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Luglio 2018

«Portarci il corpo.» L’espressione e l’intenzione che, recentemente, lo scrittore Sandro Veronesi ha lanciato sul tema delle migrazioni e degli arrivi dal Mediterraneo, ripropone un tema più generale. Quello dell’importanza, riguardo a ciò che accade in un territorio, per capirne determinati fenomeni e fatti, di essere lì, viverci, o portarci se stessi. È con questo atteggiamento, pur conoscendo la questione nel merito e avendola affrontata in incontri pubblici, ma sempre a distanza e mai con chi ci abita, che ho deciso di “portare il mio corpo” lungo il percorso del gasdotto Rete Adriatica della Snam, nelle Marche e in Umbria, che dal Salento – dopo aver attraversato dieci regioni per 687 chilometri, arriverà al Nord. Un breve viaggio lungo il tubo, all’interno di parte dei 167 chilometri del tratto Sulmona-Foligno: da Serravalle di Chienti nelle Marche – lungo l’Appennino – fino a Cascia in Umbria.

Il giudice per le indagini preliminari di Potenza, su richiesta della Procura del capoluogo lucano – che ha coordinato le indagini del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri – ha posto sotto sequestro l’inceneritore Fenice di Melfi. A monte della decisione degli inquirenti la mancata bonifica del sito inquinato che ha provocato «la diffusione di inquinanti all’esterno» e la «compromissione delle acque potabili con grave pericolo per la salute pubblica.»

A seguito dell’invito dello scorso 11 luglio a venire a Taranto rivolto ai ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, della Salute, Giulia Grillo, dell’Ambiente, Sergio Costa e del Sud, Barbara Lezzi – a fronte delle criticità ampiamente argomentate durante la conferenza stampa del 12 luglio – registriamo, nostro malgrado, il totale silenzio da parte dei dicasteri coinvolti. Il governo dimostri di non essere nemico della città, al pari dei predecessori.