Periodico indipendente su Ambiente, Sud e Mediterraneo / Fondato il 23 dicembre 2015
Home2017Novembre

Novembre 2017

Inps: “Restituite gli indennizzi ricevuti”. È questa, in sintesi, la richiesta recapitata agli operai della ex Società vastese oli alimentari (Svoa), storica fabbrica di Punta Penna, a Vasto, chiusa nel 1993 dopo il fallimento dell’azienda. Per decenni gli operai hanno lavorato in un fabbricato e con macchinari industriali dove l’amianto era quasi l’unico materiale presente. Il racconto della vicenda giudiziaria e risarcitoria.

Lo scorso 8 settembre un’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Taranto, coordinata dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Lecce, ha portato al sequestro, con parziale facoltà d’uso, della centrale a carbone Enel di Cerano, della Cementir e dei parchi loppa d’altoforno dell’Ilva di Taranto. Nell’operazione – denominata “Araba Fenice” – 34 persone sono finite nel registro degli indagati. Traffico illecito di rifiuti, attività di gestione rifiuti non autorizzata ed ingiusto profitto: queste le accuse ipotizzate alla base di un sistema che con le ceneri e gli scarti contaminati avrebbe prodotto cemento. “Araba Fenice” non è solo contraffazione e declassificazione di scorie pericolose ma, soprattutto, l’impronta indelebile ed inquinante dell’industria pesante sul territorio. Le cui origini vanno ricercate altrove.