X COMMISSIONE
ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO

INDAGINE CONOSCITIVA
SULLO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE PETROLIFERE DELLA BASILICATA

Seduta di giovedì 9 luglio 1998

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La seduta comincia alle 15.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Audizione dei sindaci di Calvello, Corleto Perticara, Garaguso, Grumento Nova, Melfi e Viggiano.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sullo sfruttamento delle risorse petrolifere della Basilicata, l'audizione dei sindaci di Corleto Perticara, signora Rosaria Vicino; di Garaguso, professor Vito Antonio Lamaina; di Melfi, onorevole Nicola Pagliuca; di Viggiano, signor Vittorio Prinzi e il signor Antonio Prezioso, consigliere comunale di Calvello. È assente il signor Rago, sindaco del comune di Grumento Nova.
L'estrazione e l'utilizzo del petrolio sono di vitale importanza per la Basilicata e l'Italia, per questo la Camera dei deputati se ne occupa e per questo abbiamo voluto incontrare oltre al presidente della regione, professor Dinardo, anche i sindaci dei comuni interessati.
Do la parola all'onorevole Pagliuca, in qualità di sindaco di Melfi.

NICOLA PAGLIUCA, Sindaco del comune di Melfi. Signor presidente, vorrei specificare che il comune di Melfi non rientra nel bacino individuato per lo sfruttamento delle risorse petrolifere e, quindi, il mio contributo riguarderà gli effetti dell'attività estrattiva che stravolge la realtà territoriale. Qualche anno fa a Melfi si è insediata la FIAT le cui ricadute non dovevano interessare un'area ristretta, ma l'intera regione proprio perché è stata identificata nell'industrializzazione legata al colosso FIAT una possibilità di sviluppo della Basilicata. In questo senso il territorio è stato interessato da uno stravolgimento, perché è passato da una vocazione agricola ad una industriale; lo stesso può valere anche per il petrolio che, pur essendo una peculiarità della regione Basilicata, attualmente incide su un'area fortemente caratterizzata dalla disoccupazione, per la quale in passato non è stato possibile attivare un adeguato processo di sviluppo dato che le strategie di sviluppo elaborate sono state orientate alla creazione del parco naturale quale strumento di rilancio economico. Certo, il petrolio può indurre una inversione di tendenza ma dato che incide sulla programmazione precedente vi è la necessità di conciliare queste due esigenze.
Oggi abbiamo dinnanzi a noi il problema delle dimensioni della Basilicata. La nostra è una delle regioni più piccole d'Italia, specie sotto il profilo demografico, tanto che in passato si è ipotizzato il suo smembramento ed il successivo accorpamento in una macroregione e con l'ausilio di un'analisi compiuta dalla Fondazione Agnelli si è misurata la possibilità di una regione piccola, qual è la Basilicata, di resistere alle spinte federaliste in atto, anche dal punto di vista economico. I risultati raggiunti nell'ultimo periodo debbono indurci ad una rivisitazione del ragionamento, perché la capacità di attrazione e di spesa dei fondi comunitari, la presenza di risorse rilevanti come il petrolio e prima ancora l'acqua - peraltro scarsamente sfruttata -, alle quali si aggiungono la risorsa ambientale e l'industriale

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rappresentano fattori di resistenza della regione all'interno del panorama nazionale.
La regione Basilicata ha 640 mila abitanti, sparsi su un territorio vasto, suddivisi in 131 comuni, una realtà polverizzata tipica di una regione che insiste prevalentemente sull'Appennino lucano e, per alcuni tratti, è lambita dal mare Ionio e dal Tirreno.
Alla luce di queste nuove risorse la regione deve riposizionarsi e dimostrare una controtendenza, sempre che le nuove opportunità siano interpretate nel senso di comporre un quadro di insieme di cui la regione avverte la necessità.
Non ripercorrerò il dibattito sviluppatosi negli anni novanta all'atto dell'insediamento dello stabilimento FIAT a Melfi, ricorderò soltanto che dovendo scegliere se la ricaduta occupazionale dell'investimento FIAT dovesse interessare solo quel bacino territoriale o l'intera regione, si optò - a mio avviso correttamente - per la seconda ipotesi, arrivando ad ipotizzare spostamenti dell'utenza di un'ora o un'ora e mezzo. Questo significa in termini reali interessare quasi la metà della regione Basilicata, senza causare scompensi sul territorio. Purtroppo, ancora oggi, rileviamo che anche in quel territorio la disoccupazione, quale elemento per misurare la capacità dell'investimento di generare risorse, è pari o simile ai tassi di disoccupazione dell'intera regione.

PRESIDENTE. Come si spiega questo? Quante sono le persone occupate?

NICOLA PAGLIUCA, Sindaco del comune di Melfi. Quasi 10 mila persone. È stato tracciato un raggio di percorrenza per i lavoratori assorbiti in quell'area industriale e si è fatto in modo che l'intero beneficio occupazionale fosse spalmato sull'intero territorio. Di fatto a Melfi la disoccupazione è del 26 per cento ed il raggio di percorrenza è stato tracciato ad un'ora e un quarto. È chiaro che l'area sud della Basilicata non poteva oggettivamente rientrare nel raggio di percorrenza
Il concetto base è stato quello di estendere il più possibile il raggio di percorrenza in modo da interessare la maggior parte della regione ed è quanto si è ottenuto, spingendo al massimo la sua applicazione.
Vorrei osservare che intanto quella risorsa sul territorio specifico ha finito per generare un cambiamento, una inversione di tendenza, che oggi interessa, anche in termini culturali, il territorio. Vi è la necessità di riposizionare la vocazione agricola ed industriale del territorio. Si devono attivare una serie di processi che vanno dalla formazione all'adeguamento delle risorse, dalla crescita complessiva allo sviluppo che deve andare in una direzione anziché in un'altra. Oggi il petrolio, che è la risorsa propria di questo territorio, finisce per innescarsi in un contesto di sviluppo tracciato in maniera diversa da quella auspicata. Così come quel processo è stato visto in un'ottica regionale, così si è rafforzato il connotato locale; anche questo processo deve essere letto in un'ottica regionale, sia pure con le ricadute proprie che non possono prescindere dal territorio in cui la risorsa petrolio si colloca più naturalmente.
Lo sforzo è quello di creare ancora di più un sistema di compattezza intorno all'entità regionale per dimostrare che anche una regione piccola, dotata di risorse proprie, può riuscire a gestirle al meglio e può competere nel quadro di un'Italia che sposta la sua gestione accentrata, statalista verso una gestione più decentrata e federalistica.

ROSARIA VICINO, Sindaco del comune di Corleto Perticara. Desidero innanzitutto ringraziare il presidente e tutti i componenti la Commissione per aver voluto l'incontro con i sindaci più direttamente interessati al problema dello sfruttamento delle risorse petrolifere della Basilicata. Desidero altresì esprimere un particolare ringraziamento ai parlamentari lucani, che vivono la situazione insieme a noi, per aver voluto che fossimo portavoci della realtà delle nostre popolazioni.
Per quanto riguarda il comune di Corleto Perticara e degli altri della valle del Sauro, abbiamo subito detto «sì»

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all'attività petrolifera, perché la riteniamo capace di far decollare, almeno ci auguriamo, lo sviluppo dei nostri comuni, da sempre penalizzati.
Bisogna tenere conto che il comune di Corleto Perticara si trova nel cuore della Basilicata. È un piccolo centro con 3.250 abitanti con il 70 per cento della popolazione dedita all'agricoltura ed alla pastorizia. Abbiamo la fortuna di avere un istituto onnicomprensivo di scuola materna, elementare e media, un istituto tecnico, ad indirizzo chimico, un distretto sanitario, tre istituti bancari ed è molto attivo il volontariato (AVIS, Croce rossa, PAC).
Da qualche anno la popolazione si è stabilizzata, proprio perché - queste sono valutazioni personali che, però, corrispondono al vero - si è iniziata l'attività di perforazione e di ricerca. Vi è stata assunzione di manovalanza locale che ha portato una boccata di ossigeno alle popolazioni locali, che vivono una crisi economica non indifferente.
Ci siamo espressi subito favorevolmente, perché riteniamo che, sempre nel rispetto delle leggi in materia ambientale e di incolumità pubblica, tale attività possa far finalmente decollare lo sviluppo economico delle nostre zone.
Vorrei sottolineare l'importanza della viabilità, perché viviamo l'annosa vicenda della strada Saurina, che risale a circa 30 anni fa (ero ancora ragazzina) e che purtroppo ancora oggi è oggetto di discussione. So che i nostri parlamentari lucani, insieme agli altri rappresentanti istituzionali locali, si stanno interessando del problema ed è prevista un'ipotesi di soluzione nell'accordo di programma a dimostrazione della volontà di portare avanti il discorso. Riteniamo tuttavia che questa ed altre opere infrastrutturali debbano essere finanziate con fondi dello Stato e non con le royalties destinate ai comuni sia perché esse dovrebbero avere finalità diverse da questa, sia perché tali interventi ci spettano di diritto.
Vorremmo incentivare l'economia locale e a tal fine abbiamo creato tutti i presupposti, destinando una nuova area proprio a valle, dove si svolge l'attività petrolifera. Ricordo che nel nostro territorio operano tre società, l'AGIP, la Fina e la Lasmo e che finora sono state eseguite sei perforazioni. All'AGIP appartengono i pozzi di Tempa Lamanara e Perticara 1 dove devono essere eseguite le prove di produzione, peraltro bloccate a seguito del braccio di ferro - devo dire giustamente - tra la regione e le società per portare avanti l'accordo di programma. Concordo sul modo brillante con cui la regione ha condotto la vicenda e ritengo che il presidente abbia fatto di tutto per non «svendere» la Basilicata: per questo motivo lo apprezzo sia come cittadina, sia come rappresentante istituzionale. È ovvio che tutto quello che può essere modificato in meglio è ben accetto, ma il portare avanti questo discorso è un impegno più che sufficiente.
La Fina ha perforato i pozzi Tempa Rossa dove avviene realmente l'estrazione. È istituito un centro di raccolta e sono stati estratti circa un milione di barili durante la prova di produzione di lunga durata. Il petrolio viene trasportato da un consorzio di autotrasportatori locali, costituitosi a Taranto. Abbiamo poi appreso che la Lasmo intende cedere la propria quota di partecipazione nella joint venture e quindi non sappiamo a chi sarà affidata la gestione del tutto.

PRESIDENTE. All'inizio, come ha reagito la popolazione locale?

ROSARIA VICINO, Sindaco del comune di Corleto Perticara. La nostra popolazione non ha reagito male, perché ha visto in questa attività l'unica risorsa per portare benessere nelle famiglie. Vorrei anche rilevare che l'amministrazione ha mostrato attenzione, per quello che poteva fare, nei confronti dell'ambiente. Abbiamo incaricato l'istituto tecnico di Corleto Perticara di effettuare prelievi in diversi punti del torrente e in vari periodi dell'anno per verificare l'alterazione dei valori e la presenza di agenti tossici dannosi per l'ambiente. Sino ad oggi - l'ultima analisi è stata effettuata in data 9 maggio

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1998 - non risultano alterazioni di valori, che si sono mantenuti nella norma. Abbiamo comunque chiesto l'intervento del PMIP di Potenza (una centralina di monitoraggio) e l'ultimo rilievo è stato effettuato in data 4 giugno 1998: anche in questo caso i dati sono risultati nella norma e non è emerso nulla di rilevante.
Non abbiamo dato il nostro assenso all'attività petrolifera a danno di qualcos'altro. Vogliamo che la risorsa venga sfruttata al meglio per un ritorno economico ed occupazionale delle nostre popolazioni, sempre nel rispetto della legislazione ambientale, perché la salute pubblica è il bene prioritario.
Abbiamo chiesto la costituzione di un centro olii nel territorio di Corleto. Tale richiesta è l'obiettivo primario della mia amministrazione fin dal momento del suo insediamento. Non me ne vogliano i colleghi della val d'Agri, ma poiché la nostra realtà territoriale è diversa dalla loro, vogliamo avere anche un'identità diversa e, quindi, fin dal primo momento abbiamo chiesto la costituzione di un centro olii nel territorio del Sauro. Anche in questo caso abbiamo effettuato una ricerca, motivando la richiesta. Da quello che abbiamo potuto sapere ufficiosamente, perché la difficoltà di apprendere notizie dalle società petrolifere non è stata indifferente (non ho motivo di nasconderlo, non so se i colleghi sindaci hanno avuto la stessa esperienza), abbiamo acquisito maggiori informazioni man mano, con tenacia e senza scoraggiarci.
Il centro olii è stato previsto in una zona a scarsa densità di popolazione e di modesto valore ambientale; l'impatto visivo è molto ridotto ed anche questo è un aspetto importante dal punto di vista psicologico, soprattutto perché talvolta è prevalsa la disinformazione su quanto si proponeva. Si parla, si parla, senza individuare realmente quali potrebbero essere i veri danni di questa attività alle popolazioni residenti. In base allo studio che abbiamo effettuato, l'accoglimento della nostra richiesta non dovrebbe creare problemi.

PRESIDENTE. Da quanto tempo è sindaco?

ROSARIA VICINO, Sindaco del comune di Corleto Perticara. Da tre anni, non è molto.

PRESIDENTE. Cosa ne pensa di questa esperienza?

ROSARIA VICINO, Sindaco del comune di Corleto Perticara. Positiva, perché se si è sereni dentro si può andare avanti. Non si devono avere obiettivi personali da perseguire. Prima di essere sindaco, sono stata impiegata presso l'ASL ed ho la qualifica di perito chimico.

VITO ANTONIO LAMAINA, Sindaco del comune di Garaguso. Vorrei puntualizzare alcuni aspetti: il mio comune non è interessato all'estrazione del petrolio, ma negli anni sessanta in zona è stato scoperto il metano. Lei, presidente, nell'introdurre la nostra audizione si è riferito all'importanza del petrolio per il paese ed ai suoi riflessi positivi, io vi esorto a guardare anche alla regione Basilicata. Se le ricadute economiche ricadranno solo sulle aree interessate dalla risorsa, i nostri problemi non si risolveranno mai, così come non risolveremo alcunché se continueremo a trattare unilateralmente con l'ENI senza coinvolgerlo nel superamento delle difficoltà che incontriamo quotidianamente. I rami di Pisticci e Ferrandina non possono essere abbandonati, ma ci sono presupposti che si muovono in questa direzione! È stata chiusa la centrale di desolforazione che elimina l'acidità dal metano, perché non si ha alcun interesse a mantenerla in vita! Noi siamo interessati a negoziare considerato l'insediamento della FIAT a Melfi che, però, non dà da vivere a tutta la regione. Da Garaguso ogni giorno parecchie persone vanno a lavorare a Melfi percorrendo 300 chilometri al giorno.
Il sindaco di Melfi ha pronunciato la parola «stravolgimento» che deve far pensare, perché se dovesse essere interpretata in senso negativo non avremmo

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alcuno sviluppo. Di questi poli la Basilicata non ne gode e non ne godrà e saremo sempre la Cenerentola dell'Italia! Se invece il termine verrà inteso in senso positivo, allora avremo diverse opportunità di sviluppo, ma la regione non deve trattare solo ed esclusivamente per il polo della Val d'Angri, deve invece tendere ad uno sfruttamento che abbia ricadute per tutti.
Il sindaco di Melfi ha parlato anche dell'acqua; tutti ci invidiano le risorse idriche che abbiamo, ma vengono sfruttate? No, continuiamo a dire di volerle sfruttare, ma mai ci siamo seduti attorno ad un tavolo per decidere come fare. È questo il momento per non parlare solo della Val d'Agri: così facendo, ripeto, non risolveremo alcun problema.

PRESIDENTE. Secondo lei, chi deve risolvere il problema del coinvolgimento dell'intera Basilicata in questi due grandi poli? Come facciamo a spalmarlo (per utilizzare un brutto termine) sull'intero territorio? I suoi concittadini quanto tempo impiegheranno per andarvi a lavorare?

VITO ANTONIO LAMAINA, Sindaco del comune di Garaguso. Noi distiamo solo 60 chilometro da Matera, mentre per Melfi il discorso cambia. Per fortuna esiste la tangenziale di Potenza, altrimenti impiegheremmo tre ore per entrare e altrettanto per uscire dalla città.
Chi deve risolvere il problema? Nel momento in cui se ne discuterà a livello di ENI e di AGIP, dovrà essere coinvolta anche la Valle del Basento e, di conseguenza, Pisticci e Ferrandina. Lo stesso dovrà valere se si parlerà della risorsa idrica. Il ragionamento che interessa Melfi non è concluso, perché se si andrà avanti così quella città subirà uno stravolgimento negativo, non positivo.

VITTORIO PRINZI, Sindaco del comune di Viggiano. Ringrazio il presidente Nesi, la Commissione e i parlamentari lucani per aver voluto l'audizione odierna e per tutto quello che hanno fatto, stanno facendo o faranno per la soluzione della questione petrolio.
Viggiano ha 3.200 abitanti, è situato a 1.000 metri di altitudine e si può ritenere attualmente il cuore petrolifero della Val d'Agri; il suo territorio fin dai primi anni ottanta è stato interessato alle attività di ricerca e di esplorazione che hanno portato alla scoperta dell'enorme giacimento di idrocarburi, di cui via via si sono rivelati l'entità e il valore energetico.
Nel territorio di Viggiano, specificatamente nell'area industriale esistente fin dal 1970, è ubicato il centro olii - in esercizio dal 12 aprile 1996 - in cui viene eseguito il primo trattamento del petrolio, ossia la separazione dell'olio dal gas, dallo zolfo e dall'acqua; dal centro partono quotidianamente un centinaio di autobotti alla volta della raffineria di Taranto. Nel nostro territorio si trova il maggior numero di pozzi finora perforati, 11 su 18, di cui quattro collegati al centro olio, tutti in produzione ed uno in prova, per l'estrazione giornaliera di circa 8 mila barili.
A Viggiano nel 1992 è stato costituito il primo consorzio di autotrasportatori, composto di circa 50 unità, che gestisce per conto dell'AGIP petroli poco più del 50 per cento del trasporto del petrolio. Su indicazione dell'ENI-AGIP sono stati costituiti anche parecchi consorzi di imprese, in joint-venture con società che in precedenza avevano rapporti di produzione con l'AGIP. Per queste ragioni Viggiano si è trovato per primo a fare i conti con l'attività di ricerca e coltivazione del petrolio attraversando tre fasi. Il presidente Nesi è interessato a sapere quale atteggiamento ha assunto la popolazione: ebbene, nella fase iniziale si è registrata una totale inconsapevolezza del fenomeno estrattivo, legata principalmente alla mancanza di informazioni da parte delle società petrolifere, alla difficoltà di interloquire con esse e di controllare il loro operato sul territorio, tanto che le popolazioni e i sindaci le hanno accusate di arroganza e di neocolonializzazione; la seconda fase è stata caratterizzata dalla

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preoccupazione per gli effetti dannosi prodotti dall'attività di ricerca petrolifera sui beni ambientali e sul tessuto produttivo, in verità molto tenue, che faticosamente i piani di sviluppo regionali e gli interventi statali erano riusciti a creare nel settore agricolo e turistico (sul settore industriale mi soffermerò in seguito): di qui il timore che il petrolio arrecasse molti danni e pochi benefici misurati con i pochi posti di lavoro, per giunta temporanei, che l'attività estrattiva creava e avrebbe creato nel futuro. È stata questa la fase più convulsa, quella del «petrolio sì, petrolio no», resa ancora più difficile dal sovrapporsi della discussione sulla istituzione del parco del Lagonegrese e della Val d'Agri, in una parola dal dilemma parco-petrolio.
Nella fase di aspro confronto tra ambientalisti e petrolieri e di forti tensioni tra i rappresentanti delle istituzioni locali e tra questi e le società petrolifere è maturata la scelta dell'intesa, nel senso di consentire lo sfruttamento del petrolio a condizione che si avessero ricadute in termini di sviluppo e di occupazione.
Accettando il petrolio come risorsa ed opportunità irripetibili, si è dato avvio alla terza fase, quella della trattativa tra la regione e l'ENI, con il raggiungimento dell'intesa che recepisce le attese delle popolazioni e degli amministratori locali. Aspetti centrali dell'intesa riguardano la salvaguardia e la valorizzazione dell'ambiente, la possibile convivenza parco-petrolio nonché la questione lavoro. In proposito siamo consapevoli che l'attività estrattiva crea pochissimi posti di lavoro sia direttamente, sia nell'indotto; per questo alla tesi dello sviluppo spontaneo sostenuta dall'ENI, con l'accordo regione-ENI si è contrapposta quella dello sviluppo promosso, aiutato, con il coinvolgimento diretto dell'ENI che partecipa - così come previsto nell'intesa - sia alla società per la promozione dello sviluppo, sia alla società energetica regionale attraverso risorse ed incentivi.
Vogliamo affrontare due sfide, quella della compatibilità dell'ambiente con il petrolio, rispetto alla quale è necessaria la perimetrazione del parco a livello di Ministero dell'ambiente - al quale è stata trasmessa la proposta della regione Basilicata -, nonché la sfida dell'occupazione e del superamento del ritardo nello sviluppo. Per superare quest'ultima sfida occorrerà far ricorso a tutte le risorse di cui il territorio regionale dispone; da parte del Governo invece è necessario un intervento ed un impegno a ristoro del notevole contributo che in campo energetico la Val d'Agri dà all'intero paese.
Il Governo, attraverso i ministeri competenti, deve attivarsi per superare il deficit infrastrutturale e l'isolamento di quest'area della Basilicata. Il sindaco di Corleto Perticara ha accennato alla Saurina, io aggiungo il completamento della Tito-Brienza oltre che la trasformazione dell'aviosuperficie di Grumento in aeroporto, anche di terzo livello. Il Governo deve altresì intervenire con una serie di incentivi mirati per rendere appetibili le nostre aree industriali. Per quanto riguarda l'area di Viggiano non cominciamo da zero, signor presidente, nonostante il passato sia gravato da esperienze in gran parte fallimentari: a due tentativi di industrializzazione - il primo agli inizi degli anni settanta, il secondo legato all'articolo 32 della legge n. 219 dopo il terremoto del 1980 - sono seguiti fallimenti aziendali e la cassa integrazione per oltre 200 lavoratori, una cifra enorme per la nostra piccola realtà.
Una delle cause della situazione va ricercata nella carenza di condizioni di vivibilità aziendale (trasporti, mancanza di servizi, costi sopportati per supplire a tale carenza, accesso al credito e via dicendo) per cui farebbe bene il Governo, nell'ambito dell'intesa con la regione, a consentire l'estensione del contratto d'area alle aree consortili limitrofe a quelle individuate dalla legge n. 219 oltre che alle aree industriali ricadenti nel territorio interessato dall'attività estrattiva. Non solo l'area di Viggiano, ma anche quella del Senise, di Isca, Pantanelle e del Lagonegrese andrebbero finanziate attraverso le royalties e in base ad un piano di priorità. Lo stesso discorso dovrebbe valere per il

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parco territoriale della Val d'Agri che potrebbe contribuire a quello sviluppo dal basso di cui tanto si parla, coinvolgendo tutti i soggetti, pubblici e privati, che, grazie al petrolio, valutano interessante la Val d'Agri per i propri investimenti.
Voglio sottolineare che le popolazioni di questa valle contano molto sulla sensibilità del paese, del Parlamento e del Governo e vorrebbero sfruttare appieno la risorsa petrolio per uscire dalla condizione di emarginazione di cui soffrono.
Per quanto riguarda la riflessione dell'onorevole Pagliuca noi amministratori siamo tutti d'accordo nel ritenere la risorsa petrolio un bene dell'intera regione Basilicata, da spalmarsi sull'intero territorio, cominciando dalle aree che prioritariamente posseggono tale risorsa.

ANTONIO PREZIOSO, Consigliere comunale di Calvello. Intervengo in rappresentanza del sindaco signor Rocco Coronato. Nel comune di Calvello vi è stata la trivellazione di quattro pozzi, denominati Caldarosa, Cerro Falcone 1, Cerro Falcone 2 e Volturino 1. Si prevede che l'occupazione per il primo pozzo Caldarosa sia di 10 anni per uomo, per quello di Cerro Falcone 1 di 10 anni per uomo, per quello di Cerro Falcone 2 di 40 anni per uomo e per quello di Volturino 1 di 50 anni per uomo, per un totale di 110 anni. La maggior parte degli operai è impegnata in regime di tempo parziale, ma bisogna tenere presente che in un paese interno come il nostro, dove il problema più rilevante è quello dell'occupazione, la boccata di ossigeno data dalle perforazioni ha interrotto una migrazione che risale a circa 100 anni fa.
Sono stati effettuati calcoli dai quali è risultato che, ad esempio, per albergatori e ristoratori, nell'arco di tempo cui ho fatto riferimento, il giro di affari ammonterebbe a 1.000 milioni; per quanto riguarda meccanici ed artigiani a 500 milioni e per le imprese edili a 1.000 milioni, per un totale di 2.500 milioni.
Nella nostra realtà opera soltanto l'AGIP, a differenza del comune di Corleto Perticara dove sono presenti più compagnie petrolifere. L'AGIP ha partecipato attivamente alla realizzazione di opere e di servizi nell'interesse dell'intera collettività ed ha contribuito con operazioni economiche per circa 400 milioni. Per esempio l'AGIP ha finanziato la costruzione di un parco-giochi (di cui vi era necessità anche in un comune piccolo come il nostro) fino a quel momento sprovvisto perché privo delle risorse economiche necessarie alla sua realizzazione.
L'amministrazione comunale è favorevole alla continuazione dell'attività di perforazione non perché è a favore della cementificazione o dell'AGIP, ma perché ritiene che l'attività estrattiva possa essere un volano di sviluppo per una parte della popolazione di Calvello.
Le nostre aspettative riguardano la crescita occupazionale nell'indotto e nei servizi connessi alla fase di estrazione e di perforazione. Chiediamo che tali attività trovino la giusta collocazione nell'area attrezzata per le attività produttive già esistenti nel territorio comunale. Nell'area B vi sono lotti da assegnare e chiediamo che sia avviata qualche attività connessa all'estrazione del petrolio; mi riferisco in particolare, come ha proposto il sindaco di Corleto Perticara, alla costruzione di un centro olii. Abbiamo avuto incontri con i responsabili i quali hanno risposto in maniera negativa, ma noi chiediamo fortemente che qualche attività venga avviata nell'area attrezzata del comune.
Chiediamo, inoltre, la riqualificazione ambientale del territorio comunale, con specifico riferimento al centro storico. Proponiamo che le royalties, o almeno una parte delle risorse derivanti dall'estrazione del petrolio, siano investite in un programma per la ristrutturazione, peraltro particolarmente costosa, del castello, del monastero e del borgo medievale del nostro paese. Vogliamo una riqualificazione finalizzata allo sviluppo di attività turistico-culturali ed al recupero ambientale, in relazione anche della costituzione del parco nazionale. A nostro avviso, gli introiti del petrolio devono servire proprio a queste finalità.

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Chiediamo la creazione - con l'aiuto delle compagnie petrolifere - di un centro di servizi per la formazione professionale per collaborare. Chiediamo infine la realizzazione di strutture per la produzione di energia finalizzata all'utilizzo in loco di prodotti derivati dall'attività petrolifera. Proponiamo, come prevede l'accordo di programma firmato dalla giunta regionale, che parte dell'energia elettrica prodotta dal gas in uscita dai pozzi venga venduta a basso costo alle aziende che avessero finalità occupazionali nei nostri comuni.

GIOVANNI PITTELLA. Vorrei ricordare che l'indagine conoscitiva in corso è stata avviata, peraltro grazie alla spinta dell'onorevole Molinari, alla sensibilità di tutti i gruppi e del presidente della Commissione, per delineare il quadro generale sulla situazione petrolifera, quando ancora l'intesa tra ENI e regione e tra Governo e regione non era stata definita.
Come i colleghi ricorderanno, in una seduta della Commissione, alla presenza del dottor Bernabè, alcuni di noi tentarono di far accettare una formula che affermava tre diritti. In primo luogo il diritto della comunità nazionale ad avere una bolletta energetica più «leggera»; il diritto del territorio interessato all'estrazione ad uno sviluppo indotto anche dalla dinamica petrolifera ed infine il diritto del privato, anch'esso legittimo.
Abbiamo parlato di uno sviluppo pluriculturale, quindi, non a senso unico o «industrialista», che tenga ben presenti le potenzialità ambientali. Non a caso ipotizziamo la costituzione di un parco nazionale e di un'area protetta che non calino dall'alto, ma siano realizzati nel territorio la cui perimetrazione venga deliberata «non sentita la regione e le comunità interessate» ma d'intesa con la regione. In tal senso è stato presentato un emendamento, peraltro già approvato dalla Commissione ambiente, che reca anche la mia firma.
Oggi sono stati raggiunti alcuni risultati e penso - questo è il senso del mio intervento - che l'indagine conoscitiva debba tener presente che siamo giunti ad un punto diverso da quello di partenza. Mi permetterei, benché non sia membro di questa Commissione, ma seguo con grande attenzione la problematica, di sottolineare tre punti, alcuni dei quali ripresi anche dai sindaci.
Qual è - mi chiedo - l'impatto dell'intesa sui rispettivi territori? Abbiamo già ascoltato qualche commento, ma credo che a questo interrogativo debba essere data una più compiuta risposta. Quali sono le capacità di governo rispetto alle opportunità? Questo mi sembra il punto più significativo. Personalmente credo sia inutile dividersi a posteriori sui contenuti dell'intesa, sulla quale ritengo possa esprimersi un giudizio globalmente positivo.
Dobbiamo invece spremerci le meningi, se così posso esprimermi, per cogliere tutte le opportunità che quella intesa offre, soprattutto in termini di sviluppo imprenditoriale. Bisogna chiamare in causa il sistema impresa della Basilicata, non solo del territorio della Val d'Agri ma di tutta la regione, perché di fronte alle opportunità offerte da quell'incontro, se non vi è un sistema imprenditoriale in grado di mettere a valore quelle possibilità, si avrà soltanto una bella cornice senza il quadro.
In terzo luogo, ritengo che sia altrettanto stucchevole dividersi tra sostenitori della teoria localistica e sostenitori della teoria regionalistica. Se cioè la ricaduta positiva dell'intesa debba essere riservata all'area unicamente oggetto dell'estrazione o spalmarsi - per usare un termine molto di moda - sull'intero territorio regionale. Come è accaduto in occasione del terremoto, anche in questo caso dobbiamo affermare una priorità, sottolineando che non significa esclusività, ma prevalenza. È giusto dare questa possibilità a chi subisce un vulnus ed attende in qualche modo - uso un'espressione impropria - una ricompensa. Lo sviluppo non può appartenere soltanto alla Val d'Agri, ma all'intera Basilicata.

UMBERTO GIOVINE. Mi scuso fin d'ora se non potrò trattenermi fino al termine dell'audizione, ma devo recarmi a

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Milano a seguito di una convocazione in prefettura in relazione alla questione Seveso 2.
Credo sia valsa la pena per gli amministratori locali della Basilicata dedicare una parte del loro tempo a questo incontro dal quale ritengo che il presidente ed i colleghi abbiano tratto informazioni utili all'indagine conoscitiva che, come ricordava il collega Pittella, abbiamo cominciato in una certa situazione ed ora stiamo proseguendo al meglio. Anzi, personalmente avevo proposto di attendere nuovi sviluppi, visto che era stata firmata l'intesa, ma tutto sommato è meglio andare avanti. Mi limiterò soltanto ad alcune considerazioni; concordo con il collega Pagliuca non solo per identità di vedute politiche, ma anche per il ruolo che riveste, circa uno sviluppo in rete affinché i vantaggi acquisiti da un'area possano ripercuotersi su un ambito più vasto.
Credo che il collega Pagliuca nel Forum sulle politiche del Mezzogiorno e l'Unione europea, che domani si svolgerà alla Camera dei deputati, illustrerà l'esperienza di Melfi che è molto interessante e stimolante dal momento che la promozione di un'area industriale presso il sistema imprese serve ad impedire che gli eventuali insediamenti (in questo caso quello della FIAT) si risolvano in un indotto teorico. Reputo l'iniziativa talmente interessante che la proporrò ad alcuni comuni della Lombardia meridionale.
Alcuni punti delle singole trattazioni dei sindaci a parer mio rivelano uno scollamento tra l'amministrazione regionale e quella comunale; al sindaco Vicino dico che l'impossibilità di realizzare un centro olii nel territorio del Sauro si deduce dal contenuto dell'intesa, che prevede un solo centro olii da cui parte l'oleodotto per Taranto, a meno che non sia possibile creare centri olii in rete. Forse sarebbe utile un coordinamento informativo: le aspettative sono legittime, forse però andrebbero orientate nella giusta direzione.
Rivolgendomi al sindaco di Viggiano sottolineo come lo sviluppo di certe aree rimaste, come dire, indietro sia da collegare indirettamente all'accordo in corso, perché la valutazione, per ora soltanto giornalistica, dell'intesa è dell'ordine di 2.500 miliardi, cioè una cifra ingente, con entrate dirette per mille miliardi. Tenendo presente che la Basilicata rientra nell'obiettivo uno e che ha speso i fondi strutturali - di cui la Commissione si è occupata spesso - i mille miliardi raddoppiano e la regione, non l'accordo con il Governo, può diventare il motore dello sviluppo. In base a calcoli approssimativi, con questa operazione la Basilicata salta a livello delle regioni del nord dal punto di vista dell'autosufficienza. Fatto cento il livello di autosufficienza, le regioni italiane che si posizionano al di sopra sono quelle del nord ad eccezione della Liguria e delle regioni a statuto speciale, mentre quelle del sud sono al di sotto del limite dell'autosufficienza, ma con questa operazione, ripeto, la Basilicata diventa una regione pilota per il sud d'Italia e d'Europa. In base alla legge 9 gennaio 1991, n. 9 che prevede le concessioni petrolifere, i permessi di ricerca sono accordati con decreto del ministro dell'industria sentiti il comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia e la regione territorialmente interessata, di concerto con il Ministero dell'ambiente. La regione dunque fin dalla concessione è il soggetto principale e tale rimane, i comuni intervengono in un momento successivo cioè partecipando alla società allo scopo di mantenere un controllo. Certo, come giustamente è stato sottolineato, deve intervenire anche il Governo, ma il ministro dell'industria qualche giorno fa ha dichiarato che sono in via di predisposizione le procedure per l'allargamento del contratto d'area, conseguentemente ritengo che la Commissione possa chiedere al ministro a che punto è giunto tale lavoro, stabilendo con questa audizione un rapporto diretto tra noi e la regione Basilicata.
Forse dovremmo riorganizzare le aspettative dei comuni tenendo conto del ruolo che la regione può assumere nell'operazione

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che, insisto, può aiutare la Basilicata dal punto di vista finanziario ad occupare una posizione di rilievo rispetto alle altre regioni del sud e del nord d'Italia.

GAETANO RASI. L'indagine conoscitiva da noi avviata scaturisce dalle lamentele dell'amministratore delegato dell'ENI, dottor Bernabé, circa i ritardi nel rilascio delle concessioni e nelle realizzazioni nonché dalla delusione legata all'abbandono di talune compagnie straniere, a cui si aggiungono le conseguenze che devono sopportare i comuni interessati. È vero, un accordo esiste, ma occorre conoscerne la natura e i contenuti: così com'è esso è un semplice accordo di intenti - sia pure articolato in cinque parti, come riportano alcuni organi di stampa tra cui Il Sole 24 ore - che indica cifre globali, non specifiche. Come ha sostenuto il collega Giovine manca l'informativa da parte del Governo: che collegamento c'è tra la regione e il Governo? Tra i comuni e la regione? Le conseguenze vengono affrontate in maniera disarticolata, nel senso che ogni comune si preoccupa di ottenere dei risultati ragionando nell'ambito delle proprie conoscenze, limitate e frammentate, non con una visione di insieme. Dunque è carente la regione che non dà un quadro generale ai comuni, ma lo è anche il Governo che non affronta definitivamente la questione. Lo stesso intervento del sindaco di Melfi è sorprendente, perché sostiene che la regione e i comuni sono di fronte ad una inversione di tendenza nel senso che si delinea uno sviluppo diverso da quello prospettato in precedenza. Se è vero quello che sostiene l'ENI, a parte i pozzi risalenti agli anni trenta, gli investimenti tra il 1975 e il 1983 sono stati pari a 1.230 miliardi, dunque la trasformazione in fieri è datata e non si può giustificare un ritardo nelle decisioni, né si può procrastinare l'accordo per poi stipularne uno senza indicare cifre, dati o elementi decisivi. L'incertezza permane, e senza voler attribuire alcuna responsabilità ai rappresentanti degli enti locali, sollecito l'audizione del ministro il quale deve rispondere alle lamentele, più volte ripetute, per investimenti realizzati da talmente tanto tempo da rischiare l'abbandono. L'accordo stipulato non contiene elementi significativi riguardo all'estrazione del petrolio a beneficio della Basilicata e del resto d'Italia.

GIUSEPPE MOLINARI. Saluto e ringrazio gli amministratori locali per aver risposto prontamente al nostro invito. Come lucano dico che tutto ciò che si è fatto finora in Basilicata ha avuto il consenso delle amministrazioni locali; anzi le popolazioni lucane sono le protagoniste del dibattito relativo all'accordo ed alla difesa ambientale.
La volta scorsa lo stesso presidente Dinardo ha illustrato un quadro abbastanza chiaro dell'ipotesi di accordo, peraltro non ancora sottoscritto perché, come ha sottolineato l'onorevole Rasi, in esso non sono indicati cifre e programmi. Successivamente si è svolto un dibattito anche in consiglio regionale, che ha visto la partecipazione di tutte le forze politiche, con l'approvazione, quasi unanime, di un documento con il quale è stato dato mandato al presidente della giunta di definire l'accordo, alla presenza del Governo, e di siglarlo.
Concordo sul fatto che l'intesa debba intervenire tra l'ENI, la regione Basilicata ed il Governo: quest'ultimo deve fare la sua parte, perché alcune grandi opere ed infrastrutture, come ha sottolineato il sindaco di Corleto Perticara, devono essere realizzate dal Governo nazionale. Proprio il dibattito che si è sviluppato e che ha visto il coinvolgimento di tutte le forze politiche ed ambientaliste locali ci porterà a concludere un accordo trasparente, perché vogliamo vedere chiaro e fino in fondo.
È vero, l'ENI ha incontrato qualche ritardo e difficoltà nella vendita delle licenze, ma ciò ha interessato solo il comune di Calvello, dove una compagnia petrolifera ha ceduto la propria licenza, peraltro rimasta nell'ambito della regione.
Proprio per rafforzare quello che ha detto il sindaco di Garaguso, a proposito

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della valle del Basento, vorrei ricordare che negli anni cinquanta e sessanta l'ENI è intervenuta con propri investimenti, poi tutti andati in crisi, e che nei successivi anni ottanta sono stati sottoscritti ben due accordi, puntualmente disattesi dall'ENI. Questo lo voglio dire con grande chiarezza, perché quando si sigla un accordo vi deve essere rispetto reciproco.
Questa volta, signor presidente, vogliamo maggiore chiarezza. È vero che al vertice dell'ENI sono cambiati gli uomini - non sono più quelli di 10 anni fa - però può ancora accedere che si assumano impegni e che si abbiano difficoltà a mantenere. Un maggior rispetto degli impegni è importante anche e soprattutto a tutela degli interessi delle comunità montane della nostra regione. Ecco perché stiamo procedendo con grande prudenza ed auspico che entro la fine del mese si pervenga all'accordo.
Ritengo che gli amministratori locali abbiano svolto un ruolo importante, soprattutto per evitare l'insorgere di polemiche tra ambientalisti e sostenitori delle compagnie petrolifere. Invece, con molta moderazione e ragionevolezza, si è cercato di far capire che possono convivere sia l'attività di estrazione del petrolio, sia la difesa dell'ambiente. Non a caso il primo punto del protocollo di intesa riguarda proprio una iniziativa a favore dell'ambiente per il rimboschimento delle aree interessate, a difesa del territorio e del suolo, che è estremamente importante.
Credo che la Commissione stia procedendo correttamente; sarebbe pertanto opportuno ascoltare anche i rappresentanti del Governo, dei quali avevamo lamentato l'assenza e la disponibilità a concludere questo accordo triangolare, e in particolare il ministro dell'industria.
La nostra regione dispone di questa risorsa, lo hanno detto anche i sindaci, che vogliamo mettere a disposizione di tutto il paese, però è chiaro che in una realtà con oltre 100 mila disoccupati, pur vantando l'esperienza positiva della FIAT a Melfi, la questione deve essere affrontata in termini di federalismo, di cui si parla tanto e soprattutto di risorse, di ritorno dal punto di vista occupazionale, e di risposte ai problemi delle popolazioni locali.
Credo che il lavoro delle amministrazioni locali, del Governo e della Commissione, eventualmente rafforzato da una risoluzione, sia la massima garanzia del fatto che i rapporti sono improntati alla trasparenza, alla apertura e alla disponibilità da parte di tutti.

DOMENICO IZZO. Sento veramente il dovere - non per piaggeria - di ringraziare il presidente della Commissione che ha consentito lo svolgimento di questa serie di audizioni non solo convocando gli amministratori locali, ma anche i rappresentanti regionali.
Mi meraviglia verificare, in ognuna di queste occasioni, che sembra sempre di essere all'anno zero: si fanno affermazioni senza avere una conoscenza complessiva della vicenda petrolio e del suo sviluppo in Basilicata e senza conoscere l'insieme dei problemi, tant'è che abbiamo dovuto rilevare come alcune posizioni assunte da autorevoli colleghi siano andate via via modificandosi nel corso degli incontri. Ciò dimostra la loro utilità, perché, per esempio, nella prima fase sembrava quasi che la regione Basilicata volesse instaurare un rapporto «ricattatorio» nei confronti della comunità nazionale; poi nel prosieguo è stato sufficientemente chiarito che così non era. È stato anche sufficientemente chiarito che gli amministratori locali hanno operato ed agito con grande senso di realismo e di responsabilità senza assumere posizioni preconcette a favore o contro, ma cercando di individuare gli strumenti di equilibrio per consentire al territorio di migliorare il proprio sviluppo senza rinunciare alle prerogative di cui già godeva prima della individuazione della risorsa petrolio.
In questa occasione, come in altre, si sostiene che tutto è vago e indefinito nelle cifre. Ancora una volta - mi sia consentito - si scopre l'acqua calda, nel senso che è bene precisare ciò che è stato realizzato. Intanto vi è stata la fase di conoscenza dei fatti, che sicuramente è

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stata utile. È stato concluso un accordo quadro e siamo tutti convinti che debba essere riempito di cifre e dati specifici, peraltro alcuni già noti.
L'impegno dell'ENI a realizzare un impianto per la produzione di energia in loco a basso costo, che faccia da volano allo sviluppo, è già previsto. Mi rendo conto che questo non basta, perché in quell'area esiste un gap infrastrutturale e condizioni che vanno superate per favorire lo sviluppo. È anche necessario individuare in modo puntuale quale sia il punto di equilibrio tra sviluppo delle attività petrolifere e salvaguardia dell'ambiente. La regione Basilicata, per chi non dovesse conoscerla, ha una estrema varietà di possibilità e dal punto di vista orografico-territoriale e da quello climatico, che rappresentano la sua ricchezza.
La regione Basilicata, onorevole Rasi, può promuovere il suo sviluppo nel campo del turismo di élite, che già esiste a Maratea; del turismo di massa nel mar Ionio; dell'agricoltura nel Metapontino; dell'ambiente nell'area della Val d'Agri e del Pollino; dello sviluppo industriale nella valle del Basento ed ora della Val d'Agri. Mettere insieme l'estrema complessità della situazione locale e elaborare un documento puntuale non credo sia lavoro da poco, tenuto conto che il Governo nazionale non si occupa solo dei nostri problemi, ma di svariate questioni.
Intanto è già importante ritenere che non tutto va male, come si diceva all'inizio. Sicuramente non tutto è definito e non tutto va bene, ma vi è lo sforzo degli amministratori locali, regionali e dei parlamentari per raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo lavoro non può essere criticato e liquidato, limitandosi ad osservare che l'accordo non contiene cifre e dati, perché è ancora in itinere. L'essere passati da certe posizioni ad altre mi fa pensare che questo lavoro si potrà concludere positivamente e potrà recare quei benefici che tutti vogliamo garantire. Intanto oggi siamo tutti d'accordo su un punto e cioè che la regione Basilicata ha il diritto di veder riconosciuta una propria esigenza di sviluppo, anche in funzione di una risorsa che mette a disposizione dell'intero paese.
Questo è un primo risultato, poi è stato concluso un accordo quadro e adottati una serie di altri provvedimenti. Per esempio, la prossima legge finanziaria ci darà le possibilità pratiche di sostenere lo sviluppo, attraverso l'appostamento di specifiche somme e risorse laddove necessitino.
Mi sembra, quindi, poco aderente allo svolgimento del nostro dibattito continuare a parlare di questioni che - ripeto - si conoscono poco, anche se già un po' meglio rispetto all'inizio di questi incontri.
Mi associo alle considerazioni dei colleghi Pittella e Molinari: è utile ascoltare il Governo, che è l'interlocutore principale e che dovrà ridurre ad unità il ragionamento più generale. In proposito ricordo che si sono già svolti gli incontri con il Presidente del Consiglio e i ministri interessati, cui dovranno seguire le audizioni dei ministri dell'industria, dell'ambiente, dei lavori pubblici e anche dei trasporti perché Matera è l'unica provincia d'Italia priva di una ferrovia a scartamento ordinario, esistendo soltanto un trenino alpino a scartamento ridotto.
Indubbiamente è un lavoro che va completato senza ridurne né svilirne il significato; sono convinto che l'impegno dimostrato finora nell'affrontare la questione sarà sempre più forte per giungere a risultati giusti, opportuni e validi sia per la Basilicata, sia per l'Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per una precisazione la signora Vicino, sindaco di Corleto Perticara.

ROSARIA VICINO, Sindaco di Corleto Perticara. Vorrei precisare che non vi è alcuno scollamento tra le istituzioni locali e la regione. Mi dispiace che l'onorevole Giovine sia assente, ma quanto scaturito dall'accordo di programma è frutto delle frequenti riunioni avute con i sindaci; il presidente della giunta regionale e il consiglio hanno incontrato quasi quotidianamente i sindaci dei comuni interessati

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alla legge n. 40 e quanto è emerso - ripeto - rappresenta le nostre esigenze.
La costruzione del centro olii sul Sauro non può rientrare nell'accordo di programma: il territorio del Sauro è interessato da tre società, mentre l'accordo di programma riguarda solo l'AGIP e la nostra area, a differenza della Val d'Agri, è interessata dalla Fina e dalla Lasmo, con le quali stipuleremo un accordo in un secondo momento. È vero che la costruzione del centro olii per noi costituisce un'opportunità occupazionale, ma è altrettanto vero che le società devono procedere alla separazione dell'olio dal gas: sarebbe antieconomico non realizzare il centro olii dal momento che lì insistono due giacimenti, il Tempa Rossa per la Fina e la Lasmo ed il Costa Molina per l'AGIP. Ripeto, rappresenta un'esigenza delle società la costruzione del centro olii.
La realizzazione di questa infrastruttura, tra l'altro, non inciderebbe sull'impatto ambientale, dal momento che il Sauro non è interessato dal parco naturale in misura minima. Dunque non vi sono vincoli legislativi o di altra natura, compreso il rischio sismico, di ostacolo alla costruzione del centro olii che, ripeto, è per noi importante dal punto di vista occupazionale. Se non venisse realizzato questo centro, si dovrebbe procedere all'ampliamento di quello di Viggiano con ripercussioni tragiche sotto il profilo dell'impatto ambientale per la presenza del parco naturale.
Ribadisco che la regione Basilicata ha rappresentato le esigenze dei territori dopo aver ascoltato i sindaci.

PRESIDENTE. Credo che i deputati presenti abbiano imparato qualcosa, ad eccezione dell'onorevole Pagliuca che è sindaco di Melfi: è utile sentire l'opinione di persone che abitualmente non incontriamo. È il momento della sintesi, di competenza del Governo, che incontreremo prossimamente. Speriamo di poter molto presto visitare la vostra regione.

ROSARIA VICINO, Sindaco di Corleto Perticara. Sarebbe un piacere enorme potervi incontrare in Basilicata.

PRESIDENTE. Verremo quando tutti i problemi saranno stati risolti.
Vi ringrazio nuovamente.

La seduta termina alle 16.40.