indietro

Articolo tratto da “Il Giornale di Calvello

MENSILE DI INFORMAZIONE, CULTURA, ATTUALITA’ E POLITICA

A CURA DEL CIRCOLO “INSIEME”

ANNO IV N°1                A DIFFUSIONE INTERNA                FEBBRAIO 1993

 Petrolio: quali prospettive?

Pinuccio Vitacca

Calvello come il Texas? Sembra proprio di si: nei mesi scorsi è stato tutto un susseguirsi di notizie che davano per confermata a Calvello la presenza di abbondanti giacimenti di “oro nero” di qualità ottima tali da giustificare progetti di sfruttamento intensivo.

Il pozzo di Calvello, denominato “Cerro Falcone 1”, ubicato nelle immediate vicinanze della sorgente dell’Acqua Solfurea, ha dato prova di consistente erogazione in fase di ricerca anche se con le analisi tecniche dei prossimi mesi si potrà addivenire ad una valutazione più puntuale delle capacità estrattive del pozzo.

Ma anche se la notizia ha avuto ampia risonanza sulla stampa nazionale e regionale, la gente di Calvello, incredula come sempre di fronte a facili spregiudicati ottimismi, ha dimostrato solo diffidenza ed indifferenza.

Innanzi tutto perché la notizia, come tante altre, è arrivata talmente all’improvviso per cui non vi è stata materialmente la possibilità di conoscere le esatte dimensioni del problema anche perché nel corso delle ricerche nulla trapelava e nessuna informazione giungeva nonostante che parte degli operai impiegati nei lavori di ricerca fossero di Calvello.

Certo, nei ristoranti e nei bar si vedeva qualche faccia nuova, c’era un consistente movimento di camion di enormi dimensioni addetti al trasporto di qualcosa che era impossibile scoprire considerato che gli automezzi viaggiavano quasi sigillati: si sussurrava più o meno apertamente che i camion servivano a portare a Calvello strane sostanze che poi venivano “tumulate” nel campo ricerca di “Cerro Falcone 1”.

Quindi, il fatto che sia stata data la notizia della scoperta del petrolio per certi versi ha un po’ rasserenato l’animo dei calvellesi in quanto era definitivamente tramontata la prospettiva di divenire la discarica di chissà quale centro industriale d’Italia o d’Europa.

Il dato preoccupante è che, comun­que, sulla questione dello sfruttamento del pozzo di Calvello e degli altri pozzi della Basilicata quali quelli di Laurenzana, Corleto Perticara e Viggiano nessuno o pochissimi hanno idee chiare sul da farsi.

La stessa Regione Basilicata, già scioccata dalla notizia a sorpresa dell’insediamento Fiat a Melfi, non ha assunto una posizione chiara in merito anzi continua a sostenere idee e progetti per una “Basilicata Verde”, progetti ed idee che certamente non si conciliano con quelle che vedono per queste zone uno sviluppo di tipo industriale quale quello che deriva dallo sfruttamento petrolifero.

E la questione non è di poco conto se è vero, come è vero, che le zone interessate dai giacimenti petroliferi gravitano attorno al massiccio del Volturino che, guarda caso, con il Pollino rappresenta l’elemento di promozione turistica della Basilicata all’esterno.

Gli insediamenti turistici di Viggiano, di Volturino, di Sellata-Pierfaone per i quali sia la Regione che le Amministrazioni Comunali hanno investito enormi risorse finanziarie ed umane, avranno un futuro? Oppure sono destinati ad essere smantellati per far posto ad attrezzature di tipo industriale?

Perché il dilemma è serio e profondo: l’aria buona, il verde e quant’altro è finalizzato alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema possono conciliarsi con la caratteristica prettamente inquinante del petrolio e con il rumore dei potenti automezzi? Conviene a queste zone accettare l’occasione offerta dal petrolio senza una adeguata contropartita se non altro in termini occupazionali?

Forse è ancora presto per dare taglio da ultima spiaggia alle considerazioni espresse in questo articolo ma certamente è bene cominciare ad aprire gli occhi un po’ tutti, cittadini ed istituzioni, perché è del futuro dei nostri monti e di noi stessi che si parla.

Torna a Lucani: Popolo in via di estinzione