Articolo tratto da LA GAZZETTA DI BASILICATA mercoledì 2 ottobre 2002

Ieri il Consiglio regionale ha discusso degli accordi per il greggio della Val D'Agri e della Camastra -Alto Sauro

"Le condizioni sul petrolio"

Il presidente Bubbico spiega:  perché la sospensione delle estrazioni

 POTENZA- Una Commissione d'inchiesta sulla vicenda petrolio sara attivata dalla Regione Basilicata. L'ha chiesta l'opposizione (Digilio di An) e il presidente Bubbico ha  detto «Va bene». Di chiacchiere, intorno al petrolio, ne sono state fatte tante. Prima e dopo la bufera giudiziaria ("ma -dice Bubbico- bisogna tenere distinte cronaca giudiziaria e attività di governo e dell'amministrazione regionale, evitando ogni generalizzazione colpevolista"). Prima e dopo l'annuncio di sospendere l'attività estrattiva. Ieri, in Consiglio regionale Bubbico ha ricapito i termini della questione: «La  posizione della Regione Basilicata, sulla vicenda petrolio in val d'Agri e in Val Camastra-Alto Sauro, non cambia. Restano strettamente connesse le ragioni dello sviluppo produttivo e della salvaguardia delle risorse ambientali e territoriali». Quella del petrolio è stata «una operazione politica e amministrativa inedita e originale» che ha avuto per protagonisti una Regione, un Governo e una multinazionale. In sei anni (dal 1997 al 2002) ha portato, in termini di royalty, dall'Eni alle casse della Regione, quasi 24 milioni e  411 mila euro (oltre 47 miltardi e 266 milioni di vecchie lire). E «ha rappresentato una prova precoce di federalismo cooperativo», oltre a rispondere a «un'esigenza connessa agli interessi primari del Paese». Bubbico, insomma, non dice  «basta col petrolio». Ma, per quanto riguarda la Val d'Agri, bisogna attendere che l'Eni adempia a tutti gli impegni assunti e che si completino i controlli sull'impatto ambientale. Sul nuovo programma di estrazione nell'area Camastra-Alto Sauro - la cui trattativa era già sospesa poiché l'Eni (che resta interlocutore ma non più da solo) chiedeva condizioni meno "onerose" per sé, rispetto a quelle assunte per la Val D'Agri - la regione auspica l'attivazione del tavolo di trattativa. Magari con il coinvolgimento del Governo nazionale, ripetendo quanto, nel 1999, avvenne per l'accordo sulla Val D'Agri con l'intervento dell'allora presidente del Consiglio, Romano Prodi. Più specificamente, su "Trend 1" (i pozzi della Val d'Agri) «se alcuni accordi non sono ancora operativi, ciò si deve proprio allo scrupolo e all'estremo rigore con cui vengono seguite le procedure autorizzative legate alla questione petrolio». La preminenza sottolineata da Bubbico resta la questione ambientale. Da essa si fa dipendere «la data di esecutività dei provvedimenti amministrativi., delle autorizzazioni, dei pareri e dei nullaosta». Da questo dipendono «l'avanzamento dei programmi e l'efficacia delle stesse obbligazioni assunte da Eni: insomma, una misura biunivoca, una clausola di garanzia e, al tempo stesso, una clausola sospensiva». Ora sono in corso "tutta una serie di procedimenti autorizzatori in materia ambientale", così restano «in attesa essere sbloccati gran parte degli accordi attuativi del protocollo d'intesa tra Regione ed Eni". «Intendiamo condurre rapidamente a termine il complesso delle istruttorie in itinere- ha detto ieri Bubbico - e, nel contempo, ridefinire il programma degli adempimenti contemplati dal protocollo onde attenuare le rigidità della clausola sospensiva che, per la verità non ha impedito che la maggior parte degli accordi attuativi venissero definiti e sottoscritti». Quanto a «Trend 2» (Tempa Rossa) Bubbico ha ribadito la volontà di confermare la stessa «filosofia» (coniugare sviluppo produttivo e salvaguardia ambientale) affermata con l'accordo sulla Val d'Agri. Sottolineando, allo stesso tempo, l'esigenza di ricercare "nuove modalità contrattuali, possibilmente legate all'assegnazione alla Regione di un budget unico per la programmazione e per l'attuazione degli interventi di sviluppo dell'area interessata" Ma la trattativa è ferma ai preliminari: il «cartello industriale» si è nel frattempo ampliato (con l'arrivo, accanto a Eni, di Elf-Total-Fina); e poi Bubbico auspica che il Governo nazionale da lui sollecitato, prenda parte al negoziato.

MimmoSammartino

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Articolo tratto da il Quotidiano mercoledì 2 ottobre 2002 

Approvata la proposta di Digilio di istituire una Commissione d'inchiesta sulla questione petrolio

Ferma la posizione della Regione

Bubbico: "Vicende giudiziarie non possono influenzare scelte politiche"

SULLA QUESTIONE petrolio, la posizione della Regione non cambia di una virgola. Le vicende giudiziarie sono "tutt'altra cosa" rispetto al merito dei problemi connessi al proseguimento dell'attività estrattiva e ogni tentativo di mischiare le questioni è francamente spropositato. Il governatore Bubbico torna in aula, sollecitato a gran voce dalle opposizioni, ma solo per riconfermare nella sostanza la validità del percorso di lavoro già prospettato nella seduta del 17 settembre scorso. Filo conduttore delle scelte regionali resta "la salda connessione tra le ragioni dello sviluppo produttivo e quelle della salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali e territoriali", mai accettando che le prime possano andare a detrimento delle seconde. Una migliore applicazione del "principio di precauzione" voluto dalla legislazione comunitaria, non poteva esserci: la Basilicata ha fatto l'impossibile per garantire la salvaguardia ambientale sia nelle singole attività estrattive sia riguardo all'impatto globale che tali attività provocano nell'intero comprensorio, in ordine alla trasformazione degli scenari. Ci si è dotati di una normativa propria, sono state richieste ed ottenute le migliori tecnologie disponibili per ridurre gli impatti ed i fattori di rischio, si è realizzata una riduzione di circa l'80 per cento dei valori delle emissioni in atmosfera prodotte dal centro Oli di Viggiano e un forte potenziamento della sicurezza relativa alle altre opere (oleodotto e condotte di collegamento). E non e un caso che gran parte degli accordi attuativi del protocollo d'intesa regione-Eni sono ancora in attesa di essere sbloccati, per via di una serie di procedimenti autorizzatori in materia ambientale che sono la testimonianza dello scrupolo con cui la regione sta accompagnando questo progetto. Anche se bisogna ridefinire la tempistica di alcuni adempimenti, per il presidente della Regione l'accordo è ad un buon livello di operatività. Pienamente adempiuti gli obblighi relativi alla compensazione ambientale (11 miliardi di lire per dieci anni) e quelli relativi al monitoraggio ambientale. Altri sei accordi sono stati definiti e sono passati in fase operativa: il completamento della rete di distribuzione del metano (50 miliardi di lire), il finanziamento dei programmi di sviluppo sostenibile (4 miliardi di lire anno per 10 anni), le borse di studio (500 milioni di lire l'anno per 20 anni), la sede decentrata della fondazione Mattei, l'osservatorio ambientale, la gestione del sistema di monitoraggio ambientale. Per gli ultimi tre accordi - dice Bubbico - siamo invece in una fase di riflessione. Si tratta degli accordi relativi alla anticipazione di 200 miliardi in conto royalties, alla realizzazione di una centrale di almeno 150 mwe, alla costituzione di una società regionale di sviluppo (con un concorso dell'Eni di 10 mld di lire). Prossima all'approvazione è invece la proposta di piano di sviluppo, alimentato dalle risorse derivanti dalle royalties, cui la Regione annette grandi importanza ai fini del decollo economico dell'intera zona. Insomma nessuna incertezza, ma tanta accortezza nel portare avanti un percorso di lavoro che è delicato ma che è anche importante per l'avvenire delle nostre comunità. E' il momento delle responsabilità, non delle polemiche strumentali. Alla informativa del presidente Bubbico ha fatto seguito un vivace e articolato dibattito che si è protratto fino a tarda sera con interventi di Melfi (Ccd), Mollica (Verdi), Corbo (Fi), Nardiello (Pdci), Pici (Fi), Pisani (Sdi), Mariano (Ri), Belisario (Italia dei valori), Digilio (An), Pagliu­ca ("Per la Basilicata"), Altobello (Ds). Nel suo intervento finale Bubbico ha risposto alla proposta del capogruppo di AN Egidio Digilio, sottolineando come «la Giunta regionale sia ben lieta di poter mettere a disposizione delle commissioni, consiliari o d'inchiesta, ogni utile informazione sulla questione petrolio in Val d'Agri».

g.r.

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Articolo tratto da la Nuova Basilicata  mercoledì 2 ottobre 2002

 L'affare "nero"

di NINO GRASSO

Alla fine, il presidente della giunta regionale ha tirato fuori il "rospo". E ha spiegato perché gran parte degli accordi a suo tempo sottoscritti con l'Eni non siano mai stati rispettati. La ragione è che - a voler usare le sue parole - "tutta una serie di procedimenti autorizzatori in materia ambientale sono tuttora in corso". Parlando ieri in aula, nel corso della seduta straordinaria dedicata alla vicenda petrolio, all'indomani della decisione di sospendere i negoziati sul cosiddetto "Trend 2" in Val Camastra, il governatore lucano è caduto spesso in contraddizione. E lo ha fatto con tale sfrontata disinvoltura da sorprendere sinanche noi, che pur essendo annoverati tra i suoi critici più feroci, abbiamo sempre apprezzato la sua proverbiale lucidità. Evidentemente, dopo mesi di tensione, in piena bagarre giudiziaria e con un'inchiesta ancora in corso e dagli esiti tutt'altro che definiti, il capo del governo regionale comincia ad accusare i colpi della solitudine psicologica, prima ancora che politica. E contrariamente a ciò che egli stesso dice, le sue recenti decisioni più che essere improntate al "buon senso dell'uomo della strada", sembrano dettate da una paura irrazionale. Da un istinto di sopravvivenza (politica), in un momento in cui proprio la politica sembra essere presa di mira da altri e più forti "poteri". A partire da quello giudiziario. Come si sa, lo scorso 17 settembre, con una dichiarazione che ha sorpreso tutti (a partire dai componenti della sua giunta, per non parlare dei consiglieri tanto di maggioranza, quanto di opposizione), il presidente Bubbico ha deciso di bloccare i negoziati concernenti il secondo filone petrolifero lucano, che è appunto quello del "Trend 2". Si noti un passaggio: nella sua comunicazione di ieri è lo stesso capo del governo regionale a ricordarci che in Val Camastra, per ciò che riguarda il "Trend 2", gli interlocutori sono tre compagnie petrolifere straniere (Elf-Total-Fina) che non centrano nulla con l'Eni, che è stata interlocutrice della Regione in Val D'Agri, in occasione degli accordi sul "Trend 1". Nonostante ciò Bubbico dice: non parlo con gli stranieri, sino a quando non ho capito che cosa è avvenuto ­in un altra parte del territorio regionale, per mano della compagnia petrolifera di Stato. A parte che non si capisce cosa centri l'Eni con l'Elf-Total-Fina, la cosa simpatica è che solo pochi minuti prima lo stesso presidente della Regione aveva criticato la "latitanza del governo nazionale" nella trattativa con i tre colos­si petroliferi stranieri. Si decida Bubbico: questa trattativa si deve o non si deve fare? E se non si deve fare, perché attacca il governo? Per trovare un capro espiatorio? Ma se vuole un capro espiatorio non dovrebbe - come poi egli candidamente ammette - che «gran parte degli accordi attuativi del protocollo di intesa tra Regione e Eni sono ancora in attesa di essere sbloccati proprio a causa del fatto che tutta una serie di procedimenti autorizzatori ambientali sono tuttora in corso». Ecco la contraddizione. La Regione non va avanti nei nuovi negoziati in Val Camastra perché non si concretizzano gli accordi per la Vai D'Agri. Salvo a scoprire di essere essa stessa la causa di quei ritardi e quindi di un doppio danno inferto alla comunità lucana, costretta a pagare prima sul "Trend 1" e poi sul "Trend 2" la lentezza della macchina burocratica regionale. A proposito, ma non eravamo i "primi della classe"? Non eravamo la Regione modello, quella che - come ancora ieri ha ricordato Bubbico - è riuscita, caso unico in Italia, a portare a termine una «valutazione di impatto ambientale che ha riguardato tutte le attività interessanti il territorio della Val D'Agri»? E qui c'è un'altra contraddizione. Dice il capo del governo regionale in materia di estrazioni petrolifere, le autorizzazioni, le concessioni e i permessi fanno capo all'amministrazione dello Stato. La Regione in tanto ha voce in capitolo in quanto è riuscita a dotarsi di funzioni normative proprie, come quelle connesse con l'attuazione delle procedure per la valutazione di impatto ambientale. Ma allora, scusate, visto che "caso unico in Italia", la valutazione di impatto ambientale è già stata fatta complessivamente per tutta l'area della Val D'Agri, per quale ragione - ci chiediamo - da tre anni a questa parte non si riescono a perfezionare i "procedimenti autorizzatori in materia ambientale ancora in corso"? Allora non è vero che siamo i più bravi d'Italia. E non è vero a maggior ragione quando si scopre, per bocca del presidente Bubbico, che vi è una «fase di riflessione» relativa agli ultimi tre accordi sottoscritti con l'Eni. Ed in particolare quelli relativi alla opportunità di richiedere anticipazioni sulle royalties sino a 200 miliardi di lire, alla realizzazione di una centrale di almeno 150 mega watt nel quadro della costituzione della Società Energetica Regionale e alla costituzione di una Società regionale di sviluppo, con un concorso finanziario Eni pari a 10 miliardi di vecchie lire. Ma come? Nel '99, la Regione Basilicata riesce strappare all'Eni l'impegno di anticiparci qualcosa come 200 miliardi di lire a titolo di royalties future e oggi Bubbico dice: ci dobbiamo pensare. A meno che non vi sia qualche clausola che non conosciamo, ci sembra strano che si debba «riflettere» sulla possibilità o meno di avere subito nelle casse regionali 200 miliardi di lire. In tre anni, solo di interessi attivi, la Regione (a voler essere cauti) avrebbe guadagnato altri 25-30 miliardi. E allora? Cosa c'è sotto? Non vogliamo malignare, ma l'unica spiegazione plausibile è che la classe dirigente lucana non sappia come investire questo eventuale flusso di denaro, come peraltro è già accaduto con quei pochi miliardi di lire delle royalties già incassate. Lo stesso discorso vale per la società elettrica e per la società regionale di sviluppo previste dall'accordo con l'Eni.  A meno che non vi siano disegni diversi, come quello per esempio di non rompere le uova nel paniere ad altre società che vorrebbero occuparsi di produzione di energia elettrica in Val Basento o di sviluppo regionale in Basilicata, diventa difficile comprendere le ragioni di una "riflessione" che va avanti da tre anni. E comunque visto che - come riferiamo in altra pagina del giornale - Egidio Digilio (An) è riuscito a conquistare una «commissione di inchiesta» sulla vicenda petrolio, ci auguriamo che tutti questi interrogativi rimasti sinora senza risposta, diventino materia di approfondimento. Senza caccia alle streghe, certo. Ma con un pizzico di lucidità in più. Quella lucidità che ieri, purtroppo, non ci è parso di cogliere nelle parole del presidente della Regione.

Nino Grasso

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