Articolo tratto da LA GAZZETTA DI BASILICATA mercoledì 18 settembre 2002

Petrolio / Nel giorno degli interrogatori, la posizione del governatore lucano che auspica: "niente generalizzazioni"

"Sospendiamo Tempa Rossa"

Lo annuncia Bubbico: prima i chiarimenti e gli accordi attuati

POTENZA - E' stato giorno dei primi interrogatori per gli indagati nell'ambito del caso tangenti in Basilicata. Fra il filone Inail e filone petrolio. E' stato il giorno in cui Antonio De Sio ha raccontato dei "contributi" che sarebbero stati elargiti dalla ditta a quasi tutti i partiti durante le campagne elettorali. E' stato il giorno di commenti e attacchi politici sulla vicenda petrolio. Ma è stato anche il giorno della risposta del presidente regionale Filippo Bubbico. Una notizia su tutte: "Sino a quando gli aspetti connessi all'esecuzione dei lavori non saranno chiariti e sino a quando non si saranno realizzati compiutamente gli accordi già sottoscritti nel 1999, la Regione non riaprirà nessun tavolo negoziale su "Tempa Rossa" e sui programmi estrattivi riguardanti la Val Camastra". Bubbico ha ribadito che "l'agenda del governo e la cronaca giudiziaria sono cose diverse". Ha assicurato che la Regione "segue gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria della Procura di Potenza con l'attenzione che le circostanze richiedono, nella consapevolezza dell'estraneità dell'amministrazione regionale ai fatti e alle responsabilità in fase di accertamento e nella fiducia che essi verranno circoscritti, evitando deleterie e ingiuste generalizzazioni". Bubbico ha anche ricordato che, già mesi fa, venne chiesto all'amministratore delegato dell'Eni "ogni utile informazione circa i criteri e le regole seguiti per la realizzazione dei lavori connessi ai programmi estrattivi in Val d'Agri". Si resta in attesa di risposte. "La Regione - ha concluso Bubbico - ha concepito e avviato a realizzazione gli accordi sul petrolio avendo contestuale riguardo agli interessi del Paese e a quelli del territorio regionale e tenendo in equilibrio gli obiettivi di sviluppo produttivo e le esigenze della salvaguardia ambientale".

Mimmo Sammartino

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Articolo tratto da LA GAZZETTA DI BASILICATA mercoledì 18 settembre 2002

Interviene il presidente della Regione, Bubbico

"Nessun tavolo negoziale su Tempa Rossa"

«Sino a quando gli aspetti connessi all'esecuzione dei lavori non saranno chiariti e sino a quando non si saranno realizzati compiutamente gli accordi già sottoscritti nel 1999, la Regione non riaprirà nessun tavolo negoziale su Tempa Rossa e sui programmi estrattivi riguardanti la Val Camastra». Dura la presa di posizione del presidente della Giunta regionale della Basilicata, Filippo Bubbico sui nuovi sviluppi giudiziari della tangentopoli lucana. "Seguiamo - continua Bubbico - gli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Potenza con l'attenzione che le circostanze richiedono, nella consapevolezza dell'estraneità dell'amministrazione regionale ai fatti ed alle responsabilità in fase di accertamento e nella fiducia che essi verranno circoscritti, evitando deleterie ed ingiuste generalizzazioni". "Abbiamo chiesto già alcuni mesi fa all'amministratore delegato dell'Eni ogni utile informazione circa i criteri e le regole seguiti per la realizzazione dei lavori connessi ai programmi estrattivi in Val d'Agri e siamo in attesa di ricevere i materiali relativi. La Regione ha concepito ed ha avviato a realizzazione gli accordi sul petrolio avendo contestuale riguardo agli interessi del Paese ed a quelli del territorio regionale e tenendo in equilibrio gli obiettivi di sviluppo produttivo e le esigenze della salvaguardia ambientale", conclude Bubbico.

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Articolo tratto da La Nuova Basilicata mercoledì 18 settembre 2002

E ora attenti a non creare "polveroni"

di NINO GRASSO

 A differenza di quanto è accaduto tre mesi fa, la Tangentopoli lucana - atto secondo non ha coinvolto sinora il livello politico. Tutti, o quasi, gli imprenditori arrestati il 28 maggio scorso sono tornati in carcere. Ed anzi se ne è aggiunto qualcun altro, insieme con un paio di funzionari dell'Eni, di cui uno solo ancora in servizio. Tra le 19 persone coinvolte in questa seconda "tranche" della vicenda legata alla realizzazione di nuovi sedi Inail, da un lato, e dell'oleodotto petrolifero della Val d'Agri, dall'altro, non figurano né amministratori locali, né personaggi politici di spicco a livello nazionale. Stranamente. però, ieri mattina, prima che iniziassero i nuovi interrogatori nel carcere di Potenza, l'Agenzia Ansa - che come i lettori sanno è una delle fonti più autorevoli per chi opera nel mondo dell'informazione - ha battuto una notizia che ci ha lasciato quanto meno perplessi. La notizia è questa: in occasione delle campagne elettorali nessuno rifiutava soldi dal gruppo De Sio. Solo un esponente del Ppi avrebbe restituito il contributo, ma a distanza di anni. Per la verità - stando alle ammissioni fatte da Antonio De Sio al pubblico ministero Henry John Woodcock - sì tratta di cifre modeste. O comunque non eccessivamente elevate, visto che il gruppo imprenditoriale potentino stanziava, quasi a mo' di investimento preventivo rispetto ai possibili vincitori delle competizioni elettorali, un "fondo" variante tra i 50 e 60 milioni di lire. Soldi che poi venivano distribuiti tra vari candidati, appartenenti a quasi tutti i partiti politici, a partire dai comunisti, ad esclusione dei "fascisti", perché - stando a quanto avrebbe detto Antonio De Sio - «all'epoca proprio non esistevano in Basilicata». Come avveniva il finanziamento? Ci si presentava da Tizio, Caio o Sempronio e ci si metteva a «disposizione», se mai pagando - senza chiedere nulla in cambio i manifesti elettorali che nel "tariffario" della politica equivalevano all'incirca a 20 milioni di vecchie lire. Per correttezza nei confronti dei lettori dobbiamo precisare che queste dichiarazioni, diffuse ripetiamo - solo ieri mattina - si riferiscono ad alcune ammissioni fatte da Antonio De Sio in uno dei primi interrogatori: quasi certamente quello del 29 maggio scorso. O almeno così ha confermato alla "Nuova" l'avvocato Pasquale Bartolo, difensore dell'imprenditore potentino, rispondendo ad una esplicita domanda dei nostri cronisti. Se questo è vero - e non abbiamo motivo per dubitarne - viene spontaneo chiedersi perché solo ora - guarda caso nel momento in cui i politici non vengono ufficialmente coinvolti nell'inchiesta - si parla dei finanziamenti ai partiti da parte del gruppo De Sio? Finanziamenti che - a quanto è dato sapere - non sono direttamente collegabili né all'inchiesta Inail, né a quella del filone Eni-petrolio. E che probabilmente sono il frutto della ipocrisia e del sotterfugio che caratterizzano in Italia (e non solo in Basilicata) i rapporti tra politica e mondo degli affari, contrariamente a ciò che accade nei grandi Paesi democratici, dove le lobby imprenditoriali operano alla luce del sole, senza che gli elettori ne facciano materia di scandalo. Non vorremmo - e lo diciamo con la stessa franchezza con cui sin dal primo momento abbiamo evidenziato l'opera meritoria della magistratura potentina - che fosse iniziata, forse anche casualmente, un uso strumentale dell'informazione a "rate". Non vorremmo che si lanciassero messaggi trasversali al mondo politico, contribuendo a creare un polverone che farebbe perdere di vista le reali responsabilità penali personali tanto nella vicenda Inail, quanto in quella legata al filone Eni-petrolio. Lo ricordavamo ieri. Da tre mesi a questa parte, la Basilicata - agli occhi dell'opinione pubblica nazionale - sembra essere la terra del malaffare. Il crocevia degli appalti pilotati. Però, sinora, tra tutti i destinatari delle "mazzette" non ve ne è uno che sia lucano. Per cui, certo, noi siamo tra quelli che "tifano" per una magistratura che faccia fino in fondo, e con grande rigore, il proprio lavoro. Che ci liberi dalle mele marce, se ve ne sono. Ma che possibilmente ci aiuti anche a rasserenare un clima invelenito dalle voci e dai sospetti, che rischiano di "tarpare" le ali ad una regione, come la nostra, che sinora ha pagato un prezzo altissimo sull'altare del petrolio, senza avere in cambio nulla in termini di sviluppo e di maggiore occupazione. Il rischio che si corre è che facendo di tutta l'erba un fascio si perdano di vista le reali responsabilità politiche che, a mano a mano, stanno emergendo. E di cui lo stesso presidente della Regione sembra aver preso atto, nel momento in cui - come ha fatto ieri - ha condizionato la riapertura del tavolo negoziale sui nuovi giacimenti petroliferi di Tempa Rossa all'attuazione degli accordi sottoscritti nel 1999. C'era bisogno - ci chiediamo - che intervenisse la magistratura per far scoprire al capo del governo regionale che l'Eni da tre anni non rispetta gli impegni sottoscritti? Perché Bubbico e nessun esponente dell'esecutivo regionale ha reclamato dal 1999 ad oggi il versamento dei 200 miliardi di royalties dovuti dall'Eni? Oggi, il governatore lucano ricorre al "ricatto" di non consentire nuove estrazioni petrolifere, per far saldare i debiti del "passato". E meno male che non tutto il petrolio è stato estratto dalle viscere del nostro territorio. E se non avessimo avuto più oro nero da buttare sul piatto della bilancia? Che sarebbe successo? Ci saremmo dovuti rassegnare al danno del mancato ristoro, dopo aver subito la beffa degli "sfregi" ambientali? Se gli imprenditori lucani gestissero con la stessa superficialità i rapporti con i propri creditori, così come la classe dirigente ha fatto in questi tre anni con l'Eni, a quest'ora saremmo una regione di falliti. Esattamente come è fallita, dal punto di vista politico, l'intera partita legata al petrolio. Perché è inutile nascondersi dietro un dito: avevamo una occasione irripetibile - che mai nessun governo regionale s'era visto conseguire in precedenza - per compiere il grande salto. E invece di andare avanti ci ritroviamo peggio di prima. Senza soldi. E senza la bella immagine che la Basilicata almeno poteva vantare sul piano morale.

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Articolo tratto da La Nuova Basilicata mercoledì 18 settembre 2002

Il commento del capo dell'esecutivo: "L'agenda del governo e la cronaca giudiziaria sono cose diverse"

Bubbico blocca i nuovi pozzi

"Fino a quando non saranno rispettati gli accordi, non riapriremo tavoli negoziali"

POTENZA- "L'agenda del governo e la cronaca giudiziaria sono cose diverse". Così il presidente della Regione, Filippo Bubbico, commenta le dichiarazioni di esponenti dell'opposizione consiliare circa la necessità di troncare ogni rapporto tra Regione ed Eni alla luce delle iniziative assunte in questi giorni dalla magistratura potentina. "Seguiamo - continua Bubbico - gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria della Procura di Potenza con l'attenzione che le circostanze richiedono, nella consapevolezza dell'estraneità dell'amministrazione regionale ai fatti ed alle responsabilità in fase di accertamento e nella fiducia che essi verranno circoscritti, evitando deleterie ed ingiuste generalizzazioni. Abbiamo chiesto già alcuni mesi fa all'amministratore delegato dell'Eni ogni utile informazione circa i criteri e le regole seguiti per la realizzazione dei lavori connessi ai programmi estrattivi in Val d'Agri e siamo in attesa di ricevere i materiali relativi. La Regione ha concepito ed ha avviato a realizzazione gli accordi sul petrolio avendo contestuale riguardo agli interessi del Paese ed a quelli del territorio regionale e tenendo in equilibrio gli obiettivi di sviluppo produttivo e le esigenze della salvaguardia ambientale. Va da sé - conclude il Presidente della Regione - che, sino a quando gli aspetti connessi all'esecuzione dei lavori non saranno chiariti e sino a quando non si saranno realizzati compiutamente gli accordi già sottoscritti nel 1999, la Regione non riaprirà nessun tavolo negoziale su Tempa Rossa e sui programmi estrattivi riguardanti la Val Camastra.

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Articolo tratto da la Nuova Basilicata Sabato 21 settembre 2002

Dopo la "moratoria annunciata dal presidente della regione, è polemica nel centrosinistra

Braccio di ferro sul petrolio

Così i popolari della Val d'Agri attaccano il governatore Bubbico

di NINO GRASSO

Il presidente della Regione ha spiazzato tutti. Sinanche gli alleati più fedeli, come i popolari della Val D'Agri, vicini al senatore Romualdo Coviello, che hanno dovuto apprendere dai giornali della "moratoria" petrolifera decretata (o quanto meno annunciata, all'indomani degli ultimi sviluppi della Tangentopoli lucana) dal capo del governo regionale. Come si sa, Filippo Bubbico, senza nemmeno riunire la giunta (cosa che ha provocato più di qualche mugugno tra i nuovi assessori), ha annunciato il blocco delle trattative per lo sfruttamento del secondo, grande giacimento della Basilicata della Val Camastra. Peraltro, come abbiamo già avuto modo di sottolineare nei giorni scorsi, l'iniziativa del governatore lucano ci pare viziata da un limite di fondo. Vale a dire: le compagnie petrolifere della Val Camastra non hanno niente a che vedere con l'Eni. Si tratta di americani e francesi che dopo aver speso centinaia di miliardi di vecchie lire per rilevare le concessioni dell'Ente nazionale idrocarburi, faranno di tutto per non cacciare un euro in più rispetto a quanto attualmente è previsto dalle leggi vigenti in Italia. E la stessa Regione, almeno per ora, sul piano formale, non ha posto in essere alcun atto amministrativo di una qualche rilevanza. Allo stato dei fatti l'annuncio di Bubbico rimane un atto di carattere sostanzialmente "politico". Con una duplice finalità: lanciare un segnale di distensione, se non proprio di collaborazione, all'indirizzo della magistratura. Perché è come se il presidente della Regione - senza nemmeno attendere il pronunciamento del Tribunale del Riesame - desse già per scontato che il filone Eni-Agip della Tangentopoli lucana si fonda su qualcosa di più di una semplice presunzione di colpevolezza. E secondo: scaricando, politicamente parlando, l'operazione "Tempa Rossa", che è legata, come si sa alla realizzazione del Centro Olio di Corleto Perticara, il presidente della Regione lancia un segnale molto forte che manda in fibrillazione alcuni pezzi della sua maggioranza. E in particolare, come dicevamo all'inizio, i popolari vicini al senatore Coviello. Detto in modo brutale, con il suo decisionismo Bubbico lascia intendere di non aver lacci e lacciuoli di alcun tipo. Come se dicesse: dobbiamo bloccare "Tempa Rossa" ? Che problema c'è? Facciamolo pure, se questo serve alla comunità regionale. Tanto non ho "obblighi" verso nessuno. Questo però che comporta? Che quegli amministratori locali che forse più di altri si erano esposti nei confronti delle compagnie petrolifere, per accelerare le procedure di realizzazione del Centro Olio, oggi si trovano con le spalle scoperte. Per esempio, il sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, che spesso ha dovuto caldeggiare da sola, in contesti molto critici, il progetto "Tempa Rossa", pur di "creare occupazione e bloccare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne", oggi si ritrova con gli ambientalisti contro e senza nemmeno i posti di lavoro che aveva promesso ai suoi concittadini. Ci siamo procurati il resoconto stenografico dell'audizione pubblica tenutasi a Corleto Perticara il 4 luglio scorso nell'ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale sul progetto "Tempa Rossa". In quella sede, con grande naturalezza, il sindaco Vicino ha ricordato (riportiamo testualmente) che «quando è stato presentato il progetto, le società  Eni  TotalFinaElf, Exxon Mobil e Entepreise Oil Italiana, di comune accordo, si sono assunte l'onere economico della variante al piano regolatore al quale l'Amministrazione ha dato il proprio assenso». Non essendo dei tecnici, probabilmente ci sfuggono quelle norme giuridiche che consentono ad alcuni privati (siano anche essi delle compagnie petrolifere) di pagare una variante al piano regolatore. Ma se anche questo fosse corretto sul piano formale (e dobbiamo presumere che lo sia altrimenti l'Amministrazione comunale di Corleto si sarebbe messa in molto grossi) resta il dato politico che spesso gli avversari di partito hanno rinfacciato a Rosaria Vicino. Come per esempio ha fatto il consigliere provinciale dell'Udeur,  Lucio  Ursone quando nella stessa seduta pubblica del 4 luglio - ha detto che il «sito di "Tempa Rossa" rappresenta una scelta fatta dall'Eni insieme all'Amministrazione comunale di Corleto Perticara». Guarda caso, ieri l'altro la Margherita ha riunito, in Val D'Agri, tutti i propri amministratori locali della zona, presenti i triumviri Salvatore Margiotta, Gabriele Di Mauro e Mario Brancale, nonché il consigliere regionale Vito De Filippo e il sen. Romualdo Coviello. Pare che in quella sede tanto il sindaco Vicino, quanto il sen.Coviello abbiano bollato con parole di fuoco la decisione di Bubbico di imporre la "moratoria" petrolifera. Per la verità non è la prima volta che il senatore del collegio  Lagonegrese-Val D'Agri usa toni critici nei confronti del capo del governo lucano. Qualcuno sospetta (ma sono solo voci di corridoio) che il parlamentare stia accarezzando l'idea di ritornare, da presidente della giunta, in quella Regione che lo ha visto muovere i primi passi da consigliere semplice prima, da assessore e presidente del consiglio poi, per quasi 15 anni, dal '70 in poi. Per poi passare per altri 15 anni in Parlamento. Sta di fatto che qualcosa si è rotto nel rapporto privilegiato che Coviello ha sempre avuto con i Ds. E la vicenda petrolio, probabilmente, è stata solo l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso.

 

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