LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 14.04.2001

Dibattito. Gli ambientalisti lucani e i pozzi dell'Eni

 

«In Val d'Agri il petrolio minaccia all'ambiente e al Parco nazionale»

Sos Lucania, Wwf di Basilicata, Club Alpino Italiano - sezione di Potenza, Osservatorio per l'ambiente lucano, condividono completamente l'articolo del prof. Nico Perrone apparso il 26 marzo scorso sulla Gazzetta del Mezzogiorno, dal titolo «Questo petrolio in Basilicata, non tutto l'oro nero luccica».

L'intervento del prof. Perrone sintetizza con obiettività e rigore le gravi questioni legate alla grande illusione del petrolio, ponendo l'accento sul saldo assolutamente negativo tra sviluppo, compatibilità ambientale e sfruttamento petrolifero.

All'articolo del prof. Perrone è seguita la replica (Petrolio, è tutto oro e non danneggia le falde d'acqua) affidata al coordinatore del Comitato paritetico per l'attuazione del protocollo d'intesa Regione Basilicata-Eni; ing. Michele Vita. Continuare, come fa Vita, a sostenere la compatibilità tra petrolio e ambiente è un'offesa all'intelligenza dei lucani e soprattutto di quelle popolazioni (non solo della Val d'Agri ma anche delle valli del Camastra e del Sauro) che ormai da anni convivono con le variegate attività dell’Eni e delle società ad essa collegate E se la Regione ha speso ogni energia per rendere compatibili le attività estrattive con le esigenze di tutela ambientale, evidentemente le ha spese male perché i cittadini di queste aree non ne sono accorti. Viceversa, è facilmente riscontrabile il disprezzo e l’arroganza della multinazionale del petrolio ( è il caso di rammentare che l'Eni non è più l'ente petrolifero di Stato?) per il nostro territorio.

Checché ne dica Vita, l'Eni si è fatta un baffo della legge regionale che vieta l'attività di coltivazione e di ricerca nelle aree protette della regione: con l'assenso dell'Amministrazione regionale e di alcuni dirigenti (che pure fanno parte del Comitato coordinato dall'ing. Vita ) l'Eni non ha esitato a violare aree altamente protette, siti dichiarati di importanza comunitaria; come il Bosco di Rifreddo, l'Abetina di Laurenzana, la Sellata di Abriola, il monte Volturino, ecc. Aree che godono della. massima protezione, dove non è consentita neppure la raccolta dei funghi.

Le società di ricerca dell'Eni hanno fatto brillare le loro micidiali cariche esplosive di cui parla Perrone anche a Fossa Cupa, a pochi metri da una delle più importanti sorgenti che alimenta l'acquedotto pugliese, nell'alveo dei fiumi che alimentano la diga Camastra, in cima al Volturino.

E del sistema di monitoraggio ambientale, cui fa riferimento l'ing. Vita, neppure l'ombra, così come alle popolazioni della Val Camastra-Sauro e della Val d’Agri non risulta che per le ricerche siano stati impiegati sistemi diversi da quelli che utilizzano le esplosioni sotterranee. Lo sanno bene quei cittadini le cui case ed i cui terreni, a seguito delle esplosioni, hanno subito lesioni e danni.

Ciò che non è stato detto nell'articolo di Perrone e, ovviamente, in quello di Vita, è che l'area interessata dall'attività petrolifera aumenta ogni anno e si sovrappone a quella su cui dovrebbe sorgere (mai, come in questo caso, il condizionale è d'obbligo) il Parco nazionale della Val d'Agri e del Lagonegrese. In perenne attesa che il ministro dell'Ambiente emani il decreto di perimetrazione del parco, i confini si restringono e si modellano secondo le esigenze di sfruttamento della potente lobby petrolifera.

A fronte di tutto questo, stiamo ancora aspettando le “favoleggiate” ricadute economiche (descritte da Vita come il grande affare della Regione) che, quand'anche superassero le cifre da lui fornite, sarebbero ridicole se paragonate a ciò che stiamo perdendo in modo irreversibile e all’enorme profitto che l’Eni sta ricavando e che ricaverà dall'attività di estrazione.

Sos Lucania – Wwf Basilicata - CAI sez. Potenza - Osservatorio per l'Ambiente Lucano

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