articolo tratto da Gazzetta del Mezzogiorno 20 marzo 2002

Sono tuttora in corso i rilievi del Nipaf del Corpo Forestale per verificare lo stato dell’ambiente

Perdita di greggio dal centro oli

Viggiano: petrolio in un canale del Consorzio di bonifica

POTENZA - Sversamento di greggio al centro oli di Viggiano. Sarebbe stata una valvola difettosa nel serbatoio di depurazione a causare la fuoriuscita di una piccola quantità di petrolio all’interno del centro oli. A confermarlo sono fonti locali della divisione Agip. Il fatto è accaduto domenica scorsa ma si è saputo soltanto ieri. A causa dei forti temporali che si sono abbattuti sulla zona nella serata di lunedì, infatti, il greggio fuoriuscito è stato dilavato dall’acqua ed è finito in una condotta del depuratore della zona industriale di Viggiano ed in parte in una vasca del Consorzio di Bonifica dell'Alta Val d'Agri. Immediatamente sono scattate le misure di protezione ambientale: sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli uomini del nucleo investigativo di protezione ambientale e forestale del Cfs, che hanno dato avvio ai rilievi del caso. Intanto si è messa anche al lavoro la ditta specializzata che fornisce i servizi di «pronto intervento ambientale» all’Agip e già entro oggi l’area dovrebbe essere completamente ripulita. Secondo quanto appreso dalla divisione Agip, comunque, il Consorzio di Bonifica e tutte le forze dell’ordine sono state avvisate per tempo e in ogni caso la perdita di petrolio è dell’ordine di poche centinaia di litri e sicuramente contenuta in meno di un metro cubo. La notizia, comunque, non ha mancato di destare preoccupazione. Rifondazione comunista ha chiesto alla Regione di fare piena luce sui fatti, mentre il Comitato per la salvaguardia ambientale della Val d’Agri Melandro ha denunciato “l’assenza della autorità preposte al controllo”.

Giovanna Laguardia

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articolo tratto da “il Quotidiano” Mercoledì 20 marzo 2002

Scoperta una perdita di greggio che ha inquinato un laghetto adiacente il fiume

Il petrolio deturpa la Val d’Agri

Un cordone di sicurezza impedisce ai curiosi di avvicinarsi

VIGGIANO - La zona circostante a un laghetto adiacente alla zona industriale di Viggiano, a un chilometro di distanza dal Centro Oli dell’Eni, è diventata off limits dalle 14 di ieri. Intorno un cordone di sicurezza impedisce ai curiosi di avvicinarsi troppo e l’unita di crisi del pronto intervento ecologico del locale stabilimento Agip sta operando con le ruspe per arginare lo scorrimento delle acque. Dallo specchio d’acqua le esalazioni di cattivo odore sono insopportabili ed è chiara l’idea di trovarsi davanti ad un danno ambientale che potrebbe essere sfuggito di mano, dato che le prime avvisaglie di qualcosa che non andava si sono avute dalla scorsa domenica, quando un gruppo di Rangers d’Italia, che opera nella zona e che ha a Marsicovetere la sede di coordinamento per la Basilicata, si è accorto di un forte puzzo di greggio. Cosa sia effettivamente successo non è ancora chiaro dato che dall’Eni non è trapelata alcuna spiegazione. Le cose certe sono che ieri alle 14 e 30, da un sopralluogo effettuato proprio dai responsabili dei Rangers, Antonio e Pietro Fratantuono, si è scoperta per la prima volta la presenza di petrolio nello specchio d’acqua, documentato dalle immagini in pagina. Tramite dei condotti di scarico di acque bianche provenienti dalla zona industriale di Viggiano, si è infiltrata una discreta quantità di petrolio nella vasca attigua all’impianto di depurazione che successivamente si riversa nel fiume Agri. Il laghetto è stato del tutto inquinato e il greggio provoca un danno ambientale tale che la flora e la fauna del luogo restino irrimediabilmente compromessi. «Il problema si è presentato da domenica, anche se molto probabilmente la loro unità di crisi si è attivata da questa mattina», dice Pietro Fratantuono, capo sezione Potenza dei Rangers, parlando di ieri. Il Centro Oli di Viggiano è la sede di stoccaggio di tutto il petrolio che si estrae nella Val d’Agri, mentre il fiume. Agri è uno dei principali corsi d’acqua della Basilicata, alimenta diverse dighe e parecchi ettari di territorio per l’agricoltura. Tutti gli abitanti della zona si aspettano maggiori garanzie per la loro acqua, poiché il petrolio è sì importante, ma l’acqua lo è di più e sono in molti a sostenere che sia quest’ultima la maggiore delle risorse lucane.

articoli tratti da la Nuova Basilicata Mercoledì 20 marzo 2002

 

 

Viggiano, l’episodio è avvenuto nella notte fra domenica e lunedì scorso. Iniziate le operazioni di bonifica.

Petrolio disperso per errore

Tremila litri di greggio scaricati dal Centro oli in un bacino per la raccolta delle acque

Potenza – Circa tremila litri di petrolio greggio sono stati scaricati per errore, dalle condotte del Centro oli di Viggiano al centro di una vasta zona petrolifera – in un bacino naturale per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del Consorzio di Bonifica della Val d’Agri, ma i tecnici dell’Eni hanno già cominciato la bonifica delle aree toccate dall’olio. Il fatto è avvenuto nella notte fra domenica e lunedì scorsi. Il versamento del greggio si è verificato quando un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa. Sono stati gli stessi dirigenti del Centro oli ad avvertire i carabinieri della compagnia di Viggiano, che hanno fatto un sopralluogo nella zona insieme ai militari del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Potenza.

 

Il petrolio invade un bacino naturale per la raccolta di acqua e in parte una vasca del Consorzio di Bonifica

Errore da 3000 litri di greggio

Un addetto alla manovra del Centro oli di Viggiano aziona per sbaglio una valvola

di Enzo Romeo

 

VIGGIANO - Nuovo disastro ecologico in Val d’Agri. Tremila litri di petrolio greggio sono stati scaricati, per errore, dalle condotte del Centro oli di Viggiano in un bacino naturale per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del Consorzio di bonifica della Val d’Agri. I tecnici dell’Eni hanno già cominciato la bonifica delle aree toccate dal greggio. Il fatto è avvenuto nella notte fra domenica e lunedì scorsi ma soltanto ma soltanto nel primo pomeriggio di ieri si è intervenuti in maniera concreta ed efficace. Il versamento del greggio si è verificato quando un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa. Sono stati gli stessi dirigenti del Centro oli ad avvertire i carabinieri della compagnia di Viggiano, che hanno fatto un sopralluogo nella zona insieme ai militari del Nucleo operativo ecologico di Potenza. Oggi un rapporto sarà inviato all'autorità giudiziaria.

Da qualche giorno i residenti, che vivono nei dintorni del depuratore della zona di Viggiano e Grumento Nova non si davano pace per le esalazioni pungenti di petrolio, si pensava che il tutto era dovuto al solito centro Oli a pochi passi dal depuratore. Invece la scoperta che le esalazioni venivano dal laghetto di sedimentazione antistante l’impianto di depurazione della zona industriale. Sulla superficie, sulle sponde e sul materiale vegetale dello stagno si sono depositate sostanze oleose maleodoranti di colore nero. Le esalazioni rendono pestilenziale l’aria. Sul posto sono intervenuti prontamente, il comandante della Compagnia dell’Arma dei Carabinieri di Viggiano, rappresentanti del corpo Forestale dello Stato. Alcuni camion e ruspe hanno iniziato a rimuovere la prima parte affiorante dei residui oleosi, oltre a provvedere all’allestimento di una stradina di soccorso che consente la prima accessibilità alle sponde del laghetto. Nei prossimi giorni, oltre al lavoro di bonifica saranno avviate approfondite indagini per accertare i reali danni all’ambiente per la vicinanza di falde acquifere e del bacino del fiume Agri, dove sfociano e vengono canalizzate le acque depurate.

 

L’impianto Eni, fortino espugnabile

Convivere col petrolio, il nuovo impegno

Il programma di monitoraggio ed emergenza contro i rischi ambientali vanno aggiornati

di Arturo Giglio

 

POTENZA - Sostenere i costi della gestione, assicurata dalla Regione, del sistema di monitoraggio ambientale sino alla concorrenza di 6 miliardi di lire l’anno per 15 anni: questo prevede l’accordo attuativo numero quattro tra Regione ed Eni sullo sfruttamento delle risorse petrolifere. La “questione” della salvaguardia di ambiente e territorio interessati direttamente dall’attività di ricerca, estrazione e lavorazione del petrolio è sempre stata quella più controversa e sentita dalle popolazioni locali. I numerosi incidenti di autocisterne che hanno rovesciato il greggio, nei pressi di sorgenti d’acqua e in prossimità di aziende agricole e rurali hanno, di tanto in tanto, riacceso l’impegno di enti locali, forze politiche e sociali e soprattutto associazioni ambientaliste sul “fattore rischio” che è sempre in agguato. Convivere con il petrolio per la gente di Val d’Agri, Camastra Alto Sauro, in attesa delle iniziative produttive e di nuova occupazione, è diventato però un motivo di nuovo impegno. Anche se sinora nessuno aveva mai ipotizzato, sia pure lontanamente, la possibilità di un “problema” qualsiasi al Centro Olio “Monte Alpi” di Viggiano, considerato da sempre una sorta di struttura supersicura. Un “fortino” inespugnabile persino da eventuali ed ipotetici atti di terrorismo. Sinora, in pratica, si era temuto per la possibilità di “disastri ambientali” a causa dei numerosissimi viaggi delle autocisterne dirette a Taranto (anche se non per molto). Anzi, l’entrata in funzione a breve dell’oleodotto Viggiano-Taranto, aveva fatto tirare un sospiro di sollievo, scongiurando un fattore di rischio. Se le notizie diffuse in queste ore saranno confermate, invece, l’intero programma di monitoraggio e con esso il piano di emergenza contro eventuali rischi di varia natura dovranno essere aggiornati. Le informazioni fornite dall'Agip periodicamente sulla qualità dell’aria, sulle caratteristiche delle falde acquifere dei comprensori petroliferi, sugli “effetti” diretti ed indiretti sulle produzioni agricole, dimostrano proprio in queste ore, l’inadeguatezza, perché se dovrebbero rassicurare (in proposito le associazioni ambientaliste nutrono dubbi in merito agli strumenti di rilevazione usati) per il rispetto dei valori normali dell’inquinamento atmosferico e degli altri fattori ambientali, non allontanano del tutto le preoccupazioni. E’ comunque necessario che l’Agip fornisca il massimo delle informazioni e comunicazioni su quanto realmente accaduto, dimostrando nei fatti la massima collaborazione con la Regione, l’Arpab e gli enti locali della Val d’Agri. Gli ultimi dati dell’Eni aggiornati allo scorso anno riferiscono che la produzione di greggio conferito al Centro Olio “Monte Alpi” ammonta a 6.617.508 barili e quello conferito al centro Olio Pisticci a 223.975. Le royalties che spettano alla Basilicata raggiungono quota 36 miliardi di lire. Ma adesso quello che i cittadini chiedono di conoscere è cosa è accaduto a Viggiano altrimenti i cosiddetti risarcimenti ambientali potrebbero risultare inefficaci o come minimo inadeguati. Anche in questa circostanza il Governo Regionale è chiamato ad una prova di forza nei confronti del management dell’Eni-Agip, in attesa di organizzare una propria struttura autonoma ed autorevole di monitoraggio ambientale.

Rifondazione: “Il Centro fa acqua”

VAL D’AGRI- In merito al disastro è intervenuta la Federazione provinciale di Prc. Nel comunicato si legge che ad un chilometro circa dal Centro Oli di Viggiano, nei pressi dell’impianto di depurazione dell’intera area industriale, c’è un piccolo specchio d’acqua dove sostavano gli aironi le folaghe e i tuffetti. Ieri, per tutti è stato off-limits, c’erano ruspe che scavavano, pulmini del servizio ecologico che devono bonificare, carabinieri che hanno fotografato e addirittura l’esercito che mitra alla mano teneva a bada i curiosi. Su tutto aleggiava un gran puzzo di petrolio. Il laghetto è pieno di greggio, tutta la vegetazione riparia è ricoperta di petrolio, pozzetti di scolo e canali di adduzione circostanti conservano le tracce del passaggio dell’olio greggio depositatosi in un’altra vasca (gestita dal Consorzio bonifica, per l’irrigazione dei campi) a valle del laghetto. Purtroppo registriamo, prosegue la nota, solo meraviglie ed un po’ di disgusto dovuto al cattivo odore. I pochi addetti dell’Eni sono impegnati a far scomparire tutto o tutto quello che è loro possibile prima del solerte arrivo dei tecnici dell’Arpab e verranno a dirci, forse oggi: “Non è successo nulla di grave è tutto sotto controllo” A duecento metri in linea d’aria scorre il fiume Agri, da quanto tempo durava la fuoriuscita di greggio? Basta una forte pioggia per ridurre il Centro in un colabrodo? Come mai il piano d’emergenza è scattato solo dopo l’intervento di Rc? Chi ha ordinato la bonifica dell’aria prima che gli enti preposti svolgessero le dovute indagini e i prelievi del caso? Contro lo strapotere dell’Eni chiediamo alla Regione di far piena luce sui fatti e chiediamo il ripristino dei luoghi. Non per gli aironi e le folaghe che difficilmente torneranno ma per tutti i cittadini e gli agricoltori.

 

 

Accuse di Rc: “Gli addetti hanno cercato di eliminare le prove”. La Regione deve indagare

Il volo dell’airone nero

Sarà molto difficile ripristinare il vecchio habitat. Agricoltori in difficoltà

 

Il fiume Agri, vittima designata

VAL D’AGRI- Denunciamo l’ennesimo disastro ambientale perpretato dall’Eni nei confronti del nostro territorio. Una grande quantità di greggio si è riversata in un laghetto adiacente al depuratore a servizio dell’area industriale di Viggiano. L’acqua contenuta nell’invaso sarebbe servita all’irrigazione dei campi limitrofi, il greggio ha inquinato inoltre l’intero corso del canale confluente nell’Agri. Denunciamo la gravissima assenza delle autorità competenti al controllo, chiediamo a tutte le organizzazioni ambientali e le forze politiche regionali di attivarsi contro l’arroganza dell’Eni verificando eventuali mancanze da parte di responsabili che dovrebbero vigilare attentamente in una zona ad alto rischio. Si preannunciano tempi duri o meglio neri, poiché l’improprio decorso del greggio ha procurato dei danni incalcolabili all’agricoltura e all’ambiente. E’ strano come in prossimità di un impianto estrattivo di simile portata, non vengano adottate misure di prevenzione e sicurezza. E’ ancora presto per fare bilanci e per individuare i responsabili di un simile disastro. Nei prossimi giorni, sicuramente, s’infiammerà, non solo metaforicamente, il dibattito all’interno della comunità lucana. 

Blasi e Ponzo chiedono più controllo

POTENZA- In riferimento all’ennesimo incidente avvenuto a Viggiano ed al disastro ambientale causato dal versamento di una gran quantità di greggio in un bacino naturale nell’area circostante del centro Oli, dure critiche vengono mosse dai parlamentari della Casa delle Libertà. In una nota congiunta, l’onorevole Gianfranco Blasi ed il senatore Egidio Ponzo, entrambi di Forza Italia, hanno denunciato la mancanza di vigilanza e di controllo sul territorio da parte della Regione e degli organi competenti. Nel preannunciare un nuovo intervento sui ministri dell’Ambiente e delle Attività Produttive per chiedere la rivisitazione dell’accordo di programma a suo tempo sottoscritto tra Eni-Governo-Regione Basilicata, i due parlamentari hanno criticato la scelta fatta dal “governatore rosso” Filippo Bubbico, all’epoca assessore all’ambiente, di affidare il controllo sui rischi ambientali allo stesso ENI. Una scelta assurda e con­traddittoria per Blasi e Ponzo che come dimostrato dall’ultimo incidente impone oggi alla Giunta Regionale una scelta diversa e coraggiosa, al fine di tutelare e salvaguardare gli interessi del territorio e la salute dei lucani (G.L.)

 

articoli tratti da la Nuova Basilicata giovedì 21 marzo 2002

 

Dopo l’ennesimo riversamento di greggio dal centro oli di Viggiano

“Allarme petrolio”

La denuncia di Fulco Pratesi, presidente Wwf Italia

 

VIGGIANO- “La sicurezza dei cittadini e dell’ambiente nei dintorni del Centro olio di Viggiano è stata messa seriamente in pericolo, non solo da questo ennesimo grave incidente”. La denuncia giunge dal presidente del Wwf Italia Fulco Pratesi, in seguito al riversamento di circa 3000 litri di greggio scaricati dal centro oli di Viggiano in un bacino per la raccolta delle acque. “Le attività petrolifere- aggiunge Pratesi- come più volte denunciato, rappresentano una fonte continua di inquinamento ambientale a fronte di scarsissimi benefici reali sino ad ora ricevuti dalle comunità locali. Ciò sta compromettendo gravemente lo sviluppo dell’area basato sulle sue risorse naturali, l’agricoltura di qualità, il turismo rurale”.

Sul riversamento di greggio dal Centro oli di Viggiano, denuncia del presidente Fulco Pratesi

Grave il rischio ambientale

Necessaria l’installazione di efficaci mezzi di controllo

di Fulco Pratesi

 

VIGGIANO- Solo nella giornata di martedì scorso, si è appreso dal Tg regionale della Basilicata della fuoruscita di circa 3 metri cubi di petrolio da una condotta del Centro olio di Viggiano verificatasi domenica scorsa. A parte il deprecabile ritardo dell’informazione, una nota di Fulco Pratesi, presidente del Wwf Italia.

“La sicurezza dei cittadini e dell’ambiente nei dintorni del Centro olio di Viggiano è stata messa seriamente in pericolo non solo da questo ennesimo grave incidente. Inoltre, le attività petrolifere, come più volte denunciato, rappresentano una fonte continua di inquinamento ambientale; in particolare in riferimento all’accaduto, il Wwf con propria nota del gennaio 1998, “Osservazioni allo studio di Impatto Ambientale relativo al centro Olio di Viggiano” aveva già evidenziato i possibili rischi derivanti dal convogliamento delle acque semioleose all’impianto di depurazione consortile. Il Wwf perciò ha richiesto con urgenza l’installazione immediata di efficaci sistemi di controllo e di allarme e la predisposizione di un piano di evacuazione della popolazione in caso di disastro. Il Wwf inoltre, non soddisfatto delle prime notizie diffuse in merito all’avvenuto incidente ha richiesto ufficialmente alla Regione, alla provincia ed all’Arpab di conoscere con esattezza le circostanze dell’incidente, i quantitativi di greggio dispersi, i parametri rilevati sull’inquinamento del suolo e dell’acqua, le azioni predisposte per la bonifica e la messa in sicurezza della salute dei cittadini e die sistemi naturali. In ogni casi l’incidente ha nuovamente messo in risalto la dannosità delle attività estrattive, a fronte di scarsissimi benefici reali sino ad ora ricevuti dalle comunità locali: ciò sta compromettendo gravemente lo sviluppo dell’area basato sulle sue risorse naturali, l’agricoltura di qualità il turismo rurale e sta minacciando l’integrità delle falde idriche da cui si alimentano gli invasi fondamentali per l’approvvigionamento dell’acqua di buona parte di Puglia e Basilicata”.

 

 

Blasi (FI)

La parola ora passa al Parlamento

 

POTENZA- “Sono anni che denunciamo come l’accordo fra la Regione Basilicata e l’Eni che affida a quest'ultimo il monitoraggio ed il controllo dell’impatto ambientale sulle estrazioni petrolifere, sia un accordo contro ogni logica”, dichiara l’onorevole Blasi (FI). Il controllato non può controllarsi da solo, ma deve essere monitorato da un’autorità terza. Quando sedevo nei banchi del Consiglio regionale ebbi a dire: “che non si può affidare il bambino all’orco cattivo, prima o poi se lo mangia”. Sulla vicenda, sia in Parlamento che in Senato, con un’iniziativa analoga del senatore Ponzo, abbiamo chiesto al ministro delle Attività produttive di conoscere cause e responsabilità.

 

Reazioni

Il Movimento azzurro critica duramente l’accaduto

 

POTENZA- L’Ecosezione della Val D'Agri del Movimento azzurro denuncia il danno ambientale causato dall'attività di estrazione del petrolio. Nei mesi scorsi gli incidenti delle autobotti ed ora l’inquinamento del laghetto adiacente la zona industriale di Viggiano denotano l’elevato grado di rischio a cui l’intera area interessata dall’estrazione del greggio è sottoposta. Il Movimento azzurro ha sempre evidenziato le scarse ricadute economiche sul territorio apportate dall’attività estrattiva a fronte del grave rischio ambientale cui è sottoposto l’intero territorio della Val d’Agri.

 

INTERVENTI

L’incidente in Val d’Agri, il colpevole ritardo dei media

di ALFONSO FRAGOMENI *

 

La notizia dell’ennesimo incidente provocato da un impianto dell’Eni più in generale, dall’attività petrolifera, non coglie più nessuno di sorpresa, ma la rabbia e l’indignazione è sempre tanta e non soltanto nei confronti dell’Eni.

Sentendo il notiziario regionale, sembra di ritornare indietro nel tempo al 22 febbraio del 2000, quando un’autocisterna adibita al trasporto di greggio per conto dell’Eni, riversò parte del suo contenuto su una stradella e quindi, nel fiume La Terra di Calvello. Quell’incidente si era verificato la mattina presto ma fu “reso pubblico” solo il pomeriggio perché era stato… scoperto per caso da un camionista di passaggio. Solo allora e per quel motivo, furono allertati i carabinieri, autorità amministrative, Arpab, Pronto intervento Ecologico, ecc. ecc. Arrivò pure la Rai che, prima ancora degli esiti delle indagini degli specialisti presenti ed in contemporanea con il comunicato dell’ufficio Stampa Eni di Milano, tranquillizzò immediatamente l’opinione pubblica abbracciando con entusiasmo la tesi della compagnia petrolifera secondo la quale la quantità riversata di greggio era “pari a quella di un pieno di carburante di una utilitaria”.

Neppure le imbarazzanti immagini riprese da un operatore della stessa Rai che mostravano parecchi metri di strada in terra battuta completamente impregnati di greggio ed il liquido scuro che raggiungeva il fiume, sono riuscite a far cambiare opinione al giornalista rai che acriticamente rassicurava e tranquillizzava.

Anche per l’incidente di questi giorni viene rispettato il rituale a cui siamo ormai abituati. Prima di tutto la notizia va data solo se non se ne può fare a meno (ed infatti è stata data dopo tre giorni, quando ormai tutti i giornali si apprestavano a parlarne). In secondo luogo va preliminarmente ed in ogni caso minimizzata, anche senza conoscere a fondo i fatti. Terzo, bisogna far sentire alla gente che le istituzioni sono prontamente intervenute e che la situazione, come sempre, è sotto controllo.

A parte che sembra di essere nella vecchia Unione Sovietica, il modo con cui viene gestita la informazione pubblica sulla questione petrolio rasenta ormai la totale mancanza di pudore rispetto verso coloro che sono obbligati a pagare il canone televisivo.

Siamo stanchi di sentire le solite promesse sui sistemi di sicurezza inesistenti, siamo stanchi di sentire il presidente Bubbico parlare del progetto di monitoraggio ambientale che ancora non è operativo, siamo stanchi delle solite notizie addomesticate, siamo stanchi di aspettare la realizzazione di ciò che avrebbe dovuto precedere l’inizio dell’attività di sfruttamento petrolifero del territorio.

“Si stanno rispettando tutte le scadenze compresa quella ultima che all’inizio dell’anno prossimo avremo una rete di monitoraggio sia per l’acqua, sia per l’aria che per gli effetti sismici tra le più avanzate che ci saranno in Europa”. Questo è quanto dichiarato dall’assessore Chiurazzi il 14 ottobre del 2000.

Oggi, invece, si registra l’assordante silenzio dello stesso assessore all’ambiente e del presidente Bubbico che dovrebbero sentire il dovere di dire ai lucani cosa è veramente successo e quando, semprechè i nostri governanti non abbiano tacitamente rinunciato, firmando l’accordo di programma, a qualsiasi controllo del territorio e sull’operato dei dispensatori di royalties.

* Responsabile di Sos Lucania

la Nuova Basilicata venerdì 22 marzo 2002

 

Di Lorenzo: “E’ opportuno organizzare una conferenza regionale che affronti tutte le problematiche

“Un monitoraggio costante”

Sul disastro avvenuto al centro oli di Viggiano interviene il circolo di Legambiente

 GRUMENTO NOVA - "L'incidente accaduto domenica scorsa al Centro Oli di Viggiano, con relativo versamento di petrolio ripropone con urgenza le questioni dell’impatto ambientale delle attività petrolifere, del controllo delle stesse e della sicurezza della popolazione in Val d’Agri”. E’ quanto afferma in una nota Ennio Di Lorenzo, presidente del Circolo di Legambiente della Val d’Agri.”

“E’ esemplare ed inquietante allo stesso tempo- aggiunge- perché accade un danno e nessuno lo viene a sapere, meglio lo si viene. a sapere per puro caso dopo tre giorni, finisce nella condotta dei depuratore mischiandosi all’acqua seppure reflua, ci vogliono giorni per le opere di bonifica per recuperare un danno relativamente contenuto e, soprattutto sono le fonti locali della stessa Agip a tranquillizzare sulla limitata entità del danno arrecato”.

Ma è altrettanto importante rendersi conto che ogni minimo danno prodotto da questo tipo di attività comporterà anni perché possa essere recuperato e chi garantisce i cittadini che ne pagheranno le conseguenze in termini di salute quando l’attività di sfruttamento sarà conclusa? Molti possono obiettare: meglio il rischio di un tumore che morire di fame. A parte il fatto che da anni in Val d’Agri nessuno muore più di fame, quali benefici economici ha portato l’attività estrattiva al reddito delle popolazioni locali? Ha sottratto manodopera alle attività stagionali senza aggiungerne di nuova, quindi è stata semplicemente sostitutiva ma non aggiuntiva e, senza voler entrare nei danni indotti al consolidamento di determinate attività locali (gli ettari di fagioli coltivati si sono ridotti di un terzo negli ultimi tre anni), non sembra sinceramente un risultato straordinario. Si può altresì obiettare che l’attività estrattiva ha un interesse nazionale. Che ci garantisce che questa attività sia svolta nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza".

“L’Agip naturalmente vale a dire che il controllato è anche controllore. Intanto. i cittadini della valle continuano a sentire cattivo odore, a vedere una fiamma olimpica, a sentire forti boati, frequenti sirene di allarmi per poi essere tranquillizzati sempre dal controllato-controllore che tutto è a posto. Sarà pure così ma pochi ne possono essere convinti fino a quando ci saranno sistemi di monitoraggio che si limitano ad un display collocato a Potenza- presso l’atrio degli uffici regionali- con dati risalenti al gennaio 2001 e con documenti novembre 2001, che hanno il limite di cui sopra: è L’Eni stesso ad averli commissionati”.

“C’è urgente bisogno che tutte le autorità competenti si adoperino perché il monitoraggio sia costante, efficiente e, soprattutto, trasparente; molti lo hanno detto fino ad oggi ma la questione è sempre sembrata qualcosa che passa sopra le teste delle popolazioni salvo poi far ricadere le conseguenze negative sulle stesse teste”.

“E se si verificano incidenti ben più grave di quelli finora accaduti- conclude De Lorenzo- chi è tenuto ad intervenire? Esiste un piano dl emergenza? Oltre ai sistemi di sicurezza della Agip non esiste ancora alcun piano di emergenza - soccorso ad hoc degli organi preposti, nonostante le attività estrattive continuino regolarmente”.

 

Collazzo e Mollica: “La Regione non può non restare inerme davanti ai soprusi ambientali”

“E’ un incidente con troppi dubbi”

VIGGIANO- La perdita di greggio dal Centro Oli di Viggiano che ha inquinato un laghetto di raccolta di acqua ed una vasca del Consorzio di Bonifica piena di 10 mila metri cubi secondo l’Eni è cosa da niente ed imputabile ad un errore umano. Come al solito è scattato da parte dell’Eni il muro di omertà che in questo caso non può e non deve, per l’ennesima volta, passare inosservato. I gruppi di Rifondazione Comunista e dei Verdi venuti a conoscenza dell’incidente hanno attivato immediatamente dei loro aderenti i quali recandosi sul posto nella giornata di martedì sono stati i primi a lanciare l’allarme. I consiglieri Collazzo e Mollica hanno attivato la stazione dei carabinieri di Viggiano i quali, in quel momento, stavano recandosi sul posto per verificare la gravità. La stessa Arpab congiuntamente alla Regione nella giornata di mercoledì hanno attivato i primi prelievi per verificare se la tracimazione avvenuta nel fiume Agri abbia prodotto o meno danni all’ambiente. Il fatto gravissimo è che essendo l’incidente avvenuto almeno due giorni prima nessuno abbia allertato gli enti preposti all’intervento e al controllo. Gli osservatori inviati dai due consiglieri sul posto hanno potuto verificare che vi era solo una ruspa che toglieva terreno dal laghetto per, quasi sicuramente, mascherare ed affossare l’incidente. I due gruppi qualora ravvisassero estremi di non corretto comportamento denunceranno l’Eni alle autorità competenti. La Regione Basilicata non può e non deve rimanere inerme davanti ai soprusi perpetrati costantemente da chi crede che Dio denaro può tutto.  

Ponzo interroga il ministro dell’Ambiente Matteoli

VIGGIANO- Quando si è verificato l’incidente? da cosa è stata provocata la fuoriuscita di greggio dagli impianti del Centro Oli? Qual è il quantitativo di greggio che è fuoriuscito? Domande che il senatore Egidio Ponzo di Forza Italia pone al ministro per l’ambiente Matteoli inerente la vicenda del Centro olii di Viggiano dopo la fuoriuscita di greggio riversatosi in un bacino di acqua. “Se il greggio ha raggiunto il fiume Agri- dice Ponzo quindi il bacino del Pertusillo è necessario capire se esiste un impianto di prevenzione o di intervento immediato in grado di far fronte tempestivamente ad un’emergenza di questo tipo o magari più grave, oppure se si è completamente in balia dell’Eni”. Il parlamentare azzurro chiede "quale ruolo hanno svolto in tale disastrosa circostanza le autorità comunali, provinciali e regionali preposte alla vigilanza del territorio" ed inoltre che tipo di iniziative andrebbero affrontate “vista l’inerzia della Regione Basilicata affinché si ponga rimedio allo strapotere dell’Eni che nella fattispecie è controllato e controllore nello stesso tempo, in ordine al monitoraggio ambientale, alla sicurezza ed alla salvaguardia del territorio”.

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la Nuova Basilicata martedì 9 aprile 2002

 

Un “dossier” sui risultati delle analisi sui corsi d’acqua conferma i timori

Le inadempienze dell’Eni

L’incidente a Viggiano del 17 marzo non è chiuso

 

POTENZA- Il fax dell’Eni di notifica alla Regione delle cause dello “sversamento” di olio greggio dal Centro oli di Viggiano per giungere a destinazione ha impiegato dodici giorni. Il Servizio Sistema Informativo e Monitoraggio Ambientale della Regione continua ad essere prudente sui danni ambientali. Alcuni certificati di analisi dell’Arpab su campioni di acqua prelevati nelle ore successive all’incidente evi­denziano valori non certamente normali di presenza di “estratto etereo”. La polemica non è chiusa. Ad alimentarla sono il presidente della terza commissione della Regione, Francesco Mollica (Verdi) e il capogruppo di Italia dei Valori, Felice Belisario.

 

 

La "prova" delle responsabilità dell’Eni sulla notifica

Quell’inspiegabile ritardo

Il fax dell’Eni, di cui "La Nuova Basilicata" è venuto in possesso e che pubblichiamo a fianco è la prima prova provata del ritardo e delle inadempienze della società petrolifera. Come da protocollo di spedizione, il documento con la versione ufficiale della causa dell’incidente al Centro Oli di Viggiano è stato inviato alla Regione Basilicata solo il 29 marzo scorso. E’ lo stesso ing. Manfredi Giusto, responsabile della Divisione Agip- Polo Val d’Agri, ad ammettere che "la manovra causa della fuoriuscita di greggio dalla struttura è avvenuta tra le ore 01.00 e le 02.00 del 17 marzo scorso”. Ci sono voluti esattamente dodici giorni per notificare alla Regione una situazione che non solo per gli aspetti riferiti all’impatto ambientale e territoriale avrebbe richiesto maggiore tempestività ma che la stessa normativa contenuta negli accordi Regione-Eni avrebbe imposto al management tecnico della compagnia petrolifera di notificare subito la motivazione dell’incidente. Si tratta dunque di un brutto precedente che deve servire di monito alla Regione perché il ritardo non si ripeta più. Basti pensare che la segnalazione dei Rangers d’Italia (a firma del capo stazione di Potenza, Pietro Fratantuono) pervenuta alla Regione porta la data del 19 marzo.

 

Il servizio monitoraggio ambientale della Regione presenta gli elementi acquisiti usando il condizionale

I dati confermano l’allarme
I risultati delle indagini sul versamento del greggio dal Centro oli di Viggiano

di ARTURO GIGLIO

 

Il “dossier”, piuttosto voluminoso, riferito all’incidente dello sversamento di olio greggio dal Centro Agip di Viggiano nel canale consorti­le delle acque meteoriche (come è scritto in forma tecnico-burocratica) dell’area industriale, conferma che la vicenda non si può certo considerare chiusa. Intanto, le conclusioni non univoche: da una parte, una brevissima relazione dei tecnici Eni, a commento dei risultati, è improntata sul tentativo di sminuire gli effetti dell’incidente e di affermare la tesi che “non è successo nulla”; dall’altra, il Servizio di Monitoraggio Ambientale del Dipartimento competente della Regione preferisce usare il condizionale . “Dai dati registrati e riportati nei documenti si evince - scrive il dirigente regionale dott. Francesco Pesce - che non sembrano sussistere pericoli in ordine a inquinamenti delle acque invasate nel Pertusillo e nel reticolo idrografico di alimentazione”. Del resto, i certificati di analisi relativi ai campionamenti effettuati dai tecnici dell’Arpab nel torrente Della Parete (affluente di sinistra del fiume Agri), nel fiume Agri (all’altezza del ponte della Chianca) e nel fiume Agri (A monte dell’invaso del Pertusillo) nei giorni 19, 20, 21, 22, 23, confermano che nelle prime ore successive allo sversamento del greggio i valori delle analisi non sono certo da considerarsi normali. Anzi in alcuni campioni sono decisamente “consistenti”. Il dirigente responsabile delle risorse idriche dell’Arpab, dott. Ferruccio Fritella, scrive che “il rilascio di piccole quantità di idrocarburi, nel fiume Agri, è stato avvertito maggiormente in data 21 marzo, successivamente a tale data il rilascio- scrive sempre Fritella- è regredito e dal 23 marzo è quasi scomparso”. Leggendo nel dettaglio il “dossier”, attraverso alcuni certificati di analisi di campioni di acqua, si scopre nel verbale numero 63 del 19 marzo scorso a Viggiano (punto di prelievo Fosso Della Parete), che i valori dei parametri chimici dell’ “estratto etereo” sono pari a 68 mg per litro. Il 21 marzo, nel verbale con numero di protocollo 1521, nel prelievo dal fiume Agri, a Grumento Nova (torrente della Parete prima dell’immissione nel fiume Agri), si evince che i parametri chimici dell’ “estratto etereo” i valori sono pari a 148 mg per litro. Sempre il dirigente regionale del Servizio di Monitoraggio Ambientale scrive che “mentre si stanno per concludere le indagini e gli accertamenti, giova ribadire che solo quando si avranno i dati analitici e sistematici sulle acque e sui sedimenti si potrà con esattezza determinare l’estensione del danno ed eventualmente quantificare le ulteriori azioni di ripristino”. Le conclusioni dell’ufficio regionale competente sono precise e circostanziate:“è opportuno confermare le misure urgenti di messa in sicurezza e principalmente della sottrazione all’uso della condotta di scarico del bacino di contenimento al sistema di scarico delle acque piovane, convogliandole invece all’impianto di trattamento del Centro Oli, con ricircolo e recupero dell’olio greggio separato e rilascio delle acque trattate al sistema depurativo del Consorzio Asi: sia approfondita da parte dell’Eni, l’analisi relativa alla fuoriuscita di gas dalla linea di produzione del greggio con possibilità di individuazione, mediante specifico monitoraggio ed allarme la prevedibilità di incidenti; sia individuato un sistema automatico di allarme e informazione in tempo reale del verificarsi di eventuali anomalie funzionali”. 

 

 

La Regione ripropone il bando per le imprese

 

POTENZA- La giunta regionale ha approvato l’avviso pubblico riservato per il finanziamento dei progetti di investimento candidati al “Bando Val d’Agri”, valutati positivamente e non finanziati per l’insufficienza dei fondi. Lo ha reso noto, con un comunicato, l’ufficio stampa Giunta regionale precisando che "con una dotazione finanziaria aggiuntiva di circa tre milioni di euro si completerà il finanziamento concernente i settori produzione e commercio; l’artigianato di servizio era già stato completato, per un totale di novantadue progetti". "Soddisfazione per aver dato risposte concrete a tutte le proposte di investimento che furono valutate positivamente ma non finanziate per l’esiguità originaria dei fondi" è stata espressa dall’assessore regionale, Rocco Vita. “Si tratta- ha aggiunto Vita- Di complessive 271 iniziative, di cui 179 già finanziate, per un contributo totale di circa otto milioni di euro, che inizierà a far sentire i suoi effetti positivi sia per quanto concerne le aziende in prima persona che per quanto riguarda l’indotto. Sono evidenti- ha concluso- gli sforzi che il governo regionale sta compiendo per reperire ingenti risorse indispensabili per il reale sviluppo del sistema produttivo regionale.” 

 

Mollica: “Non molliamo l’azione di vigilanza”

 

Per il presidente della terza commissione del Consigio Regionale (Ambiente-Territorio) Francesco Mollica (Verdi) “ a distanza di più di tre settimane dall’incidente restano ancora senza risposta i numerosi interrogativi posti con la mozione presentata insieme ai colleghi Dino Collazzo (Prc) e Felice Belisario (Italia dei Valori) ed approvata dal Consiglio. Quelle che sono autentiche “prescrizioni” rivolte all’Eni dal Servizio Sistema Informativo e Monitoraggio Ambientale della Regione – aggiunge Mollica – rappresentano le condizioni essenziali per prevenire altri eventuali casi di sversamento di olio greggio. Il nostro atteggiamento – sottolinea il presidente della Commissione – è di non mollare certo l’azione di verifica dell’operato delle strutture tecniche della compagnia petrolifera, oltre ad accelerare l’iter per la organizzazione sul territorio di un sistema autonomo regionale di pronto intervento e di monitoraggio permanente su ambiente e territorio. Torneremo quanto prima a discutere – conclude Mollica – del Parco Nazionale Val d’Agri, che a mio giudizio resta il migliore strumento per compensare gli effetti negativi nel comprensorio dell’attività estrattiva"

   

Belisario: “Ecco le azioni per prevenire altri incidenti”

 

Il capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio Regionale, Felice Belisario, è d’accordo con l’ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio sulle tre azioni urgenti da attuare per contrastare fenomeno. Si tratta - ricorda Belisario - di garantire, da parte dell’Eni, la messa in sicurezza di tutti i propri siti; di intensificare il controllo dell’Arpab, dotandola di nuovi mezzi e personale, sul sistema idrico della valle e sul territorio; di incrementare il lavoro di indagine sulle cosiddette "matrici ambientali" da parte degli uffici regionali competenti. "In sostanza - dice Belisario - oltre a non stancarci di rivendicare il rispetto degli atti dovuti dall’Eni, in attuazione degli impegni sottoscritti, dobbiamo costruire una nostra rete di intervento senza aspettare che altri lo facciano per noi. L’intera partita sul petrolio – afferma il dipietrista - non si può giocare, magari mettendo a posto la coscienza dei manager dell’Eni, che il “risarcimento ambientale” avvenga con lo sblocco delle royalties per il petrolio estratto e i nuovi bandi previsti per le attività economiche e produttive. Si tratta in questi casi, è il caso di precisare, di adempimenti dovuti e non di concessioni particolari. Anzi sul calcolo delle royalties resta fermo il principio di aggiornamento per effetto dell’impennata del costo del barile di greggio sui mercati internazionali”.

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la Nuova Basilicata mercoledì 10 aprile 2002

 

I reati ipotizzati sono “getto pericoloso di cose” e danni ambientali

Eni, tecnici indagati

Tredici persone sotto inchiesta per l’incidente di Viggiano

 

POTENZA- Tredici persone, dirigenti dell’Eni e tecnici del Centro oli di Viggiano sono indagate nell’ambito dell’inchiesta relativa alla fuoriuscita di petrolio il 17 marzo scorso. Si ipotizzano i reati di “getto pericoloso di cose”, bonifica di siti inquinati e danno ambientale. Circa tremila litri di petrolio furono scaricati, per errore, dalle condotte in un bacino naturale per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del Consorzio di bonifica della Val d’Agri. Il versamento del greggio si è verificato quando un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa. Attualmente nel Centro viene eseguita una prima lavorazione per circa 60 mila barili al giorno di greggio.

L’inchiesta della magistratura sull’incidente al Centro Oli di Viggiano del 17 marzo

Eni, tredici indagati

I reati ipotizzati sono “getto pericoloso di cose” e danni ambientali

di ARTURO GIGLIO

 

POTENZA- Un’inchiesta della magistratura sull’incidente del 17 marzo scorso al centro Oli di Viggiano, gestito dall’Eni, ha i primi indagati. Sono tredici in tutto tra dirigenti della società petrolifera, tecnici e dipendenti della struttura di Viggiano, che dovranno rispondere di reati di danneggiamento all’ambiente e al territorio (in termine tecnico-giuridico i reati ipotizzati sono "getto pericoloso di cose" e bonifica di siti inquinati). L’iscrizione nel registro degli indagati delle tredici persone, del resto, è un atto dovuto, tenuto conto che i magistrati nei giorni scorsi hanno ascoltato le stesse persone (ed altre) ed hanno acquisito agli atti una serie di documenti. Per gli inquirenti si tratta di verificare le cause che hanno provocato il versamento del petrolio greggio, a seguito di una manovra non corretta che ha scaricato per errore circa 3 mila litri di greggio in un’area naturale per la raccolta delle acque piovane e in parte in una vasca utilizzata dal Consorzio di Bonifica Alta Val d’Agri per l’irrigazione.

Sinora il “fatto” è stato ricostruito (almeno per gli effetti di impatto ambientale) in maniera sicuramente precisa dal Dipartimento Ambiente e Territorio (Ufficio Compatibilità Ambientale- Servizio Sistema Informativo e Monitoraggio Ambientale). Dai sopralluoghi effettuati da tecnici del Dipartimento e dell’Arpab- secondo quanto risulta dal “dossier” di cui abbiamo parlato ieri – “ il greggio è pervenuto dal sistema di collettamento delle acque bianche dei piazzali del Centro Olii dove sono compresi i bacini di contenimento dei serbatoi. Infatti in uno di questi bacini, a detta del personale Eni, si è accumulato del greggio per un presunto malfunzionamento di una linea di produzione generante gas misto a olio che scaricato attraverso la condotta di sfiato del serbatoio si è riversato nel bacino di contenimento e da questo alle condotte: uno che convoglia i liquidi al bacino di disoleazione all’interno del Centro Olii e l’altro nel sistema di raccolta delle acque bianche recapitante al depuratore consortile. E’ stata si legge sempre nelle relazione del dirigente dell’ufficio dipartimentale – l’errata manovra di scarico, a detta del personale Eni, che ha innescato l’inquinamento facendo defluire il greggio nelle condotte di scolo della acque bianche”. I magistrati si avvarranno in questa fase delle indagini di tecnici ed esperti per ricostruire i fatti e risalire ad eventuali responsabilità oltre che nello “sversamento” di greggio anche nelle operazioni di pronto intervento.

 

Le operazioni per la sicurezza dei siti inquinati

  POTENZA- Ma quali sono state le operazioni di messa in sicurezza della zona subito dopo l'incidente? Una risposta viene da una nota riservata dell’Attività Operativa Agip (distretto di produzione Val d’Agri). Dipendenti ed operai Eni hanno provveduto: al posizionamento di barriere oleoassorbenti all’interno dei canali in cemento; al posizionamento di materiali oleoassorbenti granulari sull’acqua presente nei canali e nel bacino; alla realizzazione, lungo i canali, di sbarramenti sifonati al fine di evitare ulteriori contaminazioni; alla realizzazione di piste di accesso alle zone contaminate; all’asportazione della vegetazione contaminata presente lungo il bacino idrico adiacente l’impianto di depurazione; all’aspirazione attraverso autobotte, del prodotto surnatante e dell’assorbente precedentemente posizionato lungo i canali nel bacino.

 

 

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