ARTICOLO di Alessio Di Florio / Foto: Rete8.it

Chieti, nuovo sequestro depuratori in provincia

La Procura di Lanciano sequestra 12 depuratori alla Sasi, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 Comuni della provincia. Sequestro senza facoltà d’uso. Dove avverrà ora lo smaltimento? Nuova puntata di quello che gli ambientalisti hanno definito “incubo depurazione”.

Società inadempiente. In 7 Comuni (Lanciano, Treglio, Rocca San Giovanni, Atessa, Santa Maria Imbaro, Bomba e Quadri) scatta, pertanto, il sequestro-bis per 12 depuratori della Sasi, responsabile del servizio idrico integrato in provincia di Chieti. Sequestro “bis” in quanto è forse l’ultimo capitolo di una vicenda iniziata il 28 aprile 2015 quando la Procura di Lanciano effettuò un primo sequestro. Le indagini avevano definito gli impianti “sottodimensionati e mal funzionanti”. In aggiunta la conseguente accusa di scarico reflui inquinanti nei fiumi Feltrino, Sangro, Osento. Oltre che in mare. Il giudice per indagini preliminari, Massimo Canosa, era arrivato a definire la contestata gestione dei depuratori come derivante “da una programmatica, pervicace e dolosa gestione degli impianti, del tutto non curante degli esiti negativi dei controlli succedutisi nel corso degli anni, principalmente ad opera dell’Arta”.

Un anno e mezzo dopo ecco arrivare il nuovo sequestro. Avvenuto in seguito ad un vero e proprio ultimatum notificato dalla Procura frentana la quale aveva ordinato che “entro il 30 settembre 2016 deve essere tutto in regola altrimenti metteremo i sigilli ai 12 depuratori di Santa Liberata, Cerratina e Villa Martelli a Lanciano; in località Paglieroni a Treglio; a Vallevò e Cavalluccio nel comune di Rocca San Giovanni; in località Valloncello, Ianico e Osento ad Atessa; in località Civitella a Santa Maria Imbaro; in località Zappetti a Bomba e in località Sangro a Quadri”. Questa volta, però, “senza facoltà d’uso”. I sindaci sono stati nominati custodi degli impianti ma non è stata consentita la possibilità di tenerli attivi. Secondo gli inquirenti la nuova azione giudiziaria è scattata perché in un anno e mezzo nulla, di quanto dovuto, sarebbe stato fatto.

Secondo il presidente della Sasi, Gianfranco Basterebbe – votato dai sindaci il 9 maggio scorso – “i problemi sarebbero nelle mancate autorizzazioni allo scarico” perché alcune autorizzazioni regionali non sono ancora definitive. Nel fine settimana ha annunciato che invierà “alla Procura le autorizzazioni definitive per i depuratori di Quadri, Bomba, Santa Maria Imbaro, i due di Rocca San Giovanni e per due di Lanciano. Per l’autorizzazione del depuratore di Treglio stiamo attendendo che l’Ato ridetermini il numero degli abitanti fissato stranamente in 15.000 anziché 3.000. Per Atessa abbiamo il depuratore di Ianico che sarà oggetto di lavori che dobbiamo consegnare, per quello di Osento aspettiamo l’autorizzazione Arta per chiudere la gara di appalto mentre il depuratore di località Selvuccia sarà provvisto di rete fognaria perché sarà smantellato. L’impianto di Santa Liberata a Lanciano avrà l’autorizzazione definitiva perché in accordo con la Regione, entro la prima decade di febbraio, tornerà nei limiti previsti per gli scarichi con l’entrata in funzione del nuovo depuratore di Santa Croce”.

La depurazione è una delle maggiori criticità ambientali in provincia di Chieti e in tutto l’Abruzzo. Come abbiamo già raccontato sul nostro giornale online, evidenziando una situazione da “incubo”. Un termine che dovrebbe rendere bene il quadro delle varie situazioni, non ultima quella relativa all’area della Costa Teatina (di cui ci siamo occupati nel numero di novembre, a pagina 64). Lo scorso anno Legambiente, addirittura, consegnò alla Sasi la “bandiera nera”, in quanto le analisi di “Goletta Verde” confermarono l’immissione “in fiumi, fossi e torrenti” di “carichi inquinanti non trattati adeguatamente”.

I primi interrogativi suscitati dalla notizia del nuovo sequestro sono quasi scontati: dove smaltiranno ora i Comuni coinvolti? Dovranno probabilmente rivolgersi altrove con un aumento dei costi per la collettività? Ed è proprio questo uno dei punti maggiormente contestati da associazioni e cittadini, almeno a partire dal 2010. L’assemblea dei sindaci dell’Ambito territoriale approvarono il 19 dicembre il Piano 2010-2032, prevedendo costanti e graduali aumenti in bolletta fino al 2023. I comitati attivi sul territorio si infuriarono accusando il nuovo Piano di scaricare sui cittadini colpe non loro. Il precedente piano era stato già disatteso: 105.881.397 di euro di investimenti non effettuati e 65 milioni di euro di ricavi in meno, per “errori di valutazione”. I sindaci definirono invece fondamentali gli aumenti, perché erano già pronti 46 milioni di investimenti sulle fognature, 67 milioni sui depuratori e 127 milioni per gli acquedotti.

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