di Pietro Dommarco / twitter @pietrodommarco (Foto: Wikipedia Commons)

Salute e zone franche

Fino al 6 giugno 2016 – data in cui è stato emanato il decreto n.138 del ministero dell’Ambiente, vigente al 6 agosto 2016 (GU n.38 del 14 luglio 2016) – il nostro Paese risultava inadempiente in merito al rispetto delle direttive comunitarie in materia di sicurezza dei lavoratori. Il nuovo “Regolamento recante la disciplina delle forme di consultazione, sui Piani di emergenza interna (Pei), del personale che lavora nello stabilimento, ai sensi dell’articolo 20, comma 5, del decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105” dovrebbe riguardare tutti gli stabilimenti sottoposti alla Direttiva Seveso e quelli che, nel loro processo produttivo, trattano sostanza classificate come pericolose.
Così come tutti i lavoratori impegnati nella trasformazione del greggio, nel trattamento dei rifiuti, nella produzione di energia.
Ma, scorrendo gli articoli del decreto legislativo n.105 del 26 giugno 2015 (di recepimento della direttiva Seveso III), richiamato dal Regolamento da poco approvato, l’Italia aggirerebbe nuovamente le norme comunitarie in materia di difesa della salute.
Infatti, secondo l’articolo 2, il Regolamento non verrebbe applicato “allo sfruttamento, ovvero l’esplorazione, l’estrazione e il trattamento di minerali in miniere e cave, anche mediante trivellazione; f) all’esplorazione e allo sfruttamento offshore di minerali, compresi gli idrocarburi; g) allo stoccaggio di gas in siti sotterranei offshore, compresi i siti di stoccaggio dedicati e i siti in cui si effettuano anche l’esplorazione e lo sfruttamento di minerali, tra cui idrocarburi; h) alle discariche di rifiuti, compresi i siti di stoccaggio sotterraneo.
Davvero curioso, considerando che proprio questo è il campo d’azione della Strategia energetica nazionale (Sen) varata dal governo Monti e perseguita dai governi Letta e Renzi.
Cosa pensano i sindacati dichiaratisi attenti alla salute dei lavoratori del petrolio ed a quelli dell’indotto? Che sia sfuggita alla loro attenzione quella che sembrerebbe essere una grave omissione, vista la pericolosità degli stabilimenti derogati dal governo?
L’idea di zona franca – sul modello di quella sponsorizzata dall’ex assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer – si basa anche sulla cancellazione della tutela della salute dei lavoratori? Più che un paradiso qua si parla di inferno. L’Unione Europea si faccia sentire.



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