Periodico indipendente su Ambiente, Sud e Mediterraneo / Fondato il 23 dicembre 2015
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Dicembre 2017

L’esplosione di un terminale di distribuzione gas lungo il percorso del Trans Austria Gasleitung, avvenuta a Baumgarten an der March, in Austria, ha provocato la reazione del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che insiste sulla necessità di sottoporre ad istruttoria sui rischi di incidente rilevante il gasdotto Tap, che dall’Azerbaijan arriverà sulle coste pugliesi. L’approdo finale, scelto come unica opzione, è Melendugno, tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, in provincia di Lecce. Contrari al progetto sono i comitati locali e alcuni comuni limitrofi.

Il Consiglio dei ministri dà il via libera definitivo al progetto Tempa Rossa nella città pugliese. È l’ultimo tassello di un puzzle – considerato strategico per l’Italia – che prevede l’adeguamento e la realizzazione di vecchie e nuove infrastrutture nell’area portuale tarantina, destinate a stoccare (prima) ed esportare (dopo) il greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa di Corleto Perticara, in Basilicata.

Dall’Abruzzo alla Calabria, attraversando Molise, Campania, Basilicata e Puglia. L’Appennino meridionale è storicamente il centro nevralgico della ricerca e coltivazione di idrocarburi nell’Italia del Sud. Una sottile “linea nera” che unisce materialmente territori e interessi energetici. Mentre la nuova Strategia energetica nazionale (Sen), varata dal governo Gentiloni lo scorso 10 novembre, sembrerebbe direzionata almeno sulla carta verso un cambio di passo in chiave green, le risorse – o presunte tali – del centro-sud continuano a far gola alle compagnie petrolifere, consapevoli che il cuore della Sen batte anche al ritmo del prezzo del petrolio al barile. Vi raccontiamo come un permesso di ricerca, in una piccola provincia campana, possa assurgere a case-study rappresentativo di un intero sistema: distorto, schizofrenico e dissociato.