Articolo tratto da la Nuova Basilicata mercoledì 20 novembre 2002

In merito alla compatibilità ambientale nei comuni di Calvello, Marsico Nuovo e Marsicovetere

L'Eni "rivendica" i quattro pozzi

Richiesta alla Regione la riubicazione delle postazioni "già esistenti" o "da autorizzare"

di ENZO ROMEO

VIGGIANO - La richiesta di riubicazione, presentato all'Ufficio compatibilità ambientale del dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, di quattro pozzi di petrolio in Val d'Agri da parte di Eni, riaccende il dibattito, veramente mai sopito, in ordine all'utilizzo del petrolio in Lucania. La richiesta presentata ieri agli uffici regionali di riubicazione di quattro pozzi già esistenti e autorizzati e localizzati nei comuni di Calvello, Marsicovetere e Marsico Nuovo rientra nell'ambito della concessione "Volturino" una delle più grandi della Val d'Agri, rilasciate dal Ministero dell'Industria all'Agip (oggi Eni) nel '93. Secondo le stime di tecnici questi pozzi della concessione "Volturino" vedono nel loro sottosuolo la presenza di 11 milioni di metri cubi di olio e 2,4 miliardi di metri cubi di gas "associato", di questa concessione sono contitolari l'Eni al 45 per cento e l'Enterprise Oil Italia (gruppo Shell) al 55 per cento. Nello stesso tempo è richiesto da parte dell'Ente petrolifero nazionale l'autorizzazione alla sostituzione di una condotta nuova più grande per il collegamento del pozzo Cerro Falcone due. Nell'attuale momento storico del dibattito sul Petrolio caratterizzato dalle richieste da più parti avanzate di sospensione dell'estrazione "dell'oro nero" e dalle grandi incertezze per la salvaguardia dell'ambiente, della qualità della vita e per un più corretto governo delle trasformazioni territoriali, questa richiesta sicuramente alimenterà il dibattito su petrolio si, petrolio no. In tale situazione si inquadra la richiesta di riubicazione dei pozzi Cerro Falcone 4, 6, 7 e 9, condizionato dalla necessità e dall'urgenza di estrarre il petrolio da parte delle società concessionarie, che già contribuisce e ancora di più contribuirà alla ricchezza economica del Paese quest'enorme tesoro nascosto nel sottosuolo della Basilicata. Ma, resta la contraddizione della compatibilità ambientale per la natura e la dimensione dei giacimenti, il vasto territorio interessato in un'area dichiarata a forte sensibilità ambientale e dove dovrebbe nascere il Parco Nazionale della Val d'Agri-Lagonegrese, che nel breve e medio periodo rappresenta problemi di generale e di grossa portata sui quali si gioca il destino e il futuro della Val d'Agri e della Basilicata, sui quali poggia l'impalcatura di tutti i processi di sviluppo per sostenere condizioni di crescita economica e sociale della Basilicata.

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