QUESTIONE DI SOLDI del  4.10.2000

 ...affrontiamo l’aspetto ambientale, il progetto di trasformare la zona in un parco naturale creando un unico polmone verde con il parco campano del Cilento e quello calabrese del Pollino sembra per il momento accantonato. Ma questa paura del petrolio è davvero così immotivata? Il nostro inviato Stefano Mensurati

Mensurati: Immaginate un grande meccano, alto sedici metri con centinaia di tubi che corrono su diversi livelli intersecandosi tra loro per una lunghezza complessiva di una cinquantina di chilometri, quattro grandi serbatoi da ventimila metri cubi ciascuno, prefabbricati bassi per gli uffici, un ampio parcheggio; il tutto occupa meno della metà della zona industriale piazzata al centro della valle larga in quel punto circa cinque chilometri, visto dall’alto da Viggiano o da Grumento, i due paesini che dominano la vallata dalle sponde opposte. Non è certo un panorama idilliaco ma se poi scendi giù, accanto a una serie di enormi capannoni per lo più abbandonati da un certo tipo di imprenditoria, tanto abile ad arraffare i miliardi del dopo terremoto quanto svelta a svignarsela, ti accorgi che il minaccioso fumo bianco che si vede dall’alto esce dal comignolo di una fabbrica di fertilizzanti, e il petrolio? Il petrolio non si vede, lo estraggono a tre chilometri di profondità, affiora in superficie nei pozzi e poi attraverso una canalizzazione sotterranea giunge al Centro Olio dove subisce una prima lavorazione che consiste nel separare il greggio dal gas e dall’acqua; con le autobotti, ma per la prossima estate dovrebbe essere pronto l’oleodotto Viggiano –Taranto, il petrolio viene poi trasportato nel porto pugliese per la raffinazione. Dunque il greggio non ha alcun contatto con l’aria e con il suolo eppure qui sta succedendo qualcosa di strano. Camilla Nigro responsabile dell’azienda agricola sperimentale Bosco Galdo.

Camilla: i produttori agricoli hanno le cantine piene di vino, non riescono a vendere né uva né vino, parliamo di 150 ettari.

Mensurati: ma siamo di fronte a una specie di psicosi oppure la diffidenza degli acquirenti è motivata?

Camilla: questo non lo sappiamo, questo è il punto.

Mensurati: rincara la dose Lucio Delfino, responsabile locale della Lega Ambiente.

Delfino: dopo circa sette anni dall’inizio dei lavori non conosciamo ancora perfettamente quello che succede in questo territorio. Solo ultimamente la Regione Basilicata ha approvato un decreto legge che dà la possibilità di monitorare l’acqua, l’aria e il suolo. Noi vorremmo capire, anche attraverso i dati, quello che effettivamente succede. Ci sono forti dubbi sulla qualità dell’aria in Val D’Agri. 

Mensurati: la colpa sarebbe dunque della Regione che però si difende così, il presidente della Basilicata Filippo Bubbico.

Bubbico: la Regione Basilicata ha messo a punto un progetto fortemente innovativo per il monitoraggio ambientale. Sono questioni che non si possono improvvisare, che vanno progettate bene anche perché abbiamo messo a punto non solo un controllo chimico-fisico ma anche un controllo biologico; era necessario costruire un ottimo progetto perché i risultati del monitoraggio possano risultare attendibili.

Mensurati: e l’Eni? Gianfranco Amici, responsabile del progetto Val D’Agri, respinge le critiche ed anzi ricorda che se il monitoraggio ambientale, tra l’altro in massima parte finanziato dall’Eni, dipende dalla Regione quello sulle emissioni del Centro Olio funziona da anni.

Amici: gli impianti petroliferi, nonostante quello che può essere una percezione non corretta, non hanno interazione con l’ambiente nel senso che il petrolio passa dal giacimento ai pozzi in intubazioni e nei recipienti e mai a contatto con l’ambiente. Nonostante questo c’è un sistema di sorveglianza, va a controllare in continua tutti i parametri legati alla qualità dell’ambiente quindi aria, acqua che quindi tranquillizza su quello che possono essere gli effetti associati a queste emissioni.

Mensurati: questo per quanto riguarda il Centro Olio. E i pozzi? Ne abbiamo visitato uno non senza una certa sorpresa: un piazzale sabbioso di circa un ettaro recintato, due blocchi di tubi di varie dimensioni che arrivano al massimo a tre metri da terra ciascuno su una superficie di una quarantina di metri quadri, terrapieni lungo la recinzione per annullare l’impatto visivo, attorno al recinto meli e peschi e il silenzio della campagna. A occhio e a naso, perché qui non si sente nessun odore particolare, sembra tutto tranquillo ed è certamente così, ma allora perché non dissipare definitivamente i dubbi con una massiccia campagna d’informazione a livello locale? Una mancanza di chiarezza avvertita ad esempio fra gli studenti del liceo Classico di Viggiano che hanno deciso di chiedere alla loro preside di organizzare una visita alle strutture dell’Eni. Fra i ragazzi i pareri sul petrolio sono discordi.

Ragazzo: meglio di niente si, però per il futuro la Val D’Agri soprattutto non ha molte prospettive.

Ragazza: io non do tutta la colpa agli operatori dell’Agip perché qui non c’è professionalità e quindi molte persone vengono chiamate da fuori. Dovrebbero organizzare dei corsi di formazione.

Ragazzo: di certo porteranno dei posti di lavoro però bisogna salvaguardare l’ambiente perché ci dovranno vivere i nostri figli.

Ragazzo: la specializzazione secondo me si può trovare lavorando cioè iniziando il lavoro e col tempo cercando di guadagnare delle esperienze.

Ragazza: credo che sia meglio sviluppare le altre risorse della Val D’Agri, tipo prodotti tipici e turismo perché il petrolio è comunque una fonte limitata e non ci potrà dare lavoro per molto tempo.

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