Piattaforma petrolifera, Giornale della Vela
Foto: Piattaforma petrolifera // Giornale della Vela

Consiglio di Stato conferma air-gun nel Golfo di Taranto

in Racconti fossili di

Il Consiglio di Stato conferma l’air-gun nel Golfo di Taranto, un’indagine sismica 3D su un settore di mare da 748,7 chilometri quadrati autorizzata dal governo Renzi nell’ambito del permesso di ricerca D79. Il Consiglio di Stato, dopo il Tar Lazio, ha anche bocciato altri ricorsi di Regioni e Comuni che si affacciano sempre sul Golfo di Taranto e sull’Adriatico, relativamente ad altri 8 permessi di ricerca.

Il permesso di ricerca D79 è stato uno dei primi ad essere oggetto di istanza di attribuzione, nel Golfo di Taranto, da parte della società Enel Longanesi. Permesso di ricerca poi ceduto alla Aleanna Resources, una società a responsabilità limitata con sede a Roma e a Matera. La stessa Enel Longanesi era uscita dal settore della produzione di gas e dalla ricerca petrolifera in mare, ritenendo gli investimenti non convenienti.
Ricordiamo che nel 2016, proprio sul permesso di ricerca D79 – all’epoca in carico ad Enel Longanesi – la Regione Basilicata aveva perso il ricorso al Tar Lazio. Tra le motivazioni di rigetto, il non aver fornito (durante la giunta di Vito De Filippo) osservazioni al ministero dell’Ambiente sull’impatto ambientale del permesso stesso, così come invece avevano fatto Comuni, Comitati e Associazioni.
Ora potranno essere soddisfatti quelli di Confindustria Basilicata che vogliono più fonti fossili. Non sappiamo, invece, cosa ne pensa la Confindustria turismo e pesca, sempre se presente in Basilicata. Il governatore Marcello Pittella, Vito De Filippo e tutto il Partito Democratico lucano continueranno nella loro falsa opposizione alle trivelle in mare, mentre hanno aperto le porte sulla terraferma alle compagnie petrolifere?
La stessa Aleanna Resources ha altri permessi di ricerca in terraferma lucana. L’ex viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, dopo le autorizzazioni a cui ha partecipato con il governo Renzi, continuerà (anche con il suo nuovo partito) a pensare di trivellare il mar Jonio? Senza entrare nel merito della sentenza, ricordiamo che questo procedimento amministrativo avviato dal governo Renzi, dovrà tenere comunque conto – qualora si avviasse la ricerca petrolifera con l’air-gun – dell’impatto ambientale che in realtà potrebbe esserci sui delfini, sul corallo bianco, sulle biocenosi, sulla pesca e sugli ecosistemi del nostro mare. Su eventuali danni che le popolazioni, le attività economiche e le istituzioni locali potrebbero riservarsi di chiedere, al fine di tutelare il proprio patrimonio naturalistico e di interesse economico rilevante.
Più volte abbiamo chiesto al ministero dell’Ambiente di avviare, in altri permessi di ricerca, un punto ambientale zero o un bianco ambientale dei nostri mari, tenendo anche conto della presenza delle navi dei veleni nello Jonio e nei mari meridionali. L’annosa questione delle navi dei veleni – desecretata dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti – è stata oggetto di un nostro esposto alla Comunità europea.
L’area del Golfo di Taranto è invece interessata da un progetto di area Sic di alto mare già presentato in Regione Puglia dalla JDC, propedeutica alla creazione del Paradiso dei Cetacei che la stessa Ispra aveva guardato con interesse scientifico.
In attesa di un cambio di governo che protegga i nostri mari dalle trivellazioni petrolifere, il Consiglio di Stato ha confermato ben 8 permessi di ricerca delle società Northern Petroleum ltd e Petroleum Geo.

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