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                             BASILICATA              Azzurro

 

NO AL PARCO DELLA VAL D’ Agip

                               NO AI VEL ENI

 

AMBIENTE, SICUREZZA, LAVORO

Lo sviluppo della Val d’Agri, della Val Camastra e della Valle del Sauro

non può e non deve essere fondato sul petrolio

8 APRILE 2000

Giornata mondiale della Terra

ORE 11.00

CENTRO OLI DI VIGGIANO

 

Emergenza Val d’Agri tra Parco e Petrolio.

 

La vicenda della Val d’Agri, interessata da un Parco Nazionale previsto già nella legge quadro sulle aree protette, istituito con L.426/98 ma ancora in attesa del decreto di perimetrazione, e contemporaneamente dalle attività di ricerca ed estrazione petrolifera, costituisce una situazione di estrema criticità; non solo per la regione Basilicata, ma per la politica energetica, di tutela del territorio e delle aree protette a livello nazionale.

 

Alcuni dati per meglio inquadrare la situazione attuale.

 

L’area in questione presenta notevoli risorse naturali ed ambientali tra cui: tredici aree bioitaly, laghi, tre fiumi, i siti archeologici di Grumento, quaranta aziende biologiche certificate, trentuno aziende agrituristiche; è area di prodotti agricoli tipici di origine identificata; è tra le aree regionali maggiormente dotate di aree boschive; è contigua al Parco nazionale del Pollino ed al Parco del Cilento; le sue falde acquifere alimentano gli invasi da cui parte l’acqua per buona parte di Puglia e Basilicata.

 

Di contro l’area è attualmente interessata dal progetto di ricerca e sfruttamento petrolifero denominato "Trend 1".

·        Attualmente risultano attivi 4 pozzi, sono stati scavati altri 14 pozzi, a fronte di un numero complessivo di 49 pozzi a regime con 27 punti di impatto (piattaforme);

·        483 milioni di barili le riserve stimate nel sottosuolo;

·        3200 miliardi il volume complessivo degli investimenti sino ad oggi delle compagnie petrolifere presenti nell’area che sono: Agip, Enterprise Oil, Br. RMI, Britishgas, Texaco, Fina e Mobil;

·        20 anni di durata del ciclo con un ritmo a regime intorno ai 104.000 barili/giorno;

·        a Viggiano è in funzione il centro olii che attualmente ha capacità di trattamento di 7500 barili/ giorno e sono in corso lavori per l’ampliamento tali da portare la suddetta capacità a 104.000 barili/giorno;

·        è prevista la costruzione dell’oleodotto Viggiano Taranto lungo 136 Km;

·        vi è un ulteriore progetto denominato "Tempa Rossa" che prevede il Centro Olii Val Camastra, 7 nuovi pozzi, reti di reinezione ed oleodotti di collegamento, l’ampliamento della discarica di fanghi petroliferi e dei residui di perforazione di Guardia Perticara.

 

La situazione complessiva quindi mette in rilievo uno sfruttamento intensivo di tipo industriale dell’area con un totale di circa 64 pozzi (di cui circa 40 rientrerebbero nella perimetrazione del Parco nazionale proposta dal Ministero e circa 10 in aree bioitaly), centinaia di Km. di condotte con una sottrazione di suolo stimata in circa 1000 ettari, due centri olii di grosse dimensioni, l’oleodotto, una serie di discariche per lo smaltimento dei rifiuti speciali derivanti dalle attività di ricerca ed estrazione.

L’area inoltre è estremamente preziosa per i suoi bacini idrici: dalle dighe del Pertusillo e della Camastra partono gli acquedotti che portano l’acqua per usi potabili ed agricoli per buona parte della Basilicata e della Puglia e da studi geologici risulta alta la vulnerabilità degli acquiferi. In proposito è utile ricordare che nell’arco di tempo da gennaio all’inizio di marzo, si sono verificati tre incidenti che hanno coinvolto le autobotti che trasportano il greggio, causando un morto, lo sversamento di migliaia di litri di petrolio, l’inquinamento accertato di alcune falde idriche L’intervento dell’Acquedotto Pugliese in merito alle ricerche petrolifere in località Fossa Cupa (Foresta Demaniale Regionale), conferma il reale pericolo di inquinamento degli acquiferi con danni incalcolabili per l’ambiente e la salute della popolazione.

Infine, ma non per ultimo, è alta la preoccupazione che i pozzi dismessi possano essere usati per lo smaltimento illecito di rifiuti di varia provenienza: è del mese di febbraio il provvedimento di sequestro di un pozzo dell’AGIP nell’area di Ferrandina per il ritrovamento di rifiuti non autorizzati al suo interno.

 In questa situazione parlare di compatibilità è un assurdo né tanto meno gli studi di compatibilità ambientale prodotti dall’AGIP possono dare garanzie di tutela del territorio.

 L’informazione locale ha largamente; diffuso i messaggi enfaticamente diramati dalla Giunta Regionale: "Gli accordi sul petrolio sono un grande affare per la regione Basilicata rendendo disponibili risorse finanziarie consistenti, su cui fondare nuove politiche di sviluppo; migliaia di miliardi di investimenti e di royalties ; una nuova era di sviluppo industriale, ecc". Questi ed altri titoli hanno largamente occupato le prime pagine, non evidenziando adeguatamente che la Regione Basilicata ha evitato la divulgazione e la discussione pubblica dei documenti tecnico - scientifici che ha commissionato ad un comitato di esperti esterni al fine di valutare le ricadute dell’attività estrattiva sul sistema ambientale e socio - economico. Il rapporto finale redatto da tale comitato evidenzia una serie di problematiche la cui valutazione viene demandata alla sfera politica:

 

occupazione del suolo (postazioni di estrazione, centro oli, reti di trasporto), emissioni in atmosfera ed al suolo (principalmente centro oli) , rischio di incidenti che per quanto possa essere limitato non può mai essere eliminato (reti, pozzi, oleodotti), sistema idrogeologico caratterizzato da precarie condizioni di equilibrio, elevata vulnerabilità sismica (l’attività estrattiva può dar luogo a microsismicità, tuttavia non sappiamo se la microsismicità sia un deterrente o un fatto scatenante per la macrosisimicità che a giudizio degli esperti, investirà comunque la Val d’Agri nel futuro), risorsa idrica, sviluppo socio economico (dualismo con attività in essere ed ulteriormente valorizzabili, più coerenti con il sistema ambientale esistente e le vocazioni naturali del territorio).

  

Date queste premesse, gli aderenti alla manifestazione, riportati in calce al documento, rappresentanti del mondo ambientalista, studentesco, del volontariato, di alcune forze politiche e sindacali e del mondo produttivo legato ai settori del turismo e dell’agricoltura sono quindi concordi nel ritenere che lo sviluppo dell’area della Val d’Agri deve essere basato sulla conservazione e valorizzazione delle risorse ambientali e territoriali dell’area che potrà avviarsi con la perimetrazione del parco nazionale e pertanto richiedono:

·        La perimetrazione del Parco Nazionale della Val d’Agri - Lagonegrese non condizionata o penalizzata dal programma di estrazioni petrolifere in atto, nella convinzione che il modello di sviluppo prefigurato dal Parco Nazionale nell’ambito del sistema regionale e nazionale delle aree protette, sia di gran lunga più realistico e conveniente di qualsiasi altro, anche di quello basato sul petrolio, oltre ad essere il più coerente con le caratteristiche ambientali, naturali, sociali ed economiche dell’area.

 

·        Le misure urgenti di salvaguardia del Parco Nazionale e dei siti bioitaly perché le aree comprese all’interno dei confini del Parco devono essere escluse da qualsiasi tipo di attività petrolifera: la tutela dell’ambiente è preminente rispetto alla ricerca e all’estrazione di petrolio, attività inammissibili in aree particolarmente "sensibili" come molte di quelle rientranti nel futuro Parco che invece sono soggette, in questo momento, ad un vero e proprio "assalto petrolifero" in palese violazione, nei siti bioitaly, anche delle indicazioni della Commissione europea sulle misure di tutela di tali siti.

 

·        La moratoria petrolifera che sospenda l’efficacia dell’accordo Eni-Regione poiché la compromissione delle risorse agricole e forestali, naturalistiche, ambientali e culturali che le attività estrattive comportano, riduce le opportunità di mercato delle produzioni locali che sono indissolubilmente legate alla qualità ambientale complessiva del territorio; pertanto una moratoria potrà servire a ridefinire democraticamente la strategia di sviluppo globale dell’area, all’interno della quale, superando la logica ristretta della ricerca delle compatibilità, si parta da una più approfondita analisi costi-benefici per stabilire se e con quali modalità e tempi, programmare l’utilizzo della risorsa petrolifera.

·        il piano di sicurezza a tutela della salute e dell’ambiente perché, allo stato attuale, come dimostrano i diversi incidenti verificatisi, il programma di estrazione in atto non garantisce efficaci standard di sicurezza per l’ambiente, per le popolazioni e per i lavoratori; inoltre, sulla base del principio della massima informazione possibile, tutti i cittadini devono essere a conoscenza delle problematiche poste dall’attività mineraria e delle soluzioni adottate per mitigare il rischio, fermo restando che per le estrazioni petrolifere non esiste il livello zero di rischio trattandosi di una vera e propria attività industriale.

  

Le associazioni che hanno dato vita alla manifestazione preannunciano inoltre che la carovana verde, che l’8 aprile ha percorso "le vie del petrolio" con la volontà di contribuire a trasformarle nelle “Vie del Parco” sarà solo il primo passo di una serie di iniziative che proseguiranno sino alla perimetrazione del Parco ed alla rimessa in discussione dell’intesa ENI - Regione.

In particolare le richieste, se non soddisfatte, saranno sostenute presso il Ministero dell’Ambiente, la Regione Basilicata e gli enti locali con interrogazioni, petizioni popolari in forma cartacea ed elettronica, la promozione di referendum popolari sulle estrazioni petrolifere nei comuni interessati, il ricorso alla Corte di Giustizia Europea per quanto riguarda la mancata tutela dei siti bioitaly ed un’azione continua di vigilanza sul territorio per esigere il rispetto assoluto della legalità nello svolgimento delle attività di ricerca ed estrazione petrolifera.

 

Le associazioni organizzatrici:

WWF, Legambiente Basilicata, Movimento Azzurro, LIPU, Pronatura, Associazione

Camastra Nova, Comitato cittadini di Brienza, Movimento Verde è Ambiente Sviluppo e Occupazione, Assoturismo Basilicata, Cobas Potenza, Vo.LA (Volontari Lucani per l’Ambiente), UDS (Unione degli Studenti), Associazione La Leonessa, Circolo Iqbal Masique, LAC Basilicata, Umana Dimora Basilicata, Associazione vegetariana, Club Lucania Ridens, Robin Hood, Nuovi Verdi Ambientalisti, Associazione Unaterra, Rifondazione Comunista, Amnesty International, MO.V.I., Associazione per la pace, UGL, Federazione Provinciale Rappresentanze di Base.

 

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