di Pietro Dommarco / twitter @pietrodommarco (Foto: No al progetto Eleonora)

Saras quel che Saras

L’11 luglio 2016 è arrivata la notizia che in tanti aspettavamo. Il Consiglio di Stato ha definitivamente bocciato il progetto “Eleonora” della Saras spa, che intendeva perforare un pozzo esplorativo ad Arborea, in provincia di Oristano, finalizzato all’individuazione di giacimenti di gas metano. In uno dei posti più belli e produttivi della Sardegna. La sentenza conferma il precedente parere negativo del Tar Sardegna (luglio 2015) – contro il quale la società della famiglia Moratti ha risposto con ricorso al Consiglio di Stato (gennaio 2016) – e motiva in 38 punti articolati la piena infondatezza, “in tutti i profili”, del ricorso.
Si conclude, così, una battaglia lunga cinque anni. Dalla nascita del Comitato “No al progetto Eleonora” (novembre 2011) fino ad oggi. Cinque anni di lotta quotidiana condotta su diversi piani – sociali e politici – da cittadini instancabili, con il supporto di tecnici preparati. Che, ad uno ad uno, hanno creato, con umiltà e duro lavoro, un movimento pacifico di opposizione ad un progetto fuori da ogni logica.
Ho conosciuto molti dei protagonisti di questa vicenda. Ho ascoltato giovani e meno giovani. Raccolto le loro testimonianze e le loro preoccupazioni. Ho imparato tanto dalle innumerevoli lezioni di una comunità che, in breve tempo, si è stretta intorno al Comitato “No al progetto Eleonora”. Tanto stretti che il 31 maggio 2015 hanno eletto Manuela Pintus sindaca di Arborea. Bisognava essere in tanti e con le idee chiare per sbriciolare un colosso petrolifero, sempre in difficoltà quando il confronto è stato pubblico.
Una storia a lieto fine che ci ha restituito quella dignità di difesa del territorio, troppo spesso calpestata da leggi e decisioni impopolari, al servizio delle lobbies energetiche rivolte al profitto più che agli interessi della collettività, della valorizzazione del paesaggio e della tutela delle economie locali. Il resto sono chiacchiere, per fortuna cadute nel vuoto.
La vittoria di Arborea, per cortesia, non etichettiamola come il riscatto di una parte d’Italia a cavallo tra il sottosviluppo e lo sviluppo mancato. Guardiamola come il rafforzamento di valori identitari di una terra che offre molto. E, soprattutto, offre un’alternativa.
Ora tocca a noi fare tesoro di questo risultato, lungo tutta la penisola. Partendo da una straordinaria eredità. Senza cedere di un millimetro. Senza lasciare nulla al caso. Poi, vedremo, quel che sarà. Ma facciamolo.



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