Periodico indipendente su Ambiente, Sud e Mediterraneo / Fondato il 23 dicembre 2015
HomeSearch

Results for: tempa rossa taranto

Il Consiglio dei ministri dà il via libera definitivo al progetto Tempa Rossa nella città pugliese. È l’ultimo tassello di un puzzle – considerato strategico per l’Italia – che prevede l’adeguamento e la realizzazione di vecchie e nuove infrastrutture nell’area portuale tarantina, destinate a stoccare (prima) ed esportare (dopo) il greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa di Corleto Perticara, in Basilicata.

Oltre le questioni energetiche che riguardano i giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo e in Libia, il progetto Tempa Rossa, in Basilicata e a Taranto, rischia di alimentare ulteriormente la crisi diplomatica con la Francia. Di recente la Regione Basilicata, dopo le autorizzazioni del 2011, si è opposta alla messa in produzione del Centro olio Total di Corleto Perticara, già realizzato, e alla perforazione del nuovo pozzo petrolifero “Gorgoglione 3”. Intanto il ministero dell’Ambiente sospende la Valutazione d’impatto ambientale. Incerta è, inoltre, la questione dell’autorizzazione al trattamento del greggio estratto in Basilicata nella raffineria Eni di Taranto, e il suo trasporto mediante l’oleodotto Eni che collega Viggiano alla Città dei due mari.

Il progetto Tempa Rossa a Taranto si farà. La presidenza del Consiglio dei ministri ha concluso l’istruttoria per l’autorizzazione al progetto, superando – secondo quanto previsto dalla legge – il diniego espresso dalla Regione Puglia. E come spesso accade, quando l’accanimento politico è a senso unico, si assiste ad annunci di colpi di mano governativi e alle dichiarazioni di esperti pronti a dare una chiave di lettura di parte su quanto accaduto, puntando il dito contro il governo. La verità, però, sta nel mezzo e le responsabilità emergono solo da una lettura attenta degli eventi.

Esito negativo per la pronuncia di compatibilità ambientale relativa all’implementazione di un sistema logistico per la ricezione, stoccaggio ed esportazione di greggio presso il sito della ex raffineria di Roma. Il progetto, però, dovrà essere sottoposto a Valutazione d’impatto ambientale. Ancora in ballo tutte le autorizzazioni per poter spedire il petrolio lucano estratto da Total a Roma e a Taranto.  

L’ipotesi raddoppio dell’inceneritore di Massafra rappresenta una nuova minaccia per il territorio e le comunità. La Valutazione di danno sanitario redatta da Arpa Puglia, Aress Puglia e Asl di Taranto ha evidenziato che “per i tumori maligni si osserva un dato in aumento nel Sin (Taranto-Statte-Massafra, ndr) e nell’area a rischio nell’ultimo periodo, con tassi che raggiungono valori superiori al dato regionale”. Lo studio ha preso in considerazione lo scenario emissivo di Ilva, Eni, Cisa, Appia Energy, Taranto Energia, Italcave, Vergine, Cementir e Hidrochemical. L’elemento epidemiologici più allarmante è quello che riguarda la fascia di età 0-14 anni.

Dall’Abruzzo alla Calabria, attraversando Molise, Campania, Basilicata e Puglia. L’Appennino meridionale è storicamente il centro nevralgico della ricerca e coltivazione di idrocarburi nell’Italia del Sud. Una sottile “linea nera” che unisce materialmente territori e interessi energetici. Mentre la nuova Strategia energetica nazionale (Sen), varata dal governo Gentiloni lo scorso 10 novembre, sembrerebbe direzionata almeno sulla carta verso un cambio di passo in chiave green, le risorse – o presunte tali – del centro-sud continuano a far gola alle compagnie petrolifere, consapevoli che il cuore della Sen batte anche al ritmo del prezzo del petrolio al barile. Vi raccontiamo come un permesso di ricerca, in una piccola provincia campana, possa assurgere a case-study rappresentativo di un intero sistema: distorto, schizofrenico e dissociato.