Pale eoliche nel Vulture, Basilicata
Foto: Pale eoliche nel cuore del Vulture // Pellegrino Tarantino

In Basilicata il volto sporco delle energie pulite

in Inchieste/Territori di

Con uno sguardo alla Puglia e uno alla Campania, il Vulture – lambito dal fiume Ofanto – è maestoso nella sua semplicità. La Basilicata è poesia nella lentezza, sospesa tra il peso ingombrante della sua storia federiciana e il miraggio dello sviluppo industriale. Centro direttivo di un sistema che dirama le sue articolazioni nel settore privato, pubblico e politico. Le energie rinnovabili sono il fiore all’occhiello di questo sistema. L’acqua santa con cui purificarsi da un peccato originale fatto di rifiuti, petrolio, speculazione ambientale. Il volto pulito del business energetico. Ma non sfuggono alle sue regole. La storia che vi raccontiamo – ambientata a Lavello, in provincia di Potenza, è emblematica. Nel cuore del comprensorio Vulture-Melfese un parco eolico svela il vero volto dell’energia pulita in Basilicata. Tra storture procedurali e complicità istituzionali. Incanto e delizia per le lobbies di settore.

Siamo a Lavello, in provincia di Potenza. Poco più di 13 mila abitanti, tra gli antichi tratturi e i pascoli del Vulture. Un’eredità longobarda, normanna e sveva che si stempera in un presente più moderno e meno romantico. Lavello, cinturata da pale eoliche che svettano imponenti ben al di sopra del centro storico, sembra aver perduto la propria identità. Ma l’impronta secolare è rimasta. Incardinata in un sistema che si lascia plasmare dal business facile, prestando il fianco ai concetti dell’indifferibilità e dell’urgenza. L’eolico a Lavello nasce con queste premesse, condite da una serie di elementi che rendono questo caso comune ma, al contempo, emblematico e facilmente esportabile. Qui c’è tutto: un progetto iniziale diverso da quello definitivo; una serie di società a responsabilità limitata collegate tra loro che si avvicendano per accedere alle aste del Gestore servizi energetici (Gse); un impianto eolico che, nella sostanza, si regge sulla volontà dei singoli proprietari dei suoli di concedere le particelle di propria pertinenza dietro un canone annuo di circa 8 mila euro; espropri forzati; mancata osservanza delle prescrizioni urbanistiche; ricorsi pendenti.

“IL FINOCCHIARO”
Lo scorso 18 luglio si è svolta la prima udienza dinanzi al Commissario per la liquidazione degli usi civici per la Basilicata. Il ricorso era stato attivato a gennaio dai proprietari dei suoli impegnati dal parco eolico denominato “Il Finocchiaro”. I ricorrenti contestano alla società proponente (la Tivano srl), al Comune di Lavello e alla Direzione regionale per i beni paesaggistici di aver raggirato la normativa vigente sugli usi civici (regio decreto 1766/1927) e perseguire un interesse economico che avrebbe, di fatto, modificato la destinazione dei terreni: da uso agricolo a uso industriale. Invocano misure cautelari urgenti e chiamano in giudizio persino i proprietari dei fondi che invece hanno alienato quota parte dei propri beni. Venti di discordia in una guerra tra ultimi. Dove il più forte è arbitro del conflitto.
Ma andiamo con ordine. Nel marzo 2011 la società Winderg srl avvia istanza di Valutazione di impatto ambientale per un impianto eolico di potenza complessiva pari a 60 megawatt elettrici. Da realizzare interamente nel comune di Lavello, con opere accessorie ricadenti tra i comuni di Melfi e Venosa. Ben 30 torri eoliche dalla potenza nominale di 2 megawatt elettrici, con cavidotti interrati collegati ai centri di connessione elettrica. La macchina burocratica viene avviata. Dopo una serie di Conferenze di servizi, la Winderg srl rimodula il progetto sulla base delle osservazioni depositate dagli organi competenti. Ora oggetto di valutazione è un progetto che vede ridotto il numero degli aerogeneratori da 30 a 15, variata la potenza nominale di ciascuno da 2,00 megawatt elettrici a 2,30 megawatt elettrici, così come la loro ubicazione. Il Comitato tecnico regionale, nel corso della seduta del 23 maggio 2013, esprime parere favorevole con prescrizioni. A marzo del 2014 la Winderg srl chiede un’ulteriore modifica impiantistica. Oggetto dell’autorizzazione unica regionale stavolta è un parco eolico da 28 megawatt elettrici, composto di 14 pale – di marca Vestas V110 – dalla potenza di 2 megawatt elettrici ciascuna. Con opere connesse che interessano i comuni di Rapolla, Melfi e Venosa.
Non si può fare a meno di notare che nei tre anni decorsi dalla presentazione dell’istanza di Valutazione d’impatto ambientale il progetto è stato modificato tre volte. Ma l’Ufficio di compatibilità ambientale della Regione Basilicata ritiene che “ le modifiche si configurano come variante non sostanziale al progetto già valutato e non comportano la riapertura del procedimento di valutazione d’impatto ambientale già espletato”. Eppure, nel frattempo, la portata nominale dell’intero parco eolico è stata ridotta a meno della metà.
L’ultima Conferenza dei servizi, quella propedeutica al rilascio dell’autorizzazione unica, si svolge il 9 aprile. “Il Finocchiaro” si farà. Il giudizio di compatibilità ambientale espresso dalla Regione Basilicata con delibera di giunta n.608 del 22 maggio 2014 è solo un orpello a una scelta già fatta. Che viene effettivamente razionalizzata il 12 giugno 2014, data in cui l’autorizzazione unica diviene esigibile (determina dirigenziale n.150C). Con l’unica differenza che a realizzare il parco eolico in questione non è più la Winderg srl, ovvero la proponente iniziale. Al suo posto, agli inizi di maggio, subentra la società Tivano srl. Un’ulteriore modifica che passa sotto traccia, come le altre. Cosa è accaduto? Nel tempo intercorso tra l’ultima Conferenza dei servizi e il rilascio definitivo dell’autorizzazione unica, Winderg srl cede parte delle proprie proprietà o quote d’azienda a Tivano srl. Compresa la titolarità del costruendo parco eolico.
La new entry ha il dovere di dare inizio ai lavori di costruzione dell’impianto entro un anno e di ultimarli entro tre anni decorrenti dalla notifica della determina dirigenziale n.533 del 2014. Lavori che si sarebbero dovuti concludere, quindi, entro e non oltre il 16 giugno 2017, pena la decadenza dell’autorizzazione. Ma le cose non vanno esattamente così. Il progetto in questione non rientra nel contingente di potenza assegnatario degli incentivi previsti per la realizzazione di impianti eolici on-shore. Il Gse non paga per l’intero parco eolico ma solo per la sua metà. Tivano srl, in sostanza, ha i fondi necessari per installare solo 7 dei 14 aerogeneratori autorizzati. Nel maggio 2015 la società chiede una proroga di dodici mesi. Negata dall’Ufficio tecnico regionale nel settembre dello stesso anno (determina dirigenziale 150 AC). La situazione si fa difficile. Tivano srl rischia di perdere gli investimenti iniziali, l’autorizzazione unica per costruire l’intero parco eolico e, persino, la faccia. Una risoluzione è necessaria. Il 28 dicembre 2015 la società conferma di voler mantenere la titolarità del progetto. Ma solo per la quota parte dell’impianto aggiudicataria della tariffa incentivante all’asta del Gse. Le restanti 7 pale saranno realizzate da una nuova società, la San Mauro srl. Come? Con il placet della Giunta regionale lucana la Tivano srl voltura il provvedimento di compatibilità ambientale alla San Mauro srl. Quest’ultima viene autorizzata a realizzare la costola mancante dell’originario parco eolico “Il Finocchiaro”. Che da questo momento in poi viene denominata impianto “Le Coste”. In tal modo la San Mauro srl può tentare di accedere all’asta successiva del Gse. E la Tivano srl ha le mani libere per iniziare a installare le 7 pale che il Gse, nel frattempo, paga già. L’escamotage è riuscito. Le società si rimpallano la titolarità del parco eolico, la Regione acconsente, il Comune sta a guardare.

Pale eoliche nel Vulture, Basilicata

LA CHIAMAVANO TRINITÀ
Ma chi sono queste società? Hanno a disposizione un capitale tale da poter sostenere le spese necessarie alla realizzazione di un impianto eolico? E come sono collegate tra loro?
La Winderg srl è una società che opera nell’ambito della progettazione, sviluppo e gestione di impianti di energia rinnovabile. Vanta un capitale sociale di 100 mila euro. Il 70 per cento delle quote societarie è detenuto dal gruppo Giambelli spa. Il restante 30 per cento è ripartito tra gli altrettanti tre soci e, contestualmente, membri del cda. L’amministratore delegato Michele Giambelli, Gianfranco Delli Guanti e Luca Mariani. Nel 2014, la società – attiva dal 2005 – trasferisce parte dei propri godimenti a Tivano srl e Breva srl. Ivi compreso, per quanto attiene alla prima società, la titolarità del parco eolico “Il Finocchiaro”.
Tivano è una società a responsabilità limitata il cui oggetto sociale attiene allo studio, realizzazione, costruzione e gestione di impianti industriali e opere infrastrutturali di qualsiasi natura con particolare riferimento agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Partecipata da Winderg srl al 25 per cento e dal gruppo Edp Renewables Italia Holding srl per il restante 75 per cento, ha un capitale sociale di 100 mila euro. Presidente del cda è Emilio Rafael Garcia Conde Noriega. I restanti membri sono l’amministratore delegato Gianluca Veneroni e i due consiglieri Michele Giambelli e Spyridon Martinis. Nel 2015 Tivano srl avalla un progetto di scissione mediante costituzione di nuova società che porta alla nascita della Tivano 2 srl. Dal secondo progetto di scissione societaria, presentato il 4 dicembre 2015, nasce la San Mauro srl.
Non può stupire, dunque, che il cda di San Mauro srl sia esattamente identico a quello di Tivano srl. Con Michele Giambelli che, di fatto, è il filo conduttore che unisce indissolubilmente le tre differenti realtà societarie. San Mauro srl detiene, a differenza delle altre due, un capitale sociale di 70 mila euro. Con i quali in parte dovrebbe far fronte alle spese per la realizzazione dell’impianto eolico “Le Coste”, di cui ora risulta proprietaria. I lavori – che si sarebbero dovuti concludere non oltre la data del 16 giugno 2017 – non sono mai stati avviati. Non per questo è venuta meno l’autorizzazione unica. Ed è vero che la titolarità del progetto passa da un ramo societario all’altro. Ma è vero pure che all’ultima Conferenza dei servizi, quella del 9 aprile 2014, è presente l’intero cda di Winderg srl. Nulla, nella sostanza, è cambiato. E la continuità, nel falso cambiamento, è sintomatica di una serie di operazioni aziendali messe a punto per garantire l’agibilità economica di un progetto che, altrimenti, sarebbe potuto rimanere solo sulla carta.

THE DARK SIDE OF THE MOON
L’intero iter procedurale che porta al giudizio di compatibilità ambientale per il parco eolico “Il Finocchiaro” sembra caratterizzato dall’ineluttabilità. Quasi come se gli enti deputati a operare responsabilmente una scelta di fattibilità avessero già deciso. Ben prima delle autorizzazioni necessarie. Con una serie di vizi procedurali e di leggerezze marcate. Non è un caso che il 7 aprile 2014 – due giorni prima della Conferenza dei servizi conclusiva, e a più di un mese di distanza dalla relativa determina dirigenziale recante il rilascio dell’autorizzazione unica – il Comune di Lavello si sia affrettato a sottoscrivere un Protocollo d’intesa con la società Winderg srl (delibera di giunta n.41). Si tratta della definizione di un progetto di sviluppo locale da realizzare mediante proventi derivati direttamente dall’energia pulita. L’amministrazione si impegna persino a condividerne i benefici con i Comuni di Venosa, Rapolla e Melfi – i cui territori sono interessati solo dal cavidotto interrato – in misura tuttavia non superiore al 3 per cento del valore del progetto di sviluppo locale stesso. A Protocollo sottoscritto l’autorizzazione a realizzare il parco eolico è pura formalità. E poco importa se il Protocollo d’intesa è stato sottoscritto con Winderg srl e non, piuttosto, con la Tivano srl, già subentrata nella titolarità della concessione. Del resto, come in un sistema di scatole cinesi, ciascuna di queste società è esatta proiezione – o riproduzione – dell’altra.

PROCEDIMENTI E IRREGOLARITÀ
Quello che accade nel corso della Conferenza dei servizi del 13 settembre 2013 è emblematico. Quando cioè vengono ratificati all’ingegnere Giuseppe Bianchini, responsabile del procedimento di autorizzazione unica per l’Ufficio energia regionale, i pareri contrari delle due Soprintendenze invitate a partecipare. Pareri che la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici – organo preposto alle due Soprintendenze che esprime parere vincolante – di fatto accoglie.
“Ed è qui che avviene un fatto strano”, ci spiega l’avvocato Domenico Pompeo Fortarezza, autore materiale dei ricorsi tuttora pendenti. “Il delegato della Direzione regionale, il dottor Lucio Cappiello, rivolgendosi all’ingegnere Bianchini dice: “Possiamo aggiornarci”. Anziché limitarsi a esercitare il proprio mandato confermando semplicemente il parere negativo dell’organo che era chiamato a rappresentare, il delegato va al di là rinviando a un incontro successivo. Un eccesso di potere. Riportato integralmente nel verbale della Conferenza dei servizi del 2013. In presenza di un parere contrario della Direzione regionale, si sarebbe dovuto applicare l’articolo 14 quater della legge 241/90. La Regione Basilicata in sostanza, non avendo più la facoltà di istruire la pratica, avrebbe dovuto trasferire gli atti a livello ministeriale. E non è accaduto. Come se ciò non bastasse, manca il parere definitivo della Direzione regionale. Che è un fatto gravissimo. Perché mentre i pareri espressi dalle due Soprintendenze sono endoprocedimentali, dunque inerenti alla corretta prosecuzione del procedimento stesso, quello della Direzione regionale è vincolante. E non può essere omesso. La Regione Basilicata ha dovere di controllo e di verifica. Non è mero ente di ratifica”.
Ma c’è di più. Gran parte dei terreni afferenti al parco eolico “Il Finocchiaro” sono gravati da uso civico. Intere particelle catastali, destinate all’uso collettivo, che sono state nel corso del tempo occupate da privati. I quali non sarebbero in condizione di alienarle senza avviare la cosiddetta “legittimazione” dei terreni gravati da uso civico. È un meccanismo contorto. Sulla base del quale gli attuali proprietari, definiti occupatori, prima di procedere alla vendita devono legittimare le particelle di propria pertinenza. In caso contrario, non possono vendere. Né subire espropri.
“Siamo nella previsione dell’articolo 9 della legge 1766/27”, dice l’avvocato Fortarezza. “I terreni gravati da uso civico possono essere legittimati, su istanza degli occupatori, se concorrono tre condizioni: l’occupatore deve aver apportato migliorie sostanziali e permanenti, occupa i terreni da almeno 10 anni e la zona occupata non interrompe la continuità agricola dei terreni”.
Proviamo a semplificare. Il privato che intende procedere alla legittimazione dei terreni gravati da uso civico chiede a un tecnico demaniale di verificare se ne sussistono le condizioni. Dopo la consulenza tecnica è abilitato a inoltrare formale richiesta di legittimazione al Comune. Quest’ultimo ha il compito di individuare, in via preliminare, una somma che il privato dovrà versare per eliminare il vincolo che grava sulla proprietà dei suoli. Una volta espletato questo passaggio, il deliberato comunale passa alla Regione che può legittimare riservandosi tuttavia la facoltà di rivedere la somma che il privato dovrà versare.
È quel che è accaduto a Lavello. Con qualche sostanziale differenza. Perché nel cuore del Vulture-Melfese non si poteva rischiare che qualcosa andasse storto.
La Winderg srl prima, la Tivano srl e la San Mauro srl poi, avviano una trattativa privata coi proprietari dei suoli su cui dovrà sorgere il parco eolico. In sostanza, chiedono ai privati una delega che consenta loro di avviare le pratiche per la legittimazione al Comune. E per l’esproprio, garantiscono un canone di circa 8 mila euro all’anno. Quasi tutti accettano. Ma il prezzo per la legittimazione sale. “All’atto della legittimazione, la Regione Basilicata ha ritenuto che al capitale di alienazione stabilito precedentemente dal Comune di Lavello andasse sommato il capitale per ogni singola area occupata dall’aerogeneratore e dalla piazzola”, spiega Fortarezza. “Parliamo di oltre 4 mila euro in più rispetto al prezzo individuato dal Comune.”

Pale eoliche nel Vulture, Basilicata

OLTRE IL DANNO LA BEFFA
Le procedure per la legittimazione dei terreni erano state già avviate, in tutta velocità, nel corso del 2014. Al punto tale che il responsabile del procedimento funzionale al rilascio dell’autorizzazione unica, l’ingegnere Bianchini, nel corso dell’ultima Conferenza dei servizi sostiene che non esistono più vincoli alla palificazione. “La Giunta regionale – si legge nel verbale della Conferenza dei servizi – con proprie deliberazioni n.321, 322,323,324,325, 326 e 327 del 13 marzo 2014, ha accolto le richieste in tal senso pervenute dal Comune di Lavello per la legittimazione di alcuni terreni gravati da uso civico, autorizzando lo stesso Comune ad alienarli, nelle forme e nei modi previsti dalle normative vigenti, con il rispetto delle condizioni stabilite dalle citate deliberazioni.”
Quali sono queste condizioni? Il sovrapprezzo di 4000 euro più le dieci annualità di interessi considerate. All’inizio i sei privati interessati alla legittimazione avrebbero dovuto versare, pro capite, una somma oscillante tra i 6 mila e i 13 mila euro. Grazie all’intervento regionale, si è passati da una cifra minima di 10 mila euro a una massima di 17 mila euro. Nulla rispetto agli 8 mila euro promessi dalle società a titolo di compensazione. Una beffa bella e buona.
Il Comune di Lavello delibera in via definitiva sulla legittimazione solo nell’ottobre 2016 (delibera di consiglio comunale n.44). Quel che si evince dal deliberato è che occorre rideterminare il capitale di alienazione dei terreni “tenendo conto del nuovo valore venale dell’area in considerazione della mutata destinazione della stessa”. In pratica la destinazione d’uso dei terreni viene implicitamente modificata. E non potrebbe essere altrimenti. Del resto, non si può far passare una torre eolica come uno strumento agricolo. “In sostanza è stato calcolato un capitale di alienazione aggiuntivo sulla base del fatto che la porzione di suolo in cui la pala ricade va considerata come zona industriale e non agricola” sostiene l’avvocato Fortarezza “al punto da applicare il sovrapprezzo di 4 mila euro. Ma modificando la destinazione d’uso dei terreni da agricola a industriale viene meno uno dei presupposti stessi della legittimazione. La garanzia della continuità agraria dei terreni sancita dalla legge del 1927. Hanno raggirato la normativa lasciando il compito di contattare i privati all’iniziativa delle società.” A ben vedere, il Comune di Lavello avrebbe potuto inoltrare istanza di legittimazione alla Regione di propria iniziativa. Senza cioè aspettare che fossero le società a fare pressing sui privati. Ma per poter fare questo, l’amministrazione avrebbe dovuto avviare trattative private con ogni singolo proprietario particellare. Il che avrebbe richiesto tempo e, inevitabilmente, risorse economiche. “È chiaro che la trattativa coi privati non era la soluzione economicamente più vantaggiosa per l’amministrazione”, arringa Fortarezza “Senza contare che la procedura difetta anche per mancanza di evidenza pubblica. Il Comune, prima di procedere all’individuazione di Tivano srl piuttosto che di San Mauro srl quali beneficiari finali di tali alienazioni, avrebbe dovuto indire una gara a evidenza pubblica. Ovviamente, questo non è accaduto. E se si pensa che dalla realizzazione complessiva dell’impianto, con tutte le 14 pale, l’amministrazione otterrà circa 200mila euro a titolo di compensazione, non c’è nulla di cui meravigliarsi”.
Dulcis in fundo, la Regione Basilicata sostiene di non aver modificato la destinazione d’uso delle particelle in questione. E sulle critiche mosse da alcuni cittadini rispetto al plausibile deprezzamento dei terreni, dei fabbricati e delle aziende agricole ubicati in prossimità del parco eolico, fa spallucce e risponde ricordando il dettato dell’articolo 12 del decreto legislativo n.387/2003.
“Giacché la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile è da considerarsi opera di pubblica utilità, indifferibile e urgente, anche qualora fosse dimostrato il deprezzamento dei terreni paventato dai cittadini, lo sfruttamento di tali fonti di produzione di energia è da considerarsi prevalente”. Poi c’è la Tivano srl, che il 5 aprile 2017 comunica di non avere alcun accordo in corso con i proprietari dei terreni su cui insistono gli aerogeneratori. E che le precedenti scritture private sono di fatto scadute. Le indennità spettanti saranno quindi determinate in base al piano particellare d’esproprio. Con tanti cari saluti alle promesse di legittimazione e, forse, agli 8 mila euro di canone annuo.

UNA STORIA DENTRO LA STORIA
La masseria di Mario Di Ciommo sorge in prossimità del parco eolico. È semplice, essenziale e senza pretese. Rimanda al senso primario del compito che deve svolgere. Sede di un allevamento di cavalli, ostello per gatti randagi, regno incontrastato dei cani e degli attrezzi da lavoro. Il signor Di Ciommo è stato l’unico a non legittimare i terreni. Il primo ad avviare il ricorso al Commissario per la liquidazione degli usi civici per la Basilicata. Quello che, grazie all’ausilio dell’avvocato Fortarezza, ha messo su l’opposizione formale alla società proponente, al Comune di Lavello e persino alla Regione Basilicata. I vincoli afferenti ai terreni di sua proprietà non sono stati rimossi. Per legittimare quei terreni Di Ciommo avrebbe dovuto sborsare una somma pari a 17 mila euro. Nonostante ciò ha subito un esproprio. Con una delle torri eoliche del parco “Il Finocchiaro” che materialmente occupa la superficie destinata a una servitù di sorvolo dei terreni di sua pertinenza. “La prossima udienza è fissata per il 19 settembre prossimo – afferma Di Ciommo – e in quell’occasione saranno fissati i termini per presentare le memorie difensive e si dovrà stabilire se il Commissario per la liquidazione degli usi civici è competente o meno ad accogliere il ricorso che abbiamo presentato. L’impressione non è molto positiva. Il Commissario riteneva di non essere competente per la materia. Accogliendo, in parte, le eccezioni sollevate da Comune, Regione e società. Che sostengono, congiuntamente, che l’unico organo competente per la materia è la Regione Basilicata. Speriamo non sia così. Speriamo di ottenere, col tempo, un po’ di giustizia”.
Intanto le sette pale eoliche di proprietà della società Tivano srl sono già state realizzate. Le altrettante sette torri afferenti al nuovo parco eolico denominato “Le Coste” – nella titolarità di San Mauro srl – benché non ancora realizzate, sono oggetto di un ricorso presentato al Tar dall’avvocato Fortarezza. Tra le motivazioni oggetto del ricorso emergono le medesime criticità sollevate rispetto all’impianto già attivo. Quel che oggi si sa è che la società Tivano srl avrebbe richiesto una modifica non sostanziale del parco eolico “Il Finocchiaro”. Con una nota che, in pieno spregio delle normative sulla trasparenza del procedimento amministrativo, non è stata pubblicata per intero sul portale regionale, ma solo in un suo stralcio. Ed è quanto meno sorprendente che la società richieda di apportare ancora modifiche a una porzione di progetto già di fatto installata.
Vanno fatte, poi, altre considerazioni. Con la delibera di giunta n.284 del 4 aprile 2017 la Regione Basilicata ha approvato le linee guida per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Non è il primo tentativo di disciplinare la materia. Già nel 2015 la giunta aveva approvato uno strumento simile – delibera di giunta n.903 del 7 luglio 2015 – che tanto aveva fatto discutere associazioni e comitati di cittadini. Si tratta, di fatto, di un tentativo di razionalizzare la disciplina autorizzativa promuovendo, al contempo, la riduzione dei consumi di energia e lo sviluppo delle rinnovabili. A tutto vantaggio delle aziende e multinazionali di settore. All’articolo 9 si fa riferimento alle cosiddette varianti non sostanziali ai parchi eolici. Suggerendo che anche quando varia la tipologia degli aerogeneratori o la potenzia nominale di ciascuno, la modifica non comporta un riavvio della Valutazione d’impatto ambientale. O all’articolo 10 si stabilisce che la vigilanza su irregolarità edilizie o urbanistiche spetta al Comune che ospita l’impianto, che dovrebbe persino svolgere una verifica di conformità al progetto.
Nel caso di Lavello tutto ciò si è tradotto in un silenzio assenso. Con alcune delle torri eoliche che non rispettano le distanze minime dall’abitato o dai fabbricati, in palese violazione delle normative urbanistiche sulla materia. “Una delle pale si trova a meno di un chilometro e mezzo dal centro abitato. Nonostante quel che viene riportato dal progetto esecutivo. Credo ci siano tutti gli estremi per pensare di fare ricorso anche al tribunale ordinario”, aggiunge l’avvocato Fortarezza.

Pale eoliche nel Vulture, Basilicata

TRA PROMESSE E DOMANDE INEVASE
Questo caso è intriso di promesse: dal ritorno d’immagine per il fatto di produrre energia rinnovabile all’auto-sostentamento energetico; dall’incremento dell’occupazione locale alla sistemazione e valorizzazione di un’area a vocazione agricola. Ma anche di domande inevase. La polizza fideiussoria versata inizialmente da Winderg srl – quale garanzia economica per la dismissione dell’impianto eolico – non basta a coprire l’intera cifra. Chi pagherà se la società – o tutte le società – dovesse cessare la propria attività prima della dismissione? Chi si occuperà del ripristino dello stato dei luoghi? Le scritture private con i proprietari dei fondi saranno rispettate? E perché, se la società San Mauro srl non ha dato inizio ai lavori di realizzazione dell’impianto eolico “Le Coste”, l’autorizzazione unica non è ancora decaduta?
C’è poi una sola certezza: si fa presto a parlare di “energie pulite”. È il sistema delle rinnovabili nel Mezzogiorno a essere, nella maggior parte dei casi, “sporco”. Piegato ai concetti della speculazione energetica e dell’economicamente più vantaggioso, è la patente per fare qualsiasi cosa. Il passe-partout per marchiare, inesorabilmente, il volto di un intero territorio.

Giornalista, caporedattrice del periodico Terre di frontiera. Specializzata in tematiche ambientali. Crede nel cambiamento e nella possibilità di ciascuno di contribuirvi.

2 Comments

  1. Non ho capito se e come il Commissario per la liquidazione degli usi civici è stato investito della questione e qual è stato il risultato.

    • Sì, è stato investito della questione è lo scorso 19 settembre si è svolta la prima udienza. Tuttavia il Commissario si è riservato di stabilire se è competente o meno a decidere sulla questione – la società Tivano srl sostiene di no – e ha fissato i termini per depositare le memorie difensive. A giorni dovremmo saperne di più. Spero di essere stata esaustiva.

Lascia un commento

Your email address will not be published.