ARTICOLO di Emma Barbaro / Foto: Antonello Pignatiello

L’Irpinia e quei giochi, d’acqua, finiti male

In Irpinia d’Oriente si continua a discutere di sviluppo, ruralità da potenziare, bagaglio di tradizioni antiche da valorizzare e mettere a sistema. Ma le idee in campo sembrano mal strutturate, scarne e poco trasparenti. Il nuovo oggetto della contesa è il “Grande spettacolo dell’acqua” che si svolge ogni anno, a partire dal 2006, a ridosso del lago di San Pietro-Aquilaverde.

Siamo tra i comuni di Monteverde, Bisaccia, Aquilonia e Lacedonia, in provincia di Avellino. L’iniziativa in questione – sponsorizzata dalla “Fondazione Insieme per…” – raccoglie migliaia di visitatori provenienti dalle regioni limitrofe. Per una manciata di giorni, in piena estate, le amministrazioni competenti, coadiuvate dalla onlus in questione, si spendono in giochi d’acqua che dovrebbero implementare il flusso turistico delle aree interne della Campania. Cosa che, in effetti, accade puntualmente, ma solo per un periodo di tempo limitato. Con non poche difficoltà per chi sceglie di assistere allo spettacolo. Le strade di accesso al sito sono impervie. Nel migliore dei casi, caratterizzate da frane e buche che ne limitano la viabilità. Mancano strutture ad hoc per gestire il flusso turistico e, a dispetto dei protocolli d’intesa avviati fin dal 2015 dalle amministrazioni competenti, manca un’organizzazione capillare e permanente che consenta al turista di scoprire le altre meraviglie naturalistiche che contornano la diga Osento.

Quest’anno i comuni di Bisaccia, Monteverde e Aquilonia hanno avviato l’iter regionale per l’attribuzione delle aree in questione. L’idea sarebbe quella di rendere permanente un insieme di strutture che per circa vent’anni dovrebbero “riqualificare il territorio, promuoverlo e salvaguardarlo implementando le potenzialità ricreative e produttive dell’area attraverso la valorizzazione degli elementi di attrattiva turistica, culturali, storico-architettonici, paesaggistici, naturalistici compresa la riqualificazione dei centri storici, nuclei abitativi rurali e delle fasce di collegamento tra gli ambiti antropizzati.” Finalmente, dirà qualcuno. Era ora che le amministrazioni comunali si attivassero in tal senso.

E in effetti i Comuni interessati, con una serie di delibere di giunta, hanno innescato l’iter procedurale sulla base del quale la Regione Campania si è già espressa con il decreto di giunta regionale n.222 del 26 aprile 2017. Un decreto che, a ben vedere, lascia campo aperto a questa possibilità pur senza esprimersi definitivamente nel merito. Tra i Comuni proponenti, sfugge tuttavia quello di Lacedonia. E non è un caso. Perché, tanto nel corpo delle delibere comunali, quanto nell’atto regionale, ci sono una serie di formule ben poste che lasciano molto spazio all’immaginazione e ben poco alla programmazione effettiva. Quel che siamo in grado di raccontarvi, anche attraverso le immagini pubblicate dal vicesindaco di Lacedonia, Antonello Pignatiello – su sollecitazione di molti cittadini e associazioni – è che l’iter più che avviato sembrerebbe essersi già favorevolmente concluso. Con un insieme di palificate pronte all’uso, che dovrebbero restar lì per i prossimi vent’anni. Sulle sponde del lago di San Pietro sembra già tutto stabilito. Peccato manchi un progetto effettivo sul quale confrontarsi, una programmazione, un insieme di procedure pubbliche che avrebbero dovuto portare alla scelta della società migliore per realizzare la mastodontica opera in questione.

Qual è il progetto definitivo sulla base del quale saranno realizzate queste opere? Dov’è il capitolato di spesa? Quali e quante sono le società che prenderanno parte all’opera di costruzione? È stato effettuato un bando ad evidenza pubblica? E, infine: se l’area del lago di San Pietro-Aquilaverde è zona Sic (Sito di interesse comunitario), non è forse vero che tutti i piani o progetti che possono avere incidenze significative dirette o indirette su un sito iscritto nel programma Rete Natura 2000 devono essere sottoposti a una valutazione d’incidenza? La procedura, in tal senso, è stata avviata?

Il Comune di Lacedonia – spiega il vicesindaco Pignatiello – non ha alcuna difficoltà nell’avvalorare un progetto di questa natura. Ma prima di esporsi con una qualunque delibera, prima di avviare l’iter in Regione, ci sarebbe piaciuto confrontarci su un piano di lavoro comune che avesse coinvolto anche studenti, cittadini, associazioni e pro loco nella fase progettuale. Al momento, non è stata avviata alcuna iniziativa in tal senso. Se non qualche sporadico incontro tra i sindaci dei quattro comuni. Parlare di sviluppo e programmazione è utile a tutte le amministrazioni proponenti. Tuttavia sarebbe ben più utile pronunciarsi sulla base della concretezza, prima di iniziare a costruire qualcosa che non sappiamo nemmeno cosa sia né da quali ragioni di opportunità sia dettata. E non conosciamo, soprattutto, quali effetti e quali ricadute ci saranno effettivamente su un territorio già abbastanza violato come il nostro.

Al momento possiamo limitarci a porre delle domande. Sulle quali si spera ci possano essere risposte certe, coerenti, inequivocabili. E, soprattutto, rapide. Perché le operazioni di costruzione sul lago di San Pietro sono già state avviate. E non vorremmo che a questo fantomatico volano di sviluppo, le ali vengano tarpate ancor prima di iniziare.

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