articoli tratti da la Nuova Basilicata sabato 30 marzo 2002

 

La Regione protesta ufficialmente, ma c’è chi chiede la linea dura

Le “colpe” dell’Eni

Troppi i ritardi dopo l’incidente al Centro Olii di Viggiano

 

POTENZA- L’Eni è sotto accusa: ha tentato di “occultare” o quanto meno di “ritardare” la diffusione delle notizie relative all’incidente del 17 marzo al Centro Olii di Viggiano. E per questo motivo, ieri, in terza Commissione, l’assessore regionale Chiurazzi ha annunciato che il governo lucano “protesterà ufficialmente” con l’Ente nazionale idrocarburi, mentre alcuni consiglieri hanno addirittura chiesto la chiusura dell’impianto per la tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica. Intanto, questa vicenda ha portato alla luce i ritardi legati all’accordo di programma, mentre prosegue la mobilitazione degli autotrasportatori di greggio, che hanno annunciato clamorose azioni di protesta, ove dovesse fallire il vertice del 3 aprile.

L’incidente del 17 marzo al Centro Olio porta alla luce tutti i limiti dell’Eni

Colosso dai piedi d’argilla

L’Eni come l’ultima piccola azienda sul fronte della sicurezza

di NINO GRASSO

L’Eni gioca “sporco” con la Basilicata. l’incidente avvenuto il 17 marzo al Centro Olio di Viggiano, che stando a quello che dicono i tecnici della Regione poteva trasformarsi in una catastrofe ecologica, ove mai il petrolio scaricato per errore in una vasca del Consorzio di Bonifica avesse raggiunto la diga del Pertusillo, rappresenta qualcosa di più di un semplice campanello di allarme. E se un “merito” può essere ascritto ad un incidente, come questo, dovuto forse al caso, all’imperizia o ad un errore umano, è di aver fatto aprire gli occhi ai lucani e, in particolare, ad una classe dirigente che forse, sinora, non si era mai interrogata seriamente sulle reali garanzie offerte dalle società petrolifere sul fronte, della sicurezza ambientale. Alla fine, per un banale errore, abbiamo scoperto che l’Eni, è una sorta di gigante dai piedi di argilla. Un gigante che non ha previsto, nell’ambito della propria organizzazione aziendale, meccanismi di controllo e di prevenzione tali da impedire la fuoriuscita di migliaia di litri di petrolio, scambiati per acqua piovana. Non solo, ma il sospetto - sempre più fondato- che proprio ieri veniva affacciato da vari esponenti politici, sia del centrosinistra che del centrodestra, è che l’Eni abbia tentato di non far trapelare la notizia dell’incidente. Tanto è vero che – come riferiamo più ampiamente in un altro servizio – ieri in terza commissione, alla Regione, il capogruppo del Ccd, Antonio Melfi, proprio alla luce dei ritardi con cui l’Ente petrolifero si è mosso, ha invitato il presidente della Regione ad emettere una “ordinanza urgente e contingibile di chiusura dell’impianto per la tutela della pubblica sicurezza e dell’incolumità pubblica”. Analoga “fermezza” è stata dimostrata da esponente della maggioranza: dal comunista Dino Collazzo, al Verde Franco Mollica, al dipietrista Felice Belisario, il quale ha fatto sapere di aver sollecitato il blocco di “ogni altra concessione per la installazione di nuovi pozzi petroliferi”.

A fronte di queste dure posizioni, espresse - ripetiamo - tanto da alcuni partiti di maggioranza quanto dall’opposizione, la giunta regionale, per bocca dell’assessore Carlo Chiurazzi, si è limitata per ora a “protestare formalmente” con l’Eni.

Il che sicuramente non basta. Anzi, proprio questo atteggiamento eccessivamente diplomatico, rischia di far perdere alla comunità lucana un’altra, importantissima opportunità di sviluppo, dopo i fallimenti del passato, con il metano della Valbasento, prima, e con la gestione del bene acqua, poi.

Lo ricordavamo ieri. Dalla firma dell’accordo con l’Eni sono passati tre anni. Ma delle grandi opere previste da quell’intesa non c’è ancora traccia. Non solo, l’assurdo - come giustamente hanno evidenziato più volte i sindaci della zona - è che non è stato ancora realizzato quel sistema di monitoraggio ambientale che avrebbe dovuto tutelare le popolazioni della Val D’Agri, con una rete di misurazione di emissioni in atmosfera e con una rete sismica. Il tutto per un importo stimato di dieci miliardi di vecchie lire. La Regione Basilicata si sta muovendo, su questo terreno, con un’eccessiva lentezza. E se alcuni settori della maggioranza, come quelli di “centro”, che pure sottovoce evidenziano questi ritardi, non escono all’esterno con la dovuta determinazione, è solo perché alla fine si vuole evitare di danneggiare l’immagine dell’assessore Vito De Filippo, che ha la delega al petrolio. Si tratta però di un atteggiamento “miope”, che alla fine finirà per travolgere quegli stessi esponenti politici che, apparentemente, col «silenzio» si vogliono tutelare.

Peraltro, visto che proprio in questi giorni è scoppiata la «grana» con gli autotrasportatori di greggio, farebbe bene l’assessore De Filippo ad uscire allo scoperto con maggiore «grinta». La Regione ha il dovere di tutelare quei piccoli imprenditori che l’Eni rischia di far fallire. E visto che, all’indomani dell’incidente al Centro Olio di Viggiano, il colosso petrolifero è oggettivamente più “debole”, la Regione non può lasciarsi sfuggire l’occasione per imporre una linea di “rigore” sul piano della tutela ambientale, ma anche dal punto di vista economico. L’Eni ha dei doveri verso la comunità lucana. E ci aspettiamo che la classe dirigente di questa Regione li faccia rispettare.

 

LA LETTERA

E Carlo Chiurazzi ci scrive: “Non sono impreparato”

Caro Grasso, ho letto il tuo articolo sulla “Nuova” di ieri in merito alla mozione presentata in consiglio regionale circa lo sversamento di greggio nell’area industriale di Viggiano e ritengo doveroso precisare alcuni passaggi. In particolare, si accenna ad una mia “impreparazione” e “balbettamenti” che a mio giudizio non trovano fondamento. Tenterò di spiegarti le mie ragioni affidandomi non ad una semplice smentita, ma facendomi confortare dalle iniziative da me promosse ed attuate dai competenti uffici del Dipartimento. Non potevo essere assolutamente impreparato, attesto che dal giorno in cui io e gli uffici del Dipartimento siamo stati informati, mi sono adoperato in attività di coordinamento e di direzione delle tante iniziative messe in campo dalla Regione. Fra queste ti riferisco delle principali: un’immediata intensificazione delle operazioni di monitoraggio per tutta l’area interessata. I prelievi e i controlli di acqua e di sedimenti da mensili sono stati trasformati in quotidiani, e tali permarranno fino a quando il rischio sarà cessato; attività di coordinamento delle funzioni di controllo tra il Dipartimento ambiente e territorio e l’Arpab; una continua verifica ed approfondimento con l’Eni e l’Agip dei meccanismi che hanno generato l’incidente e della sua tempistica. Tutto ciò credo che sia sufficiente a testimoniare che solo un buon grado delle mie conoscenze poteva mettermi in condizione di svolgere le attività descritte. Nel merito, poi, dei lavori consiliari, ho suggerito all’aula la opportunità di sospendere gli stessi, anche se per poche ore, per consentire ai consiglieri di approfondire gli aspetti di natura tecnica, raccogliere ed ordinare tutta la documentazione necessaria, invocare ancora quella mancante ed ascoltare i tecnici dell’Arpab e del Dipartimento ambiente e territorio. Sono ancora convinto che solo un esame dettagliato degli aspetti tecnici, mai come in questa vicenda, può condurre ad una puntuale valutazione politica del caso. Il consiglio regionale ha approvato la seconda parte della mozione. Per quanto atteneva alla prima parte, accogliendo le esigenze di approfondimento, ha rinviato ai lavori della III Commissione consiliare che si sono svolti ieri. Non so in che maniera il mio intervento in consiglio abbia potuto generare la percezione di una mia incertezza o titubanza sull’argomento. Nel mentre, continua l’impegno della Regione, attraverso un’attività politica e burocratica scrupolosa, nel governare un fenomeno industriale complesso come quello dell’estrazione petrolifera, senza mai abbassare la guardia nella difesa del patrimonio e dei valori ambientali dell’area interessata.

Carlo Chiurazzi

Assessore regionale all’Ambiente

 

Atteso con ansia il risultato del nuovo vertice fra Regione e Eni il 3 aprile

“Ritorneremo sulle strade lucane”

E’ l’ultimatum lanciato dagli autotrasportatori di greggio

POTENZA- Pronti a ricominciare la protesta su strada. Gli ottanta autotrenisti del Consorzio Stl, dopo la settimana di protesta itinerante lungo le strade della Val d’Agri, atten­dono con ansia gli esiti del nuovo vertice in Re­gione previsto per il 3 aprile prossimo ma dall’incontro insieme ai responsabili dell’Eni non emergeranno novità ri­guardo l’occupazione de­gli ottanta autotrasportatori lo sciopero continuerà ad oltranza. “Stavolta entreremo con i no­stri camion nei centri abitati”. Annunciano. Voluto dall’En, il superconsorzio Stl che si è costituito nel 1993, salvo imprevisti positivi, dovrebbe smettere l’attività fra un mese. Con la chiusura delle postazioni di greggio a Viggiano, Calvello e Pisticci, per gli autotrasportatori l’unica certezza per poter continuare l’attività resta Corleto Perticara. Ma con la messa a regime dell’oleodotto, anche per quest’ultima postazione non resta che la chiusura. Una vertenza relativa alla riduzione del volume di greggio trasportato alla raffineria di Taranto che farebbe crollare il volume di ricavi a duecentomila euro mensili. L’esatto contrario rispetto ai 480 milioni di barili che fanno parte della corposa riserva del giacimento valdagrino. Dove attualmente vengono estratti 60 mila barili ogni giorno e che nei prossimi venti anni ne garantirà 100 mila. Per ogni mezzo nuovo adibito al trasporto Adr, vengono spesi circa 300 milioni di lire. Tir che ogni tre anni al massimo vengono messi da parte. Basterebbe insomma che l’Eni estrapolasse il 4 per cento nell’intero business e per continuare a lavorare.

 

Gli uomini della terza Commissione consiliare “processano” l’Eni

“Bloccate le estrazioni petrolifere in Val D’Agri”

  POTENZA- Il colosso petrolifero di Stato è stato colto con le “mani nel sacco”. E in consiglio regionale, stavolta, più di qualcuno vuol regolare i conti con l’Eni. Dopo l’incidente avvenuto lo scorso 17 marzo nel Centro Olio di Viggiano, quando circa tremila litri di petrolio sono stati scaricati, per errore, dalle condotte in bacino naturale per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del Consorzio di Bonifica della Val d’Agri, ieri gli uomini del “parlamentino lucano” hanno intentato un vero e proprio “processo” all’Ente nazionale idrocarburi. Per la verità, Dino Collazzo, di Prc (primo firmatario di una mozione molto dura nei confronti dell’Eni) avrebbe voluto che di questo argomento si discutesse in aula. E con lui anche Franco Mollica dei Verdi, Felice Belisario dell’Italia dei Valori, Egidio Digilio di An, Antonio Melfi del Ccd. Poi, si sa come è andata a finire: l’assessore Chiurazzi, colto “impreparato” (anche se lui afferma il contrario, vedi lettera pubblicata nell’altra pagina) ha voluto che la discussione avvenisse in terza Commissione. E così è stato. Presieduto da Franco Mollica, l’organismo consiliare si è riunito ieri nel palazzo di Via Anzio, presenti Collazzo(Prc), Belisario (Italia Valori), Straziuso (Ppi), Maria Antezza (Ds), Antonio Melfi (Ccd), Marianio (Ri), Digilio (An). La discussione è stata molto lunga e animata. In particolare, Melfi ha fatto sapere di aver chiesto “l’emissione di un decreto di dismissione dell’accordo di programma stipulato dalla Regione Basilicata con l’Eni di ulteriori perforazioni di pozzi ed estrazioni di petrolio, dal momento che l’Ente ha violato palesemente gli accordi occultando l’evento verificatosi il 17 marzo e per mancanza di inesistenza di strumenti di sicurezza degli impianti”. Gli ha fatto eco Felice Belisario: “l’Eni la sta facendo da padrone ed è ora che gli organismi politici, quelli amministrativi e, se del caso, anche quelli giudiziari, intervengano con ogni urgenza ed in modo esemplare”. E ancora.” La misura è colma. Non solo l’inquinamento è ormai conclamato, ma è la sistematica violazione delle regole che preoccupa maggiormente. Il versamento di olio combustibile- ha denunciato Belisario- è avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 marzo, ma solo il 19 pomeriggio è stato attivato il sistema di controlli”. Tutti gli altri consiglieri presenti hanno ripreso questa denuncia. Ed hanno chiesto lumi sia la dirigente regionale Pesce che all’assessore Chiurazzi. Il quale, al termine del dibattito, ha annunciato che la regione Basilicata ha protestato formalmente con l’Eni per il ritardo con il quale è stata avvertita dell’incidente avvenuto lo scorso 17 marzo”. Chiurazzi ha ammesso che si è trattato di un “evento di particolare serietà, sia perché è mancato un sistema per prevenire l’incidente, sia perché l’Eni ha tardato a informare la Regione”. “Quanto è avvenuto- ha concluso Chiurazzi- sarà oggetto di discussione al tavolo paritetico Regione-Eni, previsto dall’accordo di programma perché è opportuno valutare lo stato dei rapporti con la compagnia petrolifera. Poi trarremo le conclusioni.”

 

I parlamentari di Forza Italia Blasi e Ponzo contestano la posizione dei colleghi del centrosinistra

“L’Ulivo riconosce l’errore sull’accordo Eni”

Il Parco nazionale Val d’Agri dovrà convivere con tutte le attività economiche dell’area

 

POTENZA- In una dichiarazione congiunta diffusa dall’on. Gianfranco Blasi e dal sen. Egidio Ponzo, i due parlamentari si dicono “meravigliati” dell’interrogazione presentata dai deputati dell’Ulivo Giuseppe Molinari ed Ermete Realacci sulla vicenda legata alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri. Gli esponenti del centrosinistra hanno chiesto l’immediata istituzione del parco Nazionale della Val d’Agri giacché sono venuti meno i presupposti che portarono la Giunta regionale di Basilicata alla sottoscrizione dell’ormai noto accordo sul petrolio. A tale proposito i parlamentari Blasi e Ponzo esprimono il loro stupore non tanto per la sottoscrizione dell’interrogazione da parte del parlamentare Realacci che è un ambientalista, ma per l’ulivista Molinari. “Evidentemente all’onorevole Molinari- dicono Blasi e Ponzo- sfuggirà che eventuali responsabilità sul fallimento dell’accordo ricadano sulla Giunta regionale di Basilicata, la quale anni fa fece la scelta forte di avviare completamente lo sfruttamento delle estrazioni petrolifere concedendo le relative autorizzazioni all’Eni. In tale circostanza, la Casa delle libertà espresse una posizione favorevole ­alle estrazioni del petrolio con un’armonizzazione delle stesse con il Parco, evitando quindi un uso massimo delle risorse petrolifere che potevano e dovevano essere comunque sfruttate in un periodo più lungo. Sono state scritte sull’argomento centinaia e centinaia di pagine e consumato un fiume di parole sull’accordo petrolio, ma resta nota la posizione di Forza Italia in consiglio regionale sempre molto critica nei confronti di un accordo che poco o nulla ha dato alle comunità lucane ed in particolar modo agli abitanti della Val d’Agri. Ricordiamo – dicono ancora i parlamentari azzurri- che l’accordo fu sottoscritto dall’allora presidente Di Nardo accompagnato dall’assessore delegato Bubbico. Ciò detto, continua la nota congiunta dei due parlamentari di Fi, prendiamo atto della nuova posizione dell’Ulivo di Basilicata che a distanza di anni riconoscono dell’errore dell’accordo allora sottoscritto. A tale proposito il consigliere di Forza Italia Mariano Pici a nome del gruppo di Fi chiederà nelle prossime ore di conoscere ufficialmente la posizione della Giunta regionale sulla vicenda petrolio proprio in virtù della interrogazione presentata. Qualora Bubbico ed i suoi fossero concordi con gli onorevoli Molinari e Realacci, allora bisognerà rivisitare tutto l’accordo. I ritardi circa la istituzione del parco della Val d’Agri, va ricordato, che sono ascrivibili proprio alla Giunta regionale e che l’Ente Parco per il suo avvio necessita proprio della perimetrazione dei confini. “Sarebbe stato meglio che invece della interrogazione parlamentare, i deputati Molinari e Realacci avessero chiesto al presidente della regione Bubbico un incontro, magari per prendere un caffè, ma, soprattutto per chiedergli con forza le ragioni della non individuazione dei confini del Parco nazionale della Val d’Agri. Avrebbero così capito che la volontà politica della Giunta regionale non è esattamente quella di rendere operativo il Parco. Non fosse altro perché le nomine del Consiglio di amministrazione spetterebbero prevalentemente il governo Berlusconi.”

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