articoli tratti da la Nuova Basilicata Domenica 31 marzo 2002

 

Dopo il fortuito incidente avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 marzo scorsi con la fuoriuscita del greggio

Caso Eni, avviata un’inchiesta

I tecnici del Centro Olii di Viggiano interrogati dai magistrati potentini

 

POTENZA- La vicenda dell’incidente del centro Oli “Monte Alpi” di Viggiano, gestito dall’Eni, dal palazzo di via Anzio, sede della Regione, si è trasferita negli uffici giudiziari. Alcuni tecnici, dipendenti dell’Eni, sono stati interrogati ieri nell’ambito delle indagini avviate dalla procura della Repubblica di Potenza. I magistrati in particolare, hanno chiesto di chiarire alcune circostanze relative alla fuoriuscita del petrolio e alle procedure di sicurezza nell’area dell’impianto dove è avvenuto l’incidente. Da quanto si è appreso, non sono state ancora fornite esaurienti informazioni su cause ed effetti ambientali sul versamento del greggio che, secondo i primi accertamenti si è verificato quando un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa.

 

 

La procura della Repubblica di Potenza ha avviato indagini sull’incidente di Viggiano

Interrogati i tecnici dell’Eni

Collazzo: “Stiamo valutando se la Regione può ordinare la chiusura”

di Arturo Giglio

 

POTENZA- La vicenda dell’incidente del centro Oli “Monte Alpi” di Viggiano, gestito dall’Eni, dalle aule consiliari della terza commissione del Consiglio Regionale, si trasferisce negli uffici giudiziari. Alcuni tecnici, dipendenti dell’Eni, sono stati interrogati ieri nell’ambito delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Potenza. I magistrati, in particolare, hanno chiesto di chiarire alcune circostanze relative alla fuoriuscita del petrolio e alle procedure di sicurezza nell’area dell’impianto dove è avvenuto l’incidente. Da quanto si è appreso, non sono state ancora fornite esaurienti informazioni su cause ed effetti ambientali sul versamento del greggio che, secondo i primi accertamenti, si è verificato quando un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa.

Intanto, il clima politico nonostante le festività pasquali continua ad essere incandescente. La riunione della terza Commissione Consiliare Permanente, dedicata alla audizione dell’assessore all’Ambiente e sollecitata da una mozione proposta dai consiglieri Collazzo, Mollica e Belisario (approvata nell’ultima seduta del Consiglio Regionale), ha consentito di avere un quadro più esauriente dell’incidente. Durante l’audizione (la riunione dell’organismo consiliare nella seconda parte è stata presieduta dal socialista democratico Pino Calicchio) sono stati resi noti alcuni elementi fondamentali per comprendere la dinamica dei fatti e per impostare le azioni del futuro. E’ il capogruppo del Prc Dino Collazzo a prendere posizione. “In particolare- riferisce Collazzo- sono emersi alcuni elementi che meritano di essere segnalati. L’assessore Chiurazzi si è chiaramente detto preoccupato per l’incidente del Centro Oli, che ha definito grave per le conseguenze e che perciò è da censurare il comportamento dell’Eni che ha teso e tende a minimizzare e quasi “ridicolizzare” i fatti; siamo chiaramente di fronte al più rilevante sinistro nella pur breve storia delle estrazioni petrolifere in Basilicata; L’assessore- continua Collazzo – ha denunciato con fermezza il fatto incomprensibile che l’Eni non disponga di un sistema efficiente ed affidabile di controllo sugli incidenti e ha definito inaccettabile che il Centro Oli di Viggiano funzioni in assenza di un sistema di allarme che consenta in tempo reale di evitare che gli effetti dei sinistri propaghino le loro conseguenze disastrose, tutti i dubbi avanzati fin dal primo momento in cui si ebbe notizia dell’incidente erano fondati”.

“Il Prc- dice Collazzo- ritiene doveroso verificare se sussistono i presupposti di legge che consentono al presidente della Regione Basilicata di emanare una ordinanza contingibile e urgente con la quale, per gravi ragioni connesse alla salvaguardia della salute e della incolumità pubblica, si ordina la chiusura temporanea del Centro Oli Eni di Viggiano fino a che non si accerti la sussistenza di tutte le misure di sicurezza e di allarme idonee a garantire che non abbiano a verificarsi eventi pericolosi per le popolazioni e per l’ambiente. La vicenda- conclude Collazzo- necessita senz’altro di ulteriori approfondimenti e di atti consequenziali.”

 

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la Nuova Basilicata mercoledì 10 aprile 2002

 

 

I reati ipotizzati sono “getto pericoloso di cose” e danni ambientali

Eni, tecnici indagati

Tredici persone sotto inchiesta per l’incidente di Viggiano

 

POTENZA- Tredici persone, dirigenti dell’Eni e tecnici del Centro oli di Viggiano sono indagate nell’ambito dell’inchiesta relativa alla fuoriuscita di petrolio il 17 marzo scorso. Si ipotizzano i reati di “getto pericoloso di cose”, bonifica di siti inquinati e danno ambientale. Circa tremila litri di petrolio furono scaricati, per errore, dalle condotte in un bacino naturale per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del Consorzio di bonifica della Val d’Agri. Il versamento del greggio si è verificato quando un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa. Attualmente nel Centro viene eseguita una prima lavorazione per circa 60 mila barili al giorno di greggio.

 

 

L’inchiesta della magistratura sull’incidente al Centro Oli di Viggiano del 17 marzo

Eni, tredici indagati

I reati ipotizzati sono “getto pericoloso di cose” e danni ambientali

di ARTURO GIGLIO

 

POTENZA- Un’inchiesta della magistratura sull’incidente del 17 marzo scorso al centro Oli di Viggiano, gestito dall’Eni, ha i primi indagati. Sono tredici in tutto tra dirigenti della società petrolifera, tecnici e dipendenti della struttura di Viggiano, che dovranno rispondere di reati di danneggiamento all’ambiente e al territorio (in termine tecnico-giuridico i reati ipotizzati sono "getto pericoloso di cose" e bonifica di siti inquinati). L’iscrizione nel registro degli indagati delle tredici persone, del resto, è un atto dovuto, tenuto conto che i magistrati nei giorni scorsi hanno ascoltato le stesse persone (ed altre) ed hanno acquisito agli atti una serie di documenti. Per gli inquirenti si tratta di verificare le cause che hanno provocato il versamento del petrolio greggio, a seguito di una manovra non corretta che ha scaricato per errore circa 3 mila litri di greggio in un’area naturale per la raccolta delle acque piovane e in parte in una vasca utilizzata dal Consorzio di Bonifica Alta Val d’Agri per l’irrigazione.

Sinora il “fatto” è stato ricostruito (almeno per gli effetti di impatto ambientale) in maniera sicuramente precisa dal Dipartimento Ambiente e Territorio (Ufficio Compatibilità Ambientale- Servizio Sistema Informativo e Monitoraggio Ambientale). Dai sopralluoghi effettuati da tecnici del Dipartimento e dell’Arpab- secondo quanto risulta dal “dossier” di cui abbiamo parlato ieri – “ il greggio è pervenuto dal sistema di collettamento delle acque bianche dei piazzali del Centro Olii dove sono compresi i bacini di contenimento dei serbatoi. Infatti in uno di questi bacini, a detta del personale Eni, si è accumulato del greggio per un presunto malfunzionamento di una linea di produzione generante gas misto a olio che scaricato attraverso la condotta di sfiato del serbatoio si è riversato nel bacino di contenimento e da questo alle condotte: uno che convoglia i liquidi al bacino di disoleazione all’interno del Centro Olii e l’altro nel sistema di raccolta delle acque bianche recapitante al depuratore consortile. E’ stata si legge sempre nelle relazione del dirigente dell’ufficio dipartimentale – l’errata manovra di scarico, a detta del personale Eni, che ha innescato l’inquinamento facendo defluire il greggio nelle condotte di scolo della acque bianche”. I magistrati si avvarranno in questa fase delle indagini di tecnici ed esperti per ricostruire i fatti e risalire ad eventuali responsabilità oltre che nello “sversamento” di greggio anche nelle operazioni di pronto intervento.

Le operazioni per la sicurezza dei siti inquinati

  POTENZA- Ma quali sono state le operazioni di messa in sicurezza della zona subito dopo l'incidente? Una risposta viene da una nota riservata dell’Attività Operativa Agip (distretto di produzione Val d’Agri). Dipendenti ed operai Eni hanno provveduto: al posizionamento di barriere oleoassorbenti all’interno dei canali in cemento; al posizionamento di materiali oleoassorbenti granulari sull’acqua presente nei canali e nel bacino; alla realizzazione, lungo i canali, di sbarramenti sifonati al fine di evitare ulteriori contaminazioni; alla realizzazione di piste di accesso alle zone contaminate; all’asportazione della vegetazione contaminata presente lungo il bacino idrico adiacente l’impianto di depurazione; all’aspirazione attraverso autobotte, del prodotto surnatante e dell’assorbente precedentemente posizionato lungo i canali nel bacino.

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