LA GAZZETTA DEL MEZOGIORNO 31.03.2001

Intervento 2. Pietro Simonetti: abbiamo vantaggi, ma vigiliamo sull'ambiente

La Basilicata «vittima» del petrolio? il contrario

PIETRO SIMONETTI *

 

Leggo, sulla prima pagina della Gazzetta, un articolo del prof. Nico Perrone. Ancora una volta, si affrontano le questioni delle risorse petrolifere in Basilicata.

Il quadro che emerge dall'articolo non corrisponde alla realtà. Si può avere una opinione, questo è legittimo anzi è positivo. Non si può piegare la realtà per «veicolare» una opinione. Ecco un esempio: «ovunque si danneggiano alberi, coltivazioni, case; si producono scorie inquinanti, restano sporcizia e devastazione». Sembra il bollettino di una guerra. Ancora, quanto «all'aspetto economico, le royalties ricavate dal petrolio finora appaiono modeste. La Regione Basilicata con spese annuali nell'ordine di 2mila miliardi, nell'ultimo esercizio prevedeva introiti dall'estrazione del petrolio di soli 3 miliardi e 145 milioni».

In effetti il bilancio della Regione Basilicata del 2000 è di 3mila e 600 miliardi al netto di altri trasferimenti statali e comunitari. La Regione ha incassato negli ultimi due anni circa 25miliardi di provenienza dalle royalties oltre ad altri 60 miliardi di finanziamenti di provenienza Eni che sostengono il piano di forestazione della Regione.

Senza questi fondi non si potrebbe andare avanti. In generale, l'accordo stipulato con l'Eni vale 1.400 miliardi al net­to dell'anticipazione di 200 miliardi non ancora utilizzata che, attraverso il meccanismo dei mutui, porterà complessivamente un altro intervento finanziario di oltre 3mila miliardi da destinare alle attività. produttive a partire dall'area della Val d'Agri. Accanto a queste risorse ce ne sono altre che riguardano il finanziamento di attività di ricerca, di formazione ecc. Si ricorda anche che la coltivazione petrolifera avviene in quasi tutte le regioni italiane ed in particolare nel Veneto, nelle Marche, in Abruzzo, nel Molise, in Sicilia e che le autorizzazioni di circa 400 pozzi, nell'intero Paese, sono state da alcuni anni consentite dallo Stato che ne ha la competenza. L'unica Regione che ha aperto un contenzioso con l'Eni e con il ministero dell'Industria sulla compatibilità ambientale della coltivazione petrolifera è stata la Regione Basilicata, che ha pure provveduto ad emanare una legge regionale che impone la valutazione dell'impatto ambientale ed esclusione delle aree protette e dei parchi dalla attività di coltivazione. E’ vero, l'Eni ha tentato e tenta di effettuare anche in aree diverse, anche attraverso ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, ma la Regione e le forze sociali e culturali non stanno a guardare come dimostra la vicenda del Parco del Pollino e di altri siti protetti. Mentre nelle altre regioni l'Eni, con sostegno di settori del ministero dell'Industria, fa quello che vuole e non esistono accordi sulla compatibilità e su finanziamenti aggiuntivi, in Basilicata come sopra detto si suonano musiche diverse tant'è che l'Eni è l'unica azienda petrolifera mondiale che per legge della Regione ha dovuto installare presso la sede della Giunta regionale di Potenza e presso il Centro Oli di Viggiano due video terminali che in tempo reale danno conto della qualità di petrolio estratto, della qualità dell'aria, dell'acqua e dei livelli occupazionali.

La Regione Basilicata non ha scelto autonomamente di produrre petrolio, la ricerca e la coltivazione è stata decisa dagli organi dello Stato con le modalità ed i contenuti che tutti conosciamo.

Due erano le strade da percorrere: l'accettazione passiva senza contropartite e senza controllo ambientale, così come accade nel resto del Paese, oppure, come abbiamo fatto, la contrattazione e la vigilanza.

Ma c'è anche un altro problema, quello relativo alla partecipazione di una regione del Sud alla creazione della ricchezza nazionale in uno spirito di solidarietà e di crescita anche per correggere gli attuali divari NordSud. Lo stesso ragionamento la Regione ha fatto da sempre nel rapporto con la Puglia per quanto concerne l'utilizzo delle risorse idriche. Anche qui si poteva scegliere di non costruire tante dighe o tanti acquedotti. Si poteva chiudere una logica di «ambientalismo da cortile» così togliendo alle popolazioni pugliesi ma anche a quelle lucane che si trovavano al di sotto della quota delle più importanti dighe, le risorse idriche necessarie.

Così non è stato. Così non è. (A proposito cosa c'entra l'estrazione petrolifera con le acque minerali e l'Acquedotto pugliese?). Anche in questi giorni, nonostante gli attacchi qualunquistici di un ambientalismo di destra che si nutre anche di leghismo, la Regione aiuta la Campania insieme ad altri territori del Nord. Si tratta di una comunità politica che ha origine nel passato da quando, cioè, nel dopoguerra scesero in campo i braccianti ed i piccoli contadini lucani e pugliesi per rompere il la­tifondo e ottenere la terra.

A differenza di quello che pensa Perrone, la politica in Basilicata non si è fatta sorprendere sulla vicenda del petrolio, dell'acqua e della criminalità ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Certo, occorre fare di più, meglio, soprattutto per ottenere il posto di lavoro e migliorare la condizione di vita delle popolazioni e su questo siamo disposti a discutere. Dal petrolio, nessu­no si attende più occupazione nel settore perché è un settore che non dà occupazione se non nelle raffinerie e nelle lavorazioni a valle.

Per il momento vogliamo usare le risorse che ci spettano e lavorare affinché si riduca la quota di consumo dei prodotti petroliferi a vantaggio del metano (che pure si estrae in Basilicata) e dei sistemi alternativi.

 

                          * Presidente Comitato per le politiche del lavoro Regione Basilicata

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