La fiaccola del centro olio Eni di Viggiano, Basilicata
di Pietro Dommarco / Foto: Organizzazione lucana ambientalista (Ola)

La carica dei Cinquemila

in L'Editoriale di

Il primo speciale di Terre di frontiera è stato sfogliato da oltre 5000 lettori. Per la precisione 5676 dal 3 marzo ad oggi. Lo consideriamo un ottimo risultato. Che va ben oltre le nostre aspettative iniziali e che ci ripaga, in parte, del lavoro svolto. Ringraziamo tutti.
Gela profonda – la prima inchiesta sviluppata – ha assunto un valore doppiamente importante, perché il 10 marzo la Procura ha chiuso le indagini sul petrolchimico riguardanti un periodo di quasi dieci anni. Si parla di attività di bonifica mai realizzate e conseguente disastro ambientale. Gli indagati sono ventidue. Noi abbiamo anticipato storie e questioni ambientali. Siamo ritornati a Gela per continuare a documentare i fatti.
Nelle ultime ore, mentre chiudevamo questo secondo numero, un nuovo terremoto giudiziario ha investito un’altra terra di frontiera, la Basilicata. Dopo due anni di indagine sul Centro olio Eni di Viggiano e sul progetto Tempa Rossa della Total ci sono i primi effetti di una maxinchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura di Potenza, che ha portato alle dimissioni del ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi.
Sessanta indagati, sette arresti, un divieto di dimora, impianti petroliferi e di smaltimento rifiuti sequestrati, sospesa la produzione di idrocarburi. Sono questi i numeri e gli avvenimenti di un’inchiesta che racconteremo nel dettaglio sul prossimo numero. In questo leggerete solo alcune anticipazioni.


Giornalista, direttore del periodico Terre di frontiera. Premio internazionale all'impegno sociale 2015 Livatino-Saetta-Costa e Reporter per la Terra 2016.

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