interesse strategico nazionale.

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