Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Martedì 18 marzo 2003

 

Presentata alla Regione la domanda di pronuncia di compatibilità ambientale per il giacimento di Tempa Rossa

Petrolio, progetto per Corleto

TotalFinaElf realizzerà un centro olio con riserve per 420 milioni di barili

 

CORLETO PERTICARA - Totalfinaelf ha presentato alla Regione Basilicata la domanda di pronuncia di compatibilità ambientale per il progetto "Tempa Rossa", il secondo giacimento di petrolio lucano localizzato nella valle del Sauro che ha riserve per 420 milioni di barili e dal quale, a regime, produrrà circa 50 mila barili di greggio al giorno. Il progetto prevede la costruzione di un centro olio nel comune di Corleto Perticara dove avverranno tutte le operazioni di prima lavorazione del petrolio estratto. Il centro avrà la capacità di ottomila metri cubi al giorno di petrolio, pari a circa 50 mila barili, 690 mila metri cubi di gas, 267 tonnellate al giorno di gpl e 56 tonnellate al giorno di zolfo liquido. Inoltre, è prevista l'attivazione completa e integrata dei pozzi, già perforati, di "Tempa rossa uno", "Tempa rossa due", "Perticara uno", "Gorgoglione uno" e "Tempa d'emma uno", tutti nel comune di Corleto Perticara, la perforazione del pozzo di esplorazione "Tempa d'emma nord" nel comune di Laurenzana, l'allacciamento di tutti i pozzi al centro olio con condotte interrate complessivamente lunghe 25 chilometri e la realizzazione di condotte tra il centro olio di Corleto con l'oleodotto di Viggiano-Taranto. È, infine, prevista la realizzazione di un centro di stoccaggio e caricamento del Gpl prodotto dal centro olio. La legge regionale della Basilicata prevede che sul progetto possano essere presentate osservazioni, istanze e pareri entro 45 giorni dall'avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale. La concessione per lo sfruttamento del giacimento di "Tempa Rossa", denominata "Gorgoglione", è suddivisa tra TotalFinaElf, che ne detiene il 50 per cento ed è la "rappresentante unica", e Enterprise Oil Italiana (gruppo Shell) e Mobil Oil Italiana che ne detengono ciascuno il 25 per cento. Il giacimento di "Tempa Rossa", - del quale la Totalfinaelf ha presentato la richiesta di valutazione ambientale del progetto di sviluppo - è distante pochi chilometri da quello più grande e con greggio di miglior qualità della Val d'Agri 480 milioni di barili le riserve stimate). Il giacimento è stato individuato nel 1989 dalla "Tergemine" di Parma che operava per conto della "Fina Italia", ma per vari motivi ha finora avuto uno sviluppo lento. La prima compagnia che si è "ritirata" dal giacimento è stata la Lasmo (società poi acquisita dall'Eni nel 2000) che nel 1998 cedette a Eni, Enterprise Oil, Fina e Mobil la quota 23,25 per cento nel campo petrolifero per circa 60 milioni di euro. Il primo pozzo, "Tempa Rossa uno" ha dato risultati positivi nel 1989 ad una profondità di 4.930 metri ma solo nel 1999 l'Eni (società "operatore") e le altre compagnie che si erano suddivise la concessione presentarono un progetto per lo sviluppo del giacimento. Nel 1999 l'Eni avviò le procedure di impatto ambientale che interessano il centro di trattamento olio a Corleto Perticara, la rete di raccordo dei pozzi (saranno sette: cinque già realizzati, uno in accertamento da perforare e uno esplorativo) e la condotta di raccordo all'oleodotto Viggiano-Taranto. Successivamente la quota dell'Eni è stata rilevata dalla TotalFinaElf, che è divenuta anche "rappresentante unico-operatore". Da circa tre anni sono in corso trattative tra le compagnie petrolifere e la Regione Basilicata per la definizione di un accordo per lo sfruttamento di "Tempa 'Rossa". Secondo la Regione, "si deve replicare la struttura dell'accordo già fatto per il giacimento della Val d'Agri che prevede una serie di interventi per il monitoraggio e il ripristino ambientale e progetti di sviluppo economico, mentre le compagnie petrolifere hanno chiesto "un negoziato su basi diverse che tenga conto della diversa struttura del giacimento e della qualità del greggio contenuto". Le trattative sono attualmente  "sostanzialmente" ferme.

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Venerdì 21 marzo 2003

 

Sul progetto Totalfinaelf prese di posizione di Egidio Digilio (An) e Filippo Massaro (Udc)

"No" al secondo Centro Oli a Corleto

 

POTENZA- Secondo il Presidente della Commissione Speciale d'inchiesta sull'attività estrattiva in Val D'Agri e Val Camastra Egidio Digilio, "è necessario chiudere il contenzioso con l'Eni", che presenta ancora questioni fondamentali irrisolte, come l'aggiornamento delle royalties, prima di autorizzare l'attuazione del Centro oli di Corleto. Questo per evitare l'apertura di un secondo "fronte" di conflittualità. Tre sono le valutazioni da fare, secondo l'esponente di An in merito al progetto presentato da Totalfinaelf. La Prima valutazione è di carattere tecnico-ammi­nistrativa e spetta agli organismi re­gionali predisposti, che dovranno procedere ai dovuti approfondimenti senza fretta alcuna; la seconda è di natura politico-istituzionale ed è riferita all'accordo da stipulare con la compagnia petrolifera, definendo tutti gli aspetti dell'attività estrattiva nel comprensorio dove è ubicato il giacimento di "Tempa Rossa". La terza e ultima valutazione concerne le autonomie locali e le comunità locali, che vanno coinvolte nella trattativa come ha giustamente richiesto il Sindaco di Corleto Perticara". "Se la guerra in Iraq tra gli obiettivi prefissati ha anche (e soprattutto) il controllo del petrolio, a testimonianza di quanto sia sempre più rilevante sul piano politico ed economico a livello mondiale, il controllo della risorsa energetica, perché noi dobbiamo continuare a svendere alle compagnie multinazionali il petrolio lucano?" Da questo interrogativo prende le mosse il responsabile del Dipartimento Infrastrutture e Territorio dell'Udc della Basilicata, Filippo Massaro per sottolineare, in una dichiarazione, che la richiesta della Totalfinaelf per lo sfruttamento del greggio di "Tempa Rossa" rappresenta "l'ennesima occasione da non perdere, per riaprire il tavolo di trattativa. Una trattativa -spiega Massaro - che deve uscire dal­le stanze dei palazzi della Regione per coinvolgere direttamente amministrazioni e comunità locali della Val d'Agri e della Valle Camastra-Sauro. Intanto afferma l'esponente dell'Udc - bisogna avere il coraggio di dire no al progetto di costruzione del Centro Oli Corleto Perticara, facendo tesoro dell'esperienza di tanti anni di attività del Centro Oli Agip di Viggiano, perché questa struttura non dà alcun beneficio diretto né in termini di occupazione e né indiretto. Anzi, il Centro Oli è solo un nuovo mezzo di inquinamento e un ulteriore rischio per la salute dei cittadini".

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Venerdì 25 aprile 2003

 

"Idea inopportuna e dannosa per i centri del Parco Gallipoli-Cognato e per le Dolomiti Lucane"

Petrolio, Valluzzi protesta

Il progetto di estrazione "Tempa Rossa"non piace al sindaco di Castelmezzano

 

di Rocco NIGRO

CASTELMEZZANO - Continua a far discutere il progetto interregionale denominato "Tempa Rossa" per l'estrazione di idrocarburi nel territorio compreso tra il Parco Regionale di Gallipoli-Cognato e il Parco Regionale della Val d'Agri-Lagonegrese, proposto dalla compagnia petrolifera Total Fina Elf Italia. Dopo le proteste portate avanti nei giorni scorsi dalle associazioni ambientaliste regionali, questa volta, a scendere in campo in difesa del suo territorio e di ciò che egli è stato capace di costruire in questi anni di mandato amministrativo è il sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi il quale, dopo essersi visto recapitare una notifica di richiesta di Via (Valutazione di Impatto Ambientale) da parte della Regione Basilicata, non ha perso un attimo di tempo per dimostrare all'Assessore Regionale all'Ambiente, Erminio Restaino ed ai vertici dello stesso Dipartimento Ambiente e Territorio, tutte le sue perplessità e tutte le sue preoccupazioni sulla realizzazione di un progetto che lo stesso primo cittadino di Castelmezzano ritiene essere: «inopportuno nonché dannoso per il Parco Regionale di Gallipoli-Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane e per i centri di Castelmezzano e Pietrapertosa, comuni che da anni ormai hanno scommesso il loro futuro sulla qualificazione paesaggistica-ambientale del territorio». Ma la cosa ancor più grave - aggiunge il sindaco Valluzzi - è che, nonostante dall'esame cartografico emerge in maniera inconfutabile il posizionamento del pozzo di perforazione Tempa D'Emma Nord 1 in località Poggio del Caco, ad altitudine 1.323 in territorio del Comune di Laurenzana, ricompreso nella perimetrazione del Parco della Val d'Agri, questo lo si vuole far passare inosservato". Ma per Nicola Valluzzi, "la stessa costruzione dell'oleodotto che dovrebbe portare il greggio da questo incontaminato luogo al Centro Oli Di Corleto Perticara, desta serie preoccupazioni, nonché irrealizzabile secondo la normativa vigente; «La costruzione dell'oleodotto di collegamento - aggiunge il sindaco del paese certificato come fra i 37 borghi più belli d'Italia - comporterebbe l'attraversamento di due parchi naturali, uno nazionale, l'altro regionale. Quindi diventerebbe impossibile, non solo l'esecuzione di lavori di posa in opera e scavo per le condotte in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ma anche l'esecuzione di lavori all'interno di un'area boscata di rilevante pregio ed il conseguente abbattimento di un elevatissimo numero di piante». «Ecco perché - conclude il prime cittadino - la Regione dovrà prestare un'adeguata attenzione, prima di esprimere un parere di impatto ambientale su un progetto che senza dubbio per la comunità che egli rappresenta significherebbe la fine di un sogno e l'inizio di un incubo».

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Venerdì 25 aprile 2003

 

NO A "TEMPA ROSSA"/Insorgono i comuni del parco Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane

"Distrutti per il petrolio"

La Basilicata protesta contro trivellazioni e tir

 

CASTELMEZZANO - «Se vogliono ammazzare una prospettiva di sviluppo (l'unica possibile, la sola che ci resta); se ritengono irrilevante la desertificazione e lo spopolamento di questi centri abitati e di questi territori della Basilicata interna; se pensano che non abbiano alcuna importanza le specificità floro-faunistica e le nicchie agro-pastorali che rendono unici e irripetibili questi posti anche per un turismo di qualità, allora facciano pure: portino trivelle e oleodotti in altura, allarghino a dismisura i vecchi tratturi per far transitare tir e autocisterne cariche di petrolio, riducano i nostri boschi a colabrodo. Ma sia chiaro che, in questo modo, qui non resterà più niente». E' un grido di dolore quello lanciato dal sindaco di Castelmezzano Nicola Valluzzi, che, con il suo collega di Pietrapertosa, Carmine Trivigno, e il presidente del Parco regionale Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane, ha promosso una conferenza di servizio per presentare le obiezioni al «progetto interregionale Tempa Rossa». Un piano proposto da grandi compagnie petrolifere come Total, Fina, Elf Italia Spa. Castelmezzano figura fra i 37 borghi più belli d'Italia. Insieme a Pietrapertosa - che, quanto a suggestioni, non è da meno - è incastonato nella pietra di arenaria fra i picchi fantasmagorici e multiformi delle Dolomiti Lucane. Entrambi i centri fanno parte del parco regionale Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane. Tutti e due i comuni hanno scommesso sulla loro capacità di attrazione e seduzione, sull'idea del borgo albergo, sulla ricchezza della cultura contadina e sul recupero della cucina povera che è capace di riscoprire aromi, profumi e sapori che parevano dimenticati. Ma soprattutto su uno sviluppo che è capace di trattenere qui i giovani, le intelligenze, le competenze.

«Il progetto delle compagnie petrolifere- dicono gli amministratori - intende realizzare opere che comprometterebbero in maniera irreversibile tutto questo». Ieri il sindaco di Castelmezzano ha consegnato alla Regione le proprie osservazioni.

«Gli interventi più rilevanti previsti dal progetto Tempa Rossa - ricorda il sindaco Valluzzi - sono i seguenti: l'attivazione di cinque pozzi già perforati; la perforazione in postazione già realizzata del pozzo "Gorgoglione 2"; la perforazione, in postazione ancora da realizzare, di un pozzo di esplorazione denominato Tempa D'Emma Nord (Ten-1), situato a quota 1349 metri sul livello del mare, e la sua successiva attivazione, in caso di sondaggio positivo; la costruzione di un centro di trattamento olii; la realizzazione di infrastrutture a servizio del centro olii. Queste ultime prevedono: l'adeguamento della sede viaria della strada comunale, ad est dell'abitato di Corleto, che si innesta sulla strada provinciale n. 13 (ciò al fine di consentire il transito ai mezzi pesanti diretti al Centro olii; la realizzazione di un corridoio di quattro condotte, indicato con il nome di "bretelle", per il trasporto di idrocarburi».

Si tratta in sostanza, fanno rilevare gli amministratori, di opere realizzate all'interno di un parco e che sono in evidente contrasto con tutto quello che in quest'area esiste, con tutto ciò che si è già realizzato nel corso degli anni e con quanto si sta ancora realizzando. "Per i territori ricompresi nella perimetrazione del Parco - spiega il sindaco Valluzzi - le norme impediscono in assoluto la coltivazione degli idrocarburi. Le stesse norme tecniche non prevedono alcuna deroga per il progetto interregionale "Tempa Rossa", anche se lo stesso risulta surretiziamente inserito nel primo programma delle opere strategiche previste dalla "legge obiettivo". "Se quel progetto dovesse realizzarsi - conclude Valluzzi - per Castelmezzano, Pietrapertosa, le Dolomiti Lucane, il parco di Gallipoli-Cognato e la gente di questi luoghi sarebbe la fine di un grande sogno collettivo. E l'inizio di un incubo".

Mimmo Sammartino

 

La proposta di Total Fina Elf Italia Spa, secondo gli amministratori, ucciderebbe il parco naturale e i paesi dell'area

"Addio Dolomiti Lucane"

Le obiezioni del sindaco di Castelmezzano al progetto Tempa Rossa

 

POTENZA- Castelmezzano figura tra i 37 borghi più belli d'Italia. Pietrapertosa non è da meno. I parchi naturali della Val d'Agri (parco nazionale) e quello di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane (parco regionale) si propongono fra le aree più suggestive della Basilicata dell'interno. Sono aree che stanno combattendo quotidianamente per strappare con le unghie e con i denti, il proprio diritto a esistere. La volontà di rilanciare, puntando sulle bellezze del paesaggio e su un turismo di qualità, una nuova possibilità di sviluppo vincendo i rischi di spopolamento e di desertificazione. Ma adesso, dicono gli amministratori dell'area, sulle teste di questi paesi e di queste zone pende una condanna a morte. E' una condanna nera come il petrolio e porta il nome di "progetto interregionale Tempa Rossa" proposto dalle compagnie petrolifere Total, Fina Elf Italia Spa" Si vogliono realizzare opere, dicono gli amministratori, che «comprometterebbero in maniera irreversibile» ciò che esiste: «un territorio di grande pregio paesaggistico e ambientale».

Così uccidono il parco

«Per Castelmezzano, Pietrapertosa e le altre nostre zone -denuncia Nicola Valluzzi, sindaco di Castelmezzano - è la fine di un sogno e l'inizio di un incubo". Insieme al presidente dell'Ente Parco Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane, Innocenzo Loguercio, al sindaco di Pietrapertosa Carmine Trivigno, e agli altri rappresentanti della giunta, al vicesindaco di Castelmezzano Mimmo Cavuoti, hanno analizzato la gravità della situazione in una conferenza di servizio. Ieri hanno consegnato le loro osservazioni alla Regione Basilicata al fine di chiedere un intervento in grado di bloccare questo progetto.

Cosa è previsto

«Gli interventi più rilevanti previsti -ricorda il sindaco Valluzzi- sono i seguenti: l'attivazione di cinque pozzi già perforati; la perforazione in postazione già realizzata del pozzo "Gorgoglione2"; la perforazione in postazione ancora da realizzare, di un pozzo di esplorazione denominato Tempa D'Emma Nord 1(Ten-1), situato in località Poggio del Caco, a quota 1349 metri sul livello del mare, e la sua successiva attivazione in caso di sondaggio positivo; la costruzione di un centro di trattamento olii, denominato "Centro olio Tempa Rossa"; la realizzazione di infrastrutture a servizio del centro olii. Queste ultime prevedono: l'adeguamento della sede viaria della strada comunale, ad est dell'abitato di Corleto, che si innesta sulla strada provinciale n 13 (ciò al fine di consentire il transito ai mezzi pesanti diretti al Centro olii; la realizzazione di un corridoio di quattro condotte, indicato con il nome di "bretelle", per il trasporto di idrocarburi».

"Sos" alla Regione

Il sindaco di Castelmezzano ha sollecitato un intervento della Regione Basilicata. Alla luce delle osservazioni proposte. Comincia dal pozzo di esplorazione "Tempa d'Emma Nord 1 (Ten-1) con la relativa strada di accesso al pozzo. «Dall'esame cartografico - afferma Valluzzi- emerge il posizionamento del pozzo di perforazione, in località Poggio del Caco, a un'altitudine compresa fra i 1323 e i 1349 metri sul livello del mare, in territorio del comune di Laurenzana, ricompreso nella perimetrazione del Parco nazionale della Val d'Agri, approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. 552 del 23 dicembre 2002. Per i territori ricompresi nella perimetrazione del Parco le norme tecniche, contestualmente approvate, impediscono in assoluto la coltivazione degli idrocarburi. Le stesse norme tecniche non prevedono alcuna deroga per il progetto interregionale Tempa Rossa anche se lo stesso risulta surrettiziamente inserito nel primo programma delle opere strategiche previste dalla Legge Obiettivo; inoltre, il posizionamento del pozzo di perforazione a Poggio del Caco (1323-149 metri di altitudine) è avvenuto in un'area assoggettata a tutela paesaggistica (decreto legislativo 490/1999); la strada di accesso al pozzo è attualmente configurabile come pista in terra battuta di limitatissima larghezza (circa due metri e mezzo) a servizio dei fondi rustici e delle aziende zootecniche ancora attive nell'area. La strada -che attraversa il territorio del comune di Castelmezzano -sarà necessariamente oggetto di adeguamento funzionale allo scopo di consentire l'accesso ai mezzi impiegabili per l'attività di perforazione ma tale adeguamento si pone in contrasto con le prescrizioni relative alle opere e infrastrutture di carattere tecnologico (strade) contenute nel "Piano paesistico di area vasta" (Legge 431/1985)». E ancora: va considerata l'assoluta inopportunità e dannosità dell'allocazione di questo posto di perforazione al confine con il Parco regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane, in vicinanza e ben visibile dai centri abitati di Castelmezzano e Pietrapertosa, comuni che da anni ormai hanno scommesso il loro futuro sulla qualificazione paesaggistico-ambientale del territorio. Peraltro esiste, a poche centinaia di metri dal pozzo, una delle più importanti sorgenti d'acqua dei comuni del parco regionale».

I guai dell'oleodotto

La seconda osservazione concerne la costruzione dell'oleodotto per il collegamento del pozzo Tempa D'Emma Nord 1 al Centro olii di Corleto Perticara L'obiezione preliminare è che «si tratterebbe di un'opera connessa ad attività impedita (la coltivazione di idrocarburi)», quindi «irrealizzabile secondo la normativa vigente» «La costruzione dell'oleodotto di collegamento del pozzo "Tempa Nord 1" al centro olii di Corleto Perticara -sostiene il sindaco Valluzzi -comporterebbe l'attraversamento di due parchi naturali, uno nazionale, l'altro regionale». In particolare «l'oleodotto in questione attraversa il territorio comunale di Laurenzana in ambito parco nazionale della Val d'Agri e il territorio di Pietrapertosa in ambito parco regionale» Tra l'altro «la posa in opera delle condotte comporterebbe l'esecuzione di lavori di scavo in area sottoposta a vincolo paesaggistico»; «l'esecuzione dei lavori renderebbe necessaria l'apertura di piste di cantiere all'interno di un'area boscata di rilevante pregio e il conseguente abbattimento di un elevatissimo numero di piante, data la lunghezza della cosiddetta "bretella"». Per non dire che, «nel malaugurato caso di rottura della condotta», si verificherebbe «un inestimabile danno alla flora e alla fauna dei territori coinvolti, paradossalmente "un tempo"riconosciuti come parchi naturali»

Centro ad alta quota

Terza osservazione: «l'ubicazione del Centro olii posto nel comune di Corleto Perticara, a quota 1.067 metri sul livello del mare, in località Acqua di Maggio, è quanto di più infelice si potesse ipotizzare». Per accedere al centro, continua il sindaco di Castelmezzano, «occorrerà provvedere all'adeguamento di circa 7 chilometri di strada comunale (ampliando la larghezza della carreggiata dagli attuali 3 metri e mezzo a circa dieci metri) che partendo dalla SP n 103, raggiungerebbe il sito di stoccaggio inerpicandosi in un'area di grande interesse paesaggistico». Peraltro «l'accessibilità del Centro olii, resa possibile dall'intervento di adeguamento, risulta altamente pericolosa; l'andamento plano-altimetrico di quest'area di collegamento favorirebbe il moltiplicarsi del rischio di incidenti (si pensi a cosa potrebbe accadere- per la flora, la fauna e la sicurezza in generale- nel caso del ribaltamento di un'autobotte e, peggio, di un'autocisterna piena di zolfo liquido)». Sarebbe, conclude Valluzzi, uno dei centri olii più alti sul livello del mare realizzati 8d'inverno si aggiungerebbe anche il rischio di una strada invasa da neve e ghiaccio) e produrrebbe limitazioni alle produzioni agricole dell'area. Con un enorme abbassamento qualitativo degli stessi prodotti di nicchia con i quali si identifica l'esclusività di un Parco naturale».

Mimmo Sammartino

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 27 aprile 2003

 

Martoccia: "Il territorio interessa i comuni di Laurenzana e Corleto Perticara, Castelmezzano è ai confini"

Tempa Rossa, pericolo discordia

Pareri contrastanti tra i sindaci della zona interessata al nuovo pozzo petrolifero

 

di Rocco NIGRO

LAURENZANA - Rischia di far scatenare una guerra tra sindaci, il progetto interregionale per l'estrazione di idrocarburi, denominato "Tempa Rossa". A qualche ora di distanza, dal secco diniego espresso dal sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi, il quale, lo ricordiamo, nei giorni scorsi con missiva indirizzata all'Assessore Regionale all'Ambiente, Erminio Restaino aveva mostrato tutta una serie di osservazioni e di preoccupazioni sulla realizzazione di un pozzo di petrolio a qualche metro di distanza dal confine del suo territorio, oggi un'altra presa di posizione, se non altra di chiarimento, sia nei confronti del Dipartimento Regionale all'Ambiente e sia nei confronti del collega Valluzzi, arriva da parte di Rocco Martoccia, sindaco del paese dove effettivamente verrà estratto il greggio da parte del colosso mondiale, Total Fina Elf Italia s p a. L'Amministrazione di Laurenzana- dice in una nota il sindaco Martoccia- già in passato ha dato prova di non aver deposto mai eccessiva fiducia nei petrolieri. La vicenda dell'Abetina, invasa dai petrolieri con una autorizzazione della Regione e cacciati con un'ordinanza sindacale, dimostra come siamo stati in grado di gestire autonomamente la questione petrolio in questo centro. Rispetto a quest'ultima questione è bene chiarire che i territori direttamente interessati sono quelli di Laurenzana e quello di Corleto Perticara; in particolar modo quello che sembra preoccupare alcuni amministratori locali del circondario è il pozzo denominato Tempa Demma Nord 1 ricadente nel territorio di Laurenzana, ovverosia a circa cinquecento metri dagli estremi confini del territorio di Castelmezzano. Questo pozzo - continua il primo cittadino di Laurenzana Martoccia - al momento è irrealizzabile in quanto ricade nella indicazione di perimetrazione del Parco della Val D'Agri effettuata dalla Regione ed in attesa di valutazione da parte del Ministero dell'Ambiente. Se la regione dopo aver accettato la perimetrazione del Parco operata, ritiene ancora che il Monte Caperrino debba costituire il naturale punto di collegamento tra il Parco di Gallipoli Cognato e quello della Val D'Agri, rimandi al mittente il progetto di coltivazione del petrolio di quell'area e chiuda questa penosa vicenda prima che diventi un ulteriore guerra tra poveri. Ed aggiunge: "Ma la cosa più paradossale di tutta questa vicenda è che in comuni dove il petrolio si estrae ormai da tempo sono certificati come produttori di alimenti biologici di carni di qualità, podolica per intenderci. Non solo, ma è ancor più paradossale che a certificare queste carni è un consorzio nato manco a farlo apposta all'interno della struttura del parco di Gallipoli Cognato e che i maggior promotori di questa carne prodotta sotto le torri del petrolio sono quei comuni e quel presidente del Parco che solo oggi, forse giustamente, si preoccupano dei guasti che potrebbe comportare il petrolio. Come dire, si predica bene e si razzola male. Lo ripeto- continua il sindaco Martoccia per l'ennesima volta, nella speranza che da parte della Regione, finalmente arrivi l'ascolto: lo sviluppo dei singoli paesi, la programmazione improntata sulla furbizia, sugli egoismi, sul peso politico di questo e quel comune finisce per naufragare miseramente di fronte alla politica del vicino soprattutto e nel momento in cui queste diventano inconciliabili ed incompatibili. Siamo incommensurabilmente compiaciuti quanto scoppiano di questi problemi ed oltremodo quanto scoppiano attraverso la stampa, ciò dimostra che le intelligenze non sono solo una prerogativa dell'Ente Regione. Per quanto ci riguarda - conclude Rocco Martoccia -nei prossimi giorni promuoveremo un incontro a Laurenzana per discutere proficuamente e serenamente, per l'ennesima volta sulla faccenda petrolio".

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Lunedì 28 aprile 2003

 

"La Basilicata salvi se stessa"

"Non solo Fiat e petrolio senza limiti": lo sviluppo visto dalla Chiesa

 

POTENZA - «La Basilicata deve capire che può salvarsi: ma dovrà farlo da sé. E' necessario fermare uno sviluppo che è distorto, che ignora le risorse umane (e non offre opportunità ai giovani in particolare), che è calato dall'alto e che condanna i territori allo spopolamento e alla desertificazione». La Conferenza episcopale sta denunciando con forza quello che appare certamente più di un semplice rischio ipotetico. Fra analisi delle cose e profezia la Chiesa lucana interpreta il cambiamento in atto in una fase particolare per la storia di questa regione. Monsignor Agostino Superbo, arcivescovo metropolita di Potenza e presidente dei vescovi lucani, fa sentire la sua voce. «Nessuno, fuori di qui, vuole una Basilicata forte afferma. - Così come si guarda con un certo fastidio alla crescita di peso di qualunque piccola realtà regionale». Si capisce anche questo. E si spiega il monito del presule quando dice: «La Basilicata si salva da sé oppure non la salverà nessuno». Ma, quando si parla di «strutture di peccato» connesse a uno «sviluppo distorto», a che cosa si pensa in concreto? E soprattutto: dov'è che, secondo la Chiesa lucana, questo «sviluppo distorto» si sta realizzando? «Penso in primo luogo a un'area come il Vulture-Melfese - spiega l'arcivescovo di Potenza. -. Un'area a forte vocazione agricola, peraltro di un'agricoltura di qualità; una zona di forte richiamo per il turismo, a cominciare da quello attratto dai beni culturali e artistici. Ma si è puntato su uno sviluppo concentrato in tutt'altra direzione». Se si parla di vocazionalità dei territori, si finisce con il ragionare anche di una questione strategica e condizionante, per il presente e per il futuro lucano, qual è quella del petrolio. La Regione ha preteso, nella prima fase (Trend 1), contropartite. Soprattutto sul versante del riequilibrio ambientale. Ma diventa necessario interrogarsi anche sulle modalità delle estrazioni. Su come e dove effettuarle. Su quanto già si è fatto e su quello che ci si propone di fare, visto che si sta pensando di perforare anche le cime delle montagne e le aree rientranti nei parchi (dopo quello della Val d'Agri ora si guarda a Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane). «Ritengo che anche sulla questione petrolio si debbano porre con chiarezza dei limiti precisi - afferma monsignor Superbo.- E' necessario porre uno stop. Così come un grosso problema resta quello connesso allo sfruttamento delle nostre montagne e anche la moltiplicazione dei grandi accumuli di acqua». Il tema del bene comune, dal punto di vista della Chiesa lucana, è un'idea che tende a riportare le questioni alle origini. Al superamento delle logiche degli schieramenti che si contrappongono per far prevalere gli interessi generali: quelli dei territori, delle loro comunità, nel segno di uno sviluppo armonico e compatibile. Uno sviluppo che sia in grado di frenare i fenomeni di disgregazione delle aree e delle comunità umane. Che sia capace di ridistribuire i benefici ottenuti fra la gente lucana. Potrebbe avviarsi così, tra l'altro, un processo virtuoso capace di incentivare le persone - a cominciare dai giovani, dalle intelligenze, dalle competenze- a credere nella possibilità di costruire un futuro qui. E a non andare più via.

Mimmo Sammartino

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Martedì 29 aprile 2003

 

Progetto petrolio nei boschi delle "Dolomiti"

 

POTENZA - Operazione petrolio anche nel parco regionale di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane? Dopo il grido d'allarme lanciato dai sindaci di Castelmezzano e di Pietrapertosa, le preoccupazioni espresse dal primo cittadino di Laurenzana, il duro giudizio sulle «politiche del petrolio» e ribadito dagli ambientalisti del Movimento Azzurro, il caso è approdato in Parlamento.

Come avevano preannunciato nei giorni scorsi, sono stati i deputati lucani della Margherita, Mario Lettieri e Giuseppe Molinari che, in un'interrogazione al ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, hanno chiesto di sapere se il governo ha inserito tra le cosiddette «grandi opere» gli interventi della compagnia petrolifera TotalFinaElf per lo sfruttamento del giacimento di «Tempa Rossa», che ha riserve per 420 milioni di barilidi greggio, ed è localizzato nella valle del Sauro, nel Potentino. Secondo i parlamentari, «inserendo questi interventi nel piano delle grandi opere il Governo ha travalicalo le competenze regionali» I due parlamentari hanno infine, invitato Matteoli ad evitare che le opere progettate dalla compagnia petrolifera «pregiudichino le risorse ambientali di inestimabile valore presenti nell'area»

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Martedì 29 aprile 2003

 

Il Wwf interviene nel procedimento di Via esprimendo la propria decisa contrarietà agli scavi nella valle del Sauro

Tempa Rossa tra le grandi opere

"Ennesimo sopruso con il progetto predisposto dalle multinazionali dell'oro nero TotalFinaElf"

 

POTENZA- Da un'agenzia di stampa il segretario regionale del Wwf Basilicata, Luigi Agresti, dichiara di aver appreso che il Governo potrebbe aver inserito tra le cosiddette "grandi opere" gli interventi della compagnia petrolifera TotalFinaElf per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di "Tempa Rossa" nella valle del sauro. "Se tale notizia fosse vera continua Agresti- saremmo dinanzi saremmo dinanzi all'ennesimo sopruso delle compagnie petrolifere ed in questo caso anche del Governo, che renderebbe una farsa anche la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale attualmente in via di definizione presso la Regione Basilicata. Proprio l'altro ieri, su questo fronte, il Wwf ha presentato le proprie valutazioni nettamente contrarie al progetto della TotalFinaElf in quanto le opere sono di grande impatto ambientale, assolutamente incompatibili con i due parchi naturali su cui insistono, quello nazionale della Val d'Agri e quello Regionale del Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, sono ubicate in aree sismiche, ad alta vulnerabilità geologica e per di più la loro realizzazione sarebbe in contrasto con le norme dei piani paesistici vigenti e della legge Galasso. L'eventuale inserimento nell'elenco delle Grandi Opere del progetto Tempa Rossa, sarebbe pertanto non solo inopportuno per le suddette ragioni, ma sarebbe anche uno sfregio alle Comunità locali che pure attraverso diversi amministratori nei giorni scorsi avevano espresso il loro dissenso e all'autonomia regionale, confermando ancora una volta che i veri risultati dell'estrazione del petrolio in Basilicata sono i danni ambientali e la perdita del controllo del territorio da parte delle istituzioni preposte. Il Wwf pertanto invita il Governo a non inserire il progetto Tempa Rossa tra le grandi opere e ad adoperarsi invece per l'emanazione del Dpr di istituzione definitiva del Parco Nazionale Val D'Agri Lagonegrese, attualmente ancora bloccato; alla Regione Basilicata chiede di completare il procedimento di VIA valutando con grande attenzione le conseguenze ambientali del progetto stesso.

 

Sfruttamento del petrolio

Si ricorre al ministro Matteoli

 

POTENZA- Interrogazione a risposta in Commissione al ministero dell'Ambiente per conoscere premesso che: nell'ambito del programma di sfruttamento delle risorse petrolifere in Basilicata la società Total-Elf-Fina-Italia ha progettato una serie d'interventi nel comprensorio denominato "Tempa rossa" in provincia di Potenza; gli interventi più rilevanti previsti sono l'attivazione di cinque pozzi petroliferi già perforati, la realizzazione di un centro oli e la realizzazione di infrastrutture al servizio del centro in particolare per quanto concerne l'adeguamento viario, infine la realizzazione di 4 condotte per il trasporto di idrocarburi; la zona in considerazione ricade nell'ambito territoriale di Castelmezzano, Pietrapertosa, Laurenzana e Corleto Perticara e soprattutto è compresa in due parchi uno nazionale, quale il parco della Val d'Agri, ed uno regionale quale quello di Gallipoli Cognato; le amministrazioni locali hanno espresso una serie di valutazioni, inviandole alla regione Basilicata per evitare che la realizzazione di tali opere possa pregiudicare la salvaguardia ambientale e lo sviluppo turistico legato alla promozione e valorizzazione delle risorse naturali presenti; fino ad ora in Basilicata, anche in virtù di un'oculata politica adottata dal governo regionale si è stati in grado di coniugare sapientemente sfruttamento del più grande giacimento petrolifero dell'Europa continentale e tutela dell'ambiente nell'ambito dell'accordo di programma siglato nel gennaio 2000; gli interventi di cui in oggetto risulterebbero inseriti nelle priorità del governo nell'ambito delle cosiddette grandi opere. Si chiede di conoscere se il Governo nella vicenda, inserendo detti interventi nel piano delle grandi opere, non abbia travalicato le competenze regionali, anche alla luce del nuovo titolo V della Costituzione e dell'accordo di programma siglato per quanto concerne lo sfruttamento delle risorse petrolifere, e se non intenda, nel contempo, appurare quanto le compagnie petrolifere hanno intenzione di fare nel comprensorio in oggetto al fine di evitare che possano essere pregiudicate risorse ambientali di inestimabile valore e fondamentali per lo sviluppo territoriale.

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Mercoledì 30 aprile 2003

 

Sindaci, politici e ambientalisti discutono sui vantaggi e danni derivati dalle nuove perforazioni

Petrolio, nuove polemiche

L'inserimento di Tempa Rossa tra le "grandi opere" pone ancora interrogativi

 

POTENZA -Le perforazioni di ulteriori nuovi pozzi petroliferi nella zona compresa tra Laurenzana e Corleto provocherebbe notevoli danni all'ambiente e al nascente turismo della zona. Movimenti ambientalisti, parlamentari lucani, consiglieri regionali e alcuni sindaci dell'area hanno già preso posizione contro un presunto provvedimento del governo che avrebbe inserito il giacimento petrolifero di Tempa Rossa tra le cosiddette Grandi Opere. "La deliberazione Cipe 121 del dicembre 2001 -sostiene il sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi- ha inserito l'area della Camastra nella Legge Obiettivo che consente la semplificazione degli appalti dei lavori delle grandi opere pubbliche, (a pari della Salerno Reggio, il Passaggio di Mestre ect.) ." Questo consentirebbe una sorta di "commissariamento" del governo e la semplificazione delle procedure anche in deroga a vincoli legislativi esistenti dal punto di vista ambientale, urbanistico e paesaggistico. La società francese Elf-TotalFina che dovrà gestire i lavori può non attendere la Valutazione di Impatto Ambientale della Regione. Si lamenta "lo scempio" di un'area compresa tra i due Parchi naturali, quello di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane, e quello della Val d'Agri. Comuni come Castelmezzano, Pietrapertosa e Laurenzana che, con tante difficoltà, stanno cercando di creare le condizioni per uno sviluppo ambientale e turistico dell'area sarebbero gravemente danneggiati. Wwf, Legambiente, sindaci dell'area e politici regionali chiedono alla Regione di prendere posizione contro le nuove estrazioni che finirebbero per assestare un colpo mortale all'economia della zona. Qualcuno, come il sindaco di Laurenzana, Rocco Martoccia, pur non essendo favorevole alla coltivazione di ulteriori pozzi, evidenzia come solo in questo momento ci si ricordi dei danni che il petrolio può causare all'ambiente incontaminato dell'entroterra lucano, mentre quando si è trattato di fare il primo accordo con l'Eni, quasi tutti, Regione compresa, non dimostrarono questa chiusura nei confronti delle compagnie petrolifere. Inoltre, se il petrolio non serve alla Basilicata e la sua ricaduta occupazionale è scarsa, da più parti ci si rivolge alla Regione chiedendo politiche alternative per lo sviluppo della Val Camastra e della Val D'Agri basate su programmi più rispettosi dell'ambiente e del territorio circostante. Intanto, non ci sono conferme al presunto inserimento di Tempa Rossa tra le Grandi Opere. L'onorevole Gianfranco Blasi di Forza Italia (come riportato integralmente a fianco), ricordando l'impegno del governo Berlusconi e del suo partito a favore dell'ambiente, ha sostenuto che "non è previsto alcun intervento del governo che preveda un tale inserimento". Da parte sua, il sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi, teme che il ministero dell'Ambiente, per consentire nuove perforazioni e avere "mano libera" per superare i vincoli, potrebbe stralciare il monte Caperrino dal Parco della Val D'Agri. (MiPar)

Blasi (FI): governo impegnato nella tutela e difesa della natura

POTENZA- "Da informazioni acquisite posso affermare che non è previsto alcun intervento inserito nel programma delle Grandi Opere che vada nella direzione dello sfruttamento petrolifero di Tempa Rossa nella Valle del Sauro nel Potentino". E' quanto dichiarato dall'on. Gianfranco Blasi di Forza Italia, che ha voluto rispondere alle preoccupazioni in questi giorni di alcuni esponenti regionali e nazionali, dell'Ulivo di Basilicata, ai quali ha voluto però ricordare che la loro coalizione politica è la stessa che qualche anno fa sottoscrisse con il Governo Nazionale, allora presieduto dall'Ulivo, l'accordo di programma relativo allo sfruttamento petrolifero oggi presente in Val d'Agri. "Pur condividendo i pregiudizi per i rischi connessi alla Valutazione di Impatto Ambientale, che certamente incidono negativamente sul territorio interessato all'attività industriale, legati sia all'uomo che alle risorse endogene del luogo, voglio sottolineare- dice l'on. Blasi, come le stesse preoccupazioni e gli stessi rischi, che certamente hanno caratterizzato la Valutazione di Impatto Ambientale per il Trend 1, non siano stati presi in considerazione allora." "Tuttavia, conclude l'On. Blasi, la nostra posizione oggi, come allora, è la difesa del territorio evitando lo sfruttamento petrolifero nelle maniera in cui è avvenuto finora, con danni ambientali ingenti e senza alcuna risorsa economica e di sviluppo per la nostra regione" (C. F.)

 

Per le associazioni ambientaliste sarebbe uno scempio

Perforazioni, un coro di no

Sarebbe un grave colpo al turismo e all'ecosistema

 

di ANTONIO MURANO

POTENZA- Dalle associazioni ambientaliste, Wwf, Legambiente e Movimento Azzurro, un netto no alla coltivazione di un altro pozzo petrolifero, con relativo oleodotto, nel territorio di Corleto, Laurenzana e Viggiano. Gli ambientalisti hanno presentato le loro osservazioni alla Regione Basilicata relativa ad un presunto scempio ambientale in un'area a cavallo fra il Parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane ed il Parco Nazionale Val d'Agri. La realizzazione delle opere connesse comprometterebbe, a loro avviso, in maniera irreversibile il territorio interessato, di grande pregio paesaggistico e ambientale. Il circolo Ken Saro Wiwa di Legambiente è convinto che "sia necessario stabilire un preciso quadro programmatico su cui debbono essere subordinate le attività petrolifere: le aree vocate e destinate ad uno sviluppo diverso, slegato e lontano dal miraggio petrolifero, devono assolutamente essere protette e non si può consentire l'estrazione". In quest'ottica la collocazione di un pozzo di petrolio indicato, con attività ed attrezzature insistenti su entrambi i Parchi, per di più addirittura in vicinanza e ben visibile dai centri abitati di Castelmezzano e Pietrapertosa, per Legambiente rappresenta un colpo mortale per tutto il territorio ed alle sue vocazioni. Dal progetto di Tempa Rossa, ha sostenuto nei giorni scorsi Luigi Agresti, segretario regionale del Wwf, proposto dalla ElfTotalFina, emerge chiaramente la collocazione delle opere da realizzarsi nei territori dei due Parchi naturali. "Nel Decreto del Ministero dell'Industria e del Commercio e dell'Artigianato del 1°ottobre 1993, con cui si concedeva la concessione alla coltivazione di idrocarburi denominata "Gorgoglione", all'Art.3 si prescriveva - denuncia - Agresti è comunque vietata qualsiasi attività di ricerca e coltivazione nelle aree destinate a Parco Naturale Statale o regionale salvo espressa autorizzazione da parte delle Autorità competenti". I territori ricompresi nella perimetrazione del Parco, le norme tecniche, contestualmente approvate, conclude Agresti, impediscono in assoluto la coltivazione degli idrocarburi. Le stesse norme tecniche non prevederebbero alcuna deroga per il progetto interregionale Tempa Rossa.

 

Al contempo, però, occorre un progetto di sviluppo per la Camastra

"Intervenga la giunta"

I Verdi: Bubbico deve fermare l'estrazione petrolifera

 

di CARMELA FERRARA

POTENZA- L'eventuale inserimento nell'elenco delle Grandi Opere del progetto "Tempa Rossa", "sarebbe non solo inopportuno ma anche uno sfregio alle comunità locali che pure attraverso diversi sindaci nei giorni scorsi avevano espresso il loro dissenso sul progetto Tempa Rossa della multinazionale francese ElfTotalFina e a favore delle politiche di sviluppo pulito e per i parchi naturali". Lo ha detto, in una dichiarazione, Francesco Mollica, a nome dell'esecutivo regionale della Basilicata dei Verdi, secondo cui è necessario, "da parte del Consiglio regionale, un intervento nei confronti del Governo". Secondo i Verdi di Basilicata, inoltre, l'inserimento del progetto Tempa Rossa nell'elenco delle Grandi Opere, "confermerebbe, ancora una volta, come l'estrazione del petrolio in Basilicata stia provocando danni ambientali e la perdita del controllo del territorio da parte delle istituzioni preposte a vantaggio di interessi privati delle multinazionali del petrolio, dei rifiuti e dell'energia". I Verdi di Basilicata- è scritto nella nota - nel ribadire la necessità da parte del Consiglio regionale di un deciso intervento nei confronti del Governo chiedono invece l'emanazione del Dpr di istituzione definitiva del Parco nazionale Val d'Agri Lagonegrese, attualmente ancora bloccato per gli interessi petroliferi presso il ministero dell'Ambiente, per consentire a questo territorio una reale inversione di tendenza capace di frenare lo spopolamento dei piccoli centri e l'emigrazione". I Verdi hanno, inoltre, invitato la Regione Basilicata e le forze politiche "a redigere un progetto di sviluppo della Val Camastra basato su un diverso modello di sviluppo, sulle attività pulite e rispettose dei valori del territorio, riconoscendo nei programmi e nelle azioni regionali i progetti locali per uno sviluppo durevole delle comunità." Dello stesso argomento si erano interessati ieri i deputati della Margherita, Molinari e Lettieri, che hanno indirizzato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente per conoscere quanto le compagnie petrolifere hanno intenzione di fare nel comprensorio di Tempa Rossa per "evitare che possano essere pregiudicate risorse ambientali d'inestimabile valore e fondamentale per lo sviluppo territoriale".

 

 

Martoccia: contraddizioni nelle scelte della Regione

LAURENZANA- "Non siamo mai stati teneri con i petrolieri- ripete da alcuni giorni il sindaco di Laurenzana, Rocco Martoccia- ma certo non siamo pregiudizialmente contrari, né tantomeno ci interessa essere opportunisti e ipocriti". Secondo il primo cittadino laurenzanese nel discorso petrolio in troppi predicano bene e razzolano male . Dalla stessa Regione, a suo avviso, non sono arrivate parole chiare e univoche. Da una parte si certificano allevamenti podolici e alimenti biologici, dall'altro a pochi metri si estrae il cosiddetto "oro nero". Occorrono dei criteri validi e da far rispettare nei confronti di tutti, continua Martoccia. L'istituzione regionale non può seguire una linea a singhiozzo, cercando di accontentare le singole esigenze che arrivano dai paesi dell'area. "La Regione sostiene il sindaco- dovrebbe procedere attraverso una programmazione omogenea che individui gli strumenti e le linee di sviluppo dell'intera area interessata alle estrazioni. Altrimenti, le contraddizioni presenti nella politica regionale si rivelano lampanti". Laurenzana, che si batte da sempre contro le estrazioni, comunque è vicinissima ai pozzi di Viggiano, a pochi metri dal suo confine. Lo stesso avviene per Castelmezzano che, nonostante punti sul turismo e sul borgo-albergo, deve convivere con i pozzi di Corleto. "Anche se - aggiunge Martoccia- mi chiedo perché le lamentele di questi giorni, anche giustificate, non siano emerse al tempo in cui la Regione firmò il primo accordo con l'Eni". La politica della Regione Basilicata, sarebbe caratterizzata dal vivere alla giornata, senza mirare allo sviluppo complessivo delle aree interne interessate dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Soprattutto di questo si parlerà nel convegno organizzato dall'Amministrazione comunale il prossimo 7 maggio alle 18, su "Tempa Rossa, petrolio, salvaguardia della natura e prospettive di sviluppo: quali soluzioni?", a cui parteciperà, tra gli altri, anche il vice presidente della Giunta regionale Erminio Restaino . una buona occasione per evitare la guerra tra Comuni e proporre nuove strategie per una crescita omogenea e duratura (A M)

 

 

Valluzzi: occorre valorizzare la bellezza dei nostri borghi

CASTELMEZZANO- Il progetto della TotalFinaElf per l'estrazione di idrocarburi nella zona di Tempa Rossa ha trovato un altro avversario. Il sindaco di Cestelmezzano, Nicola Valuzzi, ha manifestato ufficialmente all'assessore regionale all'Ambiente, Erminio Restaino, la sua ferma. contrarietà alla realizzazione del progetto della società francese giudicato "inopportuno nonché dannoso sia per Castelmezzano, ma per tutta la zona che insiste sul territorio del Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane". Secondo il primo cittadino paesi come il suo e Pietrapertosa, che da anni hanno scommesso sul turismo e sulla qualificazione ambientale del proprio territorio, sarebbero gravemente danneggiati dal nuovo pozzo di perforazione a Tempa D'Emma Nord in località Poggio del Caco, a 1323 metri di altitudine nel territorio di Laurenzana. "Ma la cosa e ancor più grave - aggiunge Valluzzi- la stessa costruzione dell'oleodotto che dovrebbe portare greggio da questo incontaminato luogo al Centro Oli di Corleto, desta serie preoccupazioni anche perché comporterebbe. L'attraversamento di due parchi naturali, uno nazionale e uno regionale". Ricordiamo che Cestelmezzano è considerato tra i 35 borghi più belli d'Italia e l'eccessiva vicinanza con i pozzi petroliferi comporterebbe diversi problemi. Anche per questo il primo cittadino ha anticipato la sua contrarietà di concedere l'autorizzazione per la Valutazione di Impatto Ambientale, richiesta dalla Regione. "Ecco perché conclude il sindaco Valluzzi- la Regione dovrà prestare un'adeguata attenzione, prima di esprimere un parere di impatto ambientale, per un progetto che per le comunità dei nostri paesi significherebbe la fine di un sogno e l'inizio di un incubo". (R.N)

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Mercoledì 30 aprile 2003

 

Petrolio e sfruttamento del territorio

L'on. Blasi: "Nessun intervento delle Grandi Opere è stato previsto a Tempa Rossa"

 

POTENZA - «Non è previsto alcun intervento inserito nel programma delle Grandi Opere che vada nella direzione dello sfruttamento petrolifero di Tempa Rossa nella Valle del Sauro nel Potentino». Lo assicura l'on. Gianfranco Blasi di Forza Italia. Nel rispondere alle preoccupazioni di alcuni esponenti dell'Ulivo di Basilicata, Blasi ha però ricordato che «la loro coalizione politica è la stessa che, qualche anno fa, sottoscrisse con il Governo nazionale (allora presieduto dall'Ulivo), l'accordo di programma sullo sfruttamento petrolifero oggi presente in Val D'Agri». Le preoccupazioni di oggi per i rischi connessi alla valutazione di impatto ambientale, ricorda l'on. Blasi, allora furono ignorate.

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 4 maggio 2003

 

I Vescovi lucani alla testa dei disoccupati

 

di NINO GRASSO

La "sferza" di mons. Agostino Superbo si è di nuovo abbattuta sulla classe politica sulla classe politica lucana. E questa volta in modo chiaro, forte, grazie ad una intervista dal titolo inequivocabile ("Sviluppo distorto e lontano dalla gente") rilasciata nei giorni scorsi al quotidiano cattolico "Avvenire". Ma ad eccezione della Confcooperativa e dell'Anci di Basilicata, che, come riferiamo in altra pagina si sono subito affrettati a riprendere alcuni passaggi del duro monito dell'arcivescovo di Potenza, tutti hanno fatto finta di niente. Probabilmente, in una regione dove si legge poco e in cui la maledizione dei piccoli numeri ha finito per penalizzare anche la stampa cattolica quotidiana, l'intervista a mons. Superbo può essere sfuggita pure agli attenti addetti stampa dei palazzi regionali, oltre che alla grande informazione pubblica, solitamente scrupolosa nel seguire le celebrazioni liturgiche. Per questa ragione, i lettori troveranno sulla "Nuova" alcuni stralci della conversazione con l'arcivescovo di Potenza, riportata su "Avvenire" dal corrispondente locale del quotidiano, Vito Salinaro. Lo facciamo nella segreta speranza di contribuire (nel nostro piccolo) a non far cadere il velo del silenzio sulle parole del presidente della Conferenza episcopale di Basilicata. Forse ci sbagliamo. Ma la sensazione che abbiamo è che una parte dell'attuale classe dirigente di centro-sinistra di questa regione, a partire dal presidente Bubbico, sia stata colta in contropiede da un "buon pastore", qual sicuramente è mons.Agostino Superbo, che non si è rinchiuso nelle sacrestie della sua Diocesi. Non si è limitato (e non si limita) ad impartire i sacramenti. Ma ha affondato le mani nel ventre molle di una società malata, dove la gente, pur di conquistare il lavoro, è costretta a svendere la propria dignità, alla ricerca della raccomandazione giusta. Una società - quella lucana - che espelle i giovani. Li costringe ad emigrare. E in cui per effetto di uno «sviluppo distorto», dipendente dall'esterno, non autopropulsivo; ciò che prevale è«l'assistenzialismo». Sarebbe ingiusto - e lo dice chi sicuramente non usa i guanti di velluto con l'attuale classe di governo lucana -far ricadere tutte le colpe di questa situazione solo sulla gestione Bubbico o, più in generale, sulla prima giunta regionale guidata da un post-comunista in Basilicata. Però l'errore storico che il «governatore rosso» ha e che si porterà impresso quando qualcuno riprenderà la cronaca di questi giorni, forse partendo proprio dalla denuncia di mons. Superbo, è di aver "assassinato" la stagione dei sogni e delle grandi speranze. Per oltre trent'anni, in questa regione, molti di noi hanno vissuto (e personalmente subito anche forti ritorsioni) nell'attesa del governo di sinistra. Il governo che doveva dare innanzitutto "dignità" ai giovani, per non costringerli a scegliere tra la via dell'emigrazione e quella della sottomissione al potente di turno. Invece sta accadendo esattamente il contrario, a voler dare ascolto non alle critiche dell'opposizione di centro destra o di un "foglio" non amico, ma alle parole di mons. Superbo. Cioè di un uomo di Chiesa che solo un anno fa - quando scoppiò la presunta tangentopoli lucana - invitò la classe dirigente di Basilicata a "non avere paura", in una sorta di scommessa sulla buona fede di chi era stato investito dal ciclone giudiziario. Non solo, ma il presidente della Conferenza episcopale di Basilicata è stato anche il protagonista del primo incontro, a porte chiuse, tra i vescovi, da un lato, e la giunta regionale, dall'altro. E se oggi mons.Superbo esce allo scoperto con una intervista dai toni sicuramente allarmati, vuol dire che egli deve aver toccato con mano alcune di quelle «strutture di peccato» che, come ha ammesso nell'intervista ad "Avvenire", sono connesse all'attuale sistema di sviluppo. Del resto la cronaca degli ultimi giorni è sicuramente problematica. Una grande scommessa, come quella di gestire il "rubinetto" dell'acqua lucana, si è sinora tradotta nella costituzione in due società per azioni, a capitale pubblico. La prima si chiama "Acquedotto Lucano Spa", e si occuperà della distribuzione, sin nelle case dei lucani, della risorsa idrica. La seconda, è denominata "Acqua Spa", e dovrebbe (teoricamente) occuparsi della gestione delle dighe, al posto dell'Ente Irrigazione. Secondo la logica delle «strutture di peccato», la prima società è stata lottizzata dai Ds. La seconda dalla Margherita. E qual è stato uno dei primi adempimenti operativi del presidente diessino di Acquedotto Lucano Spa, Vincenzo Santochirico? Quello di far deliberare dall'assemblea dei soci (cioè da gran parte dei sindaci di Basilicata) un appannaggio mensile di 10 mila euro cioè venti milioni di vecchie lire al mese. Uno stipendio esageratamente alto, tale da far gridare allo scandalo (ed era ora) sinanche i segretari regionali di Cgil-Cisl-Uil, Romaniello, Falotico, e Delicio. I quali - come riferiamo a parte - non solo hanno denunciato come non vi sia alcun rapporto fra funzione esercitata ed indennità, ma hanno invitato le istituzioni, a partire dalla giunta regionale, a definire soglie e limiti invalicabili, per quanto riguarda indennità e compensi. La seconda società pubblica, "Acqua Spa", è stata affidata - come si sa- all'ex popolare, Antonio Papaleo. Solo che, in questo caso, a differenza dell'Acquedotto Lucano, non si è potuto ancora stabilire il compenso degli amministratori, per il semplice fatto che la "Spa" è praticamente una scatola vuota. E rischia di restare tale in eterno, dal momento che il governo nazionale non appare intenzionato a cedere alla Regione la gestione delle dighe, attualmente affidata all'Ente irrigazione. Forse non è un caso che su questo argomento, ieri, sia uscito allo scoperto l'on. Tonio Boccia, solitamente attento a non immischiarsi -come egli va dicendo - negli affari regionali. Se ieri lo ha atto è perché, sotto sotto, criticando il governo Berlusconi, egli ha voluto di fatto lanciare un «avvertimento» anche al compagno Bubbico, il quale dopo aver portato a casa la presidenza dell'Acquedotto Lucano pare essersi raffreddato nella battaglia per riempire di contenuti lo scatolone "Acqua Spa". Nella sua nota, l'on. Boccia non ci ha risparmiato una piccola stilettata, adombrando le «difficoltà». di «certa stampa», dinanzi a quella che egli definisce un «evento storico», quale dovrebbe essere appunto la gestione lucana della risorsa idrica. Sarebbe facile rinfacciare all'on. Boccia il fallimento di un altro "sogno" del passato chiamato Ergal. Ma non lo facciamo. Sarebbe un discorso troppo lungo. Per restare ad Acquedotto Lucano e ad Acqua Spa, ci limitiamo a dire: se prima ancora di gestire una sola goccia d'acqua, la preoccupazione degli amministratori "lucani" è stata quella di assegnarsi stipendi da favola, viene da chiedersi se si possa realmente parlare di «evento storico». A meno che non sia «storico» aver creato un ente che, mutuando gli antichi vizi dell'Acquedotto Pugliese, prima ancora di dar da bere, ha già offerto da mangiare a chi gli ha messo le mani addosso. E questo mentre migliaia di giovani lucani, ogni anno, sono costretti ad emigrare. Parola non della Nuova Basilicata. Ma di mons. Agostino Superbo, vescovo metropolita di Potenza.

                                                                                    Nino Grasso

 

Fa discutere il grido di allarme del vescovo di Potenza. Parlano Confcooperative e Anci

La "sferzata" della Chiesa

Mons. Agostino Superbo denuncia le carenze dello sviluppo lucano

 

POTENZA- La grande industria calata dall'alto dipen­derà sempre da centri decisionali che sono distanti dalla nostra piccola regione. E' quanto sostengono i vescovi lucani. Agostino Superbo sull'Avvenire del 29 aprile parla di "sviluppo distorto e lonta­no dalla gente". E lancia un allarme per la Basilicata. I giovani si disamorano nella loro terra, il sistema distorto dello sviluppo genera "strut­ture di peccato": il ricorso continuo alle raccomandazioni, la conoscenza del potente di turno senza il quale i nostri ragazzi non possono am­bire ad un posto di lavoro. Lo sviluppo in atto è distante da noi è uno sviluppo parziale che crea assistenzialismo. Confcooperative che è un'organizzazione laica e plu­ralista, ma ispirata ai princi­pi della dottrina sociale della Chiesa, ritiene che le riflessioni dell'Arcivescovo Agostino Superbo debbano costituire il sale di un dibattito necessario in Basilicata. Si tratta - si leg­ge in una nota - «di allargare la partecipazione civile alle questioni dello sviluppo». L'organizzazione presiedu­ta da Vilma Mazzocco, sottolinea poi la necessità di guardare ai processi di svi­luppo come a percorsi di espansione delle libertà. Il nodo vero, per Confcooperative Basilicata, è dare un'identità allo sviluppo della Regione, un'identità territoriale che abbia radici nel territorio. Questo significa adottare una politica delle regole, che valorizzi le energie locali senza esporle a tentazioni autarchi­che; una politica dell'economia territoriale che aiuti la piccola e media impresa ad esprimere tutte le potenzialità di cui è capace; una politica capace di favorire la parteci­pazione dei cittadini all'eco­nomia». Dal canto suo, il presidente dell'Anci di Basilicata, Vincenzo Giuliano, è addirittura ­entusiasta per le parole pronunciate da mons.Agostino Superbo. «Mi auguro- dice- che il richiamo del vescovo di Potenza possa avere migliore fortuna, rispetto all'allarme più volte lanciato, in passato dall'Anci di Basilicata". A tal proposito, Giuliano ricorda, tra l'altro, il documento predisposto dall'Associazione dei comuni lucani alla vigilia della prima conferenza regionale per l'occupa­zione, tenuta nel luglio del 1997. «Già in quella sede - ri­corda il presidente dell'Anci -sostenemmo con forza che la disoccupazione non deve es­sere più vista e vissuta come condanna privata, come una tragedia individuale, che consuma i suoi drammi al­l'interno dell'individuo e della famiglia, con l'emarginazione, con l'esclusione, e persino con il gesto estremo del suicidio di intere famiglie travolte dalla miseria". I fatti di cronaca di queste ultime ore e l'appello di mons. Superbo non mancheranno di alimentare, anche in Basilicata, un dibattito a più voci. O almeno è quello che ci auguriamo.

 

Articolo tratto da Avvenire del 29 aprile 2003

 

BASILICATA: LA DENUNCIA

«La grande industria calata dall'alto - sostengono i vescovi locali - dipenderà sempre da centri decisionali che sono distanti dalla nostra piccola regione». «Sviluppo distorto e lontano dalla gente»

 

Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza, esprime le preoccupazioni dei presuli per i piani industriali

 

Da Potenza Vito Salinaro

«La salvezza della Basilicata sta al suo interno». Sembrano voler sottolineare questo i vescovi della regione, nel corso dell'ultima riunione della locale conferenza episcopale. credono poco, i pastori lucani, allo sviluppo che arriva da fuori, ai grandi numeri di investimenti esterni, quasi sempre sovvenzionati dallo Stato, che annunciano esportazione di ricchezza e benessere, come era stato enfatizzato per la Fiat a Melfi, non molti anni fa: «È vero - dice Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza e presidente della conferenza episcopale della Basilicata-. Non disprezziamo, sia ben chiaro, chi viene ad investire da fuori ma ci chiediamo: quale garanzia ci sarà per i giovani del posto in un futuro a lungo termine? La grande industria calata dall'alto dipenderà sempre da centri decisionali che sono lontani dalla nostra piccola regione e qui le esperienze passate sono drammatiche».

Cosa vi preoccupa maggiormente?

Siamo preoccupatissimi per i giovani della Basilicata. Quelli delle aree interne, appena possono, scappano perché non vedono futuro. Ad eccezione di Matera, di alcune aree del vulture-melfese e del metapontino, la situazione si sta facendo pesante. I giovani pian piano cominciano a disamorarsi della loro terra e in queste zone si assiste all'invecchiamento e ad una nuova, corposa emigrazione.

Eppure le sole risorse naturali - acqua, petrolio, gas - producono un volume d'affari milionario.

Sì, ma qui cosa resta? Anzi, per la questione petrolio noi vescovi siamo intenzionati a vederci chiaro. Perché nessuno è ancora certo dell'impatto ambientale provocato dagli scavi dei pozzi, dalle esplosioni, dalle tante estrazioni.

Regione ed Eni dicono che è tutto in regola...

Ripeto. Vogliamo capire cosa sta succedendo in quei boschi della Val d'Agri e nelle altre zone interessate dalle estrazioni. Da una parte c'è chi dice che è tutto ok. Dall'altro, e mi riferisco agli ambientalisti, si afferma che è in atto uno scempio ambientale di proporzioni inimmaginabili. Noi vogliamo avvalerci della consulenza di esperti che, in modo oggettivo, ci dicano dove sta la verità.

Eccellenza, lei ha parlato di uno "sviluppo distorto" della Basilicata. Cosa significa?

Ho parlato di sviluppo distorto perché quello in atto è uno sviluppo distante da noi. Sembra quasi uno sviluppo dipendente, non autopropulsivo, non endogeno, insomma uno sviluppo parziale che crea assistenzialismo: questo non va bene.

Lei ha anche detto che, connesso a questo sistema di sviluppo, nascono «strutture di peccato». Quali?

Sono quegli ostacoli che si frappongono tra il lavoro e i nostri giovani: sono il ricorso alle raccomandazioni, la conoscenza del potente di turno senza il quale i nostri ragazzi non possono ambire ad un posto di lavoro.

Questo è inaccettabile.

Cosa propone la Chiesa lucana?

Noi non possiamo avere soluzioni tecniche, se non suggerire indicazioni che partono dalla dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia, due punti vorremmo che fossero presi in seria considerazione dalla classe politica locale. Il primo sta nel considerare la questione occupazione come la priorità massima. Questo problema non deve essere affrontato con casualità, ma attraverso una chiara programmazione tra forze politiche, economiche e sociali. Secondo, suggeriamo l'immediata apertura di un tavolo per pianificare un "Progetto Basilicata", che tuttora manca.

 

 

LA GRANDE DELUSIONE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA SULL'ATTIVITA' ESTRATTIVA

 

Quando, alcuni mesi or sono, il presidente Bubbico acconsenti all'istituzione di una commissione di inchiesta e quando, di li a poco, il consiglio regionale diede vita alla Commissione speciale d'inchiesta sull'attività estrattiva in Val d'Agri e Val Camastra, attribuendone la presidenza ad un consigliere dell'opposizione, le interpretazioni sulle motivazioni di tale "concessione" si sprecarono. Ci fu chi si accontentò di prendere atto della spiegazione data da Bubbico nella sede istituzionale ("non ho nulla da nascondere"); chi, invece, vide nella istituzione della commissione di inchiesta un segnale, chiaro, univoco ed ulteriore (il dott. Collazzo era già entrato nella giunta Bubbico), diretto alla Procura della Repubblica di Potenza che si stava occupando della cosiddetta Tangentopoli Lucana (l'entrata nell'esecutivo regionale del giudice Collazzo e l'istituzione della Commissione d'inchiesta, avrebbero dovuto scongiurare ulteriori eccessi, dopo il caso del vice presidente della giunta regionale Vito De Filippo, nell'applicazione di misure cautelari). 

Qualunque sia stata la reale motivazione che ha indotto, spinto o costretto il governo regionale ad istituire la commissione d'inchiesta, è certo che per Bubbico & Co. ciò ha rappresentato un "costo": dare vita ad una commissione d'inchiesta come quella sulle attività petrolifere, presieduta - come per legge o regolamento - da un membro dell'opposizione consiliare non è cosa da poco e può portare a conseguenze dirompenti, sul piano politico, sociale, giudiziario. Dunque, il "costo" sostenuto dalla Giunta Regionale per l'istituzione della Commissione d'Inchiesta sembrava molto alto, comunque abbastanza alto da giustificare reazioni di grande sorpresa prima ancora che di approvazione.

Chi, come noi, ha sempre sostenuto e continua a sostenere che il petrolio in Basilicata reagisce come nel resto del mondo, corrodendo l'ambiente ed il tessuto economico e sociale, generando corruzione e malaffare, avvelenando l'aria e le coscienze, sulla commissione d'inchiesta ha riposto speranze e aspettative, giustificate anche dal fatto che la presidenza era stata affidata ad una opposizione consiliare che, quantomeno a parole, non ha mai condiviso le scelte della maggioranza in tema di estrazioni petrolifere.

Ebbene, dopo molti mesi dalla sua istituzione e senza che un solo atto sia stato compiuto (almeno, per quanto ne sappiamo), la Commissione speciale d'inchiesta sull'attività estrattiva in Val d'Agri e Val Camastra, per mezzo del suo presidente Egidio Digilio (AN), indice una audizione di nove associazioni (tra cui Sos Lucania) "al fine di essere audite in merito allo stato di attuazione del Protocollo d'intenti Regione - Eni".

Sorvoliamo sul fatto che per verificare lo stato di attuazione degli accordi sottoscritti tra Eni e Regione è stata creata, qualche anno fa, in seno alla regione, un'apposita commissione paritetica sul cui effettivo funzionamento non si è mai saputo nulla (e, d'altra parte, non ci sembra che tra i compiti dell'istituita commissione d'inchiesta rientri anche quello della verifica dello stato di attuazione del protocollo d'intenti).

Ma, a parte ciò, a qualcuno potrà interessare sapere che l'audizione è stata fissata per il 12 giugno ore 16, mentre le lettere di invito sono state spedite (data del timbro postale) il giorno precedente, l'11 giugno. Naturalmente, quasi tutti i destinatari dell'invito non l'hanno ricevuto in tempo utile.

Per quanto possa sembrare strano, pare che il Presidente Di Gilio si sia lamentato della scarsa presenza di associazioni all'audizione (?).

Pensandoci bene, forse il "costo" di cui parlavamo sopra non era per niente alto, anzi...

 Alfonso Fragomeni - Sos Lucania

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Venerdì 9 maggio 2003

 

A Laurenzana un incontro-dibattito sull'impatto del petrolio nel comprensorio a cavallo di due Parchi

Quello sviluppo "distorto"

Sul progetto Tempa Rossa sindaci e politici condividono le preoccupazioni del vescovo Superbo

 

di Rocco NIGRO

LAURENZANA- A rendere ancor più incandescente il dibattito, nel corso del convegno organizzato dall'Amministrazione Comunale di Laurenzana; in merito alla "querelle" che si era aperta nei giorni scorsi, sul progetto per l'estrazione di idrocarburi denominato "Tempa Rossa" nel territorio compreso, tra il Parco Nazionale della Val d'Agri-Lagonegrese e quello Regionale di Gallipoli-Cognato sono state le dichiarazioni rese alla stampa nei giorni scorsi dal Presidente della Conferenza Episcopale di Basilicata, Monsignor Agostino Superbo. Affermazioni, che ricordiamo, avevano messo in risalto come la questione petrolio rappresentava per questa regione uno "sviluppo distorto e lontano dalla gente". Secondo il rappresentante dei vescovi di Basilicata, "uno sviluppo calato dall'alto non solo, non produce alcun beneficio per le popolazioni dei territori interessati, ma rischia di arrecare seri ed irreversibili danni all'ambiente e alla salute di cittadini". Come dire al danno si aggiunge la beffa. In sostanza ciò che, in tutta questa vicenda che assomiglia tanto ad un autentica "guerra tra poveri" tra due comuni limitrofi, da qualche giorno sostiene il sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi, il quale, nel corso del suo intervento al convegno, (cui tra gli altri hanno preso parte oltre al sindaco di Laurenzana, Rocco Martoccia, anche il vice presidente della Giunta Regionale Erminio Restaino, il presidente della terza commissione Ambiente del Consiglio Regionale, Franco Mollica, al segretario Regionale dei Ds Vincenzo Folino), non ha mancato occasione non solo, per difendere con fermezza le scelte operate dal 1986 a tutt'oggi rispetto al progetto che vede il piccolo centro delle Dolomiti Lucane impegnato verso uno sviluppo ecocompatibile, tant'è che oggi in questo centro vi sono ben 12 prestigiose università europee impegnate nella ricerca di erbe da utilizzare per il settore farmaceutico. Ecco perchè, il primo cittadino di Cestelmezzano, Valluzzi è contrario all'idea di avere un Parco "contaminato" dalle estrazioni petrolifere. Oppure, ciò che da anni continuano a sostenere le associazioni ambientaliste regionali, al convegno di Laurenzana erano presenti i rappresentanti di "S.0.S Lucania" ed il WWF, ma anche quello che sostengono i Verdi di Basilicata, i quali attraverso il loro presidente, il consigliere regionale Francesco Mollica fanno sapere che: "lo sviluppo duraturo non è quello che si fonda sul petrolio, bensì sulla salvaguardia e sugli investimenti nell'ambiente. Esattamente, ciò che stanno perseguendo i sindaci di Castelmezzano e di Pietrapertosa". Ma anche la posizione molto cauta del primo cittadino di Laurenzana Rocco Martoccia, il quale nel corso del suo intervento, oltre a rendere noto alcuni dati sull'occupazione nel settore estrattivo nel comune di Calvello e Corleto Perticara ha parlato di "una valutazione oculata dell'estrazione petrolifera a Tempa d'Emma Nord, rispettosa sia dell'ambiente, ma soprattutto della salute dei cittadini". Di uno "sviluppo sostenibile che concilia Parco e petrolio, grande industrializzazione del Vulture Melfese con l'agricoltura di qualità", ha invece parlato il vice presidente della Giunta Regionale Erminio Restaino. "In merito alla vicenda estrazione petrolifera a Tempa d'Emma Nord, la Giunta regionale è impegnata in questa direzione. Certo - ha concluso l'Assessore all'Ambiente Restaino - l'inserimento da parte del Governo Berlusconi della legge Obiettivo ha reso più difficile il lavoro della Regione. Ecco perché noi chiediamo ai colleghi del centro-destra di lavorare con noi perché, come è successo con l'Eni, nel quale la Regione Basilicata ha avuto un grande supporto da parte del Governo Prodi e D'Alema, questo potrà verificarsi anche rispetto questa vicenda". Da ricordare che nei giorni scorsi, l'on. Gianfranco Blasi (Forza Italia) ha smentito il fatto che nel Programma Grandi Opere sia inserito un qualsiasi intervento riferito allo sfruttamento petrolifero di Tempa Rossa. Tra l'altro - ha detto Blasi - per il progetto Trend 1 tutti i rischi paventati oggi non sono stati presi in considerazione dagli amministratori del centro-sinistra.

 

Verdi, tutti i motivi della ferma opposizione

POTENZA- Il "pacchetto di osservazioni" dei Verdi al Progetto Tempa Rossa è particolarmente circostanziato in tutti gli ambiti (ambientale, territoriale, geologico). Ecco una sintesi:

1.     Esiste una "lacuna" alla base del progetto ammessa dagli stessi redattori, giustificata dagli stessi "per mancanza di tempo": l'area é inserita in due Parchi (Val d'Agri e Gallipoli Cognato);

2.      L'oleodotto di collegamento tra ed il pozzo TEN 1 (in territorio di Laurenzana) ed il Centro Oli attraversa il territorio dei due Parchi naturali;

3.     L'intervento è in contrasto con la normativa del Parco Naturale di Gallipoli Cognato, per il quale la LR 47/97 sancisce il divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi;

4.     Tutte le infrastrutture di servizio (strade e piste) sono opere in contrasto oltre che con le normative sui Parchi Naturali anche con quelle del Piano Paesistico di area vasta (sono poste ad un'altezza superiore ai 1.200 metri d'altezza).

Le valutazioni geologiche

L'area di sede dell'impianto interesserebbe sia aree di affioramento delle argille "varicolori" (unità del torrente Cerreto) che quelle delle arenarie ed argilliti della zona di Gorgoglione. Questi due aspetti -a parere dei Verdi - andrebbero attentamente valutati in relazione alla sismicità dell'area e alla possibilità di amplificazioni sismiche nel sito e alle possibilità di risposte disomogenee dei diversi terreni che caratterizzano l'area interessata.

- Dal punto di vista idrogeologico, tenuto conto - evidenziano i Verdi - dalla relazione non si capisce se vi siano o no sorgenti nell'area, la carta geologica della Val d'Agri evidenzia nella parte posta a valle dell'area candidata ad ospitare l'impianto le sorgenti Acqua di Antonello, Acqua di Capolicchio, Scaraffolo.

-         Un altro aspetto delicato che secondo i Verdi non appare affatto chiarito è l'ubicazione delle pipeline che congiungono i pozzi al Centro Oli, tenuto conto che il territorio contermine all'area in esame è interessato da rilevantissimi e attivi movimenti franosi.

-         - Nel progetto non si trovano esaustivi riferimenti a quanto attiene la gestione, la captazione, la depurazione e lo smaltimento delle acque meteoriche, le misure di contenimento di eventuali sostanze inquinanti, le procedure di sicurezza dell'impianto e le specifiche misure da assumere.

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Venerdì 9 maggio 2003

 

Val D'Agri parte la grande abbuffata

 

di NINOGRASSO

L'assalto alla diligenza del petrolio comincerà questa mattina alla Regione, con la seconda, maxi assemblea di sindaci e di rappresentanti del mondo produttivo convocata dal presidente della giunta per discutere del programma operativo "Val D'Agri". La posta in palio, come si sa, è di tutto rispetto: 350 milioni di euro. Poco meno di 700 miliardi delle vecchie lire. Si tratta di soldi che, ovviamente, la Regione non ha nelle proprie casse, ma che intende farsi anticipare dalle banche attraverso mutui (o altre operazioni finanziarie, come le emissioni di prestiti obbligazionari) assistiti dalle royalties petrolifere. Abbiamo già avuto modo di scrivere che dal punto di vista etico, prima ancora che politico, l'operazione presenta degli aspetti di dubbia moralità. Perché la classe dirigente di oggi - tanto alla Regione, quanto nei Comuni - sta in pratica ipotecando il futuro dei propri successori, spendendo con almeno dieci, quindici anni di anticipo ciò che sarà (forse) riscosso in futuro, grazie alle entrate variabili delle royalties petrolifere. Come dire: i prossimi amministratori regionali si ritroveranno con il cassetto vuoto e con le rate di mutuo da pagare. Esattamente come a volte accade nelle migliori famiglie, ricche da generazioni, dove basta qualche genitore sciagurato per dilapidare il patrimonio, scaricando sui figli i debiti contratti negli anni dedicati alla «bella vita». Del resto, con la ingenuità di un politico ancora alle prime armi, il capogruppo dei Ds, Sabino Altobello, lo ha esplicitamente ammesso in consiglio regionale: noi pensiamo - ha, detto - di governare per almeno i prossimi 30 anni. E quel "noi", ovviamente, era riferito non alle persone fisiche, ma alla coalizione di centrosinistra nel suo complesso, in una sorta di eredità politico generazionale che ricalca pari pari l'esempio familiare, appena richiamato, tra il padre sciagurato e il figlio, disgraziato. A parte che nessun politico attento, con un pizzico di memoria storica, si azzarderebbe ad ipotecare il futuro, il capogruppo regionale dei Ds ha avuto modo di sperimentare sulla propria pelle dopo appena un anno (e non trenta) la reazione dei suoi successori che si sono ritrovati il cassetto vuoto e debiti sulle spalle da pagare. Ci riferiamo al famigerato "buco" dei 113 miliardi di lire lasciato in eredità da Sabino Altobello al Dipartimento Formazione Professionale. C'è mancato poco che la coalizione di centrosinistra saltasse a causa delle sacrosante rimostranze dell'assessore  socialdemocratico Salvatore Blasi, che non ha mai fatto salti di gioia per aver dovuto fronteggiare, a proprie spese, la prodigalità pre-elettorale di Sabino Altobello. Con i 350 milioni di euro del programma operativo Val d'Agri, il rischio che ci si possa strozzare in una sorta di «grande abbuffata» pre-elettorale, è ovviamente molto forte. Alcuni dati sono emblematici: l'area in esame è composta da 30 Comuni, in cui risiede appena l'11,5 per cento della popolazione regionale. Cioè 68.740 abitanti. E a leggere la tabella pubblicata qui di fianco, la giunta regionale sta pensando in pratica di guadagnarsi la benevolenza delle popolazioni locali, ripartendo una decina di miliardi di vecchie lire per Comune, ritagliandosi per sé il grosso della polpa. Si immagini cosa accadrà in Comuni piccoli e piccolissimi, tra i mille e i duemila abitanti, i cui amministratori saranno chiamati a spendere in poco tempo somme sicuramente ingenti per l'economia locale. Le risorse potrebbero essere sprecate, come purtroppo è già accaduto, in casi analoghi, quando ci si lascia prendere dall'ansia del risultato elettorale. Tra un anno si vota per le amministrative. Tra due per le regionali. E la fretta, si sa, non è mai buona consigliera. Non solo, ma la domanda a cui con grande onestà intellettuale (a prescindere dai colori politici) gli amministratori locali e regionali dovrebbero rispondere è la seguente: Può consentirsi la Val D'Agri - e con essa la Basilicata - di spendere questi soldi in opere di ordinaria amministrazione? E' moralmente corretto impiegare le risorse economiche sottratte alle future generazioni per riqualificare i centri urbani? Per un po' di architettura paesaggistica ed ambientale? Per la stessa viabilità locale? Tutte cose utili, per carità. Ma da fare con i mezzi "ordinari". Non con le risorse "straordinarie" sottratte ai posteri. Una classe dirigente degna di questo nome più che interrogarsi sulla durata della propria coalizione come fa Altobello; sostituendosi a Dio e ancora più agli elettori, dovrebbe misurarsi sulla produttività della spesa. Se i 35O milioni di euro del petrolio della Val D'Agri non saranno utilizzati seriamente per creare occupazione e sviluppo, sostenendo le micro imprese agricole e artigiane che operano nella zona, sarà stato solo un inutile spreco (a favore di qualche progettista) aver abbellito i piccoli comuni con operazioni di "maquillage" urbanistico. Perché i giovani, nel frattempo, se ne saranno andati via. E i vecchi che già oggi affollano questi nostri centri a "rischio disagio", come si legge in uno studio finanziato recentemente dalla Provincia di Potenza, potranno anche ritrovarsi con una bella biblioteca comunale o un asilo nido nuovo di zecca. Ma saranno opere del tutto inutili, perché con l'avanzare. Degli anni, si sa, la vista si indebolisce. E fisiologicamente diventa difficile mettere al mondo nuovi figli.

                                                                                                       Nino Grasso

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Sabato 10 maggio 2003

 

 

Incontro alla Regione sul programma operativo, con i sindaci e le parti sociali

Val D'Agri, arrivano i soldi

Valutata ieri l'ipotesi di riparto dei 350 milioni di euro delle future royalties

 

POTENZA - Migliorare le funzioni urbane dell'area della Val d'Agri, tanto da realizzare una sorta di "città - comprensorio"; attuare il metodo della concertazione, attraverso il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti dello sviluppo locale; verificare, ed eventualmente rimodulare le azioni di sviluppo sulla base dei risultati conseguiti e con particolare riferimento al criterio dell'occupazione realizzata. Sono i principali obiettivi del "Programma operativo Val d'Agri per uno sviluppo di qualità ", che a conclusione delle fase di consultazione avviata dalla Regione Basilicata sarà sottoposto alla discussione e all'approvazione del consiglio regionale. Nel pomeriggio di ieri, in Regione, si sono svolti gli ultimi incontri con i rappresentanti degli enti locali, dei sindacati, degli imprenditori e delle associazioni del territorio. Il presidente Bubbico (che ha partecipato alle riunioni con l'assessore Nigro) si è detto soddisfatto "dei numerosi contributi, tutti di grande interesse, proposti nel corso della discussione di questi mesi dai vari soggetti". Ed ha precisato che per ora sono stati presi in esame gli spunti riguardanti gli aspetti della programmazione", mentre più avanti saranno definiti gli aspetti più propriamente operativi". Nei prossimi giorni, dopo aver esaminato eventuali ulteriori contributi scritti, la Giunta approverà il documento definitivo che sarà inviato al Consiglio regionale. Bubbico ha invitato "a guardare il programma Val d'Agri in termini di benefici che si potranno diffondere sull'intero territorio regionale", ed ha ricordato che si tratta di un programma aggiuntivo rispetto agli interventi ordinari già destinati alla Val d'Agri. Nel corso delle riunioni svolte oggi è stata esaminata una ipotesi di ripartizione delle risorse finanziarie (350 milioni di euro provenienti dalle royalties petrolifere) fra le varie azioni di sviluppo e fra i diversi soggetti attuatori (Comuni e Comunità montane, Province, Regione), che è stata basata sul principio della sussidiarietà cooperativa e sulla valutazione dell'impatto) occupazionale di ogni singola iniziativa. Un metodo -ha sottolineato Bubbico - che sarà utilizzato per monitorare gli effetti delle varie azioni di sviluppo e per orientarne quindi anche le eventuali rimodulazioni. In questo modo, operando con la necessaria flessibilità, sarà possibile ottimizzare i risultati soprattutto in tema di occupazione di miglioramento delle funzioni urbane dei nostri comuni. Su questo metodo - si legge in una nota diffusa dall'ufficio stampa della giunta - si è registrato nel corso delle riunioni un sostanziale accordo, e tutti i soggetti intervenuti hanno dichiarato la propria disponibilità a collaborare per snellire le procedure e migliorare le relazioni fra Regione, enti locali, parti sociali ed economiche. Si è inoltre convenuto di attivare nel programma Val d'Agri meccanismi di premialità a favore dei soggetti attuatori che dimostreranno efficienza nella spesa e capacità di cooperare con gli altri soggetti per raggiungere obiettivi comuni e per finalizzare gli interventi all'aumento dell'occupazione. Bubbico ha infine assicurato che la Regione promuoverà azioni di accompagnamento, di promozione e di assistenza tecnica per il programma Val d'Agri.

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Sabato 10 maggio 2003

 

E nel silenzio s'alza la voce della Chiesa

di NINO GRASSO

Dinanzi alla latitanza delle Istituzioni e in presenza di una risposta, per ora ancora debole, da patte di magistratura e forze dell'ordine, la Chiesa lucana rappresenta oggi il primo vero avamposto nella lotta al male oscuro che pare attanagliare la Basilicata. E del resto non è un caso che le minacce di morte contenute nel farneticante documento fatto ritrovare accanto a tre candelotti esplosivi, dinanzi alla porta della redazione potentina del "Quotidiano", siano indirizzate ad un sacerdote da sempre impegnato in attività di solidarietà e di impegno sociale, che risponde al nome di don Peppino Nolè. E ancora di più non è un caso che ad alzare la voce e soprattutto a battersi concretamente contro la piaga dell'usura sia il "Cestrim" di don Marcello Cozzi: l'uomo simbolo come lo è stato per anni padre Gavazzeni a Matera - nella lotta ai «cravattari». Dinanzi all'assordante silenzio dei partiti e in presenza di un allentamento di quella tensione morale che pure ha segnato, in passato stagioni politiche, la vita della Regione Basilicata, la Chiesa sta svolgendo un ruolo di supplenza di cui le dobbiamo tutti essere grati. Soprattutto dobbiamo essere grati a mons. Agostino Superbo, vescovo di Potenza e presidente della Conferenza episcopale di Basilicata, di essersi assunto il ruolo, sicuramente scomodo, di fustigatore dei comportamenti amorali di una classe dirigente che «genera clientele». Una classe dirigente che fa - come ha ripetuto ieri l'altro il presule - «un uso strumentale della legge» che diviene così «veicolo del bene privato piuttosto che di quello comune». Non era mai accaduto prima che la più alta autorità morale di questa regione scendesse in campo in modo così fermo, e con parole pesantissime, per ripristinare l'etica della politica. E il discorso pronunciato due giorni fa a conclusione della settimana lucana della legalità e della giustizia, di cui abbiamo riferito ieri in cronaca, è di una durezza senza precedenti. E sarebbe grave se, ancora una volta, come è accaduto già con l'intervista di due settimane fa ad "Avvenire" le parole di mons. Superbo finissero per essere respinte da quel muro di gomma che il presidente della Regione e i suoi collaboratori hanno innalzato in via Anzio. «In Basilicata - ha denunciato il presidente della Conferenza episcopale - vige indisturbata una mafiosità di comportamento, generatrice di disimpegno, passività rispetto alla vita pubblica, antimeritocrazia e clientelismo». Sia chiaro: mons. Superbo non persegue alcun obiettivo politico. Anzi egli non ha mai disdegnato di incontrare, sia in privato che in pubblico, il "governatore rosso" della Basilicata E lo stesso presidente Bubbico, prima con le iniziative umanitarie in favore dei missionari di Montescaglioso che operano in Mozambico, poi con una serie di finanziamenti pubblici per il recupero di alcuni edifici di culto, ha sempre avuto un occhio di riguardo per il mondo cattolico. Ma proprio perché non vi sono motivi di frizione o di strumentalizzazione politica, il monito del presule potentino acquista un significato ancora più forte. Le stesse forze di opposizione della Casa delle Libertà, che pure avrebbero avuto gioco facile nello spargere sale sulle ferite aperte dal vescovo, hanno mantenuto un atteggiamento di grande responsabilità e di sobrietà, come auspicato dallo stesso presule. Però il malessere esiste ed è forte anche all'interno della maggioranza di centro-sinistra. Per esempio, non ci sfuggito il messaggio mandato tra le righe, nei giorni scorsi, dall'on. Tonio Boccia della Margherita, con la lettera aperta sulla situazione della criminalità in Basilicata. Come i lettori ricorderanno, l'on. Boccia ha sollecitato la convocazione della consulta per la difesa della Basilicata dai tentativi di penetrazione della malavita organizzata, istituita con una legge regionale da egli stesso promulgata nell'agosto '90 in veste di presidente della Regione Boccia non fa mai nulla per caso. E chi lo conosce sa che l'ultima delle sue preoccupazioni è quella di apparire o di marcare una presenza sui giornali, per paura di essere dimenticato. Appena eletto presidente, Boccia - inimicandosi molti dei suoi stessi compagni di partito - impose la linea del rigore. Mise fine, in modo quasi maniacale, e per quei tempi incomprensibile visto che "Tangentopoli" era ancora di là da venire, alla fase della "discrezionalità". Addirittura, si ricorse alla inedita procedura della estrazione a sorte per affidare gli incarichi professionali, sconvolgendo una prassi che sino a quel momento aveva consentito di ripagare degli appoggi ottenuti in campagna elettorale i liberi professionisti amici. Nella sua lettera pubblicata qualche giorno fa sulla "Nuova" l'on. Boccia - in qualità di componente di questa maggioranza - non poteva ovviamente criticare il malcostume esistente. Che è appunto quello di affidare gli incarichi in modo discrezionale e poco trasparente. E allora, in punta di penna, con la scusa di convocare la "consulta" istituita nel '90, egli ha ricordato che quella iniziativa rientrava in un quadro di norme "per la trasparenza nell'affidamento delle gare di appalto". E siccome nella stessa lettera c'è un richiamo a Fierro, sia pure per un articolo apparso sui giornali, non fatichiamo a credere che il "segnale" lanciato tra le righe dal parlamentare della Margherita sia rivolto non solo all'attuale presidente della giunta regionale ma anche al primo cittadino del capoluogo. Sarà un caso, ma in queste ultime settimane, a Potenza, si è scatenata una viva attesa- chiamiamola così- per gli incarichi professionali finanziati dal "Por": il programma operativo regionale. Conclusione: il momento è troppo delicato e vi sono tensioni forti nella società che stanno esplodendo con una virulenza mai sperimentata in passato. Pochi giorni fa, abbiamo ricevuto l'ennesima lettera anonima a firma di «un gruppo di giovani disoccupati ed esasperati», particolarmente inveleniti nei confronti di alcuni ex consiglieri regionali, posti a capo di strutture pubbliche. La cosa che ci ha colpito, in questa lettera, è il riferimento ai «fatti di Acicastello»: dove come si sa - un disoccupato, uscito di senno, ha fatto una strage di innocenti. Poi, a distanza di qualche giorno, accade che il giornalista Pino Anzalone, aprendo con cautela una anonima busta di plastica, si ritrovi tra le mani tre candelotti infarciti di polvere da sparo e una lettera in cui si promette una «pallottola in bocca» ad un prete scomodo. Questi sono segnali che non possiamo prendere sottogamba. Non possiamo sottovalutare. E dobbiamo essere grati a mons. Superbo per il coraggio con cui ci richiama alle nostre responsabilità. Perché se è vero - come egli dice - che oggi in Basilicata «vige indisturbata una mafiosità che genera clientele», è innegabile che tutti noi ne siamo, in parte, responsabili. La classe politica è lo specchio della società. E se la società è malata ò corrotta, non possiamo attenderci dai suoi figli atteggiamenti sani e trasparenti.

Nino Grasso

 

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Martedì 20 maggio 2003

 

Petrolio e sviluppo industriale

 

Giunta regionale approvato il piano Val d'Agri

 

POTENZA - La giunta regionale ha approvato il «Programma operativo Val d'Agri, Melandro, Sauro Camastra- Per uno sviluppo di qualità». Il documento sarà ora esaminato dal Consiglio regionale per il via libera definitivo. Il progetto - che sarà finanziato con 350 milioni di euro  (rivenienti dalle royalty petrolifere) - ha come obiettivo quello di salvaguardare e migliorare il contesto di vivibilità ambientale, attraverso la tutela e valorizzazione degli equilibri ambientali, dell'architettura paesaggistica e dei centri urbani. Non solo. L'intero piano promuoverà il sostegno delle attività produttive in coerenza con l'avvio del Parco nazionale della Val d'Agri. Il «Programma operativo Val d'Agri» sarà oggetto di uno specifico accordo di programma fra le varie amministrazioni pubbliche (Regione, Comunità montane, Comuni). «Con questa iniziativa- spiega il presidente della Regione, Filippo Bubbico - intendiamo innanzitutto migliorare le funzioni urbane dell'area della Val d'Agri, tanto da realizzare una sorta di citta-comprensorio. E continueremo ad attuare il metodo della concertazione, attraverso il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti dello sviluppo locale, verificando se dei risultati conseguiti e con particolare riferimento al criterio dell'occupazione realizzata». L'approvazione del documento è stata preceduta da numerosi incontri con i rappresentanti degli enti locali, dei sindacati, degli imprenditori e delle associazioni del territorio. La ripartizione delle risorse finanziarie fra le varie azioni di sviluppo e fra i diversi soggetti attuatori (Comuni e Comunità montane, Province, Regione), «è stata basata - ha sottolineato Bubbico - sul principio della sussidiarietà cooperativa e sulla valutazione dell'impatto occupazionale di ogni singola iniziativa. Un metodo che sarà utilizzato per monitorare, gli effetti delle varie azioni di sviluppo e per orientarne quindi anche le eventuali rimodulazioni. In questo modo operando con la necessaria flessibilità, sarà possibile ottimizzare i risultati soprattutto in tema di occupazione e di miglioramento delle funzioni urbane dei nostri Comuni». Bubbico ha invitato «a guardare il programma Val d'Agri in termini di benefici che si potranno diffondere sull'intero territorio regionale» e ribadito che «le risorse finanziarie previste dal Programma approvato dalla Giunta sono aggiuntive a quelle di altri strumenti di finanziamento tra i quali, in primo luogo, il Por 2000-2006, ma che dovranno essere utilizzate in una strategia di integrazione».

 

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Martedì 20 maggio 2003

 

BASILICATA/ Oggi vertice alla Regione sul progetto, previsto in un'area bellissima delle Dolomiti

Petrolio della discordia

I lucani di nuovo lacerati: oro nero o ambiente?

 

Dal nostro inviato

CASTELMEZZANO (POTENZA) - «L'avessi saputo solo due anni fa... Me ne sarei andata anch'io. Non avrei certo investito tutti i miei risparmi in questa avventura. Non le nascondo che ho paura. Non mi sento certo sconfitta in partenza. Anzi, come tutti qui sono pronta a lottare. Ma non so ancora come. Ho paura che alla fine vinceranno loro. Che vinceranno anche qui le multinazionali del petrolio. Che. anche qui sulle Dolomiti Lucane, su questo territorio rimasto incontaminato, il petrolio produrrà deserto. Ho paura. Perché il petrolio ucciderà i nostri sogni. Perché questo ristorante e l'albergo che sto per inaugurare non avranno più senso. Perché perderemo la nostra memoria. Perderemo soprattutto la nostra ricchezza. La natura. Le nostre erbe selvatiche. Quelle stesse erbe che, per secoli, hanno consentito alle nostre popolazioni, ai nostri animali, di vivere sani e a lungo. E che da anni sono oggetto di studio da parte di fior scienziati. Ho paura. Perché mi sento sola. Perché sento la solitudine dei nostri vecchi, dai quali ho imparato tutto quello che so. A 20 anni non sapevo fare nemmeno un uovo a tegamino». Antonietta Santoro ha 39 anni e di mestiere fa la cuoca, la ristoratrice. Da due mesi, da quando al municipio di Castelmezzano è stato depositato lo studio di impatto ambientale relativo al progetto interregionale Tempa Rossa, proposto dalla Total Fina Elf Italia spa, Antonietta vive nel terrore. Quel progetto, quella notifica (si prevede, a regime, di estrarre 50mila barili al giorno in un giacimento che ne conterrebbe 420 milioni) è la conferma che in Basilicata l'estrazione del petrolio non si limiterà ai giacimenti gestiti dall'Eni in Val d'Agri. E' la conferma che altre aree, altre montagne, altre popolazioni ne verranno interessate. E' la conferma che nulla ferma la corsa all'oro nero, nemmeno la circostanza che alcuni pozzi sono previsti proprio al confine fra due parchi naturali (quello regionale, già istituito, di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane e quello nazionale, in via di definizione, della Val d'Agri). Ma quel progetto che il governo Berlusconi ha inserito nella cosiddetta Legge Obiettivo, è soprattutto l'ennesimo pomo della discordia fra le popolazioni della Basilicata. Fra chi sogna uno sviluppo nel rispetto rigoroso della natura e dell'ambiente e chi, pur di uscire dall'isolamento e dal sottosviluppo, non vede l'ora di godere delle ricompense (le cosiddette royalty) promesse dalle compagnie petrolifere. Il risultato è l'ennesima guerra fra poveri. Una guerra che qui in Basilicata si combatte da almeno mezzo secolo. E che ha già prodotto innumerevoli devastazioni ambientali. Il risultato è la guerra a distanza che stanno combattendo due fra i sindaci delle aree interessate. Uno è proprio il sindaco di Castelmezzano, il diessino Nicola Valluzzi, 34 anni, dirigente d'azienda, l'uomo che per primo ha lanciato l'allarme e che il 23 aprile scorso ha inviato alla Regione una dettagliata osservazione-relazione contraria al progetto (è la Regione che deve esprimersi sulla valutazione di impatto ambientale). L'altro è il primo cittadino di Laurenzana, Rocco Martoccia, veterinario, ex Dc, ex Ppl, ora nelle file della Margherita. Che, pur non essendosi mai schierato ufficialmente a favore del petrolio, è pronto a dare il suo nulla osta. Due uomini del centrosinistra, di quel centrosinistra che qui in Basilicata governa quasi dappertutto. Ma che, per rimanere unito, deve fare i conti con le attese spesso contrapposte di una popolazione assetata di sviluppo. E così, se Castelmezzano (977 abitanti, annoverato fra "i 37 Borghi più belli d'Italia"), alla pari dell'altra perla delle Dolomiti Lucane, Pietrapertosa, la sua strada l'ha indicata da tempo, puntando tutto sul turismo e sulle risorse della natura, Laurenzana (circa 2.200 abitanti) è ancora lì, come color che son sospesi. O meglio, come color che scelgono di non scegliere. Come color che non lasciano nulla. Come color che si battano per entrare a far parte del Parco nazionale della Val d'Agri e che nello stesso tempo non disdegnano le royalty promesse dalle aziende interessate ad installare un impianto di energia eolica. Scelte assai diverse che rendono ancor più netta la pur breve distanza che separa le due comunità. Ed è proprio su questa diversità, su questa lontananza apparente, che si innesta un pezzo del progetto Tempa Rossa. Sulla carta è indicato come pozzo di esplorazione Tempa D'Emma Nord. Ed è previsto sul territorio di Laurenzana in località Poggio del Caco, a quota 1.349 metri sul livello del mare. Ebbene, Poggio del Caco - dal quale, sulla sinistra, sono ben visibili, di fronte alla montagna di Caperrino, sia Castelmezzano che Pietrapertosa. si trova esattamente sulla linea di confine che separa il territorio di Laurenzana da quello di Pietrapertosa. Un'area incontaminata, attraversata costantemente in questa stagione dalle vacche podoliche e dai cinghiali. E che la Regione ha indicato nella perimetrazione dell'istituendo Parco nazionale della Val d'Agri. Si dirà: ma allora dove sta il problema? Come si fa a perforare un pozzo in un Parco nazionale, peraltro al confine con un Parco regionale? Domande legittime, avvalorate dal fatto che a quella quota verrebbe violata anche la famosa legge Galasso. Ma la questione è decisamente più complessa. Come si diceva, quel pozzo, come tutte le altre opere connesse (altri pozzi, strade, oleodotto, centro oli nei pressi del comune di Corleto) è stato inserito dal governo Berlusconi nella Legge Obiettivo ed è quindi una delle opere di interesse strategico. Una di quelle opere che, sulla carta, potrebbero essere realizzate in deroga agli strumenti di tutela ambientale e paesaggistica. Ma c'è un altro, forse ancor più importante dettaglio da non sottovalutare: la perimetrazione del Parco nazionale della Val d'Agri non è stata ancora definitata. Ed è proprio il sindaco di Laurenzana a porvi l'accento. Dice Martoccia: «Se l'area di Poggio del Caco continuerà a far parte del Parco, io mi batterò perché lì non si faccia nulla, ma se, invece, verrà estrapolata, allora, per quanto mi riguarda, non c'è più alcun ostacolo». E del destino di Castelmezzano e delle Piccole Dolomiti Lucane? E del fatto che saranno loro, quelle popolazioni, ad essere maggiormente danneggiate dalla perforazione di un pozzo petrolifero? «Non è questione che mi riguardi - replica Martoccia-. A Castelmezzano e a Pietrapertosa si sono forse preoccupati del destino della nostra popolazione quando hanno ritenuto di escluderci dal loro parco? Io ho il dovere di dare una prospettiva di sviluppo ai miei concittadini». Eccola, esplicita, la distanza. Eccola, esplicita, la guerra fra poveri. Ed è forse anche per impedire che il tutto si riduca ad una battaglia fra comunità confinanti che il sindaco di Castelmezzano ha puntato dritto su Potenza, sulla Regione. Valluzzi conta soprattutto sull'appoggio del presidente compagno di partito, Filippo Bubbico. «Per le nostre comunità - dice Valluzzi -è questione di vita o di morte. Con il petrolio, non avrebbe alcun senso continuare ad investire sul parco». La partita, ovviamente, è tutta ancora da giocare. E mentre l'opposizione di centrodestra se ne sta alla finestra, tocca proprio a Filippo Bubbico sbrogliare la matassa. Il presidente non ne fa una questione di principio né tanto meno si avventura in analisi a favore o contro il petrolio. Bubbico, però, "prima di cominciare una trattativa" con Total FinaElf Italia spa, pone «tre condizioni». La prima: «Vogliamo sapere che cosa ne pensa il governo. Il petrolio non serve alla Basilicata. Serve al Paese. Serve a quella Padania che vorrebbe interrompere il trasferimento di risorse. E' bene quindi che il governo espliciti innanzitutto l'interesse nazionale». La seconda: «Abbiamo già detto che le attività estrattive devono essere compatibili con i livelli di sostenibilità che la Regione ha stabilito. Il che significa non solo rispetto formale dei limiti fissati dalla legge, ma uso di tutte quelle tecnologie che riducano al minimo le emissioni di sostanze inquinanti». La terza: «Devono essere accettate le logiche della compatibilità ambientale e della conseguente compensazione ambientale. In modo da consentirci di sostenere le politiche di sviluppo locale. Garantendo condizioni di qualità e d'eccellenza». Condizioni categoriche. Inderogabili. «Il fatto che il progetto Tempa Rossa sia inserito nella Legge Obiettivo- spiega - non è un problema. La Regione Basilicata è dotata di legislazione ambientale nel rispetto delle direttive europee. Nel caso in cui il governo dovesse procede in deroga alle nostre disposizioni normative - conclude - faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi». Parole che di sicuro suoneranno tranquillizzanti per i sindaci di Castelmezzano e di Pietrapertosa (Carmine Trivigno, anch'egli diessino). Ma che non restituiscono il sonno ad Antonietta Santoro e agli altri abitanti delle Dolomiti Lucane. Una preoccupazione che attraversa tutti i nuclei familiari, a cominciare da chi lavora nei campi. Da chi, come Salvatore Marino, 63 anni, ha una parte dei suoi terreni proprio a Poggio dei Caco. Tutti, in queste ore, soprattutto a Castelmezzano, sono con gli occhi puntati sul sindaco. Tutti vogliono sapere. Avere notizie. E qualche notizia è attesa proprio per oggi, quando a Potenza l'assessore all'ambiente nonché vicepresidente della Regione, Erminio Restaino (Margherita), incontrerà i sindaci dei comuni interessati al progetto Tempa Rossa. Altre notizie sono attese da Roma, dove, domani, nell'ambito della conferenza Stato-Regione, potrebbe essere definita la questione del Parco nazionale della Val d'Agri. Notizie che tengono viva l'attenzione anche di uno scienziato toscano, Andrea Pieroni, 36 anni, professore associato di Etnobotanica presso l'Università di Londra. Pieroni, nell'ambito di una ricerca finanziata dalla Commissione europea, sta conducendo sulle Dolomiti Lucane uno studio teso a verificare le proprietà di alcune erbe per ricavarne prodotti nutraceutici, quelli, per intendersi, che si trovano in erboristeria. «E ovvio - dice - che il presupposto della ricerca è che l'ambiente sia incontaminato. Il petrolio va nella direzione diametralmente opposta».                             Stefano Boccardi

 

L'obiettivo dell'Eni entro il 2004,

 

Greggio lucano in 104mila barili

 

POTENZA - Petrolio in Val d'Agri una storia lunga oltre 70 anni: dalle manifestazioni spontanee di greggio a Tramutola nel 1930 (data della prima concessione Agip), ai 60mila barili al giorno che transitano attualmente nell'oleodotto Viggiano Taranto. Le riserve di petrolio in Val d'Agri sono suddivise in due giacimenti denominati rispettivamente Monte Alpi Enoc e Cerro Falcone, per i quali, fino al 1996 erano in piedi quattro concessioni: Costa Molina, Caldarosa, GrumentoNova e Volturino. A partire dal 2002 Costa Molina, XCaldarosa e una parte della concessione Volturino sono state unificate sotto il nome di Grumento Nova. Le quote di questa concessione sono detenute per il 71 per cento dall'Eni e per il 29 per cento dall'Enterprise, per quanto riguarda, invece, la restante parte della concessione Volturino, le quote sono per il 45 percento appannaggio Eni e per il 55 per cento Enterprise. Il petrolio è stato raggiunto per la prima volta, nella storia moderna dello sfruttamento dei giacimenti della Val d'Agri, nel 1981, con il pozzo di scoperta Costa Molina, ma il primo pozzo con potenzialità commerciali, il Monte Alpi 1, è stato perforato soltanto nel 1989. Attualmente sono stati completati 27 pozzi, di cui 12 sono già entrati in produzione e sono regolarmente allacciati al centro oli (entrato in funzione nel 1993), mentre altri 15 sono in fase di allacciamento. I restanti 20, secondo i programmi dell'Eni, saranno completati entro il 2006. Le riserve complessive di greggio in Val d'Agri sono stimate in 490 milioni di barili di olio equivalenti. Il centro oli e, di conseguenza, l'oleodotto, invece, dovrebbero raggiungere la quota di pieno regime, fissata in 104mila barili al giorno, entro la fine del 2004.

Giovanna Laguardia

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Mercoledì 21 maggio 2003

 

L'enobotanico, nelle Dolomiti Lucane da alcuni anni, descrive l'impatto ambientale del progetto Total-Fina Elf

"Il petrolio incompatibile"

Il prof. Andrea Pieroni (Università di Londra) su Tempa Rossa

 

CASTELMEZZANO- Estrazioni di petrolio nell'area dei parchi?  Il professor Andrea Pieroni, ricercatore presso la facoltà di Farmacia dell'Università di Londra docente part-time presso l'Università di Wageningen (Olanda) e presso la facoltà di Agraria dell'Università di Ancona, ha qualche perplessità. Dubbi esplicitati inviando le proprie osservazioni all'Ufficio Valutazione di impatto ambientale del Dipartimento ambiente e territorio della Regione Basilicata. Pieroni che sta seguendo sulle Dolomiti Lucane, da quattro anni, una ricerca di etnobotanica (sugli usi alimentari, medicinali e veterinari, esistenti o esistiti di specie botaniche locali si sofferma sui possibili effetti del progetto interregionale «Tempa Rossa», proposto dalle compagnie Petrolifere Total-Fina-Elf Italia Spa, nell'area dei parchi della Val d'Agri e di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane. Pieroni sottolinea in primo luogo, le «alterazioni dei fattori geo-ambientali, podologici e climatici originari», con «alterazione dell'eco sistema vegetale». Si concentrerebbero in queste aree «le principali sostanze immesse nell'atmosfera a seguito delle operazioni legate alla coltivazione degli idrocarburi: biossido di zolfo particelle sospese, metano, idrocarburi stessi che deriverebbero dai processi di combustione operati con derivati del petrolio; in modo indiretto l'attività petrolifera creerebbe presumibilmente ulteriori emissioni sotto forma di ossidi di azoto, di biossidi di azoto, ozono e monossido di carbonio». Lo studioso ha ricordato «gli endemismi botanici» che caratterizzano il territorio di Castelmezzano e delle Piccole Dolomiti Lucane e che «potrebbero risentire di cambiamenti». Ma, «cosa molto più grave», Pieroni ha sottolineato un altro effetto «le caratteristiche fitochimiche (in particolari sostanze del metabolismo secondario: flavonoidi curarine terpeni) di molte specie tradizionalmente consumate in loco o utilizzate per fini medicinali (sia spontanee che coltivate biologicamente) subirebbero alterazioni tali da modificarne o addirittura comprometterne, l'uso fitoterapitco o fitoalimurgico» Insomma addio attività preventiva o clinico-farmacologica delle piante. E poi Pieroni evidenzia come l'intero patrimonio ambientale ma anche culturale «è figlio di questo territorio». Trasfigurarlo in modo repentino e traumatico significherebbe perdere non solo i suoi prodotti e le sue tipicità (chi avrebbe interesse a prendere l'eccellente cacio cavallo podolico a rischio inquinamento?). Ma anche tutto il resto. Insomma, afferma lo studioso: Tempa Rossa è alternativa alla sopravvivenza di questo ambiente unico e straordinario. Quale sarà la scelta?

Mimmo Sammartino

Le osservazioni

«No» dei Verdi su impatto ambientale

POTENZA- Osservazioni allo studio di Valutazione di impatto ambientale al progetto interregionale Tempa Rossa sono state presentate dal Gruppo regionale dei Verdi all'Ufficio di compatibilità ambientale. I Verdi hanno chiesto «di non autorizzare la realizzazione delle opere previste poichè sono in contrasto oltre che con esigenze ambientali di salvaguardia degli ecosistemi presenti nei territori interessati con le norme istitutive dei parchi e con le ipotesi di sviluppo contenute negli strumenti di programmazione adottati». Quanto alla Settimana dei Parchi hanno detto «che oltre a favorire iniziative in tema di sviluppo ecosostenibile, è occasione di riflessione sulle politiche di salvaguardia ambientale».

 

Digilio (An) sulla Val d'Agri

POTENZA - «L'approvazione del Programma operativo Val d'Agri- Sauro- Camastra legato al petrolio segna una svolta nel lavoro della commissione d'indagine voluta dal Consiglio regionale per una verifica degli impatti ambientali e sociali dell'attività petrolifera, in quanto abbiamo finalmente un punto di riferimento e una traccia di lavoro» Lo ha detto il presidente della Commissione di indagine sull'attività estrattiva in Val d'Agri e Val Camastra, Egidio Digilio (An) annunciando che «è intenzione della presidenza dell'organismo tenere sopralluoghi nei comprensori ed incontrare sindaci, presidenti di Comunità montane, rappresentanti sociali e di comitati di cittadini». «Per portare a termine il compito che il Consiglio ci ha assegnato- ha spiegato Digilio - vogliamo cominciare dall"ascolto" delle comunità locali e dei loro rappresentanti istituzionali per capire lo stato dei problemi e per ricevere indicazioni, suggerimenti e proposte». Riguardo al Programma, «in attesa di un approfondimento in Commissione», Di Gilio ha detto di limitarsi ad esprimere «valutazioni preliminari».«La mia posizione- ha detto- è, innanzitutto di estendere i benefici provenienti dalle royalties e dall'Accordo di Programma con l'Eni all'intero territorio regionale, pur individuando criteri privilegiati per i due comprensori direttamente interessati all'attività di estrazione e ricerca degli idrocarburi. Ciò sia in relazione alle ingenti risorse finanziarie che si metteranno a disposizione e sia all'esigenza di praticare, nei fatti e quindi non solo nei documenti, un disegno di programmazione omogeneo sul territorio che tenga conto di quelle aree a più forte ritardo di sviluppo. Si tratta inoltre -ha continuato- di definire gli aspetti della manovra che riguarda l'anticipazione delle royalties attraverso gli istituti di credito che la Giunta avrebbe individuato e sulla quale ci devono essere fornite informazioni più esaurienti». Riferendosi alle «questioni della salvaguardia e miglioramento del contesto di vivibilità ambientale» Digilio ha detto che «saranno specificamente materia di indagine della Commissione. Una questione- ha sottolineato- deve però, sul piano metodologico e quindi anche sostanziale, affermarsi: la Commissione deve essere messa in condizione di svolgere il suo lavoro e quindi deve essere ammessa a tutti i tavoli istituzionale che riguardano il petrolio».

 

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Venerdì 13 giugno 2003

 

Continua il viaggio della Gazzetta nei paesi della nuova area protetta per raccogliere i pareri delle amministrazioni

L'oro è verde, ma a qualcuno piace…nero

La gran parte dei sindaci della Val d'Agri-Lagonegrese per lo sviluppo punta sul Parco

 

Corleto "crede" nel petrolio. Tramutola e Marsico Nuovo preferiscono l'ambiente.

 

VILLA D'AGRI- Prosegue la nostra inchiesta tra i sindaci interessati dal parco e dal petrolio. Un forum che da giorni mette a confronto le opinioni dei diversi primi cittadini i quali rappresentano le scelte fatte sul rispettivo territorio. Qualcuno ha scelto di stare totalmente nel parco, qualche altro pensa solo al petrolio mentre altri ancora sono marginalmente lambiti dalla perimetrazione o presentano esigenze di particolare convivenza tra le due risorse. Tutti d'accordo, comunque, che bisogna affrettare i tempi per sfruttare al massimo le opportunità e per accelerare il processo di sviluppo dell'area. In seguito alla firma del programma di investimenti delle royalties petrolifere e dopo la convocazione a Roma dello scorso 5 giugno, data in cui i sindaci sono stati riascoltati dal Governo sulle nuove esigenze del perimetro del parco, l'interesse verso il dibattito in corso ha raccolto l'attenzione di tutti. «Pur essendo fortemente convinta delle buone potenzialità che offre una risorsa come il parco- ha affermato la sindaca di Corleto Perticara, Rosaria Vicino - il mio Comune ha inteso fare una scelta radicale nella direzione dello sfruttamento del Petrolio, In quanto saremo sede del secondo centro oli dell'area e quindi Corleto diventa polo di ricerca e coltivazione petrolifera. Il mio augurio è soltanto quello che a breve si raggiunga un accordo per Tempa Rossa, uguale a quello appena firmato per il giacimento della Val d'Agri, che si attesta come strumento di grande importanza per lo sviluppo e la crescita delle aree interessate. La priorità per noi resta sempre la rete stradale, la carenza di infrastrutture è un punto decisivo su cui si deve obbligatoriamente intervenire». La Vicino si colloca in una posizione speculare a quella che è stata la riflessione di Franco Simone, sindaco di Tramutola, il quale ha affermato che «stare nel parco deve essere una scelta netta e decisa, tale da permettere una identità di un comune ed un biglietto da visita spendibile in maniera inequivocabile. Come la scelta fatta da Tramutola. Un altro comune che crede fortemente nelle opportunità offerte dall'istituzione del Parco Nazionale della Val d'Agri-Lagonegrese, è Marsico Nuovo il cui sindaco, Giovanni Votta, chiede a gran voce di affrettare i tempi; in sintonia con la stragrande maggioranza degli intervistati finora. "Sono fermamente convinto dell'importanza e delle conseguenze positive che il parco può portare - dice Votta - e per questo Marsico Nuovo ha fatto da tempo una scelta netta in questa direzione. Inoltre, all'incontro dello scorso 5 giugno a Roma, ho chiesto di allargare i confini del parco ad una zona del nostro territorio che precedentemente non era stata inclusa ma che rappresenta un'area di rilevante valore naturalistico; non ci sono state difficoltà ad accettare la proposta In quanto l'inclusione di nuovi territori è stata una strada fortemente condivisa. Ovviamente dobbiamo assolutamente accelerare i processi che ci porteranno all'istituzione del parco, trovando le soluzioni dei singoli casi ancora irrisolti nel più breve tempo possibile; come la stessa Giunta Regionale sì è impegnata a fare. Sono fortemente convinto che la sfida del futuro si gioca sulla capacità di gestire uno sviluppo sostenibile, come sono convito che l'accordo firmato con la Regione sullo sfruttamento delle risorse petrolifere vada proprio in questa direzione. Gli investimenti sulla qualità ambientale e sul recupero del centri storici ben si collocano in una posizione di perfetta sintonia con le priorità del parco».

Gianni Lacorazza

 

PRIMO PIANO/ La filosofia che anima il nuovo accordo tra Regione ed Eni. Management delle risorse e dell'hi-tec

Petrolio e sviluppo "sostenibile"

Tra gli obiettivi anche la costituzione di una società energetica regionale

 

POTENZA - L'indicazione più frequente che emerge dall'intesa a suo tempo sotto scritta tra Eni e Regione per la ricerca dell'«oro nero» in Basilicata e, nella Val d'Agri in particolare, parla soprattutto di azioni di promozione dello sviluppo sostenibile e, quindi, di decollo socio economico, non solo delle aree interessate, ma dell'intera realtà lucana. In questo contesto si punta al recupero di ulteriori risorse che vengono dalle quote delle royalty da utilizzare non solo per la promozione della piccola e media impresa, ma pure per la creazione di nuove figure professionali specializzate nei vari campi non escludendo quelle per la tutela ambientale e della salvaguardia del territorio. Un punto quest'ultimo che è parte sostanziale dell'accordo che ora va assumendo contorni sempre più concreti e operativi. Un'intesa di lunga durata con vari obiettivi da conseguire nel corso di un ventennio, alcuni di volta in volta, da attivare con intese negoziali» sottoscritte dalle parti in causa. E' il caso di quelle siglate nelle ultime ore da governatore, Filippo Bubbico e i massimi rappresentanti dell'Eni che obbliga, tra l'altro, l'Ente idrocarburi, anche per conto della «Enteprise Oil Italia spa», in quanto, va ricordato, contitolare delle concessioni Volturino e di Grumento Nova, a contribuire per un importo massimo di poco più di 250mila euro l'anno, per un arco di tempo pari ad un ventennio, agli oneri economici che la Regione dovrà sostenere per l'organizzazione di appositi interventi formativi. In sostanza l'Eni è chiamato, tra l'altro, a istituire delle borse di studio borse di dottorato e post-dottorato e, come si è detto corsi di specializzazione sulle problematiche legate all'ambiente, non escludendo l'energia, il management delle risorse e dell'innovazione e tecnologia, nonché della diffusione di strumenti educazionali e multimediali, sulla base di programmi concordati con il governo regionale. Ancora, ciascun ciclo formativo dovrebbe avere una durata minima di due anni e massima di tre. Dal canto suo la Regione, entro la fine di luglio di ogni anno s'impegna ad inviare all'Eni un dettagliato «rapporto» sullo stato di avanzamento dei cicli formativi in corso, precisando, tra l'altro, le somme fino ad allora spese e le forme di pubblicizzazione del ruolo dell'Eni e dell'Enteprise Oil nelle iniziative di formazione. Qui si parla anche della istituzione di una sede della Fondazione Enrico Mattei, diretta a creare un centro di eccellenza nel settore dell'economia di prossima definizione «contrattuale». Negli accordi di natura negoziale c'è un altro obiettivo importantissimo da raggiungere: quello di costituire una vera e propria società energetica regionale, avente come scopo principe la finalità sociale di «rendere disponibile l'energia elettrica a basso costo». Vale a dire a prezzi competitivi rispetto al mercato di riferimento. Si parla, tra l'altro, dell'utilizzazione del gas associato del giacimento Val d'Agri nell'area «Trend 1» nei limiti delle necessità di alimentazione di una centrale di 150MWe. Le risorse da impiegare raggiungono i 10 miliardi di vecchie lire. Tutto questo per vincere soprattutto la scommessa legata allo sviluppo di quelle popolazioni e, in particolare, della piccola e media impresa locale (sono circa seimila le aziende interessate) che rappresentano l'asse portante del sistema economico-produttivo di quel territorio. Una realtà che nonostante la presenza delle «trivelle» del petrolio ancora può presentare un biglietto da visita che parla di paesaggi incontaminati e di immense distese di verde cui fanno corona le colline ricche di faggeti.

Antonio Anzalone

 

 

Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Martedì 1luglio 2003

 

Il grave incidente è accaduto nei pressi di un cantiere dell'Eni

 

Muore sul lavoro un operaio colpito da un grosso tubo

 

VIGGIANO - La giornata di domenica scorsa 29 giugno purtroppo é stata funestata in Val d'Agri da un incidente mortale sul lavoro. L'incidente é avvenuto a Viggiano all'interno del cantiere di perforazioni petrolifere denominato «Alli 4» di proprietà dell'Eni, divisione Agip. G. O., 53 anni, nato in provincia di Ascoli Piceno, ma residente a Lodi (Milano) é stato colpito da un tubo metallico di grosse dimensioni che lo ha praticamente schiacciato causandone la morte per schiacciamento toracico - addominale, per l'appunto. Il fatto è avvenuto, stando a quanto è stato possibile apprendere, mentre erano in corso i lavori di montaggio della torre di perforazione in località Canalicchio Masseria Cascia del centro della Val d'Agri, quando all'improvviso l'uomo é stato colpito dall'elemento tubolare metallico che non gli ha lasciato scampo. Per lui, infatti, sfortunatamente, non, c'è stato nulla da fare. Tutto é avvenuto intorno alle 10 di domenica mattina., G. O. era dipendente della società Pergemine Spa impegnata in quel cantiere in operazioni di ricerca geomineraria per conto dell'Eni stessa. Lo sfortunato dipendente, svolgeva le mansioni di caposquadra. Il cantiere é stato posto sotto sequestro e sono in corso accertamenti, da parte dei carabinieri della Compagnia di Viggiano.                                                         (p.perc.)

 

Articolo tratto da il Quotidiano

Martedì 1luglio 2003

 

Viggiano Incidente sul lavoro in un cantiere dell'Eni durante il montaggio di una torre di perforazione

Muore schiacciato da un tubo

Il caposquadra a dicembre sarebbe andato in pensione

VIGGIANO- Secondo incidente mortale sul lavoro a distanza di pochi giorni. Fra le 9 e le 9,30 circa di domenica scorsa, presso uno dei cantieri Eni Spa adibiti ad area pozzo, si è verificato un incidente mortale che ha visto coinvolto un capo cantiere della ditta Pergemine, Osvaldo Giangrosso di 53 anni. Per appurare la dinamica dell'incidente sono attualmente in corso gli opportuni accertamenti da parte della magistratura: pare che si sia verificata la caduta di un grosso elemento tubolare metallico che ha letteralmente schiacciato sotto il suo peso lo sfortunato lavoratore. Il fatto sarebbe avvenuto durante il montaggio di una torre di perforazione. Avvertiti intorno alle 9,30, i carabinieri della tenenza di Viggiano e i soccorsi sono giunti sul cantiere tempestivamente ma non si è potuto fare altro che constatare l'avvenuto, istantaneo decesso. La salma attualmente custodita in obitorio, rimane a disposizione dei medici legali per i dovuti accertamenti sulle cause del decesso. Un tristissimo evento che ha sconvolto oltre ai familiari, anche i colleghi di lavoro e l'intera comunità valligiana che convive da più di un ventennio con la presenza dei cantieri estrattivi e con tutte quelle persone che vi lavorano. L'area pozzo è un cantiere dove lavorano incessantemente centinaia di persone fra operai e tecnici delle varie ditte che collaborano alle attività esplorative ed estrattive per conto di Eni Spa; un team dove ognuno rappresenta l'anello di una catena che contribuisce a tenere costante il ritmo della produzione, giorno e notte, ininterrottamente. Bisogna anche dire che le regole in merito alla sicurezza del cantiere sono molto rigide e che la multinazionale committente educa le ditte appaltatrici al severo rispetto delle norme di prevenzione. Purtroppo, meccanismi ancora da accertare, hanno causato la perdita di una vita umana, invitando tutti a riflettere sulla delicata questione della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori di cantiere. La Pergemine è una consolidata impresa che effettua ricerche geominerarie per conto dell'Eni e il lavoratore prestava la sua opera come capocantiere, presso l'area pozzo denominata "Alli 4", in località Canalicchio -Masseria Cascia di Viggiano. Era residente a Lodi ma originario di un paese della provincia di Ascoli Piceno, Zelo Buon Persico. Lascia moglie e due figli ventenni. Fra otto mesi, il caposquadra con esperienza trentennale nel settore, sarebbe andato in pensione.                                                                                            Anna Rita Pandolfi

 

 

Articolo tratto da il Quotidiano

Giovedì 3 luglio 2003

 

Calvello Ennesimo incidente sul lavoro. Perde la vita un giovane di 26 anni di Ferrandina.

Precipita dal tetto del capannone e muore

Dopo un volo di otto metri inutile il soccorso con l'eliambulanza

 

CALVELLO- Terza morte bianca in pochi giorni. E' accaduto ieri mattina a Calvello, in contrada Isca Santa Lucia. Giacomo Nubile, classe 1977 di Ferrandina, stava lavorando alla costruzione di un alto capannone in cemento commissionato dalla ditta Cr imballaggi. Il giovane stava piazzando pannelli di copertura sul tetto della costruzione, ad un'altezza di circa otto metri, quando ha perso l'equilibrio ed è precipitato al suolo. Immediatamente i compagni di lavoro sono accorsi al fianco del ragazzo allertando i soccorsi. Attraverso i vigili del fuoco è passata la richiesta per un'eliambulaza, che ha trasportato il ferito all'ospedale "San Carlo" del capoluogo lucano. Oltre ad alcune fratture, i medici del nosocomio potentino hanno riscontrato uno shock traumatico emorragico e gravi lesioni encefalitiche. A nulla è valso, però, l'intervento dei medici che non è riuscito a contrastare le ferite riportate dal ragazzo. Nobile, infatti, è deceduto alle 13.10 nell'ospedale di Potenza. Torna prepotentemente la questione della sicurezza sui posti di lavoro, tragicamente rilanciata dagli altri due incidenti verificatisi in regione nel giro di pochi giorni. L'ultimo, in ordine di tempo, risale a soli tre giorni fa, il primo luglio scorso per la precisione, quando a Viggiano la caduta di un tubo ha provocata la morte di Osvaldo Giangrosso. Il tutto è avvenuto in uno stabilimento in cui sembrerebbe che il rispetto delle regole sulla sicurezza da parte delle ditte appaltatrici sia fortemente imposto dalla multinazionale petrolifera. Diverso, invece, l'episodio mortale verificatosi a Tito il 26 giugno scorso. In questo caso, infatti, è sotto accusa proprio il mancato rispetto delle norme di sicurezza. L'assenza di un rivelatore acustico, che avvisa della presenza di persone o altri ostacoli durante la retromarcia dei grossi mezzi, avrebbe potuto evitare che un'escavatore investisse Bartolo Gruosso, uccidendolo.

Cristiana Corrado

 

 

Articolo tratto da il Quotidiano

Lunedì 7 luglio 2003

 

Montemurro In un convegno le prospettive per la Val d'Agri

Accordi da rispettare

Incidente diplomatico con il moderatore della Rai

 

MONTEMURRO- La sezione WWF Italia Onlus ha organizzato un convegno dibattito su "Lo sviluppo della Val d'Agri: attualità e prospettive" che si è tenuto presso  la Masseria Crisci, sul lago Pertusillo, in agro di Montemurro. Sono intervenuti il Sindaco della cittadina ospitante, Giuseppe Maria De Bellis; Raffaela Forliano di Sos Lucania che ha fatto un intervento, da molti ritenuto inopportuno e alquanto controverso, sul tema :"La negata informazione sugli appalti, il mercato della manodopera e gli incidenti sul lavoro nelle aree petrolifere"; il dott. Giampiero D'Ecclesis, sul tema: "Il valore delle risorse idriche sotterranee in Basilicata: Analisi su scala regionale"; il dott. Gerardo Delfino, amministratore Alsia Basilicata, sul tema: "I progetti per l'agricoltura nella Valle dell'Agri"; il dott. Bruno Niola, responsabile Centro Visite Wwf di Chiaromonte, nel parco nazionale del Pollino, sul tema: "I progetti ed il turismo nel parco nazionale del Pollino". Presenti quasi tutti i sindaci della valle e degli assessori provinciali Rocco Orlando e Domenico Vita. Moderatore d'eccezione Rocco Brancati che, durante l'intervento della Forliano ha abbandonato definitivamente i lavori per gli attacchi gratuiti da parte di quest'ultima alla stampa e alla Rai perché queste, secondo la relatrice, peccherebbero di "servilismo ai poteri economici e politici forti" senza informare il popolo sulla verità delle cose. Un piccolo incidente di percorso che nn ha fatto creare il clima favorevole per le giuste considerazioni e i dovuti approfondimenti su quanto di interessante è emerso dal filmato "Il petrolio in Basilicata" proiettato all'apertura del convegno, realizzato dal responsabile territoriale del Wwf, Vito Mazzilli e dal prof. Lauletta Francesco, da tempo impegnati su temi ambientali. Le riprese sono state girate dal cine operatore Antonio Calvino. Dal servizio sono emersi problemi molto grossi, di fronte ai quali, quasi tutti gli amministratori locali si sono dichiarati preoccupati. Il petrolio alla Val d'Agri non ha dato occupazione e comunque si prevede in futuro un impegno stabile solo di 45 unità molto do meno di quanto ne potrebbe occupare il parco della Val d'Agri e del Lagonegrese, se e quando funzionerà a pieno ritmo. Solo il 20% della manodopera complessiva utilizzata per l'estrazione del greggio è assunta dall'Eni, ma in modo occasionale e temporanea, anche perché manca quella specializzata nel settore. Il petrolio ha avuto, fino ad oggi solo demeriti ed ha creato solo miraggi un po’ come l'area industriale di Viggiano- questo si diceva nel filmato. Ha cambiato in negativo le abitudini della gente, sta mettendo a dura prova l'ambiente. Ci sono infatti soglie allarmanti di inquinamenti per il gas metano che brucia continuamente, diverse sorgenti e corsi d'acqua inquinati da petrolio, l'agricoltura rischia di diventare non di qualità. Fra 25 anni, si prevede il petrolio finirà e alla valle cosa avrà lasciato, si chiedono in coro i sindaci, i quali sembrano trovare la salvezza e la speranza per il futuro nella valorizzazione del territorio e nei prodotti agricoli di qualità IGP e nel notevole patrimonio culturale di cui i paesi della valle sono ricchi. Ma intanto il petrolio c'è- riflette il sindaco di Spinoso, Mario Solimando- E allora che fare?" Occorre almeno insistere perché gli accordi di programma Eni-Regione, sia pure con notevole ritardo, siano rispettati e che ci sia una rete di monitoraggio serio su tutta l'area, per evitare che il grande patrimonio paesaggistico venga sciupato e dopo il petrolio rimanga il deserto, questo viene detto anche in luce degli incidenti già avvenuti nell'area e forse poco conosciuto e poco discussi dalla gente. "Ma ci sono ancora spazi di manovra?"- si è chiesto Rocco Brancati, all'apertura del convegno- dibattito. A questa domanda è difficile dare una risposta chiara e definitiva, ma i sindaci dell'area non hanno dubbi e mostrano più fiducia nella istituzione del parco, il quale avrebbe le potenzialità giuste per valorizzare i prodotti agricoli del posto, l'olio di Montemurro, i fagioli di Sarconi, il prosciutto di Marsicovetere, il canestrato di Moliterno, la cultura, il patrimonio storico e architettonico, le bellezze naturali e l'umanità del Lucani. Se gli abitanti del Vallo di Diano si sono ribellati al petrolio, impedendo all'Eni le ricerche, una ragione ci deve pur essere, si chiede, alla conclusione, il filmato.

Antonio Monaco 

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

7 giugno 2003

 

La firma dei trenta sindaci

Villa d'Agri, sottoscritto l'accordo di programma sull'utilizzo delle royalties

 

dall'inviato MIMMO PARRELLA

VILLA D'AGRI - La Val d'Agri al centro del dibattito politico e delle strategie di sviluppo della nostra regione. Mentre sembra giunto in dirittura d'arrivo, nonostante le ultime limature ancora da apportare, la costituzione del "Parco nazionale dell'Appennino lucano Val d'Agri e Lagonegrese", la zona è interessata dall'accordo di programma per la ripartizione delle royalties sul petrolio, Ambiente e petrolio; quindi, rappresentano i cardini dell'impalcatura per creare sviluppo dell'intera zona. Ieri mattina si è concluso il lungo lavoro preparatorio che ha portato alla stipula dell'Accordo di programma tra la Regione, Comunità montane e Comuni, approvato la settimana scorsa dal Consiglio regionale. A Villa d'Agri, nella sede della Comunità montana "Alto Agri", Bubbico, i trenta sindaci e i sette presidenti delle Comunità montane interessate hanno sottoscritto un accordo considerato, per certi versi, di portata epocale. I 350milioni di euro che nei prossimi tre anni saranno investiti nella zona, nelle intenzioni degli ideatori, dovrebbero creare le condizioni per il decollo economico-produttivo di un'area considerata debole caratterizzata da una densità demografica molto bassa dove negli ultimi anni si è registrata una flessione demografica di quasi quattro mila abitanti. Lo stesso vale per il profilo produttivo del comprensorio che appare concentrato su settori tradizionali e su tante micro-imprese disperse sul territorio. La vocazione agricola della zona, insieme ad una zootecnia anch'essa poco moderna, non ha permesso lo sviluppo di un'area che invece possiede potenzialità enormi. Il Parco della Val d'Agri, ma soprattutto lo sfruttamento della risorsa petrolifera presente nel sottosuolo, rappresentano le chiavi di volta di un comprensiorio che, almeno dal punto di vista occupazionale, ha toccato punte drammatiche. L'incontro di ieri tra il presidente Bubbico e gli amministratori degli enti locali ha voluto sancire la sottoscrizione di un accordo che dovrebbe rappresentare il volano dello sviluppo non solo per i trenta comuni, ma anche per le zone vicine. C'erano tutti, per l'occasione nessuno è voluto mancare. La giunta regionale era rappresentata, oltre che da Bubbico, dagli assessori Restaino e Nigro. Come politici eletti nella zona, al tavolo della presidenza, sedevano i consiglieri Vita e De Filippo. Il senatore Coviello, che da anni ha seguito in parlamento le vicende del petrolio in Val d'Agri, è stato ringraziato personalmente dal presidente Bubbico per l'impegno profuso. "Si conclude un lungo lavoro ha esordito il presidente della giunta regionale rivolgendosi agli amministratori locali che ha visto protagonisti, a più riprese, mondo politico associazioni degli imprenditori sindacati, Anci, Upi, Uncem. Secondo Bubbico l'accordo sottoscritto, senza alcuna retorica, lungi dall'essere un libro dei sogni, è ricco di contenuti e di opportunità. "La Regione- ha continuato- ha puntato ad uno sviluppo economico che sia compatibile con la vocazione ambientale della Val d'Agri. Intendiamo ripagare i cittadini per gli inevitabili fattori negativi che scaturiscono dal petrolio." Gli obiettivi del programma, che giovedì, dopo alcune perplessità, ha avuto l'avallo anche di Cgil, Cisl e Uil, sono la salvaguardia e il miglioramento del contesto di vivibilità ambientale, attraverso la valorizzazione dei centri storici e delle emergenze paesaggistiche, il miglioramento della dotazione infrastrutturale, aumento delle occasioni di occupabilità durevole e sostenibile attraverso il sostegno alle attività produttive. Tutti i sindaci si sono detti soddisfatti dell'accordo sottoscritto e speranzosi che le risorse in campo possano contribuire a innescare il tanto atteso sviluppo. Sinora, dal primo giorno in cui le trivelle si "impossessarono" della Valle, i cittadini dell'area sono stati sommersi dalle promesse, i fatti, almeno quelli positivi, sono stati pochini. Con la firma di oggi, forse si apre una nuova era per una delle zone più depresse della regione. Ora si attendono i progetti concreti e soprattutto la loro cantierizzazione. Solo allora magari, sarà il caso di conferire, come ha suggerito il sindaco di Marsicovetere, al presidente Bubbico la laurea honoris causa in economia finanziaria. Dopo aver valutato l'impatto occupazionale e sociale di un investimento "epocale".

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 13 luglio 2003

 

La Margherita nuovo harem dei Ds lucani

 

di NINO GRASSO

Il segretario regionale dei Ds, Vincenzo Folino, che solitamente non fa mai nulla per caso o in nome di una disinteressata amicizia, ha scelto la giornata di ieri per dare uno «scappellotto» ai giudici Potentini che indagano sulla presunta tangentopoli lucana. Dopo i patteggiamenti romani sul caso Inail, che come si sa hanno portato alla condanna (con la Sospensione condizionale della pena) dei fratelli De Sio il segretario lucano della Quercia ha chiesto la "rapida conclusione" delle indagini riguardanti il filone Eni Regione, che fecero scattare un anno fa gli arresti domiciliari per l'allora vice presidente della giunta, Vito De Filippo. Pur facendo ricorso all'ormai solito, stantio e un po' ipocrita armamentario retorico sull'indipendenza della magistratura e sull'«assoluta fiducia» nutrita nei confronti degli organi inquirenti, Vincenzo Folino- guardandosi bene dal citarlo- si è preso ieri la briga di tirare per la giacca il sostituto procuratore Woodcock, titolare dell'inchiesta su De Filippo. Normalmente dovrebbero essere i legali dell'imputato ad avanzare l'istanza di archiviazione delle indagini. E dal momento che, in questo caso, l'iniziativa parte da un segretario di partito - che di certo, vogliamo augurarcelo, avrà valutato i rischi di questa sua indebita ingerenza in materie che non gli appartengono - dobbiamo presumere che Vincenzo Folino abbia voluto lanciare qualche segnale politico. Infatti, calibrando attentamente i tempi, il segretario della Quercia ha fatto sì che la sua dichiarazione si conoscesse alla vigilia di una importante riunione di partito, qual è quella dell'ufficio politico della Margherita, chiamato a discutere domani, lunedì, delle recenti nomine in seno alle Asl, a cui come si sa ha fatto seguito l'inusuale "sciopero istituzionale" avviato dai consiglieri regionali De Filippo e Mitidieri, che martedì scorso non si sono presentati in aula. Tra l'altro, proprio alla luce delle ultime posizioni politiche assunte dal capogruppo regionale del Ppi-Margherita, dobbiamo dire che non si avvertiva (e non si avverte) la necessità impellente di «legittimare» De Filippo, inserito a pieno titolo, senza i «sospetti» paventati dal segretario dei Ds, nel dibattito interno al suo partito e alla coalizione. Di conseguenza, la difesa d'ufficio di Folino rischia di essere intempestiva. Inopportuna. E forse addirittura dannosa per l'interessato che da mesi era tornato occupare le pagine del nostro, come di altri giornali, per il proprio ruolo politico, limpidamente espresso alla luce del sole, senza alcuna esposizione a quella «iconoclastia mediatica», di cui pare preoccuparsi l'uomo della Quercia. Per dirla con parole più semplici - senza con questo voler sminuire l'erudito linguaggio aulicamente impegnato del segretario diessino - mentre noi giornalisti ci siamo guardati bene, in queste ultime settimane, dal riprendere il «caso De Filippo» alla luce del notizie romane, come solitamente si fa con i casi di cronaca, ci ha pensato il capo del partito dei Ds in terra lucana a ricordarci che l'attuale capogruppo regionale del Ppi-Margherita ha ancora qualche conto aperto con la giustizia. Di qui l'appello ad archiviare tutto, per evitare di incoraggiare - come egli dice - le «trame strumentali imbastite ai danni di personaggi politici già lungamente esposti all'iconoclastia mediatica ed ancora mantenuti nel limbo del sospetto". Folino dovrebbe spiegare, intanto a noi quanto a De Filippo, chi avrebbe «tramato» ai suoi danni in modo «strumentale» per appannarne l'immagine pubblica: traduzione volgare di «iconoclastia mediatica». E se non sia invece una sorta di «avvertimento» l'intera impalcatura costruita ieri da Folino, per dire a De Filippo: attento a non sbilanciarti troppo con i tuoi atteggiamenti anti-Ds, perché su di te grava ancora l'ombra del «sospetto». Sarà pure una coincidenza ma proprio ieri mattina, sulle pagine di un altro quotidiano, era apparsa una nota a firma di De Filippo e Mitidieri che, in qualche passaggio, lasciava appunto pensare ad una sorta di "ribellione" contro l'invadenza dei Democratici di sinistra. Tra l'altro, se l'intento del segretario dei Ds non era (e non è) quello di lanciare «avvertimenti» agli alleati della Margherita, ma solo di occuparsi, dall'alto della sua erudizione giuridica, di un caso di mala-giustizia, verrebbe da chiedersi come mai egli non abbia sollecitato anche l'archiviazione delle indagini per la presunta 'tangente' di 10 milioni di vecchie lire finita nelle mani dell'on. Antonio Luongo dei Ds. E' vero che quei soldi sarebbero stati contabilizzati nei conti di una squadra di pallavolo. Ma mentre per De Filippo l'accusa di «collusione» con la famiglia De Sio sarebbe avvalorata dalla assunzione di un operaio, per l'on. Luongo vi sarebbe quella «dazione» di denaro, per conto di un sodalizio sportivo, che comunque non rientrava nei compiti istituzionali di un segretario di partito: incarico allora ricoperto dall'attuale deputato diessino. Domanda: perché Folino non cita Luongo? Solo per dimenticanza? O perché il suo interesse- al di là delle pur encomiabili aspirazioni ad una giustizia più "rapida" per tutti i cittadini, e non solo per i politici - e quello di mettere i piedi nel piatto della Margherita? Probabilmente, in queste ore di grande confusione per gli uomini dell'ex Ppi, il segretario regionale del partito del presidente della giunta, perseguendo, come dice qualcuno, la logica dell'harem (sia pure solo politico), sta scegliendo il (o i) partiti con cui passare la nottata. Forse il presidente-sultano Bubbico si è stufato di avere a che fare con Straziuso, Restaino e Chiurazzi e vuole cambiare compagnia. Questo spiegherebbe perché il suo segretario di partito stia provvedendo a «legittimare» inopportunamente De Filippo, nella speranza di fargli fare "pace" con Santarsiero e buttare così a mare i «terzopolisti» di Straziuso, dietro cui i diessini intravedono l'eterno nemico Tonio Boccia. C'è solo un problema. Se veramente si dovesse andare ad una crisi, l'unica soluzione politicamente perseguibile sarebbe quella di una giunta "unica". Per mutuare una felice espressione di Gabriele Di Mauro si tratterebbe di fare un «governo balneare» in attesa dei congressi della Margherita. Per poi, a segretario regionale eletto, avviare la vera «danza» all'interno della coalizione. Altra domanda: a chi gioverebbe in queste momento un governo tecnico, con soli assessori esterni? Sicuramente ai Ds. Che potrebbero rafforzarsi ancora di più, occupando le ultime, residue caselle del potere regionale ancora libere. Folino che, come dicevamo, non fa nulla per caso, non si sarebbe mai azzardato a tirare uno «scappellotto» al sostituto procuratore Woodcock, se - sotto sotto - non avesse avuto il suo tornaconto. In termini politici. Ma soprattutto di potere.

Nino Grasso

 

Il segretario regionale dei Ds interviene sulla presunta "tangentopoli lucana"

Folino bacchetta i giudici

"Va chiuso subito il procedimento istruttorio sul caso De Filippo"

POTENZA- Il segretario regionale dei Ds di Basilicata, Vincenzo Folino, ha lanciato ieri un altolà ai giudici potentini. E al sostituto procuratore Woodcock in particolare. «Ad oltre un anno dai clamorosi provvedimenti relativi alla cosiddetta "tangentopoli lucana", è doveroso - egli scrive - chiedersi che ne è e cosa resta dell'inchiesta della Procura potentina, nella quale sono stati coinvolti anche imprenditori ed uomini politici lucani. Proprio negli ultimi giorni abbiamo appreso della chiusura, a seguito di patteggiamento, della parte più corposa e visibile dell'inchiesta, quella concernente gli appalti Inail, avocata dal Tribunale di Roma. Da alcuni mesi - continua Folino - è stata anche acquisita la decisione dei competenti organi giurisdizionali circa l'incongruità della misura cautelare comminata ai danni del vicepresidente pro tempore della giunta regionale. Riteniamo - aggiunge - che sia interesse di tutti che, quale che sia il sereno ed autonomo orientamento del magistrato inquirente, il procedimento istruttorio d'un fascicolo aperto da oltre un anno venga condotto rapidamente alla sua conclusione. Del resto - manda a dire Folino- appare evidente che il protrarsi dell'attuale situazione di incertezza e di attesa circa gli sviluppi residuali dell'inchiesta finisca per incoraggiare soltanto trame strumentali imbastite ai danni di personaggi politici già lungamente esposti all'iconoclastia mediatica ed ancora mantenuti nel limbo del sospetto. Ci permettiamo di porre la questione con il massimo rispetto e con l'assoluta fiducia che abbiamo sempre manifestato, e che continuiamo senza riserve a manifestare, verso l'attività inquirente della magistratura lucana. E la poniamo non solo con riguardo al principio della ragionevole durata dell'indagine, che rientra nei diritti di ogni cittadino, ma anche all'esigenza di scongiurare forme di condizionamento improprio della vita politica ed ammministrativa, che attiene invece agli interessi generali della comunità regionale. Siamo convinti -conclude il segretario regionale dei Ds- che agli organi inquirenti non sfuggirà l'opportunità di contribuire alla più rapida a e completa chiarificazione dei fatti e delle responsabilità, ricadenti nel filone residuale dell'inchiesta, ed al ripristino di un clima di chiarezza e di serenità nell'ambito della vita pubblica regionale."

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Martedì 12 agosto 2003

 

In giunta, però, emergono due linee: quella dell'assessore Nigro e quella del presidente Bubbico

Nessuna trattativa segreta

Smentita "ufficiosa" della Regione su presunti accordi con Total su Tempa Rossa

 

POTENZA- Il "giallo di mezza estate" su presunte trattative segrete tra la Regione Basilicata e la società petrolifera Total per lo sviluppo del giacimento di Tempa Rossa è destinato a sgonfiarsi. Dalla Presidenza della giunta (Bubbico come è noto, svolge funzioni di "sceicco" del petrolio lucano è venuta una secca (anche se ufficiosa) smentita alle notizie circolate, alla fine della scorsa settimana, su un'ipotesi di conclusione degli accordi con la compagnia francese. Gli eventuali accordi con Total - secondo quanto e stato possibile apprendere nel Palazzo della Giunta ieri semi-deserto per ferie - sono legati per volontà del Consiglio Regionale, al coinvolgimento del Governo e alla replica dello schema usato per l'accordo con l'Eni. Emerge però sulla questione una doppia linea: da una parte il Dipartimento Attività produttive con l'assessore Carmine Nigro che da qualche tempo è particolarmente loquace sulla vicenda petrolio e intende rivendicare una qualche competenza e dall'altra l'atteggiamento tradizionalmente prudente di Bubbico. Tempa Rossa- va ricordato- è il secondo giacimento di petrolio lucano localizzato nella valle del Sauro ha riserve per 420 milioni di barili con una produzione stimata, a regime, di circa 50 mila di barili di greggio al giorno. Più piccolo di quello della Val d'Agri (480 milioni di barili di greggio e considerato di qualità migliore). Tempa Rossa tuttavia è da tempo al centro di contrasti sul suo sfruttamento. Il giacimento è stato individuato nel 1989 dalla Tergemine di Parma che operava per conto della Fina Italia, ma per vari motivi ha finora avuto uno sviluppo lento. La prima compagnia che si è ritirata dal giacimento è stata la Lasmo (società poi acquisita dall'Eni nel 2000) che nel 1998, cedette a Eni Enterprise Oil, Fina e Mobil la quota 23,25% nel campo petrolifero per circa 60 milioni di euro. Il primo pozzo, "Tempa Rossa uno ", ha dato risultati positivi nell'89 a una profondità di 4.930 metri, ma solo nel 1999 1'Eni e altre compagnie titolari della concessione presentarono un progetto per lo sviluppo del giacimento. Nel 1999 1'Eni avvio' le procedure di impatto ambientale che interessano il centro di trattamento olio a Corleto Perticara, la rete di raccordo dei pozzi (saranno sette: cinque già realizzati, uno in accertamento da perforare e uno esplorativo), e la condotta di raccordo all'oleodotto Viggiano-Taranto. Successivamente la quota dell'Eni è stata rilevata dalla Totalfinaelf (poi Total) divenuta anche rappresentante unico-operatore. Da circa tre anni sono in corso trattative tra le compagnie petrolifere la Regione Basilicata per la definizione di un accordo per lo sfruttamento di Tempa Rossa. Secondo la Regione, "si deve replicare la struttura dell'accordo già fatto per il giacimento della Val d'Agri" che prevede una serie di interventi per il monitoraggio e il ripristino ambientale e progetti di sviluppo economico, mentre le compagnie petrolifere hanno chiesto "un negoziato su basi diverse che tenga conto della diversa struttura del giacimento e della qualità del greggio contenuto". Lo scorso marzo Total ha ripresentato alla Regione Basilicata la domanda di pronuncia di incompatibilità ambientale.

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Giovedì 14 agosto 2003

 

Gianfranco De Leo sostiene che la Regione "non deve sentirsi obbligata a seguire la strada degli idrocarburi"

Petrolio, no a nuovi accordi

Legambiente: con il Parco Val d'Agri non c'è spazio per le perforazioni a Tempa Rossa

 

POTENZA- "Non è più tempo di accordi con le compagnie petrolifere. La Regione non deve sentirsi obbligata a seguire la strada del petrolio, già intrapresa per la Valle dell'Agri. Né dovrebbe lasciarsi distogliere dal seguire per quei territori come la Valle del Sauro, le vie dello sviluppo "virtuoso" legato alla specificità delle produzioni agricole, all'identità locale, alla qualità dell'ambiente, ai tratti distintivi della cultura e del paesaggio, vera ricchezza economica e forza competitiva delle nostre terre": così il presidente regionale di Legambiente Basilicata, Gianfranco De Leo. Legambiente ribadisce: la nascita del Parco Nazionale della Val d'Agri-Lagonegrese non consente di esercitare attività petrolifere in territori compresi nell'area protetta. Questa possibilità, quindi, è vietata per ogni luogo o località su cui la Total vorrebbe avviare il proprio programma di sfruttamento del giacimento di Tempa Rossa (denominato Trend 2). "Vogliamo ricordare - continua De Leo che la scelta della Regione di perseguire la strada del parco nazionale (scelta sofferta e contraddittoria, ma pur sempre fatta e condivisa con i comuni e con il Ministero dell'Ambiente) ha avviato un percorso che coerentemente, oggi, chiama tutti gli attori locali e istituzionali a rispettare regole e procedure della normativa vigente sulle aree naturali protette. Ciò sta a significare che, d'ora innanzi, una parte della Basilicata, cioè quelle zone della Valle dell'Agri, della Valle del Sauro, della Valle Camastra, direttamente comprese nel parco nazionale o indirettamente interessate in quanto "corridoi ecologici", cioè aree contigue che collegano in continuità spazi territorialmente differenti; non è stata resa più disponibile per specifici tipi di attività industriale, tra cui l'estrazione di idrocarburi. "Senza contare - conclude De Leo - che oggi se dobbiamo fare i conti con il petrolio in Val d'Agri, questo non vuol dire assolutamente allargare e riprodurre ovunque (laddove ci sia presenza di petrolio nel sottosuolo) lo stesso quadro di condizioni e situazioni che sono state assunte nel rapporto con l'Eni. Perché il petrolio non può rappresentare per interi territori e per lungo tempo la strada dello sviluppo durevole, a sostegno delle generazioni presenti e per quelle future. Per Marco De Biasi, della segreteria regionale di Legambiente, inoltre, "le richieste della Total riguardano più di un'area protetta, infatti esse vanno a ledere, oltre al Parco della Val d'Agri, anche valori naturalistici e ambientali e interessi economici legati al Parco regionale di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane, a tutt'oggi una grande opportunità di sviluppo pulito per le comunità di quel territorio. Al momento la Regione, così ci pare, mantiene un certo "distacco" dall'ipotesi di lasciare alla Total le aree su cui la compagnia francese intenderebbe procedere allo sfruttamento del giacimento petrolifero. Noi consigliamo questa volta di non replicare quanto già è stato fatto nel recente passato con l'Eni, cioè di non seguire la strada della "compensazione" degli effetti ambientali (ma anche economici) negativi, che il territorio dovrà sopportare. La vera "compensazione ambientale" oggi in Basilicata, invece, dovrà essere soprattutto quella di mettere in primo piano la protezione dei sistemi naturali e della biodiversità, la valorizzare delle peculiarità ambientali, paesaggistiche e storico-culturali, che elevano il potenziale competitivo dei territori rispetto ai settori strategici delle economie della montagna e delle valli, quali l'agricoltura di qualità, il turismo, le produzioni tipiche, la manutenzione del patrimonio forestale".

 

Digilio (An): "Occhi aperti sugli interessi economici"

POTENZA- Il presidente del Gruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio Regionale, Egidio Digilio, in una dichiarazione, ha detto che "attorno al Progetto Tempa Rossa sostenuto dalla società Total Italia, ci sono interessi economici troppo forti per pensare che sia sufficiente passare dalle trattative "segrete" che vedrebbero impegnato, non si sa a quale titolo, un assessore regionale e il suo dirigente generale, componente di un organismo istituzionale Regione-compagnie petrolifere, a quelle "ufficiali" auspicate da un altro assessore, a riprova della confusione che regna nella Giunta regionale". "Anche la Commissione di inchiesta sull'attività estrattiva. In Val d'Agri e Val Camastra, di cui sono presidente, pertanto,- ha proseguito Digilio-intende svolgere un ruolo di verifica e controllo sul progetto e, in particolare, su quello che riguarda la costruzione di un cosiddetto Contro di trattamento nel territorio di Corleto Perticara". "Le notizie diffuse da un ricercatore universitario di fama internazionale - secondo l'esponente di An - sugli effetti negativi del ciclo produttivo dell'impianto di trattamento di idrocarburi direttamente sulle attività agricole e zootecniche della zona, che punta molto sulle produzioni alimentari di qualità, rappresentano un monito per l'intera classe dirigente lucana ad aprire bene gli occhi prima che sia troppo tardi". "I soldi derivati dallo sfruttamento di nuovi pozzi e dal nuovo Centro che si vorrebbe realizzare a Corleto - è l'opinione di Digilio - non possono certamente essere l'unico elemento di valutazione e di decisione. Né può diventare parametro di valutazione il solito meccanismo della compensazione ambientale che si sta risolvendo in Val d'Agri in un semplice monitoraggio di aria, acqua e suolo". E' tempo di decisioni coraggiose - ha concluso Digilio - se vogliamo un'agricoltura di qualità, un turismo ambientale, la tutela del patrimonio naturalistico, oppure se vogliamo diventare una riserva petrolifera".

 

Fossa (Ugl): "Allarme per la salute"

POTENZA- Il segretario regionale lucano dell'Ugl Giuseppe Fossa, in una nota, ha espresso preoccupazione per quanto dichiarato dal prof. Pieroni in merito alle alterazioni dei fattori geo-ambientali, podologici e climatici derivanti dall'attività estrattiva in Val d'Agri. "Occorre - ha affermato Fossa - che la Regione dedichi la massima attenzione a questo problema perché l'eventuale alterazione della qualità del latte delle mucche di razza podolica potrebbe provocare conseguenze sulla salute dei consumatori e la salvaguardia della salute pubblica rappresenta certamente un elemento prioritario". Il segretario dell'Ugl ha ribadito "l'impegno dell'unione sindacale a seguire lo stato di attuazione del progetto Tempa Rossa".

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

14 agosto 2003

 

Il progetto della Total Italia Spa non convince esperti e semplici cittadini

Corleto, Centro Olio pericoloso

E ora si scopre che uno dei primi a lanciare l'allarme è stato il sen. Lapenta

 

POTENZA- A Corleto Perticara non sono passate inosservate le preoccupazioni espresse ieri, sulle pagine della "Nuova", dai Vertici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata sul progetto Tempa Rossa. Anzi, i rischi paventati dagli esperti, in caso di possibili incidenti al Centro Olio che la Total vorrebbe realizzare in località "Acqua di Maggio", hanno ridato fiato a quei settori illuminati della comunità corletana che, da tempo, hanno lanciato il grido di allarme, spesso in contrasto con l'insolita, quanto sospetta acquiescenza alle richieste dei petrolieri del sindaco Rosaria Vicino. Negli archivi del giornale, abbiamo ritrovato decine di denunce fatte in questi ultimi anni dal responsabile del settore infrastrutture dell'Udc, Filippo Massaro. Il quale, attento come pochi ai possibili contraccolpi che il progetto "Tempa Rossa" potrebbe avere sull'ecosistema di un'area a forte valenza naturalistica, è diventato di fatto il più agguerrito e battagliero avversario dell'Amministrazione municipale, in questa come in altre vicende. Si dirà: Filippo Massaro, da uomo di opposizione fa il proprio mestiere. E la giunta Vicino il suo. Il che è vero. Ma poi, sempre nei nostri archivi, abbiamo ritrovato una lettera dello scorso anno a firma di Nicola Lapenta, già senatore della Repubblica, difensore civico del Comune di Potenza, padre nobile di una classe dirigente che, proprio a Corleto Perticara, ha consentito la vittoria del sindaco Rosaria Vicino. Con questa lettera Nicola Lapenta ancor prima degli esperti della Regione chiamati ad esprimere la valutazione di impatto ambientale mette sull'avviso gli uomini dell'Amministrazione municipale E alla luce di alcuni incidenti accaduti in Val D'Agri scrive: «Bisogna ricavare insegnamento dagli amministratori di Viggiano che, sul tema petrolio, hanno maturato la loro esperienza». E ancora: «Cari amministratori, avete idee chiare sulla sismicità dell'area, sulla possibilità di amplificazioni sismiche, sui rilevantissimi e attivi movimenti franosi e, per quel che attiene alla gestione, avete idee sulla captazione, depurazione, smaltimento di acque meteoriche e non, dei pozzi dell'impianto?» «Il mio scriveva l'avv. Lapenta- è un invito a parlarne. La mia età e il mio passato politico, ma innanzitutto l'amore per la mia terra mi fanno carico di dire la mia. Gli amministratori sappiano vegliare. E veglia una società civile che coglie prontamente i segni del proprio degrado, che si erge contro la corruzione, che contrasta la disaffezione del bene comune, che non si rassegna alla deriva delle sue Istituzioni pubbliche e alla casualità dei suoi ritmi vitali che poi, significano sempre il trionfo dei prepotenti e dei furbi». Per quanto ne sappiamo, questa lettera accorata, motivata solo dall'amore che l'avvocato Lapenta nutre per la propria terra non ha mai avuto risposta. Ora, dopo il grido di allarme lanciato dagli esperti, sarà forse il caso che il sindaco di Corleto e i suoi assessori si esprimano in modo chiaro. Quel Centro Olio, in località "Acqua di Maggio", non s'ha da fare.

 

Gli esperti: attenti il sito è a rischio

 

Il Centro di Trattamento Oli, previsto dal progetto Tempa Rossa della "Total Italia Spa", dovrebbe sorgere in località "acqua di Maggio" in agro del Comune di Corleto Perticara. E' ubicato ad una altitudine di circa 1100 metri sul livello del mare in un'area ove le attività antropiche sono dovute esclusivamente all'agricoltura che tradizionalmente si eseguono in quei territori e risultano legate all'uso seminativo di parte del territorio ed alla pastorizia per la massima parte. Il sito è interessato parzialmente da una proposta di apposizione del vincolo archeologico e presenta problemi di natura geologica e goemorfologica. Infatti al fine di migliorare la stabilità del progetto, la Total prevede un aumento di circa 200 mila metri cubi (complessivamente circa un milione di metri cubi) di scavo rispetto al progetto originariamente proposto da Eni. Il sito prescelto presenta una ventosità con direzione predominante verso l'abitato di Corleto.

 

 

Articolo tratto da il Quotidiano

Domenica 17 agosto 2003

 

L'iniziativa di Sos Lucania dopo l'incidente a Contrada Case Rosse

Firme per sapere

"Siamo stanchi di sentire che va tutto bene"

 

CALVELLO - Una raccolta di firme sta per essere lanciata in Val d'Agri. L'iniziativa è di Sos Lucania, e ha come obiettivo quello di far chiarezza sulla situazione del petrolio in Val d'Agri. «Per alcuni giorni, verso fine luglio - denuncia Sos Lucania - delle fiamme si sono sprigionate dalla postazione petrolifera dell'Eni, in contrada Case Rosse di Viggiano. L'odore era pungente e insopportabile per coloro che abitano o lavorano i campi nelle vicinanze. Ma, ancora una volta il sindaco Prinzi cerca di tranquillizzare con la frase "tutto a posto, tutto sotto controllo, normali procedure di smaltimento". Ormai siamo abituati. Quando l'argomento è il petrolio, qualunque cosa succeda la consegna è: smentire. E, se ciò non è possibile, minimizzare, comunque parlarne il meno possibile: la gente dimentica presto.» Stanchi di veder archiviate tutte le inchieste che hanno come argomento il petrolio, Sos Lucania "pretende delle risposte da chi ha il dovere di darle, perché la rabbia che ci deve togliere il sonno non è tanto o solo per il danno ambientale o per l'inquinamento ma anche e soprattutto perché viene calpestato il sacrosanto "diritto di spere

»". Il diritto di sapere quello accade alla nostra terra, alla nostra aria; alla nostra acqua, alla nostra salute, alla nostra vita. Il diritto di sapere se i nostri figli dovranno andarsene dalle nostre valli o potranno aspirare ad entrare a far parte della grande famiglia del cane a sei zampe, per tre mesi, forse sei. Vogliamo sapere esattamente cosa stava bruciando nel pozzo di Case Rosse". Secondo i rappresentanti dell'associazione "è necessario sapere quali sono i prodotti particolari di cui fa parola Prinzi e vogliamo sapere se è corretto e legale - a noi non pare proprio - dar fuoco ai contenitori di anidride solforosa. In attesa di queste risposte, Sos Lucania ha deciso di promuovere e sostenere due iniziative. La prima riguarda la raccolta e lo·smaltimento, mediante combustione in località Case Rosse di Viggiano, di un cospicuo numero di pneumatici abbandonati lungo le strade, convinti come siamo che la nostra procedura di smaltimento provocherà un minore inquinamento ambientale e certamente minori disagi rispetto allo smaltimento di "prodotti particolari" o di "contenitori di anidride solforosa" praticato dall'Eni. La seconda riguarda una raccolta di firme promossa da alcuni cittadini della Val d'Agri che hanno deciso di denunciare all'autorità giudiziaria l'ultimo episodio di aggressione all'ambiente ed alla salute pubblica. Noi di Sos Lucania firmeremo e sosterremo l'iniziativa con ogni mezzo».

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Mercoledì 27 agosto 2003

 

Le proteste degli allevatori, produttori e del sindaco Triunfo. Chiesto l'intervento del Prefetto

Abriola dice no alle autobotti

Cittadini in rivolta contro i bisonti del petrolio che attraversano le strade del paese

 

di ROCCO NIGRO

ABRIOLA - Da qualche settimana Abriola si è vista transitare sul suo territorio, una ventina di "bisonti" che quotidianamente dal pozzo petrolifero denominato "Cerro Falcone 3" situato sul confine dei comuni di Calvello ed Abriola portano il greggio nel Centro Oli di Viggiano. Senza aver ricevuto alcuna comunicazione. I cittadini dell'area del Camastra le hanno già battezzate come le strade del petrolio. Se la situazione continuerà a persistere, i cittadini di Abriola hanno minacciato di scendere in strada insieme al loro sindaco Vittorio Triunfo. Stiamo parlando di due vecchie e fatiscenti arterie. La provinciale n. 5 e quella n. 16 che da località "Ponte Jardino" di Abriola muove verso S. Donato di Anzi. Su queste due arterie, già di per sé non proprio al meglio della percorribilità, da qualche settimana, una ventina di autocisterne giornalmente trasportano, attraverso un vero e proprio "tour de force", lungo quasi duecento chilometri, il greggio dal pozzo situato in località "Cerro Falcone tre" sino nel cuore della Val d'Agri. Spaccando, come si dice in lungo e largo la regione. Ma non sono le sole interessate da questo traffico di "bisonti" del greggio. Anche la SS.92 ed alcune periferie di centri abitati, non ultimo il capoluogo di regione. Ecco perché, la necessità da parte del primo cittadino di Abriola di scendere in campo a difesa del suo territorio ed evitare che, l'attraversamento di queste autocisterne alla fine potrebbero arrecare danni che nessuno potrà mai risarcire. In una lettera indirizzata al prefetto di Potenza, al governatore della Regione Basilicata, al presidente dell'Amministrazione Provinciale di Potenza e per conoscenza alla società Agip s.p.a. di S.Donato Milanese, il primo cittadino di Abriola, chiede la immediata sospensione del transito su una strada, quella della la SP 16 Calvello - Abriola - Anzi, che egli stesso sostiene essere caratterizzata da un tracciato composto da una serie di curve a gomito e da numerosi ponti in muratura la cui costruzione risale al 1900 sui quali, non risultano effettuati negli anni, significativi interventi di consolidamento e in alcuni tratti, sono già evidenti smottamenti e frane. Ma c'è di più. L'arteria in questione - aggiunge il primo cittadino di Abriola, non garantisce la necessaria sicurezza a causa di una sede stradale non adeguata a sopportare il transito di automezzi di elevate dimensioni creando problemi al traffico, oltre che produrre effetti più durevoli e potenzialmente nocivi della mera estrazione degli idrocarburi poiché, un incidente, come è successo in passato in altri territori, può causare l'avvelenamento del terreno e delle sottostanti falde acquifere dei torrenti d'acqua, Marsicano, Fiumicello, Fiumarella che incrociano la SP16 in più punti". Insomma, gli stessi torrenti alimentano la diga del Camastra serbatoio di straordinaria importanza per l'uso dell'acqua potabile a vaste comunità. Senza sottovalutare - prosegue il primo cittadino di Abriola - l'impatto ambientale con notevoli danni economici alle aziende agricole e zootecniche biologiche ubicate lungo la SP16 che, solo ultimamente, si sono dovute adeguare alle norme della CEE con investimenti privati. E poi si chiede il primo cittadino di Abriola: "Come mai negli interventi previsti dai fondi derivanti dallo sfruttamento petrolifero "Programma Operativo Val D'Agri" non è stato programmato l'intervento di adeguamento della SP16 prima del transito delle autocisterne? Come mai nel protocollo d'intesa Governo-Regione-Eni non è stato previsto un piano di interventi di adeguamento e di sviluppo infrastrutturale che possa accelerare lo sviluppo socio economico dell'area del Camastra, nonostante l'accordo sulla viabilità sottoscritto da tutti i Sindaci dell'area?" I miei amministrati - conclude Vittorio Triunfo - sono ormai esausti, se perdura questa situazione non mancheranno di attuare forme di proteste anche eclatanti come il blocco della SP16 che consente il transito di queste autocisterne che giornalmente trasportano greggio al centro oli di Viggiano.

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Giovedì 28 agosto 2003

 

Cresce la mobilitazione di Comuni e cittadini della Camastra sulla circolazione dei "bisonti"

"Non siamo stati consultati"

La denuncia del sindaco di Calvello sulla vicenda delle autocisterne di petrolio

 

di ROCCO NIGRO

CALVELLO - "Come amministrazione comunale di Calvello, non abbiamo intrapreso alcuna decisione di vietare il transito per il trasporto del petrolio del pozzo Cerro Falcone 3, all'oleodotto di Viggiano. Il tutto sarebbe stato deciso tra la Regione Basilicata, il Consorzio di Autotrasportatori e la Società che estrae il petrolio". Sono le parole del sindaco di Calvello, Rocco Coronato, chiamato in causa dalla clamorosa protesta messa in atto dal sindaco di Abriola, Vittorio Triunfo, il quale ha minacciato di far scendere in strada i propri cittadini pur di non consentire il transito sul proprio territorio, ed in particolar modo sulle arterie provinciali n 5 e 16 ad una ventina di autocisterne che, dal pozzo "Cerro Falcone 3" situato sul confine dei comuni di Calvello ed Abriola, trasportano il greggio attraverso un percorso lungo e tortuoso presso il Centro Oli di Viggiano. Ma c'è di più. Stando a quello che sostiene il primo cittadino di Calvello, Coronato, di questa vicenda "nonostante l'estrazione petrolifera avviene proprio all'interno del territorio di Calvello, egli non è stato neppure investito" O almeno in parte visto che l'amministrazione è stata investita soltanto quando si è trattato di dover rilasciare una concessione edilizia per l'adeguamento di una strada lunga circa tre chilometri che appunto dal pozzo petrolifero si immette all'altezza di "Casetta Bianca" sulla provinciale n 5. "Chiaramente - aggiunge il sindaco di Calvello- non prima di aver acquisito tutti i pareri di compatibilità ambientale rilasciati dal Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata" Ma anche questa non è la sola giustificazione che il primo cittadino di Calvello fa per difendersi da chi lo accusa di aver scaricato su Abriola il transito delle autocisterne. E dice: "E' pur vero che tre anni fa, le autocisterne dell'Eni hanno transitato per ben otto mesi proprio nel centro storico del paese. Ma oggi tutto questo non è stato possibile, poiché alcuni lavori proprio su questa arteria rendono praticamente impossibile il transito di questi enormi mezzi".

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Venerdì 29 agosto 2003

 

L'ipotesi riguarda la possibilità del passaggio delle autocisterne attraverso la strada comunale S.Donato

Petrolio, si cerca una mediazione

Sulla questione del trasporto dell'"oro nero" la proposta del sindaco di Marsiconuovo

 

di Rocco NIGRO

MARSICONUOVO- Mentre due sindaci, quello di Abriola e Calvello sono alle prese con una polemica che rischia di inasprire i rap­porti tra i due comuni confinanti, con l'Amministrazione Provinciale in mezzo che cerca di scrollarsi da e­ventuali responsabilità in merito alla concessione dell'autorizzazione al tran­sito delle autocisterne che, dal pozzo "Cerro Falcone 3" trasportano il petrolio lungo la strada provinciale n.5 e 16 ricadente nel territor­io di Abriola, Anzi e sulla SS 92 che porta a Potenza, paradossalmente c'è chi si dice pronto, nonostante del problema sia stato investi­to soltanto in veste infor­male a discutere per cerca­re di trovare una soluzione al problema.  Questo è il sindaco di Marsiconuovo, (Giovanni Votta, che tra l'altro siede pure tra i banchi del consiglio provinciale, il quale si dice pronto ad un incontro operativo per di­scutere sull'eventuale passaggio degli automezzi al­l'interno del suo territorio. Insomma, il primo cittadi­no di Marsiconuovo, sareb­be pronto a discutere sulla possibilità di far attraver­sare gli automezzi carico di "oro nero" all'interno del suo territorio e lungo la provinciale che da Sellata-Pierfaone muove verso Marsiconuovo. Lambendo una piccolissima parte del centro abitato e più precisamente una strada denominata S.Donato lunga in tutto duecento metri, che si immette sulla superstrada dell'Agri, quindi collegando il Centro Oli di Viggiano. Il tutto per un percorso, sicuramente meno lungo di quello attuale, che lo ricordiamo è calcolato all'incirca sui centocinquanta chilometri, più agevole e più breve. (20-30 chilometri in tutto). Intanto, rispetto alla vicenda autocisterne, dal sindaco di Calvello, Rocco Coronato, ci arriva un ulte­riore chiarimento: "Nessuna denuncia da parte mia, dice il primo cittadino di Calvello, Rocco Coronato. La mia era sola una rispo­sta al cronista che mi chie­deva come effettivamente erano andate le cose. Tant'è che, come ho tenuto a riba­dire nella dichiarazione ri­portata attraverso le colon­ne del giornale di ieri - ag­giunge Coronato - tutta la vicenda si sarebbe consu­mata tra Regione Basilica­ta, Consorzio Autotraspor­tatori e Società che estrae il greggio. Punto e basta". In merito all'autorizzazione che l'amministrazione co­munale di Calvello avrebbe rilasciata per l'adeguamento della strada che dal pozzo petrolifero porta a "Casetta Bianca", sulla provin­ciale n.5, sì è trattato di un atto su cui l'amministra­zione comunale non poteva sottrarsi e non prima però di aver acquisito tutti pare­ri di compatibilità ambien­tale, anche quello rilascia­to dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientale. Anche per quel che riguar­da il transito all'interno dell'abitato di Calvello, l'amministrazione comu­nale di questo centro- con­clude il sindaco Coronato- ha fatto rilevare in modo tempestivo che il passaggio ­dei mezzi all'interno del centro abitato non pote­va essere consentito, in quanto sulla strada interessata al passaggio è interessata in alcuni tratti da lavori di rifacimento".

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

5 settembre 2003

 

Ieri il sopralluogo di Digilio, Mollica e Mariani lungo le strade del Petrolio ed un incontro ad Abriola

Limitare i danni delle autocisterne

L'obiettivo della Commissione regionale d'inchiesta sull'estrazione dell'"oro nero"

 

di Rocco NIGRO

ABRIOLA - Con il sopralluogo di ieri, da parte dei componenti della Commissione regionale di inchiesta sull'attività estrattiva in Val d'Agri - Val Camastra, il presidente Egidio Digilio (An) e i vice presidenti Francesco Mollica (Verdi) e Gerardo Mariani (Margherita) si sono ancor più rafforzate le tesi del sindaco di Abriola Vittorio Triunfo, il quale nei giorni scorsi aveva sostenuto che la strada provinciale n 16, "non è assolutamente idonea per il transito delle autocisterne che dal pozzo "Cerro Falcone" trasportano il greggio, attraverso un tortuoso e lungo percorso di quasi duecento chilometri, presso il Centro Oli di Viaggiano. I componenti della commissione lo hanno fatto di persona, visionando viadotti in muratura che risalgono al 1900, tra l'altro pieni di crepe ed a rischio di crolli, curve a gomito, dove la visibilità è già di per sé problematica per il normale traffico degli autoveicoli, frane e smottamenti del terreno in molte parti del tracciato. Ma anche, hanno potuto visionare direttamente come, almeno stando a quello che ha dichiarato il presidente della commissione Digilio, la compagnia che estrae il petrolio in questa zona della Val Camastra, evidentemente per "superare qualche ostacolo di natura burocratica ha realizzato, per raggiungere la Sp n.16, una strada in terreni privati; anziché ristrutturare un tratturo comunale tale da poter essere usato anche da privati cittadini". Un atteggiamento quest'ultimo che l'altro membro della commissione, il consigliere regionale dei Verdi Mollica ha definito: "discutibile e di poca trasparenza rispetto a due strade, una vicina all'altra, per cui ci portano a pensare altre cose. Del resto la soluzione alla quale si deve pervenire, deve essere quella della massima sicurezza non solo per l'ambiente, ma anche per le comunità". Insomma; il problema resta sempre lo stesso: Tutela dell'ambiente e petrolio. Ma può essere conciliato tutto ciò? "Noi non abbiamo nulla contro l'ENI - ha affermato Mariani - Ci mancherebbe. Quello che vogliamo dall'ENI è di non usare sotterfugi poco onesti. Noi vogliamo che l'Eni garantisca a questa regione uno sviluppo compatibile". Intanto il sindaco di Abriola, Vittorio Triunfo non allenta la morsa. Anzi, si rafforza ed avanza alcune richieste che proporrà nel tavolo tecnico che si terrà nei prossimi giorni presso il Dipartimento Attività Produttive della Regione. Primo, la messa in sicurezza della SP n. 16, prima del trasporto del greggio, altrimenti si farà carico del blocco della strada; due una compensazione ambientale per le aziende agricole che si trovano sul tragitto interessato dal trasporto del greggio; tre il finanziamento della fondovalle Fiumarella di Anzi - Abriola Pignola Potenza. già previsto nel Piano Regionale della Viabilita. La commissione- assicura il presidente Digilio "soddisfatto" del risultato dell'iniziativa proseguirà la sua attività chiamando Eni, compagnie petrolifere ed interlocutori istituzionali a tenere sempre alta la vigilanza su tutto quanto riguarda l'estrazione petrolifera. I problemi della tutela dell'incolumità dei cittadini - dice Digilio- non sono secondari all'esigenza di rivedere l'accordo sul piano economico.

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

7 settembre 2003

Si è parlato di occupazione nella Conferenza dei vescovi lucani. Presente il governatore Bubbico

"Con le lacrime agli occhi"

L'arcivescovo di Potenza, Superbo così ha definito l'emergenza lavoro in Basilicata

POTENZA- "Emergenza con le lacrime agli occhi". Così è stato definito il problema del lavoro in Basilicata da Mons. Agostino Superbo a nome dei Vescovi della regione riuniti nei giorni 3-5 scorsi nell'Ostello della Gioventù a Viggiano per l'incontro di avvio dell'anno pastorale 2003 2004. "Non solo i giovani, ma in particolare mamme, papà, persone sole e in necessità chiedono quotidianamente aiuto. Almeno non devono diminuire ed essere perduti i posti di lavoro ha precisato l'Arcivescovo. Si è rivolto al Presidente della Regione, Filippo Bubbico, al direttore dell'Ente Basilicata Lavoro, Nino D'Agostino, al sindacalista Liberato Canadà di Melfi, presenti all'incontro E' stata una mattinata intensa di presa di coscienza comune sui problemi più urgenti del territorio regionale. La Chiesa e le istituzioni pubbliche si muovono insieme nel servizio all'uomo e servono lo stesso popolo. Nel pomeriggio (era il 4 settembre) è stato ascoltato il prof. Nico Perrone della Facoltà di Scienze Politiche di Bari, esperto in problemi ambientali legati all'estrazione del petrolio e che ha lavorato nello staff di Enrico Mattei. I problemi emersi indicano le vie concrete dell'annuncio del Vangelo, compito originario della Chiesa e del cristiani. I Vescovi avevano già trattato i problemi riguardanti la nuova evangelizzazione in Basilicata. In questa prospettiva è stato posto un particolare accento sull'impostazione dell'attività dei Seminari di Basilicata, in particolare del rilancio della scuola di teologia, della sua biblioteca, della scuola paritaria ginnasio-liceo; dei problemi riguardanti l'insegnamento della Religione cattolica nelle scuole. Analisi del contesto regionale. La disoccupazione, pur inferiore di 5 o 6 punti rispetto ai dati del meridione d'Italia. Resta pero al 15% che è pari a 5 punti in più rispetto ai dati nazionali. Per natalità siamo vicini a crescita zero. L'emigrazione nuova, in forma subdola, priva la regione di forze giovani e di persone di cultura. C'è l'egoismo delle fasce più forti e la debolezza dell'impresa. Eppure il lavoro non manca. C'è possibilità di sviluppo nel settore agricolo, industriale, turistico. Nell'incontro è emerso che il vero problema è culturale. E' quello dell'etica che promuove e cerca la dignità del lavoro regolare, competente e perciò di qualità. Il lavoro di chi non si "siede" sulla precarietà della retribuzione utile ed immediata. Occorre vera cultura dell'impresa, dell'investimento, della cooperazione. Per questa via la speranza cristiana - è stato detto - si fa impegno. C'è un positivo in Basilicata che si chiama famiglia, capacità di allestire prodotti di qualità, pianificazione basata su processi innovativi ed adeguati che tuttavia, devono essere seguiti e garantiti da regole. Due problemi particolari ed urgenti sono stati posti. Anzitutto quello dell'estrazione del petrolio. I 900 milioni di barili come potenziale calcolato della Val d'Agri e i 450 milioni a Tempa Rossa dicono che si tratta di un giacimento rilevante. E' vero che petrolio è ricchezza. Ma è anche rischio e modificazione per le piante, per gli animali, per le falde acquifere, per l'atmosfera, dunque per la vita dell'uomo, se si pensa ai~10/20 anni di attività estrattiva. I vantaggi in termini di occupazione sono minimi, intorno ai 470 posti soltanto. Dunque ci sono garanzie da chiedere, sicurezza da promuovere, vantaggi economici da distribuire e quantificare giustamente, associazioni da costituire per contrattare alla pari con le società petrolifere. Su questo Regione e Comuni sono responsabili. L'altro problema è quello, altre volte sottolineato, dello spopolamento dei piccoli centri. Il piano regionale che prevede sviluppo e servizi in grandi centri con collegamento e valorizzazione storica, turistica, paesaggistica dei piccoli, suppone coinvolgimento delle comunità e consenso. Cosa può fare la Chiesa. L'Arcivescovo Superbo auspica reale unità e compattezza tra i politici e tra le istituzioni sulla base di opportuna coscienza e consapevolezza politica. La Chiesa può organizzare incontri, dibattiti, conferenze per far conoscere progetti ed orientamenti; può promuovere in tutti un nuovo senso della responsabilità verso il bene comune. Sarà necessario, tuttavia, il monitoraggio sulla situazione e l'informazione adeguata, come utile e necessaria è l'analisi di errori "Passati" e anche presenti. La cultura della Cooperazione con l'esercizio dell'attività di cooperative realmente libere da influssi esterni è prospettiva immediata e concreta. Particolare interesse hanno rivolto alla ripresa del sostegno al quotidiano Avvenire ed al servizio che può rendere il foglio Basilicata Sette come strumento di collegamento ecclesiale e di contributo critico da cristiani sui problemi

 

 

Articolo tratto da il Quotidiano

Sabato 13 settembre 2003

 CALVELLO Cinque, le fonti

Sorgenti inquinate Il sindaco vieta l'utilizzo delle acque non potabili

 CALVELLO - Alcune sorgenti di acque site in agro di Calvello sono, risultate non potabili ai controlli ed alle analisi attente e precise effettuate nello scorso mese di agosto dall'Arpab (Azienda regionale per la protezione dell'ambiente per la Basilcata), che tuttora si occupa del monitoraggio del territorio del Comune di Calvello. Il sindaco del centro della Val Camastra Rocco Coronato ha diramato l'esito delle indagini eseguite sui campioni delle acque prelevate ed è emerso la presenza di coliformi totali e di carica batterica. Le sorgenti in questione, dunque non potabili per il futuro, sono "l'Acqua Sulfurea" nell'omonima località, "l'Acqua la Vecchia" e "l'Acqua Piano la Cerasa", entrambe site in località "Tempa la Posta". Tramite un'ordinanza, il primo cittadino Coronato ha ordinato che non si potranno utilizzare per fini potabili le acque provenienti dalle sorgenti "incriminate", segnalate dall'Arpab.                                                                                                        do. pa.

 

 

CODRA MEDITERRANEA s.r.l.

Centro Operativo per la Difesa e il Recupero dell'Ambiente

 C.da Sciffra - 85010 Pignola (Pz) - tel. 0971.486231 www.codra.it

 INVITO

Conferenza Stampa

 A TUTTI GLI ORGANI DI STAMPA

Lo sfruttamento delle risorse petrolifere in Basilicata, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di sviluppo economico per la regione, ha purtroppo finora tradito le aspettative.

In un'area a forte vocazione naturalistica come la Val d'Agri, sono stati apportati squilibri ambientali senza un reale ritorno dal punto di vista economico ed occupazionale. Ma se questa situazione costituisce già da tempo motivo dl tensioni e dibattiti, è invece problema contingente ma ancora non affrontato, forse perché misconosciuta, quello relativo alla rinaturazione delle aree interessate dalle estrazioni di idrocarburi sebbene il Ministero dell'Ambiente abbia previsto in proposito, già a partire dal 1999 (DEC/VIA/3840 del 16/6/99), una legiferazione specifica. Il documento in questione prevede, in maniera inequivocabile, la necessiti, negli interventi di ripristino ambientale, di utilizzare esclusivamente materiale vegetale autoctono di ecotipi locali (semi, arbusti. etc…) prodotto o raccolto in loco.

Questa necessità è riconosciuta universalmente a livello scientifico, considerata altrove prassi consueta e scelta obbligata dalla necessità di mantenere in equilibrio gli ecosistemi locali. Infatti, in secoli dì evoluzione le specie vegetali si sono adattate a vivere in diverse condizioni ambientali, differenziandosi in ecotipi locali con caratteristiche specifiche. Pertanto l'introduzione di specie estranee provoca squilibri nell'ambiente con effetti pericolosi ed irreversibili per la tutela della biodiversità. L'impiego di materiale vegetale in aree con caratteristiche diverse da quelle d'origine costituisce notoriamente la causa dl maggior insuccesso per la realizzazione dl rimboschimenti e interventi di rinaturazione.

La Regione Basilicata ha esplicitato questo obbligo sancita dal Ministero con una nota del 21 novembre 2002 del Dipartimento Ambiente e Territorio.

Ma, nonostante questo atto ufficiale, ad oggi, con l'avvio dei lavori per il ripristino ambientale legato alla costruzione dell'Oleodotto "Monte Alpi - Taranto" e delle reti di raccolta dei pozzi del centro oli di Viggiano, non è stato rispettato quanto previsto per gli interventi di rinaturazione dell'area. Le stesse considerazioni sono da estendersi agli interventi di riforestazione, anche ai sensi del reg. ce 2080/92 In fase di attuazione (org. n. 1124 dei 24/06/03). Il Centro operativo per la difesa ed il recupero dell'ambiente (CODRA mediterranea), sensibile alle tematiche ambientali esposte, pone all'attenzione degli organi di stampa la problematica, in modo da promuovere un vigile controllo del territorio. A tal proposito invita la stampa e le associazioni ambientaliste a discutere dei problema nel corso della conferenza stampa appositamente convocata per il giorno 13 settembre 2003 alle ore 10.30 presso le strutture del Centro Operativo per la Difesa ed il Recupero Ambientale.

Per l'ufficio Stampa

Alessandra Santoro

389.2742837

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 14 settembre 2003

 

Pur di risparmiare sui costi, non si rimarginano le ferite inferte al territorio

Petrolio, ambiente tradito

Le compagnie usano per il rimboschimento semi provenienti dall'estero

 PIGNOLA- C'è un capitolo inesplorato, e sinora rimasto ai margini del dibattito legato alle questioni aperte dalle estrazioni petrolifere in Basilicata. Si tratta del tema riguardante la cosiddetta «rinaturazione» delle aree interessate all'estrazione. Cioè del modo con cui ricucire le ferite inferte al territorio dalle grandi compagnie petrolifere. Le quali - a quanto pare - stanno venendo meno agli impegni a suo tempo sottoscritti col governo e con la Regione Basilicata. A denunciarlo è stato ieri, nel corso di una conferenza stampa indetta per l'occasione, l'amministratore del Centro Operativo per la Difesa e il Recupero del Territorio (Codra), Sergio De Simone, secondo il quale le società petrolifere starebbero utilizzando per il rimboschimento, materiale proveniente dall'estero. Contrariamente a quanto previsto dalla legislazione specifica targata 1999 e proposta dal Ministero dell'Ambiente pare che negli interventi nell'area della Val d'Agri siano state utilizzate specie di origine straniera, provenienti soprattutto dall'est Europa, che provocherebbero forti squilibri ambientali. «Così si va verso l'inquinamento e l'estinzione dei nostri ecotipi», ha commentato De Simone insistendo su un maggior controllo da parte della Regione e delle associazioni invitate

al tavolo. Per Legambiente - che ha parlato per bocca di Gianfranco De Leo - sussistono gravi inadempienze e carenze da parte degli enti proposti, e a questo punto sarebbe necessario uno «scatto di autorità da parte della Regione» Nel novembre dello scorso anno proprio la Regione Basilicata ha esplicitato l'obbligo del "trapianto" di vegetali autoctoni. Il presidente regionale dell'Ordine degli Agronomi Forestali Domenico Romanilello ha allargato il tiro agli assestamenti non solo nelle zone trivellate ma in tutto il territorio locale rimarcando il problema dei costi. «La Regione destina risorse all'assestamento ma i Comuni spesso si trovano in difficoltà a coprire il restante cinquanta per cento» Di qui gli interventi che sovente risultano a lunga durata, dannosi per l'ecosistema. La "Sos Lucania", una associazione che opera proprio nelle zone interessate alle estrazioni petrolifere ha spostato invece l'attenzione sulla componente umana, interrogandosi sui benefici economici dell'estrazione petrolifera visto che da quei posti la gente continua ad allontanarsi per trovare lavoro. "Una devastazione ambientale ma anche umana", dunque, a cui si potrebbe parzialmente porre rimedio investendo sulla tutela della biodiversità che potrebbe essere raggiunta, semplicemente, impiegando materiale vegetale autoctono O meglio, come ha sottolineato spesso De Simone per evitare quei "fraintendimenti" che in passato si sono verificati, "ecotipi locali". Si creerebbe in tal modo uno spazio occupazionale per i lucani. Senza alcuna concessione, tra l'altro, ma facendo semplicemente rispettare le norme.                                                               (GRz)

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 14 settembre 2003

 

Per le strade del greggio è guerra tra le istituzioni

 

di Rocco NIGRO

ABRIOLA- La vicenda della S.P n. 16 interessata al transito delle autobotti che trasportano il petrolio dal pozzo "Cerro Falcone 2", rischia di scatenare una guerra tra istituzioni. Con il sindaco del Comune di Abriola, Vittorio Triunfo, da un lato, pronto a dare battaglia pur di ottenere una contropartita adeguata a quelli che potrebbero essere gli eventuali danni, l'Amministrazione Provinciale dall'altra, che cerca di alleviare il problema, consentendo all'Eni una semplice messa in sicurezza della arteria. In altri termini, l'Amministrazione Provinciale di Potenza, dopo il sopralluogo effettuato nella mattinata di venerdì scorso con i tecnici che estraggono il greggio, avrebbe evidenziato la sola necessità di adeguare dal punto di vista strutturale 5 o 6 ponti in evidente stato di degrado e la messa in sicurezza della strada con diversi chilometri di guardrail a parapetti. Poi, via nuovamente con il transito. Ma questo, al primo cittadino di Abriola non sta assolutamente bene. I motivi: su questa arteria l'Amministrazione Provinciale di Potenza non ha mai effettuato interventi di una certa rilevanza; nell'incontro operativo promosso nei giorni scorsi dall'Assessore alle Attività Produttive della Regione Basilicata, Carmine Nigro, le parti erano convenuti in un adeguamento e messa in sicurezza della strada. Adeguamento che per Vittorio Triunfo significa una carreggiata più larga, l'eliminazione o l'allargamento delle numerose curve a gomito che ostruiscono la visibilità. Insomma, il primo cittadino di Abriola, cerca di cogliere da questa occasione un'opportunità per rendere questa vecchia provinciale più sicura e più percorribile anche dopo la fase di ultimazione del trasporto del petrolio. Per Triunfo, "è paradossale che l'Assessore alla Viabilità dell'Amministrazione Provinciale di Potenza pur essendo a conoscenza che l'ENI ha impegnato cospicue somme per realizzare una strada in terreni privati, vuole passare sopra ad un adeguamento integrale di una strada che riveste interesse pubblico".

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Venerdì 19 settembre 2003

 

Il caso sollevato dal consigliere Melfi, mentre i Radicali criticano la commissione Digilio

Il "mistero" dell'oro nero

Le estrazioni di petrolio aumentano, ma le esportazioni diminuiscono

 

POTENZA- Il dato più eclatante, e per certi versi incomprensibile, tra quelli forniti in questi giorni dall'Istat è quello riferito al calo delle esportazioni petrolifere. Passi per il settore automobilistico, dovuto alla crisi Fiat. Passi per il comparto agricolo, flagellato dalle avversità atmosferiche. Ma il petrolio no. Il calo del 12,5 per cento nelle esportazioni dell'oro nero è veramente inespugnabile. E il capogruppo regionale dell'Udc, Antonio Melfi, lo ha messo ironicamente in evidenza. Perché - come egli dice - "nonostante l'aumento delle estrazioni, malgrado i disagi arrecati alle popolazioni e pur in presenza. di un nuovo oleodotto, non si capisce cosa ne facciamo del petrolio estratto se non lo esportiamo". E ancora: "Cosa ne ricaviamo - dice Melfi - se rimane, come il classico risparmio dei nostri nonni, sotto il mattone o ben cucito nel materasso: forse lo adoperiamo per sporcare l'aria, per distruggere le strade già fatiscenti, per oliare l'asfalto e mettere in pericolo la vita di tanti».Sempre in tema di petrolio, il segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, ha tenuto a ricordare che in questo momento il vero problema è rappresentato soprattutto dalle autobotti che trasportano l'oro nero. Autobotti che circolano su strade a volte non degne di essere definite nemmeno carovaniere. Il problema, evidentemente, dice Bolognetti, è a monte: non si sarebbe mai dovuto autorizzare il trasporto di greggio attraverso le autobotti ma vincolare l'estrazione al completamento degli oleodotti. "Come sempre, anche in questo caso, ad iniziare dai pessimi Verdi, che fanno pur sempre parte dell'attuale maggioranza, non si è visto al di là del proprio naso. Si è badato ad accontentare i proprietari delle autobotti, anziché salvaguardare gli interessi della collettività per quanto riguarda, poi, la commissione d'inchiesta, presieduta dal consigliere Digilio, francamente, riesce difficile pensare che due suoi componenti (Digilio e Mollica) si siano accorti del problema della Sp. 16 solo all'indomani delle legittime rimostranze del sindaco di Abriola, a cui va- conclude Bolognetti- tutta la nostra solidarietà"

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

4 ottobre 2003

 

Coinvolti i comuni interessati dall'attività estrattiva. Fondi per l'infrastruttura turistica

Euro in cambio del petrolio

La Regione stanzia 45 milioni per investimenti in agricoltura e attività produttive

 

POTENZA- La giunta regionale ha stanziato circa 45 milioni di euro per sostenere le iniziative imprenditoriali, riguardanti le aree dei comuni interessati dall'estrazione petrolifera, candidate ai contributi di programmi regionali ma non finanziate per esaurimento delle risorse disponibili. Il provvedimento, che dà avvio alla prima fase del Programma operativo "Val d'Agri-Melandro-Sauro-Camastra", finanzia i progetti collocati nelle graduatorie di bandi per investimenti in agricoltura e nel settore delle Attività produttive. In particolare, le imprese agricole della Val d'Agri riceveranno contributi per la realizzazione di piccoli investimenti aziendali, per le iniziative di imprenditoria giovanile e per gli investimenti finalizzati al risparmio idrico; saranno finanziati, inoltre, gli interventi previsti dal bando "ristorazione", le iniziative di imprenditrici e le opere di infrastrutturazione turistica. Sul portale internet all'indirizzo basilicatanet sono pubblicate tutte le graduatorie.

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Mercoledì 5 novembre 2003

 

Lettera ai ministri Marzano e Matteoli: "Il territorio verrebbe intaccato in maniera irreversibile"

"Un nuovo pozzo? No, grazie"

Intervento dei vescovi lucani contro l'estrazione di petrolio nel bosco di Gallipoli-Cognato

 

POTENZA- I vescovi lucani non vogliono che il territorio di Laurenzana venga perforato per l'estrazione petrolifera. Lo dicono a chiare lettere in un messaggio inviato ai ministri delle Attività produttive Marzano e quello dell'Ambiente Matteoli Nella missiva, scritta da monsignor Agostino Superbo titolare della Diocesi di Potenza- Muro Lucano a nome di tutti i presuli di Basilicata, viene respinto ogni ipotesi di estrazione in località Poggio del Caco, nel territorio di Laurenzana ai confini del parco Gallipoli- Cognato e quello della Val d'Agri Lagonegrese, di prossima istituzione. Perché, allora, questo "invito" accorato a che il governo nazionale scarti senza ombra di dubbio il progetto messo a punto dalla francese Totalfinaelf? Semplice. Proprio perché si tratta di un territorio vocato naturalmente al turismo- spiegano- non si comprende il motivo

Di un tale stravolgimento dell'area. Una zona, a ridosso dei comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa, situata a 1350 metri di altitudine, soprattutto "presa d'assalto" da un flusso enorme di turisti, specie da regioni limitrofe. E nel caso la società petrolifera d'oltralpe pensasse di mettere in azione le trivelle al fine di esplorare le viscere della terra per cercare oro nero «L'intero territorio verrebbe intaccato in maniera irreversibile» puntualizza monsignor Superbo «sconvolgendo» ogni possibilità di sviluppo. Insomma denunciano i vescovi è inutile insistere sulla creazione di un ennesimo pozzo «senza una vera e propria necessità». Come d'altronde avvenuto in Val d'Agri in cui la creazione del "Texas lucano" «ha portato cambiamenti etico-sociali negativi». Primi fra tutti la forte attrazione dovuta al vasto movimento di capitali. Che fa gola a molti.

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica9 novembre 2003

 

La lettera integrale dei lavoratori a monsignor Superbo e a Bubbico

"Un'alternativa al petrolio"

 

Pubblichiamo il testo integrale della lettera firmata dai giovani lavoratori di Corleto, indirizzata a monsignor Superbo e al presidente della Regione anticipata dal nostro giornale nell'edizione di ieri.

"Siamo un gruppo di cittadini che hanno trovato lavoro nell'ambito delle attività di estrazione petrolifera e che grazie a questa opportunità, da più di qualche anno riescono a vivere ed a garantire sopravvivenza anche alle loro famiglie. Grazie a tutto questo non abbiamo raggiunto la folta schiera di quanti nel corso degli anni sono stati costretti ad abbandonare la loro terra per trovare lavoro altrove. Le garantisco eccellenza che quando questi nostri compaesani che hanno subito la violenza dell'emigrazione raggiungono la nostra Corleto o Laurenzana per trascorrere le ferie ripartono sempre con la nostalgia che li accompagnò il giorno del primo distacco, purtroppo nei loro occhi si legge tutta la rabbia per il triste destino che hanno dovuto subire. Ora, eccellenza, quando lei unitamente agli altri vescovi della Basilicata siete costretti a parlare di petrolio pensate anche un po’ a noi e soprattutto a quanti con il petrolio potrebbe in questa terra amara, trovare un benché minimo sollievo e soprattutto non abbandonare i propri genitori anziani, vecchi al loro triste destino. Si purtroppo spesso, anzi quasi sempre a fare le spese dell'emigrazione sono i nostri genitori, i quali pensano di poter essere accuditi, in questa fase della vita dai propri figli. Invece, abbandonati al loro destino vivendo in condizioni pietose. I più fortunati, si fa per dire, vengono trasferiti negli ospizi, altri raggiungono a malincuore i propri figli ma tutti sradicati dalle loro abitudini vedono accelerato solo il percorso che li porterà al cospetto di Dio. Non ritenga questa nostra come lamento, perché sappiamo che ella ha imparato a comprendere l'enorme dignità del popolo Lucano, ma un semplice pensiero per entrare noi nel suo amabilissimo cuore, le chiediamo se riterrà utile avere un incontro con noi unitamente ai nostri amministratori locali di Corleto Perticara. Se lei eccellenza è convinto che la risorsa petrolio abbia portato cambiamenti etico-sociali come egli ha scritto al Ministero dell'ambiente, suggerisca al presidente Bubbico un'altra alternativa occupazionale perché l'occupazione e il rispetto dell'ambiente riteniamo siano gli obiettivi di tutti gli amministratori"

I lavoratori di Tempa Rossa

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Giovedì 13 novembre 2003

 Mons. Superbo difensore delle comunità della Basilicata

 

Abbiamo letto su "La Nuova " del 9 novembre la lettera dei giovani di Corleto occupati al petrolio nella località Tempa Rossa, inviata al presule della diocesi di Potenza monsignor Superbo che in conferenza episcopale aveva sollevato le sue preoccupazioni per l'imminente perforazione nel territorio di confine con il parco di Gallipoli-Cognato in località Caperrino Tempa Demma nord 1, interessanti i comuni dell'area Camastra -Alto Sauro tra cui, oltre Corleto e Laurenzana, Castelmezzano, Pietrapertosa (Dolomiti lucane) e Guardia Perticara che da oltre vent'anni hanno posto in essere una politica di recupero urbanistico. A parte il fatto che le pratiche estrattive risulterebbero configgenti con gli assetti ambientalisti e arrecherebbero irreversibile vulnus al settore turistico dei comuni suddetti che anziché incrementare l'occupazione sarebbero posti nelle condizioni di comprimerla per farla sostituire da una occupazione precaria nei comuni di Corleto e Laurenzana: l'occupazione nel settore petrolifero è non solo precaria, ma limitatissima ed egoistica in quanto l'esaurimento delle scorte si compierebbe nell'arco di meno un ventennio ed è limitata a pochi addetti reclutati per via clientelare e assorbe, come il caso di Corleto meno di venti giovani pari al 6/1000 della popolazione residente. Considerato che ogni addetto realizza oltre cinquanta milioni di vecchie lire, di salario, annue, è semplice osservare la discriminazione tra questi e i lavoratori d'altri settori. I giovani che si sono doluti con il presidente della conferenza Episcopale di Basilicata, hanno solo dimostrato di essere stati toccati nel loro egoismo perché non si sono chiesti se non costituisca privilegio l'occupazione di poche unità di giovani a fronte di molte centinaia di giovani disoccupati ai quali sarà precluso anche per l'avvenire una occupazione per i guasti ambientali che l'estrazione del petrolio determina, scoraggiando l'imprenditoria pulita di investire nelle zone a rischio. Anziché scrivere al vescovo quei giovani avrebbero dovuto proporre una turnazione della durata di un anno, in modo che il ricambio periodico potesse consentire una equa distribuzione del lavoro e, nel contempo, pensare a un accumulo di risparmio del reddito da lavoro da investire, anziché in acquisti di beni voluttuari, ad uso di attività imprenditoriali autonome, singole e associate, per assicurarsi un lavoro dignitoso e continuativo. Anche a voler prescindere da considerazioni serie come il denaro all'ambiente e alla salute dei cittadini, l'estrazione del greggio non costituisce affatto sviluppo del territorio, sia perché è limitato nel tempo men che medio sia perché nel corso e al completamento dell'estrazione, c'è da raccogliere solo i cocci su cui sono precluse le vie dello sviluppo, perché l'elemento fondamentale dello sviluppo economico, è di creare i presupposti per il ricorso sistematico alla scienza delle attività inventive e agli investimenti con il passaggio dello estensivo a quello intensivo nel quale la produzione cresce più rapidamente della popolazione dando così luogo a un prodotto pro-capite crescente. E' vero che una parte minima del valore del greggio viene erogata dalle società petrolifere a favore della regione e dei comuni interessati, sotto la denominazione di royalty che sono dei placebo elargite alle suddette istituzioni, che non essendo imprenditori capaci di creare impresa, li distribuiscono intensamente e spesso in modo clientelare: vere e proprie trances volte a incrementare il mortale assistenzialismo a cui le nostre popolazioni sono abituate. Per fare qualche esempio, il comune di Corleto ha proceduto alla liquidazione di qualche milione di euro in favore di entità produttive non lo erano e non lo sono diventate, pur avendo beneficiato del contributo a titolo individuale e non di impresa, cosa che ha portato alla scissione formale e virtuale di gruppi associati per realizzare un surplus delle spettanze e minore produttività. Per non parlare delle royalty dalle regioni per miliardi di euro anche in favore di chi possiede un fazzoletto di terreno e che impresa non è. Basta averne fatta domanda, perché sollecitati da Santoni con fascia tricolore, anche se studenti, ma figli di genitori eccellenti, che vivono nelle grandi metropoli per ragione di studio e che di agricoltura non conoscono neanche il significato. Questo non è sviluppo ma è rapina disgustosa e tinta di assistenzialismo clientelare che depaupera il territorio e le comunità anziché farli crescere. A monsignor Superbo un nostro grazie riconoscente che sia di stimolo a preservarne nell'azione sociale e religiosa.

Antonio Montano

Potenza

 

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 9 novembre 2003

 

Il petrolio e le strade a rischio

 

di NINO GRASSO

Il partito di maggioranza relativa del centrosinistra lucano, la Margherita, ha celebrato ieri a Potenza il suo primo congresso provinciale. Altrettanto farà oggi a Matera. Ma a tenere la battuta del dibattito politico e ad animare il confronto nella società civile di Basilicata è il Vescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo. Ancora ieri, infatti, i riflettori della cronaca sono rimasti accesi sull'inusuale "invito" che il presidente della Conferenza episcopale di Basilicata ha ricevuto dalla terza commissione consiliare permanente, all'indomani della lettera inviata dai Vescovi lucani al ministro dell'Ambiente sulle nuove estrazioni petrolifere nell'area del Camastra- Alto Sauro. Non è la prima volta e sicuramente non sarà l'ultima - che il presule della Diocesi di Potenza è chiamato a confrontarsi, nelle sedi istituzionali, con la classe politica di Basilicata. Nel corso di questa legislatura, mons. Superbo, accompagnato dagli altri Vescovi, ha già avuto modo di parlare, in seduta ufficiale, all'intero consiglio regionale. E il presidente della giunta, insieme con i suoi assessori, ha ricambiato la cortesia, recandosi presso il Seminario di Potenza per un incontro a porte chiuse. L'iniziativa assunta in terza commissione, per mano del capogruppo dell'Udc, Antonio Melfi, subito fatta propria dal presidente dell'organismo, il verde Franco Mollica, assume però un significato diverso, anche dal punto di vista protocollare. In commissione, si sa, il cerimoniale delle "audizioni" è sicuramente meno aulico di quello utilizzato in occasione delle grandi assise. Non a caso, il presidente Mollica s'è affrettato ieri a telefonare al presule lucano per spiegargli che, al contrario di ciò che era apparso in un primo momento, nessuno lo aveva «convocato». Ma semplicemente «invitato». E la differenza - sul piano formale - non è di poco conto. Mons. Superbo avrebbe potuto (se non addirittura dovuto) rifiutarsi di farsi «audire», per usare un brutto termine tratto dal linguaggio burocratico. Diverso è l'invito che, compatibilmente con gli impegni pastorali dell'arcivescovo, consentirà a mons. Agostino di proseguire il «dialogo» che egli da tempo va intessendo con il mondo politico lucano, come ben sanno i tanti amministratori locali che quotidianamente bussano alla sua porta. Certo, da attento conoscitore qual è dell'animo umano, ma anche - ne siamo certi - dei sottili ingranaggi che regolano il gioco tra i partiti, mons. Superbo è sicuramente consapevole del rischio a cui egli si è esposto. Perché un conto è parlare, in modo quasi ecumenico, di un problema generale e da tutti riconosciuto, qual è quello della disoccupazione: una vera e propria emergenza che, come egli ha avuto modo più volte di ricordare, va affrontata con «le lacrime agli occhi». Altra cosa è incamminarsi, sia pure con coraggio e con grande forza d'animo, sul terreno accidentato delle epocali scelte strategiche, intorno alle quali la società lucana continua a dividersi da anni. La partita petrolio, con lo scontro. In atto tra chi vorrebbe lasciarlo per sempre nelle viscere nella terra e tra chi invece ne auspica la estrazione immediata per farne materia prima dello sviluppo, impone a tutti - anche alla Chiesa - una visione meno schematica. Meno intransigente. Tale comunque da contemperare un giusto equilibrio tra difesa della natura e sviluppo economico. Se così non fosse, se cioè mons. Superbo è veramente convinto che la tutela dell'ambiente rappresenta un valore imprescindibile da qualunque altra valutazione di tipo sociale, egli dovrebbe scendere subito in campo e dare man forte, con l'autorevolezza della sua voce, al sindaco di Abriola, Vittorio Triunfo. Il quale, da mesi, va predicando al vento che è assurdo trasferire il petrolio dal pozzo di "Cerro Falcone", in territorio di Calvello, all'oleodotto di Viggiano facendo percorrere quotidianamente alle autobotti un percorso lungo e tortuoso di quasi duecento chilometri, quando se ne potrebbero fare poco più di trenta, solo per venire incontro alle pur giuste esigenze economiche degli autotrasportatori. Al contrario del sindaco di Castelmezzano, che è riuscito a sensibilizzare la Conferenza episcopale contro il pozzo della Totalfina di "Poggio del Caco", il primo cittadino di Abriola non ha mai pensato, evidentemente, di rivolgersi all'uomo che più di altri, in questo momento, è ascoltato dal potere politico. Se ci è consentito dare un suggerimento, Vittorio Triunfo chieda a mons. Superbo di percorrere con lui, in macchina, il tragitto che quotidianamente decine di bisonti della strada effettuano su arterie a rischio, su viadotti vecchi di un secolo, lungo la provinciale "5", poi sulla "16", da Abriola al bivio di Anzi, e giù giù sino a Potenza. Di qui, attraverso la Basentana, alla volta di Buccino, per raggiungere Polla, Sala Consilina, Atena Lucana. E infine la fondovalle dell'Agri, che porta sino a Viggiano. L'alternativa? Una strada che costeggia Marsico Nuovo. Cioè a un tiro di schioppo dal Centro Olio. E che nessuno, alla Regione, si è mai preoccupato di prendere in considerazione, ufficialmente perché - ci pare di capire - bisognerebbe sistemare un piccolo tratto di quattro chilometri. Di fatto, per non ridurre sensibilmente il costo del trasporto e, quindi, il giusto guadagno dei piccoli padroncini. Ovviamente, di queste potenziali "bombe" ecologiche, cinicamente fatte viaggiare su arterie che potrebbero essere risparmiate, sono in pochi a parlare. E anche quei pochi - come il sindaco Triunfo - restano inascoltati. I partiti di governo di tutto discutono, tranne che dei problemi quotidiani, che mettono a repentaglio la vita stessa delle persone- Poi accade che il partito di maggioranza relativa del centro-sinistra, che si chiama Margherita, svolga i propri congressi provinciali. Ma gli unici argomenti di interesse che paiono stuzzicare non solo l'interesse dei giornalisti, ma anche dei partecipanti, sono legati alla spartizione delle poltrone. Ai percorsi di carriera dei nuovi gruppi dirigenti. Alle guerre intestine tra le fazioni emergenti. Per la verità, ieri, nella sua relazione, il neo segretario provinciale di Potenza, Michele Radice, al pari di altri, ha fatto riferimento ai «richiami» della Conferenza episcopale, volti - ha detto - a «farci raddrizzare la rotta e a dare ascolto al territorio che, in più di qualche circostanza, si è sentito distante dalle decisioni politico-amministrative assunte, perché ritenute squilibranti o troppo settoriali». Ci auguriamo che il neo segretario provinciale del partito del fiore faccia tesoro del richiamo dei Vescovi. Ci auguriamo che, finita la fase congressuale, la Margherita, da forza autorevole di governo qual è, ricominci a fare politica sul serio. Affrontando i temi dello sviluppo. I problemi della gente. Le angosce quotidiane di migliaia di giovani senza lavoro. Altrimenti sarà gioco forza, per tutti noi, continuare a caricare mons. Superbo, e gli altri Vescovi lucani, di compiti impropri. Che non fanno capo alla Chiesa. Ma di cui il buon pastore, in assenza della politica, è costretto, suo malgrado, a farsi portavoce.

Nino Grasso

I,

Prosegue la polemica nei centri del Sauro-Camastra e della Val d'Agri sugli effetti dell'estrazione di idrocarburi

Abriola, dall'oro nero solo danni

Il sindaco Vittorio Triunfo rilancia il problema del "rischio" per il transito delle autocisterne

 

di ROCCO NIGRO

ABRIOLA- Mentre i sindaci di Laurenzana e Corleto Perticara, Mertoccia e Vicino si dicono convinti che in questa fase il petrolio rappresenta l'unica opportunità per l'economia  dei loro centri, a qualche chilometro di distanza, ad Abriola c'è chi, come il primo cittadino di questa piccola comunità del Potentino dell'"oro nero" vede soltanto danni e nessun beneficio. Dalla fine del mese di agosto infatti, il suo territorio è quotidianamente attraversato da una fila di autocisterne che, dal pozzo petrolifero denominato "Cerro Falcone 3" situato sul confine dei comuni di Calvello ed Abriola portano il greggio nel Centro Oli di Viggiano. Attraversando di fatto una provinciale, la n.16, vecchia, fatiscente, senza grandi misure di sicurezza e per lo più costeggiata da una nutrita schiera di aziende agricole- zootecniche che danno lavoro a moltissimi addetti. Da qui la necessità per il sindaco di Abriola, Vittorio Triunfo di scendere in campo e difendere i suoi amministratori. Prima chiedendo vari incontri con le istituzioni poi, minacciando il blocco della strada. Ma evidentemente nemmeno questo è servito a gran che. Visto che a tutt'oggi, il "problema - dice il sindaco Triunfo - non è stato risolto. Le richieste fatte dall'Amministrazione Comunale di Abriola non hanno avuto alcuna risposta, a parte un tavolo tecnico tenutosi presso l'Assessorato alle Attività Produttive della Regione Basilicata. Se fino a questo momento- aggiunge il primo cittadino Triunfo- non abbiamo messo in campo azioni di lotta per il blocco dell'arteria interessata dal trasporto del greggio è soltanto per un atto di responsabilità verso che fa questo lavoro, i quali hanno investito ingenti risorse nell'acquisto dei propri mezzi. Questo però non significa che il problema si debba considerare totalmente dimenticato. La questione resta sempre aperta e da parte nostra non mancheranno nei prossimi giorni azioni tali da evidenziare come a distanza di due mesi tutto è rimasto come prima". Con la provinciale che con il trascorrere dei mesi, a causa della percorrenza quotidiana di questi "bisonti" rischia di degradarsi ancor più ed il petrolio che per la sua comunità, almeno sino a questo momento non ha portato alcun beneficio in termini di sviluppo e di economia. Programma operativo Val d'Agri a parte per cui a parere del sindaco Triunfo, "così come è stato disposto e per renderlo operativo a mio parere ci vorrà moltissimo tempo".

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 11-11-03

Studi avviati dall'Università lucana. Individuata quest'area ad alta concentrazione di problemi diffusi in tutto il Sud
Benvenuti nel deserto di casa
Val d'Agri a rischio desertificazione. Ringraziamo anche il petrolio

potenza Il "deserto" avanza silenziosamente anche in Basilicata. Insieme alle regioni Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia, la Basilicata presenta numerose aree ad elevato rischio di desertificazione. Complessivamente, circa il 30 percento del territorio del Mezzogiorno è interessato da processi di degrado del suolo.
Da dieci anni l'Università lucana studia questi fenomeni e cerca di definire soluzioni per arginarli. Un primo, rilevante monitoraggio sarà condotto nella Val d'Agri, scelta dall'Unione europea come "area pilota" per uno studio contro la desertificazione. L'intero bacino (lungo circa 130 chilometri) secondo gli studiosi presenta, in un'area ristretta, una molteplicità di situazioni ambientali e socio-economiche estremamente interessante per una valutazione del fenomeno di sterilità del terreno. C'è un dato significativo: un terzo del territorio si avvia al degrado e una parte di questo (collocata nell'area sud) è interessata a processi di desertificazione irreversibili. Le cause: massiccia intensificazione dei processi produttivi, colture non adatte a particolari terreni, aumento della salinizzazione dei suoli e forte sfruttamento minerario.
I dati e le preoccupazioni intorno a questo fenomeno sono emersi durante la presentazione del master universitario di secondo livello per esperti in riqualificazione e gestione del territorio, lotta alla desertificazione e sviluppo sostenibile. L'idea del progetto, promosso dall'Università degli Studi della Basilicata insieme alla società Territorio spa, risiede nel creare una task force di 30 analisti capace di individuare i fenomeni legati al degrado del territorio e proporre soluzioni per arginarli. "Ghea", così è stato denominato il master, è il primo in Europa.

Gianni Sileo

ALTRO SERVIZIO IN CRONACA

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Martedì 18 novembre 2003

Abriola Blocca le autocisterne

Dopo l'ennesima perdita di greggio, il sindaco Triunfo pensa di non autorizzare il transito

 

di Rocco NIGRO

ABRIOLA - Prima l'attraversamento delle autocisterne, poi il versamento del petrolio. Da due mesi a questa parte il territorio di Abriola sembra proprio non prendere pace. Una macchia di petrolio delle dimensioni di circa quattro metri quadrati è stata ritrovata nella giornata di ieri, in una cunetta in località Casetta Bianca, nei pressi dell'incrocio della strada provinciale n. 16 con l'accesso al pozzo petrolifero Cerro Falcone 3. Molto probabilmente, a provocare il versamento del greggio sul terreno sarebbe stata una autocisterna che, appunto da questa località caricano il greggio alla volta del Centro di Oli di Viggiano. La zona interessata dal versamento del petrolio sarebbe situata in adiacenza ad un terreno vegetale ed i primi rilievi fatti sia dal dirigente dell'Ufficio Tecnico che dai vigili del Comune di Abriola, non solo non hanno potuto stabilire la quantità di petrolio effettivamente versato, ma hanno segnalato la necessità di effettuare lavoro di pulitura e bonifica del sito oggetto di incidente. Il sindaco del Comune di Abriola, Vittorio Triunfo, non ha perso un attimo di tempo nell'emettere nei confronti della società petrolifera che estrae il petrolio in località Cerro Falcone 3, un'ordinanza di immediata bonifica del sito oggetto del versamento del petrolio e dell'Arpab, L'Agenzia Regionale per l'Ambiente di Basilicata, di effettuare tutti i controlli così come prescrive la legge. Non solo, ma il primo cittadino di questo centro, proprio in virtù di quanto accaduto ha fatto nuovamente richiesta all'Amministrazione Provinciale di Potenza di installare idonea cartellonistica, lungo tutto il tratto di strada, nel quale si fa divieto di attraversamento dei mezzi pesanti. In parole più semplici si fa divieto ai mezzi del petrolio di attraversare questa arteria che come ha avuto più volte a ribadire il sindaco di questa piccola località del Camastra, Triunfo "non garantisce la necessaria sicurezza a causa di una sede stradale stretta e tortuosa, non è adeguata a sopportare il transito di automezzi di elevate dimensioni, crea problemi al traffico oltre che rischia di produrre effetti più durevoli e potenzialmente nocivi della mera estrazione degli idrocarburi poiché, un incidente, aggiunse in quella occasione il sindaco Triunfo, potrebbe causare l'avvelenamento del terreno e delle sottostanti falde acquifere dei torrenti". A vedere da come sono andate le cose nella giornata di ieri è stato semplicemente un facile profeta.

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Giovedì 20 novembre 2003

L'Autorità di bacino ha sospeso l'attività dopo la denuncia del Comitato sviluppo aree interne e del Wwf

Oleodotto, lavori senza "pareri"

A Marsicovetere, per la realizzazione da parte dell'Eni della "dorsale Volturino-Alli"

 

di ARTURO GIGLIO

MARSICOVETERE- I lavori per la realizzazione dell'oledotto interrato che l'Eni, in gergo tecnico-burocratico, chiama "dorsale Volturino-Alli", in area Monte Volturino, in territorio di Marsicovetere e ad un passo dai confini del comune di Calvello, si stanno svolgendo senza la richiesta dei prescritti pareri previsti dalla normativa in vigore e dalla stessa concessione per l'esecuzione di opere edilizie rilasciate dal Comune di Marsicovetere (la n.36/2003 del 5 maggio 2003). Quella che nelle settimane scorse era stata una "semplice" denuncia da parte del Comitato per lo sviluppo delle aree interne (l'organismo presieduto da Filippo Massaro che ha promosso la petizione per la "zona franca") e dal Wwf ha trovato autorevoli conferme. La prima è del segretario dell'Autorità di Bacino della Basilicata, ing.Michele Vita, che facendo riferimento proprio alla segnalazione del Wwf, rende noto che all'Autorità di Bacino "non sono stati richiesti pareri in merito alla realizzazione dell'oleodotto, di cui - aggiunge l'ing.Vita - non si dispone del tracciato". Il funzionario dell'organismo regionale ricorda che "nel caso in cui, come ci viene segnalato, il tracciato dovesse interessare aree a rischio idrogeologico, la realizzazione della condotta è subordinata al parere previsto dall'art.20 delle norme di attuazione del Piano stralcio per la Difesa dal Rischio idrogeologico". E su quest'ultimo aspetto non ci sono dubbi: la cartina (aggiornata a giugno 2002) del Piano stralcio per la difesa dal rischio idrogeologico, elaborata all'Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata, "fotografa" (in base alle notizie tecniche in possesso di Comitato e Wwf) il passaggio di una parte dell'oleodotto in area classificata "pericolosa". Di qui la decisione dell'Autorità di Bacino di ordinare la sospensione dei lavori. "E' l'ennesima testimonianza - commenta Filippo Massaro, non nascondendo la soddisfazione per il blocco dei lavori - dell'atteggiamento dell'Eni improntato a prepotenza e al mancato rispetto dei suoi interlocutori istituzionali, dai Comuni, alla Regione, agli organismi regionali preposti alla salvaguardia del territorio. Del resto riferisce Massaro - nella stessa concessione edilizia del Comune di Marsicovetere si fa esplicito riferimento all'attraversamento dell'area di pericolo riportata alla tavola 94 del Piano Stralcio per la difesa del rischio idrogeologico e quindi si afferma che dovrà essere eseguita con l'osservanza delle prescrizioni tecniche, eventualmente imposte, dall'Autorità dl Bacino". Per Massaro, "l'ennesima vicenda di sopruso dell'Eni ai danni del territorio della valle conferma la linea del Comitato tesa a contrastare ogni azione commessa nella illegalità". In consiglio comunale, i consiglieri Buono, Molinari e Bove, non a caso, avevano espresso il proprio voto di dissenso per "eventuali danni ambientali che possono insorgere dall'attraversamento dell'oleodotto in zone ad alto rischio idrogeologico. Non ci sentiamo orgogliosi - è scritto nella nota messa a verbale -come il nostro sindaco ha dichiarato di donare, di fatto, indirettamente all'Agip una parte del nostro territorio senza che il comune di Marsicovetere possa trarre i profitti che altri Comuni hanno già ottenuto ed otterranno in futuro".

 

Articolo tratto da la Nuova Basilicata

Domenica 23 novembre 2003

Soddisfatto il presidente del Comitato sviluppo aree interne Filippo Massaro

Petrolio, per la "zona franca" già raccolte diecimila firme

 

di ANTONIO MURANO

VILLA D'AGRI- Il Comitato per lo sviluppo delle aree interne attraverso la petizione popolare per l'istituzione della "zona franca" nel territorio interessato dall'attività petrolifera (30 Comuni della Val d'Agri, della Val Camastra-Sauro, individuati con le deliberazioni di Giunta e Consiglio Regionali), è impegnato in questi giorni in iniziative ed incontri negli stessi comuni del "comprensorio degli idrocarburi" per "saldare" la protesta contro il cimitero di scorie radioattive a Scanzano con la richiesta delle popolazioni di Val d'Agri-Val Camastra-Sauro di maggiori garanzie in tema di tutela ambientale e di salvaguardia della salute. La petizione (ai sensi dell'articolo 61 dello Statuto della Regione) sinora, vale a dire in meno di tre settimane dalla sua presentazione ufficiale -ha riferito il presidente del Comitato Filippo Massaro- ha già superato le 10 mila firme di adesione. Un risultato eccezionale a riprova della ferma volontà di autodeterminazione delle comunità locali interessate e dell'intera regione che attraverso la "zona franca" possono guardare con maggiore fiducia al proprio futuro. Un risultato reso possibile anche dalla nuova consapevolezza che si è concretizzata con la grandissima manifestazione di domenica a Scanzano. Massaro ha partecipato a tutte le manifestazioni di protesta che si sono svolte negli ultimi giorni ed in particolare al "presidio" del Centro Olii Agip di Viggiano (tuttora in corso) che rappresenta il "simbolo" più significativo dei danni ambientali provocati dall'attività petrolifera e del mancato sviluppo delle comunità locali, tenuto conto che una "manciata di posti di lavoro non si può certamente considerare una contropartita adeguata rispetto al prezzo pagato dalle comunità". Il Comitato ha già trasmesso la petizione al Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, e ai capigruppo parlamentari affinché in occasione della Legge Finanziaria possa essere accolta come provvedimento governativo, questa volta- ha sottolineato Massaro- un provvedimento positivo e non punitivo come quello che riguarda Scanzano Jonico.

 

 

 

Per VAL D'AGRI e SAURO-CAMASTRA

Istituire ZONA FRANCA

per ottenere dal petrolio

REALI CONDIZIONI DI SVILUPPO e NUOVA OCCUPAZIONE

 

L'Oro nero, a distanza di tanti anni, continua a produrre ricchezza solo per le compagnie petrolifere. Nonostante gli accordi e le intese sottoscritti dalla Regione, le comunità dei comprensori interessati dallo sfruttamento del petrolio, non Conoscono ancora i vantaggi

Le royalties si sono rivelate un'elemosina, di cui le popolazioni della Val D'Agri e della VaI Sauro-Camastra, alle prese con i fenomeni di emigrazione e "nuova povertà",  per dignità, non sanno cosa farne

Siamo costretti a convivere con i danni quotidiani delle attività petrolifere, danni alla salute, danni per le aziende agricole, per il turismo e con il rischio di "incidenti" sia nelle strutture di lavorazione del greggio che per il traffico pesante delle autocisterne

 

LA ZONA FRANCA CHE PROPONIAMO CON LA PETIZIONE POPOLARE RAPPRESENTA INVECE UN MODO CONCRETO PER OTTENERE REALI BENEFICI A FAVORE DEI CITTADINI DI TUTTI I 30 COMUNI COMPRESI NEL "BACINO PETROLIFERO LUCANO".

 

CON L'ISTITUZIONE DELLA ZONA FRANCA DA PARTE DEL GOVERNO NAZIONALE, OGNI FAMIGLIA SPENDERA' DI MENO PER I CONSUMI DI RISCALDAMENTO DOMESTICO E PER I TRASPORTI.

ANCHE L'ENERGIA ELETTRICA AD USO INDUSTRIALE COSTERA' DI MENO FAVORENDO NUOVI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI, E LE AREE INTERNE DIVENTERANNO ZONA Dl INTERSCAMBIO COMMERCIALE CON NUOVA, QUALIFICATA E DURATURA OCCUPAZIONE.

 

PER TUTTE QUESTE RAGIONI FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE POPOLARE (ai sensi dell'articolo 61 dello Statuto Regionale) E DIVENTA PROTAGONISTA DELLA NUOVA STAGIONE DI RISCATTO DELLE COMUNITÀ' DELLA VAL D'AGRI E DELLA VAL SAURO-CAMASTRA.

 

PROPOSTA DI DEFISCALIZZAZIONE:

 

Riduzione del 50%     * costo benzina alla pompa

                                           * gasolio

                                           * metano riscaldamento

                                           * canone acqua

                                           * bolletta energia elettrica

Il Comitato per lo Sviluppo

delle Aree Interne Lucane

Il Presidente Filippo Massaro

 

 

Articolo tratto da il Quotidiano

Giovedì 27 Novembre 2003

VIGGIANO In 300 davanti ai cancelli della struttura dell'Eni

Centro oli presidiato

Digilio: bisogna passare a iniziative più dure

 

VIGGIANO - Per protestare contro il decreto che individua a Scanzano Jonico il sito delle scorie nucleari circa 300 persone presidiano gli accessi al centro oli di Viggiano dell'Eni, dove il greggio estratto subisce una prima lavorazione, per poi essere trasferito alla raffineria di Taranto con l'oleodotto. Il presidio a Viggiano è in corso da alcuni giorni, promosso dal capogruppo di An al consiglio regionale, Egidio Digilio. Ieri sono arrivati tre autobus di manifestanti dal Metapontino. «E' giunto il momento - ha detto Digilio - che la protesta passi alla fase due, vale a dire quella delle iniziative più dure che toccano interessi economici nazionali. Il petrolio, quale risorsa strategica nazionale -ha aggiunto - è senza dubbio una -"corda sensibile" per premere sul governo e ottenere non modifiche formali ma la scomparsa di Scanzano Jonico dal decreto- legge». «Del resto, già dai primi giorni di mobilitazione popolare - ha ricordato Digilio -ho indicato questa strada come quella più efficace per ottenere il risultato da tutti auspicato. Senza voler sminuire i tentativi di mediazione e di confronto di carattere istituzionale e politico, sono convinto - ha proseguito -che da questa, come dalle altre iniziative di lotta che verranno tra oggi e domani, ci sarà la spallata decisiva al provvedimento del governo». Digilio si dice anche convinto «che chi già sta mettendo le "mani avanti" sul risultato finale commette un grande errore di meschinità politica, perché, dopo l'imponente manifestazione di domenica scorsa, dopo tutte le iniziative di protesta, ad opera di ogni categoria sociale, e le azioni spontanee assunte direttamente da singoli cittadini lucani residenti in Italia e all'estero, è sin troppo evidente che il superamento del traguardo è solo e unicamente merito del popolo lucano e della solidarietà e del sostegno nazionale che si è costruito intorno al protagonista della lotta». Digilio ha invitato il governatore Bubbico a sostenere la protesta «affinché con il suo appoggio dia più forza istituzionale alla nuova protesta che salda il petrolio al nucleare». «Oggi Alleanza nazionale, tutta la classe dirigente e i militanti del partito, a differenza di altri che preferiscono la frequentazione dei palazzi romani, salvo sporadiche apparizioni in piazza, sono impegnati in una nuova prova di mobilitazione, dando seguito al presidio del Centro Olii Eni di Viggiano cominciato da qualche giorno». Il capogruppo di An in consiglio regionale, Egidio Digilio, ha infine rivolto «un accorato appello ai sindaci delle Valli dell'Agri, della Camastra e del Sauro, alle popolazioni del comprensorio petrolifero, agli studenti e ai lavoratori perché partecipino alla manifestazione di Viggiano con il blocco di ogni attività produttiva». Le attività del centro, da quanto si apprende, proseguono regolarmente. Il coordinamento degli amministratori dei 30 comuni della Basilicata, nei cui territori vi sono le estrazioni di petrolio, hanno deciso di presidiare, per protesta contro il decreto sui sito delle scorie nucleari, dal prossimo 1 dicembre il centro oli di Viggiano, dove i 66.000 barili di greggio estratti ogni giorno subiscono una prima lavorazione prima di essere trasferiti alla raffineria di Taranto con l'oleodotto. «La Val d'Agri - hanno affermato gli amministratori, in un documento- ha il dovere di sollevarsi ufficialmente per portare all'attenzione dell'intero paese come, con la nostra area, per la presenza delle estrazioni petrolifere e del centro oli, la Basilicata stia già pagando il suo contributo alla nazione».

 

 

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