Acqua prelevata da un pozzo di abbeveraggio nei pressi di Tempa Rossa 1, dove si è registrata una strana moria di ovini.
Foto: Acqua prelevata da un pozzo di abbeveraggio nei pressi di “Tempa Rossa 1” // Giorgio Santoriello

Che acqua berremo quando Tempa Rossa entrerà in funzione?

in Racconti fossili di

Tra qualche settimana entrerà in funzione il secondo Centro olio della Basilicata: quello di Tempa Rossa nel comune di Corleto Perticara. A gestirlo è la francese Total.

Il secondo grande Centro olio lucano della Total, dopo il primo dell’Eni a Viggiano, lavorerà il greggio di nuovi 50 barili estratti ogni giorno che comporteranno, come è ovvio, la produzione di una grande quantità di rifiuti, fra cui le acque di produzione, ossia acque estratte insieme con il greggio, fortemente inquinate sia chimicamente che radiologicamente.
Il sistema di smaltimento scelto da Total per queste acque è diverso da quello utilizzato da Eni al Cova di Viggiano, dove vengono reiniettate a pressione nel pozzo esausto “Costa Molina 2”, ubicato in agro di Montemurro. La compagnia francese ha previsto, nel suo progetto originario, di “depurare” queste acque – potenzialmente radioattive – in una vasca da 12 mila metri cubi, per poi sversarle nel torrente Sauro, un affluente del fiume Agri che si collega mediante la traversa del Sauro alla diga di Monte Cotugno, il nostro più grande invaso – capienza pari a 482 milioni di metri cubi di acqua – che fornisce acqua per uso potabile ed irriguo a Basilicata, Puglia e Calabria settentrionale.
È facile comprendere quale sia l’enorme rischio insito in questo sversamento: qualunque malfunzionamento o disguido oppure errore tecnico nell’effettuazione o nei controlli della “depurazione” da parte di Total, causerebbe un immane disastro ambientale, mettendo a rischio la salute e la vita dei milioni di cittadini serviti dalla diga.
Probabilmente è proprio tenendo conto dell’enormità del rischio che la Regione aveva imposto alla Total di fornire, entro il 2016, degli studi che individuassero soluzioni alternative nello smaltimento delle scorie.
Ad oggi, però, sembra che non ci siano notizie ufficiali circa l’effettiva redazione di studi di questo genere ed è per questo che il Coordinamento regionale No Triv di Basilicata, il Coordinamento regionale Acqua pubblica di Basilicata e l’Associazione Mediterraneo No Triv hanno chiesto al ministero dell’Ambiente, al ministero dello Sviluppo economico nonché all’amministrazione ed agli uffici regionali di fornire dati certi in merito alle modalità ad oggi previste per trattare e smaltire le acque di produzione di Tempa Rossa.
I cittadini hanno il diritto di essere informati su ciò che accade e di essere tutelati dalle istituzioni; sono già troppe le devastazioni operate sul territorio lucano perché possiamo continuare ad assistervi senza reagire.

(*) Coordinamento regionale No Triv Basilicata, Coordinamento regionale Acqua Pubblica di Basilicata, Associazione Mediterraneo No Triv

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