Articolo tratto da LA GAZZETTA DI POTENZA Sabato 21 settembre 2002

 

Nel primo semestre del 2002 la bilancia dell'export registra un'impennata grazie all'"oro nero" e alle automobili

La Basilicata esporta il petrolio

Venduto greggio per 14,2 milioni di euro. E se aderissimo all'Opec?

 

POTENZA- C'è chi, nel resto d'Italia, l'ha ribattezzata «il Texas del Belpaese». E chi, addirittura, ipotizza una sua entrata nell'Opec, l'organizzazione mondiale dei Paesi esportatori di petrolio. La Basilicata non è più soltanto produttrice di «oro nero» e comincia a vendere all'estero il greggio estratto in Val d'Agri, facendo registrare dati che coincidono con i criteri di «entrata» fissati dall'organismo nato quarant'anni fa a Baghdad.Non è più solo una provocazione, dunque, l'ipotesi di ingresso della Basilicata nell'Opec, anche se va ricordato che si tratta di un'organizzazione di Stati, non di regioni. Ma veniamo ai dati: nei primi sei mesi del 2002 abbiamo esportato petrolio per 14,2 milioni di euro. E' quanto risulta dall'analisi geografica e territoriale dei dati Istat sulle esportazioni delle regioni Italiane nel primo semestre del 2002. Facendo una stima nel primo semestre del 2002 con il prezzo medio di 22 dollari al barile e il dollaro a 0,96 euro, il greggio estratto in Basilicata ed esportato, ammonterebbe ad oltre 600 mila barili. Da segnalare, inoltre, che si tratta di numeri relativi solo a 12 giorni di estrazione, quindi destinati ad una «impennata» quando saranno spalmati su tutto il semestre preso in considerazione. L' export di petrolio rappresenta l'1,8 per cento delle esportazioni totali lucane che nei primi sei mesi del 2002 sono state di 794,4 milioni di euro. Rispetto allo stesso periodo del 2001 l'export lucano è cresciuto del 35,2 per cento, un dato che ci colloca ai vertici della classifica nazionale ma che, ovviamente, non rispecchia fedelmente la «bilancia» dei rapporti delle imprese lucane con l'estero. Una bilancia troppo influenzata dal mercato delle auto (la presenza della Fiat in Basilicata è determinante per il raggiungimento di certi risultati) e, come dicevamo, dal petrolio, destinato sempre di più ad essere «traino» dell'export made in Basilicata. Per quanto concerne le automobili, nei primi sei mesi del 2002 ne sono state esprtate per 519,9 milioni di euro, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2001 del 51,2 per cento (le vetture rappresentano il 65,5 per cento delle esportazioni lucane). Sono, cresciute anche le esportazioni di salotti del polo di Matera passando dai 97,2 milioni di euro del 2001 ai 117,6 del 2002 con un «balzo» del 14,8 per cento. Riguardo alle esportazioni di petrolio esse derivano dal giacimento della Val d'Agri che ha riserve per 480 milioni di barili di greggio ed è suddiviso in due concessioni «Cerro Falcone», controllata al 55 per cento dall'Enterprise Oil (gruppo Shell) e al 45 per cento dall'Eni, e «Monte Alpi», controllata al 60 per cento dall'Eni e al 40 per cento dall'Enterprise Oil. Sulla scia dei dati dell'export si puo certamente affermare che l'economia lucana «tiene». Mentre a livello nazionale ed internazionale gli esperti registrano un progressivo rallentamento, la Basilicata riesce ad «assorbire» senza particolari problemi l'urto di una congiuntura non proprio positiva. Ma dopo aver archiviato un 2000 molto positivo - forte di un Pil attestato sul +3,7 per cento- , anche da noi non mancano segnali di un indebolimento del trend di crescita.

Massimo Brancati

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