LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 26.03.2001

 

DIBATTITO. Regole, costi e vantaggi senza pregiudizi

Questo petrolio in Basilicata

non tutto l'oro nero luccica

 

di NICO PERRONE

 

C era sentore fin dagli anni Trenta che nel sottosuolo della Basilicata dovesse esserci del petrolio, ma le ricerche metodiche sono incominciate solo nel 1999. Calvello oggi è la capitale della campagna di sfruttamento petrolifero del gruppo Eni e di qualche società straniera. Gli altri centri petroliferi sono Anzi, Laurenzana e Abriola nella Val Camastra, ma ve ne sono anche in altre zone della Val d'Agri e della Val Basento.

Questo petrolio sembra essere di qualità molto buona: quanto a estensione delle riserve, il settimanale inglese TheEconomist le ha stimate in circa la metà di quelle, ricchissime, del Kuwait.

Per le ricerche, i tecnici producono delle esplosioni a circa 30 metri di profondità, nelle campagne, nei boschi, sotto il letto dei fiumi, nelle valli. Attraverso le misurazioni che si ricavano dalle onde d'urto degli scoppi, vengono localizzati i giacimenti. Per accedere ai luoghi di ricerca si adoperano mezzi pesanti e talvolta anche elicotteri con carichi sospesi. Si sono fatte esplosioni persino nei parchi d'interesse comunitario europeo dell'Abetina di Laurenzana, della Faggeta di Monte Pierfaone, della Serra di Calvello, del Bosco di Rifreddo, del Monte Volturino e del Pollino.

Ovunque si danneggiano alberi, coltivazioni, case; si producono scorie inquinanti, restano sporcizia e devastazione: tutto questo crea problemi alle colture e alla pastorizia e perciò sono sorti comitati spontanei di protesta. L'ambiente, in Basilicata, consiste in acque sorgive, in pascoli con razze bovine e caprine antichissime che vivono allo stato brado, in coltivazioni di grano duro pregiato, in scavi archeologici, in paesi turisticamente notevoli.

In questo periodo si parla molto di acqua, specialmente nel Mezzogiorno, perché se, ne scopre improvvisamente la carenza. Ebbene, le estrazioni petrolifere hanno causato danni all'acquedotto nella zona di Viggiano. Ma danni più seri minacciano la ricca falda acquifera della Basilicata, che alimenta l'Acquedotto Pugliese e le sorgenti di acque minerali, tutte di elevato valore ambientale ed economico. Sul lungo periodo può derivarne un danno irreversibile. Il petrolio è una ricchezza per le società estrattrici, ma lascia poco nelle casse delle regioni sfruttate: la Nigeria, uno dei massimi produttori mondiali, ha più della metà della propria popolazione che sopravvive con meno di un dollaro al giorno, dopo aver perduto anche le sue acque.

Quanto all'aspetto economico, le royalties ricavate dal petrolio finora appaiono modeste: la Regione Basilicata, con spese annuali dell'ordine di 2.000 miliardi, nell'ultimo esercizio prevedeva introiti dall'estrazione del petrolio di soli 3 miliardi e 140 milioni. Il petrolio inoltre dà poco lavoro, e prevalentemente a tecnici altamente specializzati che, vengono da lontano.

Finora la politica, senza differenze notevoli fra i diversi schieramenti, si è trovata impreparata dinanzi a questi nuovi problemi: perciò ha lasciato fare, fidando in alcuni vantaggi immediati, soprattutto, d'immagine. Bisogna invece, affrontare rapidamente la questione petrolio, senza pregiudizi e senza entusiasmi, dopo aver predisposto un quadro di regole da rispettare, di costi e di vantaggi per le popolazioni.

Torna ad Oil Story 2001

Torna a Lucani: Popolo in via di estinzione