Legambiente

BASILICATA

 

Il petrolio in Basilicata

 

Risale al 1902 la perforazione del primo pozzo di petrolio in Basilicata, nei pressi del comune di Tramutola in Val d’Agri.

 

Una prima fase di coltivazione si sviluppa nel ventennio 1939-1959, caratterizzato da embargo petrolifero e scarsi rinvenimenti di risorse petrolifere in altre aree dell’Italia; per le mutate condi­zioni internazionali e conseguente caduta del prezzo del barile a pochi dollari l’AGIP chiude que­sta fase nel 1959 con l’ultimo pozzo (sterile) a Tramutola.

 

Il repentino aumento del prezzo del petrolio dopo la guerra del Kippur (dai 7.2 dollari per barile nel 1970 ai 27.8 del 1974) e lo sviluppo tecnologico inducono l’AGIP ad intraprendere una nuova campagna di ricerca (periodo 1975 - 1984) che consente di stimare la presenza nel sottosuolo lu­cano di giacimenti minerari tra i più rilevanti, in terraferma, conosciuti in Europa e di avviare la fase di sviluppo, oggi in essere e alla quale si sono aggregate altre compagnie petrolifere, titolari di nuove concessioni di ricerca e/o coltivazione che impegnano circa 400 mila ettari, il 45% del territorio regionale.

 

La stima delle riserve petrolifere accertate e possibili, eseguita da ENI con riferimento ai due ba­cini individuati, Val d’Agri e Tempa Rossa, è stata cosi riportata nella bozza della prima parte del redigendo Piano Energetico Regionale (dati in milioni di barili di petrolio):

 

Aree di produzione                       Quote                                        Riserve                    

(suddivise in concessioni)                                                   Accertate   Possibili    Tot

Val d’Agri                                                                                   327        156       483

·        Grumento Nova                 ENI 60%, Enterprise 40%       93        34        127

·        Caldarosa                           ENI 100%                           126                24        150

·        Costa Molina (olio leggero)'     ENI 100%                                23          5         28

·        Volturino                             ENI 45%, Enterprise 55%        85       93              178

 

Tempa Rossa         

·        Gorgoglionc                               Lasmo 40%, Enterprisc 33.3%

                                                    Fina 13.3%, Mobil 13%                   171    171

·        Tempa d'Emma               Fina 28.23%, Enterprise 23.08%

                                                    Lasmo 20.46%, Mobil 28.23%                126    126

·        Perticara                                  ENI 100%                                         123              123

Totale                                                                                             450   453   903  

Fonte: Piano Energetico Regionale - Prima parte (ottobre 1998)

 

 

Questo periodo è stato caratterizzato da una notevole oscillazione del prezzo del petrolio (dai 51.4 dollari per barile nel 1981, ai 17.8 nel 1988, 17.1 nel 1995, 15 nel 1997-98, fino ai 9-10 at­tuali) che influirà certamente sui programmi di sviluppo finora esplicitati da ENI e che, con rife­rimento all'area della Val d’Agri, formano l’oggetto del Protocollo d’intenti sottoscritto da ENI e Regione Basilicata in via preliminare nel giugno 1998 (confermato e definito il 18 novembre 1998) e del Protocollo di intesa tra il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Giunta Regionale sottoscritto il 7 ottobre 1998.

 

Il riferimento territoriale dell'attività mineraria prevista comprende 24 comuni della Provincia di Potenza, ha un’estensione di 1.284 Kmq (15% della superficie regionale), una popolazione di cir­ca 64.000 abitanti (circa il 10% della popolazione regionale), ospita numerose aree biotopi di no­tevole pregio ambientale, un sistema boschivo che sviluppa finzioni sia di protezione idrogeolo­gica che di tipo produttivo e ricreativo, custodisce e rinnova una ulteriore risorsa ambientale, quella idrica, che, in virtù di accordi interregionali recentemente siglati, garantisce risorse finan­ziarie cospicue (oltre 600 miliardi di lire nel prossimo ventennio) ed è caratterizzato da particola­re vulnerabilità idrogeologica e sismica.

 

Sono presenti diverse aree di elevata valenza faunistica che ospitano specie vulnerabili o a ri­schio di estinzione quali il lupo, il gatto selvatico, la lontra, la salamandrina dagli occhiali, la trota fario, il tritone italico e, per quanto riguarda l’avifauna, si segnalano specie di interesse stanziale (rapaci e uccelli acquatici) e specie migratrici (cicogna bianca, airone bianco maggiore, mignat­taio)

 

Di assoluto rilievo è anche il patrimonio monumentale ospitato dalla totalità dei centri storici e di cui è emblema l’antica città romana di Grumentum

 

Dal punto di vista socio-economico va segnalata la presenza di un’agricoltura e relative attività di trasformazione e commercializzazione nel pieno di una fase di modernizzazione e rilancio, in cui è impegnato il 31% della forza lavoro occupata e che ha contribuito al forte incremento di export lucano, registrato nel 1998, con i suoi prodotti più affermati sul mercato extraregionale: non solo il fagiolo di Sarconi e il canestrato di Moliterno (prodotti D.O.C.) ma anche il prosciutto di Mar­sicovetere, i latticini di Paterno e così via.

 

L’eccezionale concentrazione di risorse ambientali, in senso lato, ha portato alla individuazione di numerose aree Bioitaly e alla creazione del Parco Nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese già previsto dalla Legge 394/91 e formalmente istituito con la Legge 426/98.

 

La fase di predisposizione e definizione degli accordi Regione-ENI-Governo Nazionale coin­cide con l’avvio delle procedure di formazione del Programma Regionale di Sviluppo e del Piano Energetico Regionale cui spetterà il compito non già di definire scenari futuri e scelte strategiche all’interno delle quali verificare se e a quali condizioni debba essere consentita l’atti­vità di coltivazione mineraria, bensì l’opposto, ovvero disegnare un quadro programmatico coe­rente con l’opzione “petrolio” che, a giudizio della Giunta Regionale, attiverà investimenti e risorse finanziarie in grado di innescare reali processi di sviluppo.

 

L'informazione

 

L’informazione locale ha largamente diffuso i messaggi enfaticamente diramati dalla Giunta Re­gionale: gli accordi sul petrolio sono un grande affare per la Regione Basilicata rendendo dispo­nibili risorse finanziarie consistenti, su cui fondare nuove politiche di sviluppo.

 

Migliaia di miliardi di investimenti e di royalties, il petrolio lucano che coprirebbe addirittura il 30% del fabbisogno energetico nazionale (TG3), una nuova era di sviluppo industriale ecc. han­no largamente occupato le prime pagine, non evidenziando adeguatamente che la Regione Basili­cata ha evitato la divulgazione e la discussione pubblica dei documenti tecnico-scientifici che ha commissionato a un comitato di esperti esterni al fine di valutare le ricadute dell’attività estrattiva sul sistema ambientale e socio-economico.

 

Il Rapporto Finale redatto da tale comitato, se da un lato certifica la non criticità degli impatti sull’ambiente (acqua, aria, suolo) in tutte quelle aree in cui sono ammissibili attività indu­striali (peraltro quest’ultima precisazione non è riportata nel testo dello schema di protocollo d’intesa tra ENI e Regione, sottoscritto in data 13 giugno 1998), evidenzia una serie di problema­tiche la cui valutazione viene demandata alla sfera politica: occupazione del suolo (postazioni di estrazione, centro oli, reti di trasporto), emissioni in atmosfera e al suolo (principalmente centro oli), rischio di incidenti che per quanto possa essere limitato non può mai essere eliminato (reti, pozzi, centro oli), sistema idrogeologico caratterizzato da precarie condizioni di equilibrio, ele­vata vulnerabilità sismica (l’attività estrattiva può dar luogo a microsismicità, tuttavia non sap­piamo se la microsismicità sia un deterrente o un fatto scatenante per la macrosismicità che  a giudizio degli esperti, investirà comunque la Val d’Agri nel futuro), istituzione del Parco Nazio­nale della Val d’Agri e del Lagonegrese e sua compatibilità con le attività minerarie previste, risorsa idrica, sviluppo socio-economico (dualismo con attività in essere e ulteriormente valo­rizzabili, più coerenti con il sistema ambientale esistente e le vocazioni naturali del territorio).

 

Gli investimenti - Le Royalties

 

L’ENI valuta in circa 3.000 miliardi la mole di investimenti da attivare o attivati direttamente nella Val d’Agri (secondo il programma ENI circa la metà di questi dovrebbero essere già stati spesi ad oggi) e stima complessivamente un incremento del PIL per i prossimi 5 anni in ragione del 25% rispetto al 1995, se ciò dovesse avverarsi comporterebbe una prematura fuoriuscita della Basilicata dall’Obiettivo1U.E.e conseguente riduzione dell’entità delle misure di sostegno di cui bisognerebbe tenere conto nel formulare preventivi bilanci socio-economici.

 

La nuova occupazione prevista ammonta a 90 unità direttamente impiegate nell’insieme delle at­tività connesse all'estrazione petrolifera e 1.000 unità indotte in virtù degli effetti moltiplicativi sulla domanda, interna ed esterna, sul PIL e sul reddito generati dagli investimenti e dalla royalti­es;

 

Queste previsioni vanno certamente rimodulate procedendo preliminarmente alla quantificazio­ne dell'occupazione aggiuntiva creata dai cospicui investimenti già eseguiti e impostando un bi­lancio in cui siano considerate anche le voci negative derivanti dalla prevedibile riduzione di qualità, di immagine e di mercato di settori importanti e decisivi (agroalimentare, sistema fore­stale, sistema ambientale, turismo), la cui valutazione, ad oggi (considerando le preoccupazioni provenienti dal mondo agricolo) e in prospettiva, spetta, in primo luogo e con assoluta urgenza alla Regione Basilicata

 

Il valore complessivo e attualizzato delle royalties viene stimato in circa 500 miliardi di lire, cal­colato in funzione del prezzo del barile pari a 15 dollari; con l'attuale prezzo del petrolio tale va­lore scenderebbe a circa 3- 400 miliardi di lire, molto meno di quanto garantisce la sola risorsa idrica che l’attività estrattiva sottopone a rischi non trascurabili.

 

Una nuova fase di programmazione

 

La Regione Basilicata può legittimamente definire se, come e quando estrarre il petrolio dal pro­prio sottosuolo senza correre alcun rischio circa la conservazione e la qualità dei giacimenti minerari.

 

Le modalità di coltivazione in atto attraverso le 4 postazioni operative sembrano indurre altera­zioni ambientali limitate, non ancora irreversibili e, se adeguate ai più elevati standards tecnolo­gici di ricerca ed estrazione disponibili, potrebbero ancora garantire un livello di compatibilità accettabile con l’obiettivo prioritario di tutela e valorizzazione delle risorse ambientali; d’altra parte non si può escludere che, affinando la ricerca con l’impiego di tecniche di perforazione orizzontale, si possa incrementare il quantitativo di petrolio estraibile dalle postazioni esistenti.4

 

Diversamente postazioni interne all’area del Parco Nazionale della Val d’Agri, la cui perimetra­zione definitiva dovrà avvenire entro il prossimo mese di giugno, non sono conciliabili, tra l’altro, nemmeno con il quadro normativo esistente.

 

Allo stato attuale è opportuno far ricorso ad una sorta di moratoria petrolifera che sospenda l'ef­ficacia dell'accordo ENI - Regione per ridefinire democraticamente le linee guida della program­mazione regionale e in particolare della politica energetica, attraverso una Conferenza Regionale in cui attivare tutti i soggetti, pubblici e privati, destinatari e attori di azioni e interventi inseriti nel processo di programmazione negoziata.

 

Note

1. Nell’ambito della Concessione Costa Molina è stata stimata la presenza di un ulteriore giacimento di olio pesante per circa 140 milioni di barili: pertanto la capacità complessiva dei giacimenti in Val d’Agri ammonta a circa 620 mi­lioni di barili.

 

2. La produzione attuale di greggio è di circa 10.000 barili al giorno proveniente da 4 dei 14 pozzi eseguiti. Il petrolio estratto confluisce nel Centro Oli di Viggiano da cui dopo aver subito trattamenti preliminari di desolforazione e separazione di acqua. olio e gas. viene trasportato con autocisterne alle raffinerie di Taranto. L’accordo ENI - Re­gione prevede lo sviluppo della produzione fino ad massimo di 104.000 barili/giorno, l’ampliamento del Centro Oli di Viggiano, la costruzione di un oleodotto lungo 136 Km Viggiano-Taranto e di una rete di oleodotti interni di col­legamento delle postazioni con il Centro Oli, per uno sviluppo complessivo di 120 Km (complessivamente le reti di trasporto del petrolio comportano una sottrazione di suolo stimata in circa 1.000 ettari); la Regione si impegna ad emanare le relative autorizzazioni entro 90 giorni dalla sottoscrizione del protocollo d’intenti, di contro l’ENI assume diversi altri impegni: partecipazione finanziaria a progetti regionali finalizzati alla compensazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, realizzazione di un sistema di monitoraggio ambientale, sostegno finanziario a progetti di metanizzazione, versamento anticipato alla Regione di una quota delle Royalties, partecipazione a una società mista pubblico-privata la cui missione aziendale principale sia di costruire una centrale termoelettrica della potenza di 150 Mwe, alimentata dal gas metano estratto col petrolio.

 

3. Il programma ENI prevede l’apertura di ulteriori 38 pozzi petroliferi, in aggiunta ai 14 esistenti, per un totale di 52 di cui 31 compresi all’interno della perimetrazione del Parco Nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese proposta dal Ministero dell’Ambiente.

 

4. Lo stesso ENI sostiene in un comunicato stampa del 27 agosto 1998: “…impegno dell’ENI nell’impiego di tecnolo­gie innovative (tecniche di perforazione orizzontale) ha consentito importanti risultati sia nella protezione dell’am­biente che nell'incremento della capacità produttiva. Crediamo che il nostro piano di sviluppo in Val d’Agri possa es­sere reso più efficiente con una significativa riduzione del numero di pozzi e delle connesse postazioni e con una conseguente, sostanziale riduzione dell’impatto ambientale”.

 

 

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