Via le trivelle dalla nostra terra
Foto: Via le trivelle dalla nostra terra // ScanZiamo le Scorie

Eni vuole perforare altri pozzi in Basilicata

in Racconti fossili di

ScanZiamo le Scorie: “Dobbiamo difendere la bellezza e il capitale naturale della nostra terra dall’assalto delle compagnie petrolifere.”

Seppur molti lucani si sono già espressi con oltre 6150 le firme raccolte con la petizione “Fermiamo i pozzi di petrolio in Basilicata” contro lo sfruttamento petrolifero del territorio, lanciata dall’associazione ScanZiamo le Scorie, l’Eni avanza un nuovo assalto chiedendo alla Regione Basilicata e al ministero dello Sviluppo economico la possibilità di modificare il Programma dei lavori di ricerca e sviluppo della Concessione di coltivazione idrocarburi “Val d’Agri”.

La concessione “Val d’Agri”, di cui Eni è co-titolare con la società Shell Italia che detiene il 39,23 per cento, deriva dall’unificazione delle preesistenti concessioni “Grumento Nova” e “Volturino” di cui al decreto ministeriale del 28 dicembre 2005, con scadenza al 26 ottobre 2019. All’interno della concessione sono presenti due giacimenti: nell’alta Val d’Agri, a circa 20 chilometri a sud-est delle città di Potenza e su un’area in parte montuosa ed accidentata dell’Appennino Meridionale lucano, in parte costituita dal fondo valle del fiume Agri.
Già nel marzo del 2017, quando tutta l’attenzione era rivolta allo sversamento delle 400 tonnellate di petrolio dal Centro olio Eni di Viggiano, veniva accolta una prima richiesta della compagnia petrolifera con il conseguente differimento dei termini di realizzazione dei lavori e sviluppo al 26 ottobre 2019, coincidente con la data della scadenza della concessione.

Nella richiesta presentata il mese scorso, il Programma dei lavori di ricerca prevede la conferma della perforazione di 2 pozzi denominati “S. Elia” e “Serra del Monte-Montemurro”, con iter autorizzativi in corso o in fase di attivazione. Per il Programma dei lavori di sviluppo si prevede la conferma della perforazione di 3 pozzi denominati “Monte Enoc 6 OR”, “Monte Enoc 7OR” e “Cerro Falcone” (con iter autorizzativi in corso), la conferma della perforazione di 2 pozzi denominati “Caldarosa 2” e “Caldarosa 3” (con iter autorizzativi in corso), la realizzazione di piazzole necessarie all’utilizzo dei pozzi, completamento di condotte dei pozzi e molte altre attività su altri pozzi tra le quali quelle di work-over/side-track che in parte sono in fase di esecuzione o con iter autorizzativi in corso.

Nell’“Istanza di variazione del Programma dei lavori di ricerca e sviluppo” si fa presente, inoltre, che la modifica del programma dei lavori si rende necessaria in quanto l’Eni intende perforare un nuovo pozzo denominato “Alli 5” da realizzare nella piazzola prevista per i pozzi “S. Elia1” e “Cerro Falcone 7”, con l’obiettivo di ottimizzare il recupero dei volumi dell’area a nord-ovest dei pozzi “Alli 1 OR”, “Alli 2 OR” e “Alli 4 OR”.

La perforazione di altri pozzi petroliferi alimenta lo sviluppo distorto nella nostra terra che ha già prodotto notevoli danni. Il petrolio della Basilicata non è più considerato “strategico” nell’ambito della strategia energetica nazionale adottata dal governo Gentiloni il 10 novembre scorso.
È giunto il momento di far sentire di nuovo la nostra voce. La popolazione lucana si mobiliti come nel 2003, nelle giornate della civile protesta di Scanzano, per difendere la propria salute, per tutelare gli interessi delle attività produttive che investono e lavorano in agricoltura e nel turismo e per garantire un futuro ai propri figli. Il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ha dichiarato che non avrebbe autorizzato altre trivelle sia in mare che in terra. Adesso dimostri che le sue non sono promesse da marinaio e non perda altro tempo.

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