Articolo tratto da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO giovedì 3 ottobre 2002

 Tutti i numeri del petrolio lucano

A che punto si trova l'intesa tra Regione ed Eni. I lavori appaltati.

 POTENZA - Il dibattito in Consiglio regionale ha riacceso i riflettori sulla questione del petrolio in Basilicata. Una questione che, sulla scia dell'inchiesta relativa al presunto giro di tangenti legati agli appalti Eni ed Inail, ha assunto i connotati di un tema economico, politico e giudiziario. Il presidente Bubbico, nella sua relazione ha illustrato lo "status quo" degli accordi con l'Eni, ma - a detta dell'opposizione - non ha spiegato i motivi alla base dell'inattuazione dei punti siglati nel protocollo. Di qui il via libera, concordato dallo stesso Bubbico su proposta del consigliere Digilio alla nascita di una commissione di inchiesta che affronti il "caso" con gli strumenti adeguati, sviscerando le ragioni che hanno impedito il completo decollo dell'intesa Regione-Eni. Soddisfazione per l'attivazione della commissione d'inchiesta è stata espressa ieri dal presidente del gruppo "Per la Basilicata", Nicola Pagliuca, secondo il quale "la mancata attuazione degli accordi del '98 produce effetti devastanti per le aree interessate e per l'intera regione". L'attivazione delle intese sulla Ser e su Sviluppo Italia - secondo Pagliuca - sono importantissime per produrre fenomeni nuovi sul territorio. Non si comprende - aggiunge il consigliere regionale del Centrodestra - la posizione del consigliere Altobello che, forse perché Sviluppo Italia risponde ad altra politica nazionale, rimette in discussione la possibilità di utilizzare quello strumento per attuare l'accordo sull'utilizzo di royalties in Val d'Agri. Pagliuca conclude auspicando che il dibattito continui affinché "il petrolio in Basilicata sia una vera opportunità". Sulla vicenda interviene anche il responsabile di Azione Universitaria, Giovanni Motta, che annuncia l'avvio di un'interessante iniziativa. Il movimento studentesco ha deciso di raccogliere, tra i giovani lucani, attraverso banchetti e punti di informazione, opinioni e idee sul tema: "Cosa ne pensi del petrolio della Val d'Agri?". Il primo appuntamento sarà presso il Campus di Macchia Romana, a Potenza. "La commissione d'inchiesta approvata dal Consiglio regionale - dice Motta - rappresenta un valido strumento di proposte culturali e di verifica politica tramite la quale possano trovar voce e cittadinanza le municipalità della zona, le associazioni ambientaliste, i gruppi di volontariato, le associazioni giovanili, gli studenti, le parrocchie e i tanti liberi cittadini della Basilicata". Ma, aspettando i risultati dell'inchiesta interna, qual è la situazione delle estrazioni petrolifere nella nostra regione' a che punto si trovano le perforazioni e le attività estrattive? Le tabelle che pubblichiamo in questa pagina riepilogano, in sintesi, tre aspetti su tutti. L'incidenza delle maestranze in Basilicata e gli appalti legati alla fase di costruzione e di servizi. Attualmente il progetto "Sviluppo Val d'Agri" dell'Eni vede una decina di pozzi già perforati e regolarmente collegati al centro Oli di Viggiano per il trasferimento del greggio a Taranto, quindici già perforati ma ancora da collegare e 22 ancora da perforare. Il centro Oli di Viggiano è entrato in produzione nel 1999, con circa 9mila barili al giorno estratti da quattro pozzi. Allo stato attuale è stata completata sia la prima fase di sviluppo dell'impianto (capacità di 45mila barili al giorno), sia la seconda, da 65mila barili al giorno (ma la produzione non ha ancora raggiunto questo livello). A regime il centro oli di Viggiano potrà trattare 104mila barili di greggio al giorno. Le riserve stimate per il giacimento dellaVal d'Agri sono di 490 milioni di barili di olio equivalenti, mentre per il giacimento della Val Camastra, dove si è ancora nella fase delle prove di produzione, si parla di 420 milioni di barili. La storia dell'interesse dell'Eni (allora Agip) per la Val d'Agri comincia nel lontano 1930 quando la compagnia chiese ed ottenne una concessione a Tramutola. Le perforazioni cominciarono nell'anteguerra e tra gli anni '30 e '50 furono estratti circa 100mila barili di petrolio cioè la stessa quantità che verrà estratta in un giorno in Val d'Agri quando il progetto sarà a regime. Negli anni '70 furono eseguite nuove analisi geofisiche e nel 1981 venne perforato il pozzo Costa Molina 1 con il quale venne raggiunta la formazione produttiva a 3 chilometri di profondità, al margine sud ovest del giacimento. L'olio, però, era poco e di scarso pregio. Stessi risultati con i pozzi Costa Molina 2, 3 e 4. Nel 1989 è stato perforato il primo pozzo con potenzialità commerciali, il Monte Alpi 1. Nello stesso anno la Total perforava il primo pozzo in Val Camastra, il Tempa Rossa 1, cedendo i diritti ad Eni, Lasmo, Enterprise e Fina. Nel 1999 anche la Lasmo esce dai giochi. Nel 2002, dopo oltre 10 anni, la Total acquista la Fina e rientra in ballo, mentre l'Eni lascia. Oggi le quote della concessione sono divise tra Exxon (25 per cento), Total-Fina-Elf (50 per cento) ed Enterprise (25 per cento). Per quanto riguarda, invece le due concessioni della Val d'Agri, l'Eni le condivide con l'Enterprise Oil con le seguenti quote: 71% Eni e 29% Enterprise per la concessione Grumento Nova e 45% Eni e 55% Enterprise per la concessione Volturino.

 

Tutta la situazione degli appalti dei lavori legati alle estrazioni petrolifere in Val d'Agri e Camastra

 Un punto di partenza per la commissione d'inchiesta che la Regione si appresta ad istituire per far luce sull'"oro nero"

 

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