GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Martedì 27 Marzo 2001

 

BASILICATA / Replica al nostro fondo di ieri: una serie di vantaggi per la regione

 

Petrolio, è tutto oro

E non danneggia le falde d'acqua

Dopo l'articolo di fondo di Nico Perrone sul petrolio in Basilicata (Gazzetta di ieri, 1pag.) ecco un inter­vento di replica.

 di MICHELE VITA*

E’ davvero conveniente estrarre il petrolio in Val d'Agri? E quali vantaggi si possono determinare per le popolazioni di quest'area della Basilicata? Ma, soprattutto, petrolio e ambiente possono davvero convivere? A due anni dall'accordo fra Regione ed Eni sullo sviluppo delle attività minerarie in Val d'Agri, ci vengono ancora una volta riproposti questi interrogativi.

Ad oggi, con le anticipazioni sulle royalties ed i primi fondi stanziati dall’Eni, in tutto circa 40 miliardi, la Regione ha finanziato interventi di forestazione produttiva ed un programma di incentivazioni a favore di 73 piccole e medie imprese della Val d'Agri che hanno risposto ad un apposito bando. Due miliardi serviranno per il completamento delle aree artigianali. Un miliardo è stato impiegato in un fondo per l'assistenza delle famiglie indigenti dei lucani emigrati in America meridionale. Altre iniziative, ben più consistenti, saranno avviate man mano che la produzione crescerà, così come prevede il protocollo d'intenti firmato con l'Eni. Quando è stato stipulato questo accordo, il prezzo del petrolio era attestato intorno ai 14 dollari al barile. Oggi rasenta i 30 dollari al barile, ed è quindi ancora più evidente che l'Italia non può rinunciare ad un giacimento come quello della Val d’Agri, che a regime sarà in grado di soddisfare quasi il 10 per cento del fabbisogno energetico nazionale, almeno per un ventennio. Ecco perché, rifiutando la falsa alternativa fra petrolio e ambiente, in questi anni la Regione ha speso ogni energia per rendere compatibili le attività estrattive con le esigenze di tutela ambientale, gettando le basi per lo sviluppo sostenibile della Val d'Agri. La Basilicata è stata una delle prime regioni italiane ad approvare una propria legge sulla valutazione di impatto ambientale, che prevede esplicitamente, tra l'altro, il divieto di attività di coltivazione e ricerca di idrocarburi in aree protette. Sono già stati investiti 10 miliardi per la progettazione e la realizzazione di un sistema di monitoraggio chimico, fisico e biologico e di una rete sismica. In base all'applicazione delle tecniche di Alep (Advanced local energy planning) finalizzata all'ottimizzazione dei processi di conversione e di uso razionale dell'energia e di Bat (Best airevable tecnology) mirati a minimizzare l’incidenza delle opere sull'ambiente, attraverso l'uso delle migliori tecnologie disponibili, sono stati ridotti, e ben al di sotto dei limiti consentiti dalla legge, i fattori di rischio.

E ad esempio in tema di risorse idriche sono stati eseguiti sistematici sopralluoghi con i rappresentanti delle amministrazioni locali, dell’Arpab, degli enti gestori delle sorgenti e dell’Eni per valutare caso per caso l'influenza delle cariche esplosive (peraltro di modestissima potenza) che vengono impiegate nelle prospezioni geologiche sulle falde idriche e più in generale sull'ambiente. In alcuni casi le prospezioni sono state effettuate in aree più lontane. In altri sono stati utilizzati mezzi innovativi di generazione di onde acustiche che non prevedono né la trivellazione né l'esplosione di cariche. E nei programmi di prospezione è stato vietato il taglio di alberi di alto fusto e l'abbandono sul territorio di rifiuti e materiali connessi all'attività mineraria.

Le compagnie petrolifere spenderanno 11 miliardi all'anno per dieci anni per il rimboschimento, la ricostruzione e manutenzione della copertura vegetale, 6 miliardi all'anno per 15 anni per la gestione di un sistema dl monitoraggio ambientale. Dovranno inoltre provvedere alle spese per l'istituzione e la gestione per 15 anni di un Osservatorio ambientale. Le attività minerarie non danno lavoro a molte persone. Ma con gli investimenti previsti dall'accordo Regione-Eni si possono fare cose utili per lo sviluppo della Val d'Agri e della Basilicata. E poi ci sono le royalties, che non sono affatto poca cosa. Fino ad ora, con la produzione appena iniziata, abbiamo ricevuto circa 20 miliardi. Ma la stima complessiva sul giacimento è di oltre 1.400 miliardi che saranno utilizzati innanzitutto per lo sviluppo sostenibile della Val d'Agri.

 * ingegnere, coordinatore del Comitato paritetico per l'attuazione del protocollo d'in­tenti Regione Basilicata-Eni.

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