articolo tratto da “la Nuova Basilicata”

Mercoledì 3 aprile 2002

Le operazioni finanziarie sul futuro della società Enterprise Oil

Il petrolio diventa britannico

Un gruppo inglese acquisterà l’impresa petrolifera, in attività in Val d’Agri, che faceva gola anche all’Eni

La società detiene il 55% della concessione “Cerro Falcone”, il 40% di “Monte Alpi” e il 25% di “Tempa Rossa” (nel Sauro)

POTENZA- Grandi novità vengono dagli ambienti finanziari internazionali sul futuro della società petrolifera Enterprise Oil che, com’è noto concentra la propria attività italiana in Val d’Agri, dove vi è il più grande giacimento di petrolio dell’Europa continentale, con 480 milioni di barili di riserve stimate, e la società partecipa a due delle quattro concessioni dell’area. Il gruppo britannico Shell- Royal Ducht, ha deciso di acquisire, attraverso il lancio di un’opa amichevole a 725 pence per azione, Enterprise Oil, società energetica indipendente inglese nei cui confronti, nelle scorse settimane anche l’italiana Eni aveva mostrato interesse. L’operazione annunciata dal colosso dell’energia anglosassone, è stata valutata sui 4,3 miliardi di sterline e prevederà (oltre all’assunzione di un debito pari a 0,8 miliardi di sterline) il pagamento da parte del gruppo Shell-Royal Ducht, in contanti, di 725 pence per ogni azione di Enterprise Oil, il 15% in più rispetto al prezzo di chiusura dello scorso giovedì, ultimo giorno di scambi prima delle feste pasquali. In qualità di advisor dell’operazione, Shell-Royal Ducht, sarà assistita da Salomon Smith Barney, mentre Enterprise Oil sarà affiancata da Rotshild and Sons e da Morgan Stanley. Enterprise Oil detiene, inoltre, titoli minerari “off shore” nell’Adriatico e al largo delle coste della Calabria e “on shore” nella fossa bradanica, nell’Appennino centrale, nella Pianura Padana e in Sicilia. La società, in particolare, detiene in Val d’Agri il 55 per cento della concessione “Cerro Falcone” e il 40 per cento della concessione “Monte Alpi” (le altre quote in entrambi i casi sono detenute dall’Eni), inoltre, nel giacimento di “Tempa Rossa” (420 milioni di barili di riserve stimate nella Val di Sauro) Enterprise è titolare del 25 per cento della concessione (le altre quote sono suddivise tra Total Fina Elf, il 50 per cento, ed Exxon Mobil, il 25). Per lo sviluppo delle sue attività nei due giacimenti petroliferi in Basilicata, l’Enterprise Oil Italiana ha ottenuto nel 1999 un prestito dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) di 200 milioni di euro (circa 400 miliardi di lire). Nelle scorse settimane, in occasione dell’attivazione dell’oleodotto tra il centro oli di Viggiano (Potenza), dove il petrolio estratto in Val d’Agri subisce una prima lavorazione, e la raffineria di Taranto dell’Eni, l’amministratore delegato della Enterprise Oil, Sam Laidlaw, ha sostenuto che “il giacimento della Val d’Agri porterà all’Enterprise Oil importanti ricavi e una parte importante della produzione futura”.

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 - La Nuova Basilicata – 4 aprile 2002

L’Eni non commenta l’operazione di controllo dell’ Enterprise Oil

 Sui pozzi lucani la bandiera Shell

In Vai d’Agri i maggiori giacimenti petroliferi della multinazionale

 di ARTURO GIGLIO

POTENZA - Il “giorno do­po” l’operazione finanzia­ria della multinazionale Shell per il controllò del­l’Enterprise 0il, l’Eni incassa il colpo e non intende commentare. Una giornata doppiamente negativa per la società petrolifera italiana perchè sempre a Londra (dove è stata organizzata l’opa amichevole a 725 pence per azione Enterprise 0il) il prezzo del greggio e schizzato al livello massimo degli ultimi sei mesi. Per la prima volta, dal settembre 2001, il “brent” ha superato la soglia dei 26 dollari al barile. Per l’Eni la “batosta” è forte, tenuto conto che la compagnia britannica detiene solo in Val d’Agri il 55 per cento della concessione “Cerro Falcone” e il 40 per cento della “Monte Alpi” e nel comprensorio Sauro-Camastra il 25 per cento di “Tempa Rossa” (un giacimento stimabile in 420 mi­lioni di barile), oltre ad attività minerarie nell’Adria­tico, nella pianura Padana e in Sicilia. L’amministratore delegato dell’Eni Vitto­rio Mincato solo qualche giorno fa aveva espresso la disponibilità a pagare un premio per l’acquisto del­l’Enterprise Oil che non su­perasse però i 6,25 miliardi di euro. La compagnia bri­tannica - nonostante il fat­turato negativo del 2001, con il 24,5 per cento in me­no ed un utile netto ancora peggiore (meno 33,7 per cento) -  dal 1999 rientrava nell’interesse del gruppo del “cane a sei zampe”. Un interesse che non è venuto meno anche dopo la diffusione dei dati 2001. Ciò si spiega in particolare per le grandi riserve petrolifere amministrate dall’Enter­preise Oil: al 31 dicembre scorso, asse ammontavano a 1,487 miliardi di petrolio, con una sostituzione delle riserve che lo scorso anno è proseguita ad un ritmo del 160 per cento (escluse le nuove acquisizioni) ­.

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 - La Nuova Basilicata – 5 aprile 2002

 

Con l’arrivo in Basilicata della Shell ci si interroga sul destino dell’accordo sul petrolio.

L’intesa è superata?

Belisario: “Rinegoziare condizioni e garanzie per ambiente e royalties

 POTENZA - Quando tra qualche giorno sui pozzi petroliferi della Val d’Agri (Cerro Falcone e Monte Alpi) e del Sauro (Tempa Rossa) sventolerà la bandiera della Shell (che ha ac­quisito il controllo dell’Enter­prise Oil) avrà ancora “valore” l’intesa istituzionale Regione-­Stato-Eni basata essenzial­mente sulla “tutela dell’inte­resse strategico italiano” rappresentato dalla importante fonte energetica”? L’interroga­tivo, dopo le prima notizie sull’affare petrolifero-finanziario “consumato” a Londra, comincia a circolare nei “palazzi” del­la politica regionale. Il primo a dare una risposta è il capo-gruppo di Italia dei Valori Fe­lice Belisario, secondo il quale “siamo in presenza di un’operazione di privatizzazione dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Basilicata e per questo e nei fatti l’accordo di programma è superato”. Be­lisario “detta” le nuove condizioni per ritornare al tavolo delle trattative: “azzerare l’accordo” perchè - spiega - è mutato nei soggetti che l’hanno firmato; “bloccare qualsiasi nuova autorizzazione alla ricerca di idrocarburi”; “rinegoziare” le condizioni per ottenere maggiori garanzie a favore delle comunità locali e dell’intera regione. Su quest’ultimo punto, il dipietrista precisa che “dai nuovi padroni del petrolio lucano occorre ottenere, come minimo, le stesse garanzie richieste all’Eni in tema di tutela ambientale, di assunzion­i di manodopera locale, di pagamento delle royalties. La Regione - aggiunge Belisario -è stata colta di sorpresa dall’o­perazione finanziaria di compravendita dell’Enterprise 0il, anche se le responsabilità maggiori ricadono sul rnana­gement dell’Eni che non ha saputo (o voluto) contrastare le manovre, nonostante disponesse delle informazioni in tempo reale. Ma - continua -mi rifiuto di accettare il fatto che il ‘saccheggio ambientale’ della nostra regione debba essere deciso nella City  di Londra. E’ un altro duro colpo al federalismo che specie alla luce delle modifiche dell’articolo quinto della Costituzione e quindi dei nuovi poteri attribuiti alle Ragioni anche nel settore energetico dovrebbe specie in Basilicata marciare in maniera più spedita”. La riflessione dell’esponente di Italia dei Valori riguarda l’iter dell’Agenzia Regionale per l’Energia prevista nei documenti del Governo Regionale sul petrolio. Con l’arrivo della Shell in Basilicata si assottiglia anche la percentuale di petrolio di proprietà della compagnia italiana e quindi si riduce l’operatività dell’Agenzia lucana. Per Belisario “sono riflessioni che chiamano in causa anche la Casa per le Libertà che - dice - non ha certo alcun motivo per gioire e anzi dovrebbe far sentire il fiato al collo del Governo ‘amico’ perché vigili su queste operazioni finanziarie e chieda conto al gruppo diri­gente dell’Eni del suo operato, sempre nell’interesse strategico nazionale. A noi di Italia dei Valori - conclude il capogruppo - l’unica globalizzazione che può piacerci è quella dei diritti, non certo quella dello sfruttamento”.

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