Gian Luca Galletti, ministro all'Ambiente
Foto: Gian Luca Galletti // Askanews

Ue esamini le nuove e pessime norme italiane sulla Via

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Nonostante reiterate e argomentate osservazioni inviate a Governo, Camera dei deputati e Senato, da parte di associazioni e comitati ambientalisti, il decreto legislativo n.104 del 16 giugno 2017 (che disciplina la nuova procedura di Valutazione d’impatto ambientale, ndr) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (Serie Generale – n.156 del 6 luglio 2017) ed è in vigore dallo scorso 21 luglio.

Soltanto alcuni aspetti marginali sono stati migliorati in seguito alle osservazioni ambientaliste e alle richieste di Regioni e Province autonome, ma l’impianto è rimasto di pessima fattura. Per giunta, contiene elementi di molto dubbia rispondenza alla direttiva europea, motivo per il quale il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato – in data 17 agosto 2017 – un ricorso ai sensi dell’articolo 258 del Trattato per il funzionamento dell’Unione europea (TFUE) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo perché verifichino la piena rispondenza o meno del decreto legislativo n.104/2017 alla normativa comunitaria sulla Via. Ricordiamo che la direttiva n.2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n.2011/92/UE sulla Valutazione di impatto ambientale.

Sono diverse le norme della disciplina nazionale sulla Valutazione d’impatto ambientale (Via) contestate:
L’articolo 2, comma 1, lettera c, del decreto legislativo n.104/2017 prevede che il progetto da sottoporre a procedura di Via sia il “progetto di fattibilità” di cui all’articolo 23, comma 6, del decreto legislativo n.50/2016 (nuovo Codice degli appalti), con una definizione progettuale generica e incompleta rispetto alla descrizione degli impatti ambientali, con evidenti danni collaterali sociali, ambientali ed economico-finanziari, in contrasto con gli obiettivi il coinvolgimento dell’opinione pubblica e il rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili durante il processo autorizzativo richiesti dalla direttiva n.2014/52/UE;
Analoghe considerazioni possono esser fatte riguardo l’articolo 8 del decreto legislativo n.104/2017, che modifica l’articolo 19 del decreto legislativo n.152/2006 e smi, concernente la procedura di verifica di assoggettabilità a Via: il soggetto proponente attualmente produce per lo svolgimento della procedura un mero “studio preliminare ambientale” al posto del vero e proprio progetto preliminare o progetto di fattibilità, come previsto dalla previgente normativa. È del tutto evidente come non siano raggiungibili gli obiettivi del coinvolgimento dell’opinione pubblica e del rafforzamento della qualità delle informazioni disposti dal legislatore comunitario;
L’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n.104/2017 prevede la valutazione di impatto sanitario per le sole “centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW”, in palese contrasto con gli obiettivi di cui alla direttiva n.2014/52/UE (articolo 3), che impone una valutazione degli effetti del progetto sulla salute della popolazione in via preminente in tutti i casi e non solo negli impianti sopra una determinata soglia (300 MW);
L’articolo 18 del decreto legislativo n.104/2017 prevede la sostituzione del previgente articolo 29 del decreto legislativo n.152/2006 e smi in tema di sanzioni per violazioni varie della disciplina sulla Via e sulla verifica di assoggettabilità a Via. Esso viola pesantemente principi e obiettivi della direttiva n.2014/52/UE in quanto permette “nel caso di progetti […] realizzati senza la previa sottoposizione al procedimento di verifica di assoggettabilità a Via, al procedimento di Via ovvero al procedimento unico di cui all’articolo 27 o di cui all’articolo 27-bis, in violazione delle disposizioni […] ovvero in caso di annullamento in sede giurisdizionale o in autotutela dei provvedimenti di verifica di assoggettabilità a Via o dei provvedimenti di Via relativi a un progetto già realizzato o in corso di realizzazione” alla “autorità competente” di “consentire la prosecuzione dei lavori o delle attività“ previa la considerazione discrezionale dell’esistenza dei “termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari, ambientali o per il patrimonio culturale”.
Si tratta del palese svuotamento degli obiettivi della normativa comunitaria che impone, in particolare con l’articolo 10 bis della direttiva n.2011/92/UE come integrata dalla direttiva n.2014/52/UE che testualmente afferma: “Gli Stati membri determinano le regole per le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate ai sensi della presente direttiva. Tali sanzioni sono effettive, proporzionate e dissuasive”, nonché con il successivo articolo 11 relativo alle procedure amministrative e giurisdizionali di valutazione della legittimità del procedimento e i conseguenti provvedimenti.
In parole povere, anche in assenza di preventiva pronuncia di Via, anche contro una sentenza dei Giudici amministrativi, i lavori possono esser fatti proseguire, con una discrezionalità che scivola penosamente nell’arbitrio.

Vi sono ulteriori aspetti molto discutibili della disciplina nazionale di recepimento delle direttive Via relative alla distribuzione dei poteri fra Stato e Regioni e Province autonome, alla sottrazione dei progetti di ricerche di idrocarburi all’obbligo di Via (sono ora destinati alla meno stringente procedura di verifica di assoggettabilità a Via), alla nomina della Commissione tecnica Via/Vas per chiamata diretta, senza alcuna procedura selettiva, ma non sembrano confliggere con la normativa comunitaria in tema di valutazione di impatto ambientale.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene opportuno che vi sia una vera e propria ampia denuncia popolare contro questa pessima e illegittima normativa nazionale di recepimento della disciplina comunitaria sulla Via. La procedura di Via deve garantire l’ambiente e la salute dei cittadini, non gli interessi di speculatori e petrolieri.

Un fac-simile di ricorso è disponibile gratuitamente per comitati, associazioni, singoli cittadini. Basta richiederlo all’indirizzo di posta elettronica: grigsardegna5@gmail.com

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