Difesa dell'ambiente e parchi
Foto: Ambiente // Wikipedia Commons

Ventitré associazioni lanciano l’Agenda ambientalista 2018

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A sette giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, ventitré associazioni mettono sul piatto cinquanta proposte e, con l’Agenda ambientalista 2018, chiedono alle forze politiche di dare risposte concrete su energia, rifiuti, bonifiche, mobilità, consumo di suolo, agricoltura, parchi e paesaggio.

L’ambiente non è un’etichetta da porre sui programmi elettorali. Fare scelte sostenibili nei processi produttivi e nei consumi, per aumentare l’efficacia e l’efficienza del sistema, contribuendo al nostro benessere e alla conservazione del nostro capitale naturale, dovrebbero essere argomenti al centro del dibattito pubblico per tutte le forze politiche e i movimenti che vogliono fare in modo che l’Italia, Paese del G7, esca definitivamente dalla crisi, con un nuovo modello economico, un nuovo patto basato sul connubio inscindibile tra la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo.
Ventitré associazioni di protezione ambientale riconosciute fanno arrivare, ad una settimana dal voto, la voce di milioni di cittadini che scelgono di prendersi cura dei beni comuni e del futuro del nostro Paese. Il 51,9 per cento degli italiani, infatti, è preoccupato per i cambiamenti climatici, secondo i dati Istat (Annuario 2017).
Già nel 2013 le associazioni interloquirono con tutte le maggiori forze politiche e i movimenti che si presentarono alle elezioni nazionali presentando un proprio documento di proposte. Come cinque anni fa, l’Agenda ambientalista 2018 per la riconversione ecologica del Paese è alla base della interlocuzione con le forze politiche – in questa settimana con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, e nei giorni scorsi con Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali, +Europa – e vuole costituire la base per un confronto con il futuro presidente del Consiglio incaricato in occasione degli incontri con i corpi intermedi per la formazione del Programma di governo. Per la prima volta, nel 2013, gli ambientalisti furono convocati a Palazzo Chigi.
L’Agenda ambientalista 2018 presenta cinquanta proposte per diciotto filoni tematici che in questi giorni sono stati messi all’attenzione delle forze e movimenti politici che si candidano al governo dell’Italia: energia e clima, trasporti e infrastrutture, valutazioni ambientali, consumo del suolo, difesa del suolo, usi civici, bonifiche, rifiuti, biodiversità ed aree protette, mare, montagna, beni culturali e paesaggistici, agricoltura, turismo e ambiente, ministero dell’Ambiente, andare oltre il Pil, diritti e delitti ambientali, informazione, educazione, formazione e partecipazione ambientale. L’importante iniziativa unitaria è promossa da Accademia Kronos, Aiig, Associazione ambiente e lavoro, Cts, Enpa, Fare Verde, Federazione Pro Natura, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Forum ambientalista, Greenpeace Italia, Gruppo di intervento giuridico onlus, Gruppi di ricerca ecologica, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, Sigea, Slow Food Italia, Tci, Vas e WWF.
E nella società civile maturano iniziative ben più dinamiche e avanzate della politica, ricordano gli ambientalisti: infatti, sono 355 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi che hanno investito nel periodo 2011-2016, o hanno previsto di farlo entro il 2017, in prodotti e tecnologie green (Rapporto Green Italia 2017).
Nell’Agenda gli impegni ineludibili per il nuovo governo per rispondere a quanto ci chiede l’Europa e il mondo:
1. La redazione del Piano nazionale clima e energia, che faccia conseguire l’Obiettivo 100 per cento rinnovabili al 2050, nel rispetto delle tutele ambientali paesaggistiche e culturali, e la definizione di una Roadmap di decarbonizzazione con la fuoriuscita dall’uso del carbone entro il 2025;
2. Il varo di Piano nazionale della mobilità, atteso dal 2001, per favorire la mobilità pulita (a cominciare dalla bicicletta e dalle auto elettriche) e ripensare le città, liberandole da congestione, dall’inquinamento e dalle emissioni di gas serra;
3. La definizione della nuova Strategia nazionale per la biodiversità, post 2020, nel pieno rispetto delle Direttive europee “Habitat” e “Uccelli” per conservare un patrimonio che non ha eguali in Europa (l’Italia ha il primato continentale per la varietà di specie e habitat), sottoposto a gravi fenomeni di bracconaggio e di speculazione nelle aree di pregio;
4. Sostenere in sede comunitaria la revisione radicale della Politica agricola comune, basata sui principi dell’agro-ecologia e del benessere animale, evitando, tra l’altro, l’uso dei pesticidi nelle aree protette e vicino ai corsi d’acqua, mantenendo il divieto assoluto di prodotti Ogm;
5. Dare piena attuazione alla Strategia marina per l’ambiente marino, derivante dalla Direttiva europea del 2008, come tutelare le aree interne con appositi provvedimenti mirati per le zone montane, nel rispetto della Convenzione internazionale delle Alpi e per il rilancio della Convenzione degli Appennini.
Molti gli interventi di sistema necessari alla sostenibilità delle scelte nel nostro Paese, tra gli altri: a) Puntare ad una legge efficace contro il consumo del suolo e la rigenerazione urbana, partendo dal disegno di legge discusso nella XVII legislatura, con le necessarie modifiche;
b) Completare il percorso avviato con l’introduzione, dopo 20 anni, nel Codice Penale degli ecoreati con l’aggiunta di nuovi “delitti ambientali” per la tutela della fauna protetta e l’individuazione di una modalità unica sul territorio nazionale per far confluire i proventi delle sanzioni contravvenzionali minori;
c) Convocare entro il 2020 la III Conferenza nazionale sulle aree protette per ridefinire e rilanciare il ruolo dei parchi nella tutela e valorizzazione del patrimonio naturale;
d) Completare la stagione dei nuovi Piani paesaggistici (sinora approvati da tre Regioni: Puglia, Sardegna e Toscana) e nel contempo intervenire su quelle disposizioni mirate ad aggirare la pianificazione urbanistica, l’autorizzazione paesaggistica delle Soprintendenze, i vincoli sugli immobili demaniali, oltre a quelle volte alla semplificazione delle procedure autorizzative della Conferenza dei servizi;
e) Realizzare una Carta nazionale delle terre civiche e un censimento dei demani civici illegittimamente occupati da soggetti senza titoli validi e/o destinate a utilizzi impropri;
f) Istituire un Fondo nazionale per le bonifiche dei siti inquinati orfani (senza più proprietario), sul modello del Superfund Usa;
g) Introdurre una cauzione sugli imballaggi monouso, per ridurre la produzione dei rifiuti, puntando nel contempo, come richiesto dall’Europa, su un programma nazionale di prevenzione, che vada ad incidere sui consumi per contenere gli sprechi.

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